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Full text of "Diario fiorentino dal 1450 al 1516"

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4 



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DIARIO FIOEENTmO 



DI 



LUCA LANDUCCI 



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PROPRIETÀ LETTERARIA 



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DIARIO FIORENTINO 



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DAL 1450 AL 1516 

DI 

LUCA LAJSTDUCCI 

CONTINUATO DA UN ANONIMO FINO AL 1542 

PUBBLICATO . 

SUI CODICI DELLA COMUNALE DI 8IKNA 
E DELLA MARUCELLIANA 

CON ANNOTAZIONI 
DA 

lODOCO DEL BADIA 




IN FIRENZE 

G. C. SANSONI, EDITORE 
1883 



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TIPOGRAFU CABNBSBCCHI, PIAZZA D* ARNO 



AVVERTIMENTO 



Nel ricercare e raccogliere notizie e memorie 
intorno alle fabbriche della città di Firenze e ai suoi 
costumi di un tempo, non poteva certamente lasciar 
da parte il Diario di Luca Landucci da cui, per 
quanto ne avessero tratto i passati, pur vedevo i 
moderni eruditi ricavare tuttodì e portare alla luce 
notizie curiose, sconosciute ed interessanti. Appena 
però mi fui un poco inoltrato nella lettura di quel 
libro, mi accorsi che non uno zibaldone, dove potesse 
più qua e più là trovarsi qualche ricordo da tener 
conto e farne tesoro, ma bensì aveva alle mani una 
vera e propria cronaca cittadina svariatissima e mi- 
nuta. Svariatissima ; inquantochè col darci lo scrit- 
tore notizia di alcuni suoi fatti domestici, degli av- 
venimenti poUtici, delle feste, degli uomini a' suoi 
giorni eccellenti in ogni arte, di alcuni straordinari 
fenomeni e degli edifizi più magnifici che allora si 
muravano, ne rappresenta al vivo la pubblica e pri- 
Tata vita nella seconda metà del quindicesimo secolo. 



VI 

e nei primi anni, i più splendidi, del decimosesto» 
Minutissima poi; perchè i fatti, specialmente quelli 
politici, sono per lo più segnati giorno per giorno 
e non tutti a una volta; come, talora a scapito della 
chiarezza, son registrati dagli scrittori di storie. Tro- 
vai insomma un libro che, raffrontato con altri con- 
generi e coetanei, ha molta rassomiglianza con le 
cosi dette Storie di Giovanni Cambi, alla spro- 
positata pubblicazione delle quali non so se nep- 
pure nell'altro mondo abbia il padre Ildefonso di 
San Luigi, carmelitano scalzo, trovato perdono. Di 
più grata lettura riesce il Landucci inquantochè 
non tramezza, come fa il primo, la narrazione dei 
fatti col registrare i nomi dei Gonfalonieri di giu- 
stizia e dei Priori che di bimestre in bimestre sede- 
vano; serie di magistrati che per tante vie, in 
più autentico modo, si può ricomporre. Ricordan- 
domi allora di aver letto nel Machiavelli, che « se^ 
« ninna cosa diletta e insegna nella istoria, è quella 
« che particolarmente si descrive » , mi risolvei a 
por mano alla pubblicazione di questo Diario, per- 
suaso che anche per i nostri tempi abbia valore la 
sentenza del Segretario fiorentino, dalle gravi pa- 
role dette da Niccolò Tommaseo neW Archivio Sto- 
rico Italiano * sulla necessità di pubblicare, e con sol- 
lecitudine, quanto rimane di ricordi inediti dell'età 
passate, e di documenti storici sepolti in pubbliche 
e private raccolte in Italia. 



• Nuova Serie, I, parte I, pag. 110. 



VII 

Che l'opera del Landucci sia da aversi in con- 
siderazione, lo prova il fatto dell'esserne stato te- 
nuto buon conto anco negli antichi tempi ; come ne 
accerta il vedere che il tanto noto Diario di Ago- 
stino Lapini , per quasi tutta la prima metà del se- 
colo decimosesto, non è che un raffazzonamento del 
Landucci; un estratto ne fece Vincenzio Borghini, 
che passò nella Naniana di Venezia; negli Spogli del 
Senator Carlo Strozzi, noto erudito fiorentino, trovan- 
sene riportati diversi brani ; Giovambatista Casotti se 
ne valse non poco per le sue Memorie istoriche della 
miracolosa immagine di M, V, dell' Impruneta , 
che nel 1712 dedicava al Granduca Cosimo III. 
E in questa medesima opera si attesta, come fosse 
dagli eruditi avuto in pregio questo Diario, scri- 
vendo che andava attorno manoscritto : lo che , a 
mio sentimento, significa che con qualche avidità se 
ne erano andate moltiplicando le copie. Una buona 
parte infatti è trascritta pure in un codice dello 
scorso secolo, appartenente all'Archivio di Stato di 
Firenze, nel quale sono raccolti molti ricordi di 
storia fiorentina tratti da scrittori, per lo più, del se- 
colo XVI. Una copia fu posseduta da Domenico Manni 
e la citò sovente nei suoi opuscoli. Pietro Fanfani, 
che ebbe buon gusto nel pubblicare antiche scrit- 
ture, stampò, sotto il titolo di Savonaroliana, quasi 
tutta la parte del libro dove sono narrate le vi- 
cende del celebre Domenicano, e vagheggiava l'idea 
di stampare anche la descrizione delle magnifiche feste 
che si fecero in Firenze per la venuta di Leone X. 



vili 

Qual fortuna abbiano avuto i codici di questo 
Diario, che, secondo le parole del Casotti, dove- 
vano essere parecchi, lo che è anche confermato 
dal Moreni nella sua Bibliografia Toscana, non 
mi è riuscito di conoscerlo: quello autografo si 
conserva tuttavia nella Biblioteca comunale di Siena, 
ed è scritto in una vacchetta cartacea, originaria- 
mente di 88 carte numerate. Dall'autografo però 
non si avrebbe più oggi V intero Diario, perchè man- 
cante della carta 17 e delle 32-72: il qual codice è 
stato modernamente rinumerato a pagine, e va sino 
alla 89, mentre sono 90, che per errore fu dato a 
due il numero 61 ; e le pagine dalla 75 in poi sono 
bianche. 

Per riempire le lacune dell'autografo non ho 
avuto altro modo, per quante ricerche abbia fatto, 
che valermi di un codice della Marucelliana fioren- 
tina; copia di cattiva lettera, eseguita però con .ba- 
stante esattezza, dei primi del milleseicento. 

Tanti e tanti essendo i documenti e le scritture 
relative alla storia politica degli Stati d' Italia fino alla 
caduta della Repubblica fiorentina, ho creduto do- 
vermi in generale astenere dal dichiarare con an- 
notazioni quelle parti del Diario che toccano a quella 
storia ; anche perchè lo scrittore si distende con ba- 
stante larghezza, come quando ragiona della congiura 
dei Pazzi e delle vicende che la seguitarono, dei fatti 
di Lorenzo de' Medici, di Carlo Vili , di Alessandro VI 
e del Valentino, della guerra di Pisa, e via discorrendo. 
Per questa parte, dico, mi sono limitato ad aggiun- 



IX 

^ere quegli schiarimenti che potevano servire alla 
retta intelligenza del testo , per coloro specialmente 
-che non hanno minuta notizia dei fatti fiorentini di 
quattro secoli addietro. Dove mi sono deliberatamente 
trattenuto è stato nell' annotare quei ricordi che sono 
relativi al materiale della città di Firenze e alle co- 
stumanze della medesima: e questo ho fatto valen- 
domi a preferenza dei documenti degli archivi, e 
degli scrittori contemporanei editi o^ inediti, e delle 
monografie che sui singoli soggetti sono state in 
vari tempi pubblicate. 

Resta ora a dire qualche cosa dello scrittore; 
del quale, per quanto io mi sappia, nessuno ha dato 
notizie. Molti particolari della sua vita e degl' indivi- 
dui della famigUa sua gli troviamo nel Diario; al- 
tri vengono dai Campioni dei Catasti e della De- 
cima, che mi confermarono come egli nascesse da un 
Antonio di Luca di Landuccio cittadino fiorentino, 
descritto nel gonfalone delle Chiavi del quartiere 
di S. Giovanni, abitante nel popolo di S. Pier Mag- 
giore. Quest'Antonio, originario della potesteria di 
Dicomano, noil era sprovvisto di beni di fortuna, 
specialmente se tenghiamo conto di quelli posse- 
duti da Felice sua madre. Nel 1469 era in età 
di anni 75, e l'Agnola sua moglie di 72: avevano 
due figliuoli; il nostro Luca, e Costanzo minore a 
Luca di sei anni : quel Costanzo appassionato pei ca- 
valli barberi, che andava a procacciarseli in Levante, 
-e che dopo vinti 20 paUi, fece nel 1485 la miseranda 
fine notata in queste pagine. Di Luca dice il pa- 



dre suo, in questa portata al Catasto del 1469, che 
faceva bottega di speziale, messa su con la dote 
della moglie, la Salvestra, che sposò appena dicias- 
settenne: della quale bottega (sempre secondo la por- 
tata, colla quale ordinariamente cercavasi d'impie- 
tosire chi aveva V uflScio di porre le gravezze) si 
dice che traeva « piuttosto debito che mobile », e 
che era indebitato « in modo che non ci è grascie » ; 
e che lo stesso Luca si trovava « colla febbre nel 
« letto molto grave », e che se si morisse « sarebbe 
« disfatto (il padre) a rendere detta dote » , che era 
' di fiorini 828 sul Monte. Finisce poi la lamenta- 
zione con queste parole: « la fece chontro a mia vo- 
« glia » (non forse di prender moglie ma di metter 
bottega) « e male ne seghuita ». Della moglie infatti, 
dalla quale ebbe 12 figliuoli. Luca non si lagna ; che 
anzi la chiama « cara compagna, e virtuosa che non 
« aveva pari »; e soggiunge che nei 48 anni che stette 
con lui non lo fece mai adirare. Nel 1514, quando 
rimase vedovo , gli restavano 7 figliuoli ; quattro dei 
quali maschi, Benedetto, Antonio, Filippo e Battista: 
il primo seguitò probabilmente l'arte paterna ed at- 
tese agli affari di casa, vedendosi che quando la 
presenza del padrone occorreva a Dicomano , dove 
aveva il possesso avito, che in parte accrebbe, vi 
andava sempre Benedetto, o sia che si trattasse di 
disporre l'alloggiamento per soldatesche di passaggio, 
o che si dovesse riparare a' danni derivati dalla 
violenza della bufera. Antonio studiò medicina, é 
nel 1503 il padre lo mandò a studio a Bologna per 



XI 

farsi dottore; dove conseguì sicuramente la laurea, 
trovandosi che nel 1508 era di nuovo a Firenze col 
titolo di maestro, -ed assisteva coi dottori e scolari 
dello Studio all'anatomia del cadavere d'un giusti- 
ziato. Sembra che solo Benedetto continuasse la fa- 
miglia, trovandosi di lui un Luca dal quale deriva- 
rono Antonio e Benedetto, e da quest'ultimo un 
Vincenzio , che morì nel 1 649. 

Che Luca fosse uomo di buoni sentimenti e di 
animo mite, quantunque vivesse in tempi in cui gli 
odi di parte e il continuo spettacolo di torture e 
supplizi facevano indurire anche i cuori degli uomini 
migliori, si rileva ad ogni passo. Per vivo senti- 
mento di religione e per amore di libertà fu uno^ 
degli ardenti seguaci del Savonarola; ma le sven- 
ture del prossimo lo addoloravano sempre, anche 
quando i colpiti non erano della sua parte. Cosi, 
nella cacciata dei Medici del 1494, s'intenerisce pel 
giovinetto Cardinale che vide spaventato, alle fine- 
stre del suo palazzo, con le mani giunte ginocchioni 
raccomandandosi a Dio : e giudicò che fosse un buon 
giovane. Coslf perdona al feritore del suo Bene^ 
detto; e piange poi sul cadavere di Lorenzo Tor- 
nabuoni, uno dei cinque giustiziati nel 97 per la 
congiura di Bernardo Del Nero. Con gran fede seguì 
adunque il Savonarola, frequentandone le prediche 
e assistendo alle processioni; e sentiva di queste 
cose gran dolcezza; come pure che dei suoi figliuoli 
fossero « fralle benedette e pudiche schiere » del 
Frate. Ma la scomunica del 1497, se non lo fece 



XII 

discredere, che egli stesso lo confessa, trattenne lui 
come molti altri dall' andare alle prediche « che non 
« volle mettersi mai a pericolo andare a udirlo poi- 
« che fu scomunicato ». Alle quali parole son com- 
mento le altre : « hanno potuto più e tristi eh' e 
« buoni » , che nel libro stesso si leggono ; e la 
compiacenza colla quale, anche a distanza di vari 
anni, ritorna a dire, tutte le volte che i fatti gliene 
danno occasione, « che si era avverato el detto 
« del Frate » , o che il tale o tal altro era « capitato 
« male per aver fatto contro al Frate » , e simili. 

Questo Diario, che il Landucci avrà scritto nella 
sua bottega di speziale al Canto de' Tornaquinci , 
luogo frequentatissimo e principale della città, presso 
alle case dei Tornabuoni e degli Strozzi, non fu 
messo insieme su vaghe ed incerte chiacchiere dei 
frequentatori della spezierìa ; ma quello che l' autore 
non aveva veduto coi propri occhi, lo ritraeva da 
fonti sicure, poiché non mancavangli certo le rela- 
zioni di chi aveva parte nel governo, negli uflBci 
e nell'ambascerie: e da lui stesso sappiamo che era 
in rapporti d'amicizia pur con persone appartenenti 
alla famiglia dei Signori Priori. 

Oltre all'esser veritiero nelle date e nella nar- 
razione dei fatti,, merito statogli sempre riconosciuto, 
non è appassionato troppo nel rappresentargli ; che 
quando le cose avvenivano secondo il suo desiderio , 
allora si compiaceva delle medesime, e ne ringraziava 
Iddio; quando poi gli eventi volgevano, o parevano 
volgere contro al governo libero e popolare (che era 



xiir 

quello il suo ideale), gli notava egualmente, osservando 
che ciò avveniva per i peccati degli uomini e per 
gastigo di Dio, ai voleri del quale anche allora si 
piegava rassegnato. Ma dopo la deposizione del Gon- 
faloniere Soderini e il ritorno dei Medici è più parco 
in questi moderati commenti, sia perchè le tante^ 
mutazioni vedute lo avesser reso indifferente, o sia 
per timore che male gliene potesse incogliere , se le 
sue parole venissero a notizia dei nuovi governanti : 
quando non fossero state T esortazioni dei figliuoli, 
che non furon forse contrari ai Medici; essendo fre- 
quente il caso in ogni tempo, che i giovani militino 
in un campo politico diverso da quello dei genitori. 
Nel caso nostro, poi, si può anche argomentare che 
la vicinanza, e la probabile frequenza co' Tom abuoni, 
tutti cosa de' Medici, gli avesse disposti per loro. 
Un altro fatto da meritare considerazione è quello 
di vedere che nel 1512 Benedetto accompagnò con 
altri cittadini il viceré Raimondo di Gardena, che 
volle andare sulla cupola del Duomo : né su' prìncipii 
di quella restaurazione i Medici , o chi faceva per 
loro, si saran certo fatti accostare da persone con- 
trarie di dubbia fede. 

Non saprei con precisione stabilire quando l'au- 
tografo fu incominciato a scrivere; ma credo versa 
la fine del millecinquecento si decidesse il Landucci 
di lasciare ai posteri questo suo libro, dove avrà 
raccolti certi fatti principaU che gU erano rimasti 
a memoria e dei quali aveva preso ricordo , e con- 
tinuato a scrivere sotto quelli tuttociò che accadeva^ 



XIV 

alla giornata. Né si deve argomentare dal vedere 
nelle prime pagine registrata la morte della moglie 
avvenuta nel 1514, che il Diario sia tutto scritto 
nell'ultimo anno della vita di Luca; perchè quel 
ricordo si vede evidentemente essere stato fatto 
molto dopo alla ricordanza del matrimonio , delle do- 
nora e delle spese. 

Nonostante la premura grande che aveva di 
stare al corrente dei fatti quotidiani della città, e 
di quelli anche di fuori, quando fossero di una im- 
portanza speciale, pur tuttavia lo scrittore non ambì 
mai di aver parte attiva nella cosa pubblica. Con 
un governo repubblicano , del quale nella sua lunga 
vita si trovò più volte a veder mutare i meccani- 
smi, e dove era tanto alternare di cittadini agU 
uffici, non si sa che sedesse in verun magistrato: 
e forse non volle neppure che il suo nome si scri- 
vesse nelle polizze delle borse. Solamente nel 1512 
fu mandato a partito nel largo squittinio che allora 
fu fatto , ma ciò per opera dei suoi "amici, e con sua 
poca volontà, e « per fare a modo de' Signori ». De- 
gli interessi dell'Arte sua si prese cura, e contribuì 
a rimettere in vita la Compagnia degli Speziali che 
era andata spengendosi. Ridotto quasi ottantenne, 
la mano non potè più continuare la vacchetta dove 
con tanta cura aveva notati i fatti seguiti per oltre 
mezzo secolo, ma la volontà non si arrestò. Che se 
il carattere di Luca termina col terminare del 1515, 
i ricordi continuano d'altra mano, forse di quella 
d'un figUuol suo, al quale avrà raccomandato di 



XV 

non troncare, finché gli durava la vita, l'opera in- 
cominciata e di continuarla anche dopo. E cosi fu 
fatto: e una croce che si vede in margine di con- 
tro al ricordo dell'impresa d'Urbino fatta da Lo- 
renzo de' Medici, fu posta indubitatamente dal pietoso 
continuatore a ricordare lo spegnersi della vita di 
Luca che, come leggesi nel Libro dei morti della 
città, fu sepolto in S. Maria Novella il 2 dì giu- 
gno 1516. Dopo questa data i ricordi divengono 
più scarsi e più brevi, e terminano col 1542 : ma ciò 
nonostante ho voluto pubblicare anche questa con- 
tinuazione ; si perchè non mi è parsa del tutto priva 
d'interesse, e si perchè il fare altrimenti mi sarebbe 
parso un contradire alla volontà del buon Landucci. 



Nel dicembre del 1882. 



loDOCo Del Badia. 



Ricordo, questo di 15 d'ottobre 1450, io Luca d'An- 
tonio di Luca Landucci, cittadino fiorentino e d'età 
d'anni 14 incirca, andai a l'abaco a un maestro che 
si chiama Calandro: e inparai a laide di Dio. 

E a dì primo di giennaio 1452, mi posi a bottega a lo 
speziale con Francesco di Francesco, alla Scala, ' in 
Mercato vecchio. 

E a di 8 di febraio 1453, morì la madre d'Antonio' 
mio padre, e fu seppellita in San Piero Maggiore. 

E a di 3 di novenbre 1454, prese la redità Antonio 
mio padre di sua madre,, della quale redità abbiamo 
carta; e prese tutti sua beni e di villa e di Firenze, e 
in fra l'altre una casa eh' era a vita di lei e d'Antonio. 
Si fece un conpromesso in messer Otto Niccolini, eh' e 
frati di Cestello, a chi ella ricadeva, avessino a dare a 
Antonio lire 23 l'anno, durante la sua vita; e loro ri-' 
presono detta casa: e intanto che Antonio visse ce le 
dettono. 



^ Oggi si direbbe: all'insegna della Scala, del Sole ec. , o 
più brevemente: del Sole, della Scala ec. 

1 



2 [1458 

E di marzo 1458, si pose * una gravezza che si chiamò 
Catasto, e posola nella Sala del Papa. * 

E in questi tenpi si cominciò la lanterna della cupola 
di Santa Maria del Fiore, e '1 palagio di Cosimo de' Me- 
dici, ^ e San Lorenzo e Santo Spirito e la Badia d'an- 
dare a Fiesole, e molte case in verso le mura di verso 
San Bernaba e di verso Santo Anbruogio e in più lati. 

E in questi tenpi vivevano questi nobili e valenti 
uomini : l'arcivescovo Antonino * eh' usci di San Marco, 
frate, e andò senpre vestito come frate di quell' Ordine 
di San Domenico , al quale si può dire beato ; messer 
Bartolomeo de'Lapacci, * vescovo e predicatore eccel- 
lentissimo sopra tutti gli altri ne' nostri dì; maestro Pa- 



1 Intendi, che si incominciò a riscuotere, perchè la legge per 
la rinnovazione del Catasto , posto già la prima volta nel 1427 , è 
deir 11 gennaio 1457-58. Boninseoni Domenico , Storie della Città 
di Firenze; Firenze 1637; p. 118. — Canestrini. La scienza e 
Varie di Stato; Firenze 1862; p. 168 e segg. 

2 Nel 1418 si fabbricarono dalla Repubblica alcune magnifiche 
stanze nel convento di Santa Maria Novella per alloggiare Papa 
Martino V ; e , a tempo del Concilio , vi si aggiunse la gran sala 
per le sessioni del medesimo. Queste stanze vennero in seguito 
adoperate per alloggiarvi principi e per altre occorrenze del Co- 
mune. 

3 In Via Larga, oggi Via Cavour, detto Riccardi^ avendolo 
questa famìglia comprato dai Medici e aumentato del doppio. 

< Canonizzato poi e ascritto tra i Santi da Clemente VII. La 
testimonianza di questo scrittore contemporaneo è una prova no- 
vella della grande estimazione in che avevano i fiorentini il loro 
Arcivescovo, anche in vita. 

5 Per i suoi meriti fu fatto vescovo di Cortona e più tardi di 
Corone nella Magna Grecia. Mori nel 1466. Nella biblioteca del 
convento di S. Maria Novella di Firenze, dove aveva fatta la sua 
professione, conservavansi molti volumi scritti di sua mano. La- 
piNi Prosino, Vita di S. Antonino; Firenze, Sermartelli 1569. 
UoHELLi, Italia Sacra; Venetiis, mdccxvii; voi. I, p. 627. 



1462] 3 

golo medico, fllosatb e astrolago e di santa vita ; * Cosimo 
di Giovanni de' Medici , el quale si chiamava da tutto '1 
mondo el gran mercante, ch'aveva le ragioni per tutto 
r abitato ; non si poteva fare maggiore conparazione che 
dire : e^ ti par essere Cosimo de' Medici ; quasi dicendo : 
che non si poteva trovare el maggiore ricco e più famoso; 
Donatello scultore, che fece la sepoltura di messer Lio- 
nardo d'Arezzo in Santa Croce ; e Disidero iscultore che 
fece la sepoltura di messer Carlo d' Arezzo pure in Santa 
Croce. Di poi venne su el Rossellino, ' un uomo molto 
Piccolino, ma grande in iscoltura ; fece quella sepoltura 
del Cardinale che è a San Miniato, in quella cappella a 
mano manca; maestro Antonio,* sonatore d'organi, che 
passò ne' sua di ognuno ; maestro Antonio di Guido, can- 
tatore inproviso, che ha passato ognuno in quell'arte; 
maestro Andreino * degl'Inpiccatì, pittore ; maestro Do- 
menico da Vinegia, pittore, veniva su ; maestro Antonio 
e Piero suo fratello che si chiamava del Pollaiuolo, orafi, 
scultori e pittori; maestro Mariano che'nsegnava l'abaco; 
Calandro maestro d'insegnare l'abaco e uomo molto 
buono e costumato, che fu mio maestro. 

E a dì 4 di settenbre 1462, mi parti' da Francesco di 
Francesco speziale al Sole, che mi dette, el sozzo anno, 
di salario, fiorini 50, e feci conpagnia con Ispinello di Lo- 
renzo, e la speranza del maggiore bene mi fece perdere 
el bene certo. E aprimo lo speziale del Re in Mercato 



J Questi è il famoso Paolo dal Pozzo Toscanelli, fiorentino. 

2 Antonio Gamberelli, detto il Rossellino, fece il monumento 
per il cardinale Iacopo de'Reali di Portogallo, eh' è seppellito in 
San Miniato al Monte. 

3 Antonio Squarcialupi, di cui vedesi il monumento nel Duomo 
di Firenze. 

* Andrea del Castagno. 



4 [1463-65 

vecchio, ch'era prima un rigattiere, ch'erano tetti bassi ; 
e alzamo la casa e spendemo un tesoro, benché fussi 
contro a mia voglia lo spendere tanto , facemo ogni 
cosa sanza masserizia : uno armario che costò 50 fiorini 
d'oro. E veduto le spese grandi, e che '1 detto Spinelb 
non aveva danari e eh' egli era in mal luogo , e come 
io avevo già speso 200 fiorini d' oro de' mia, e de' sua 
non si vedeva ancora danari, avàmo a mettere del pari ; 
feci pensiero di termi dalla 'npresa più presto eh' io po- 
tessi. E a dì 27 di luglio 1463 fumo d'accordo di di- 
viderci, e dissigli : io ti vorrei lasciare ogni bene e male 
eh' è in questa bottega, sanza rivedere conti ninno, e 
che mi tocchi di guadagno l'anno fiorini 50 d'oro del 
tenpo ch'i ci starò; e che tu mi rendessi e' mia danari 
eh' i ci ò già messo. E' non bisognò altri mezzani. Disse : 
sia fatto ; ma e' bisogna che tu mi facci tenpo parecchi 
mesi : e io fu' contento, dandomi soficenti malevadori, di 
fiorini 200 d'oro, che mi dette Lorenzo suo fratello e mae- 
sti*o Lorenzo del maestro Lionardo. Partimi a dì 10 di 
dicenbre 1463 e mercatai la bottega di San Pulinari; e 
poi non fumo d'accordo , riparami con Giovanni da Bru- 
scoli, eh' aperse l'Agnusdeo, ' e dettemi fiorini 36 l'anno, 
tanto ch'io conperai a' Tornaquinci, a dì primo di setten- 
bre 1466. 

E a dì 10 d'aprile 1465, andò una fanciulla a giu- 
stizia, ch'era figliuola di Zanobi Gherucci, la quale ucise 
una banbina di Bernardo della Zecca, orafo, per torgli un 
vezzo di perle e certi arienti aveva al collo, e gittoUa in 
un. pozzo : andò in su' n uno carro, e fìigli mozzo la testa. 

E a dì 17 d'aprile 1465, passò per Firenze un figliuolo * 



1 La bottega all'insegna deìVAgnusdeo. 
* Federigo d'Aragona; e il suo fratello, lo sposo, era Alfonso, 
duca di Calabria. 



1465-66] 5 

di don Ferante Re di Napoli, e andava a Milano per 
la figliuola del Duca di Milano per menarla a marito a 
un suo fratello. Aveva 12 o 13 anni questo garzonetto. 
Fugli fatto un grande onore, e aleggiò in Santa Maria 
Novella. E poi tornò colla donna pure per Firenze, con 
grandissima copia di signori e duchi, co molta cavalleria 
e in fra l'altre cose tante damigelle e matrone, ch'era 
una cosa magna*. 

E in questi dì fu trovato uno che falsava e soldini 
ch'erono d' ariento, fatti di nuovo, e fugli tagliata la testa. 

E a dì primo di dicenbre 1465, si fece isquittino in 
Palagio, quando Nicolò Sederini era Gonfaloniere, el 
quale fece tornare la gabella del vino a soldi 14. ' Fu 
benedetto dal popolo. 

E a dì 12 di giennaio 1465, venne una piena in Arno, 
la notte, sanza essere piovuto una gocciola, e furono le 
nevi che si strussono in un tratto, per modo eh' egli 
entrò per Firenze e alagò insino al Canto a Monte- 
loro, * in modo che s' andava in su V aqua colle panche 
della predica di Santa Croce insino a Monteloro. E andò 
r aqua alla Piazza del Grano più su che mezzo l'uscio 
dello speziale, e insino passato el Palagio del Podestà. 
Traboccava Arno dirinpetto a messer Bongianni ' sopra 
le sponde, e enpiè el Prato e la Via della Scala. Moricci 
di molte mule e cavagli per le stalle ; e tutti e vini an- 
dorono le botte a galla, massime inverso l'Arno. Venne 
inproviso. 



1 La soma. 

* Il Canto di Monteloro è il punto dove la Via de'Pilastri e 
queUa di Cafaggiolo, detta ora degli Alfani, fanno capo a Borgo 
Pinti. 

3 Le case di Bongianni Gianfigllazzi nel Lungarno dal Ponte 
a Santa Trinità. 



6 [1460 

E a dì 24 di maggio 1466, tolsi donna, in sabato, la 
vilia dello Spirito Santo, una figliuola di Domenico di 
Domenico Pagni, eh' à nome Salvestra. Ebbi di dota fio- 
rini 400 in sul Monte, col nome di Dio. 

E a di 5 di luglio 1466, gli detti l'anello in dome- 
nica sera, rogato ser Giovanni di Francesco di Neri. 

E a di 27 di luglio 1466, menai la donna, in domenica 
sera, in ca' detto Domenico. Ebbi di donora : 

Un sacco isbiadato, maniche strette, ricamato con 

perle. 
Una gamurra pagonazza, con maniche di brocca- 
tello. 
Un gamurrino bianco. 
24 fazzoletti in filo da mano. 

6 sciugatoi in filo. 
24 benducci da lato. 
8 camice a mezze mandorle, nuove. 
12 cuffie. 

Una fetta bianca, con arienti. 
3 berrette di più ragioni. 
Un borsetto verde, con arienti. 
Un ogaraiuolo, con perle. 
Furono stimate da due rigattieri, fiorini 38 di sug- 
gello. 

E più farò ricordo delle spese farò di mio. 
Una fetta per la cintola e arienti e doratura, in 

tutto L. . . . . 

Per once una di perle, per fruscoli, 

fiorini 6 d'oro \ ...» 27 

Una brocchetta, fiorini 3 d'oro . . » 16 16 — 
Un paio di coltellini, fiorini 2 d'oro » 11 4 — 
Un frenello di perle, fiorini 10 d'oro 
e soldi 5 » 45 5 — 



1466] 

Uno vezzo perle 120, fiorini . , . L. 
Per denari 6 di perle, fiorini 1 soldi 10. >► 
Per fornitura de' fruscoli. . . . . » 
Per denari 6 di perle, fiorini 1 soldi 15. » 
Per rascia, per la giornea .... » 
Per boccaccino, per la giornea ...» 
Per once una di perle , per la giornea, 

fiorini 5 soldi 15 » 

Per once una d'oro filato , per la gior- 
nea » 

Per un nastro da volgere e capegli . » 

Per denari 6 di perle » 

Per un pezzo di nastro » 

Per seta, per la giornea » 

Per panno, per la doppia della giornea » 
Per fornitura della giornea. ... » 

Per drappo, per collari » 

Per ariento e seta, per la giornea. . » 
Per drappo, per la cotta di zetani, cher- 
misi, fiorini 26 d'oro e soldi 6. ... » 
Per valescio, per la cotta .... » 
Per oro fatto brucioli, per la giornea » 
Per fattura delle canpanelle ...» 
Per seta azurra e un cuoio .... » 
Per guarnello, per la cotta .... » 
Per fattura della cotta, a Lorenzo sarto » 
Per ismalti, per tramezzare el vezzo. » 



Per maglie, per la cotta . . 
Per nastro d'oro, per la. cotta 
Per la doppia, per la cotta. 
Per panno lino, per la cotta 
Per banbagia, per la cotta. 
Per valescio rosso, per la cotta 



» 
» 
» 

» 
» 

» 



40 4 
6 2 
1 15 
6 7 

17 15 
12 

26 — 



5 
2 
3 
1 



2 

14 

8 

6 

4 

9 

12 

15 



151 10 
5 8 

1 15 

2 — 

— 7 

— 18 
12 

3 

2 

13 

15 

13 

2 

9 



5 
o 

1 
1 

1 13 — 



8 [1466 

Per un segnaletto d'oro, per la cotta L. 2 

Per cordelline, per la cotta. . * . » — 10 — 

Per grillo della giornea » 1 10 — 

Per un baiaselo, per pendente. . . » 15 — 
Per seta azzurra, per la giornea . . » — 6 — 
Per penerata azzurra, per le nappe della 

giornea » — 7 — 

Per ermellini, per gharzo della cotta. » 8 

Per la frangia, per la cotta ...» 2 16 — 
Per la frangia della giornea. ...» 44 — 
Per cordelline, per la cotta. ...» — 2 — 
Per nastro, per orlare la giornea . » — 4 — 
Per 7 brucioli d'oro, per collare . . » 1 12 — 
Per fibbie, per collari della giornea . » 4 17 — 
Per senseria a Tommaso di Currado » 12 14 — 
Per uno diamante, fiorini 2 d'oro e 

grossi 2 11 15 — 

Per uno zafiìro, fiorini 2 e mezzo d' oro. » 13 19 — 
Per uno rubino, fiorini 1 '/, d'oro . » 8 8 — 
Per un anello si ruppe, di perdita . » 13 — 

A Lorenzo sarto » 1 

Per fornitura del pendente . . . . » — 14 — 
Morissi la mia sopradetta donna e cara conpagna 
e tanta buona e virtuosa che non aveva pari : la quale 
in 48 anni stata meco, non mi fece mai adirare co lei. À 
fetto 12 figliuoli; e al presente me ne lascia 4 maschi 
e 3 femmine, una, monaca in Fuligno, e due in casa. A 
laide di Dio. 

Egli è stato ne'mia di questi Papi, bench' io non abbi 
e dì della loro creazione. ' 



^ I Papi rammentati dal Landucci son questi. Eugenio IV, ve. 
neziano, della famiglia Condulmier, creato Tanno 1431. Niccolò V , 



1466] 9 

Papa Ugenio, si partì di Firenze circa 1440, avevo 
anni quattro. 

Papa Niccolaio fu dopo lui. Al tenpo di Ugenio fu 
fatto Papa Felice per concilio , e stettono . . ; . . 

Papa Calisto fu dopo lui. 

Papa Pio sanese. 

Papa Pagolo. 

E a di primo di settenbre 1466, conperai la bot- 
tega dello speziale di sul Canto de'Tornaquinci ; ' a di 4, 
ebbi le chiavi. 

E a di primo di settenbre 1466, si fece el parlamento 
in Piazza, e fu grande remore nella città: più volte si 
serrò le botteghe per pagura d'andare a sacco. Fu cac- 
ciato Niccolò Sederini, messer Dietisalvi • e messer Luca 
Pitti, eh' erano e capi contro a Piero di Cosimo de' Me- 
dici, el quale voUono amazzare, venendo da Careggi. E 
non riuscendo loro, furono cacciati molti cittadini di 
questa congiura, e confinati e amuniti circa 27 cassati 
scritti qui in una carta rimessa nel libro; eccetto che 
messer Luca Pitti; perchè feciono un parentado che 
Messere dette per donna una sua figliuola a Giovanni 
Tornabuoni, e imparentati insieme, non ne fu mandato: 
lui rimase amico e con buona pace. 

E a di 23 di novenbre 1466, menai la donna mia a 
casa mia. 



che fu Tommaso Parentuccelli di Sarzana, creato Tanno 1447; e 
quel Felice è l'antipapa Amedeo di~Savoia. Callisto III è Alfonso 
Borgia spagnolo, creato Tanno 1455. Il quarto è il senese Enea 
Silvio Piccolomini, creato papa nel 1458, che prese il nome di Pio IL 
L^ultimo è Paolo II, veneziano, della famiglia Barbo, eletto nel 1464. 

• Il Canto de'Tornaquinci è in quel punto di Via Tornabuoni 
dove terminano le Vie della Vigna Nuova e della Spada. 

* Dietisalvi Neroni. 



10 [1467-71 

E a di 12 di luglio 1467, tornai in casa Domenico 
mio suocero. 

E a dì 27 d'aprile 1468, ci fu nuove che la pace 
era 'fatta a ore 15 in circa. ' Fecesi festa assai di ftiochi, 
serossi le botteghe. 

E a dì 15 di luglio 1468, si puose una gravezza che 
si chiamò la Ventina; andò poco inanzi. Posono poi Ca- 
tasto, 1469. 

E a dì 17 di settenbre 1468, andorono in su'n uno 
carro 8 uomini, e furono inpiccati, perchè vollono tra- 
dire Castiglione di Marradi. * 

E a dì 15 d'aprile 1470, venne presi da Prato 15 
uomini che volevano dare Prato, e furono inpiccati. ' 

E a dì 26 di maggio 1471, conperai de' primi zuc- 
cheri della Madera che ci venissino mai ; la quale isola 
fu dimesticata pochi anni innanzi dal Re di Portogallo, 
e cominciato a farvi e zuccheri ; e io ebbi de'primi che 
ci venissino. 

E a dì 27 di maggio 1471, si tirò su la palla di rame 
dorata in su la lanterna della cupola di Santa Maria del 
Fiore , in lunedì. * 



1 Alamanno Rinuccini (Ricordi ec. Firenze, 1840) dice giunta 
a ore 13 e mezzo la nuova della pace universale fra tutte le po- 
tenze dltalia, pronunziata dal Papa in Roma due giorni prima. 

* Questa ribellione era suscitata dai Signori di Forlì e di 
Faenza. 

3 È il trattato di Bernardo Nardi. 

< Alcuni scrittori pongono questo fatto nel 1472, altri nel 1474, 
chi sbaglia il mese e non Tanno; la verità però la dice il Lan- 
ducci, e a conferma riporto queste due partite tratte dall'Ar- 
chivio dell'Opera di Santa Maria del Fiore. A di 28 di mag^ 
gio i47i. Lire due soldi Vili, portò Marchionne famiglio 
dell' Opera per pane e vino conprò per dare mangiare a* Mae- 
stri quando si tirò su la palla. — E a di primo di giugno. 



1471-72] 11 

E a dì 30 detto, posorono la croce in su detta palla, 
e andorovi su e calonaci e molta gente, e cantoronvi 
el Taddeo. ' 

E a dì 28 di luglio 1471, ci fu nuove come papa 
Pagolo era morto, e morì a' dì 26 detto 1471, in ve- 
nerdì notte poco innanzi dì. 

E a dì 9 d'agosto 1471, fu creato papa Sisto quarto. 
Fu da Savona: era frate di San Francesco e Generale 
deir Ordine; poi fu fatto Cardinale da papa Paolo e al 
presente fatto Papa. Fu creato in venerdì, la vigilia di 
San Lorenzo, e nel dì di San Sisto fu coronato. 

E a dì 23 di settenbre 1471, si partì di Firenze sei in- 
basciadori al detto Papa, che fu Lorenzo de' Medici e 
messer Domenico Martegli, messer Agnolo della Stufa, 
messer Bongianni Gianfìgliazzi e Piero Minerbetti e Do- 
nato Acciainoli, a vicitare el detto Papa ; e el detto Papa 
fece cavaliere Piero Minerbetti e tornò cavaliere. 

E a dì 22 d'ottobre 1471, * si vinse in Palagio che 
non si mercatassi più a fiorini di suggiello, facessisi a 
fiorini larghi di grossi, a lire 5, soldi 11 per fiorino di 
grossi a venti quattrini el grosso; e che fussino fermi 
a 20 per cento meglio, e più si vinse che si vendes- 
sino e beni della Paii;e. ^ 

E a dì 27 d'aprile 1472, ci fu come Volterra s'era 
ribellata di fatto, si mandò fanti. 

E a dì 6 di maggio 1472, ci venne el Vescovo di 



Lire tre pagate a' tronhetti di Palagio ; portò Matteo di ma- 
donna Andreagia, sono per loro fatica di sonare in sulla làn- 
tey^na quando si pose su la croce. Quaderno di Cassa, ad annum. 

1 Cioè, il Te Deum. 

2 Questa deliberazione è pubblicata dal Vettori nella sua il- 
lustrazione del Fiorino d'oro. 

3 La Parte Guelfa. 



12 [1472-73 

Volterra inbasciadore e non fece nulla. E a dì 7^ si caricò 
le bonbarde per là. E a di 10 detto, vi giunse el Conte 
d'Urbino' colla giente d'arme; e insino a di 19 detto, 
presono tutte le loro castella; e a di 24 detto presono 
di molti prigioni di que'drento e tolsono loro la bastia. 
E a di primo di giugno, ci venne inbasciadori a chie- 
dere acordo, e quasi erano d' acordo; e giunti là fu 
guasto ogni cosa. E insino a ora avevano rotte due 
bonbarde. E a di 8 di giugno, mozzorno la testa a uno 
de' Bartolini ; e a di 9 detto , ruppono un altra bon- 
barda. 

E a di 18 di giugno 1472, ci venne el cavallaro 
coir ulivo, che s' era avuta a patti, salvo l' avere e le per- 
sone. Fecesi festa assai ; e come furono drente, cominciò 
un loro conestabole, ch'era viniziano, a gridare sacco, 
e' nostri entrorono drento e mandorola a sacco; e non 
si potè riparare né osservare loro e patti. El Conte fece 
inpiccare quello viniziano e un sanese. Nondimeno e po- 
veretti andorono male. El Conte venne in Firenze a di 27 
di giugno 1472; fugli donato la casa del Patriarca, una 
bandiera, due bacini, due mescirobe d'ariento, di lire 180 
e uno elmetto. Andossene a di primo di luglio 1472. 

E a di 2 di giugno 1473, si tirò in sul canpanile di 
Santa Maria del Fiore una canpana, la più grossa che 
vi sia, fatta di nuovo. 

E a di 5 di luglio 1473, andò a morire un Lazzerino 
del Mangano e fugli mozzo la testa; el quale fece que- 
sta cattività: tolse una fancelletta di circa 12 anni e 
viololla in tal modo ch'ella mori ; e poi la sotterrò fuor 
della Porta alla Giustizia. E di poi fu trovata perch'e 
cani la scopersono. Mandando più bandi, non si poteva 



Federigo da Montefeltro. 



1473-74] 13 

trovare; esondo preso, per altro, confessò tale eccesso; 
che ci andò anni di tenpo. 

E a dì 18 di luglio 1473, ci fu come a Roma era morto 
u' nostro Arcivescovo ch'era de'Neroni di Firenze, e fu 
dato ' al Cardinale di San Sisti, ch'era chiamato frate 
Piero. * 

E a di 11 di dicenbre 1473, fu in Camaldoli, in casa 
una poveretta, ch'aveva parecchi fanciulle da marito, e 
raccomandandosi a' loro Crocifisso in casa vidono sudarlo, 
e, dicendolo in vicinanza, vi cominciò andare giente, e 
sentendolo e frati del Carmino v'andorono e tolsolo con 
divozione, e posolo in uno tabernacolo in quella Cap- 
pella della Croce, e fu in divozione. * 

E a dì 25 di settenbre 1474, ci fu una lettera di 
mano di Matteo Palmieri, ch'era capitano di Volterra, 
la quale vidi io e lessila ; la quale conteneva questa ma- 
raviglia, che ih questi dì era nato là, in quello di Vol- 
terra, un fanciullo, cioè un mestruo, ch'aveva el capo di 
bue, e aveva tre denti, con un vello di peli nella testa, 
a uso d'un corno; e in sul capo aveva aperto come 
una melagrana che pareva che n'uscissi razzi di fuoco. 
Di poi le braccia aveva pilose tutte, co'piedi di lione e 
cogli unghioni di lione. El corpo colla natura sua aveva 
di femina umana ; e '1 resto delle ganbe e insino a'piedi, 
aveva di bue come '1 capo. E visse circa di 3 ore. La 
madre morì el quarto dì. Le donne che lo levorono e 
che v'erano intorno tramortirono di paura. E questo fu 



1 L*Arcivescovado. 

* Pietro Riario nipote del Papa. 

3 E questo indubitatamente quel Crocifisso conosciuto sotto 
il titolo della Provvidenza^ e del quale un cei to G. F. B. stampò 
in Firenze nel 1852 le Notizie, dove si desidera miglior critica. 



14 [1475-76 

manifesto al detto Matteo, perchè gli fu presentato in- 
nanzi come cosa spaventevole. El detto Matteo capitano 
di Volterra scrisse qui a Firenze di sua mano ; e io co- 
piai la detta lettera, le parole formali, non levai ne' 
posi nulla alla lettera di Matteo. E perchè el detto 
Matteo era conpare di mio padre e battezzomi lui, e 
benché fussi diritta a altri cittadini, mi vene nelle mani 
la propia lettera. 

E a di primo d'aprile 1475, fu preso un garzonetto 
d'anni 23 in circa, contadino di quassù di verso le Sieci, 
el quale, la notte della Pasqua di Resurresso, si rinchiuse 
in Santa Maria del Fiore, e albergò sotto l'altare di 
Nostra Donna di verso la calonica ; la mattina là rubò, 
tolse certi arienti, di braccia, ganbe e occhi, e in mag- 
giore dispregio vi fece suo agio. E nota se questo paz- 
zerello sarebbe stato de' fini, che '1 giovedì santo fu la- 
sciato dal Capitano per ladro. El sabato poi fu inpiccato 
quivi dal canpanile. Onne fatto ricordo più per questo 
che degli altri, perchè essere cavato di prigione el gio- 
vedì, e la domenica fare un tale eccesso. 

E a dì 7 di maggio 1475, io Luca Landucci andai a 
Roma per giubileo, e menai meco una mia suocera; e 
penamo, tr' andare e tornare, 15 dì. 

E a dì 29 di dicenbre 1476, ci fu come el Duca di 
Milano fu tagliato a pezzi e morto da un suo cittadino 
chiamato Giovanni Andrea ' el quale si mosse per certe 
ingiustizie gli vedeva fare. Si misse alla morte per po- 
polo, per zelo del bene comune. Furono parecchi congiu- 
rati ; e'I primo che gli dette fu questo Giovanni Andrea, 
el quale fìnse porgiergli una lettera con una mano e 
co l'altra gli dette con uno coltello. Feciono come Sce- 



1 II Lampugnano. 



1476-77] 15 

vola romano, ch'anno messo la vita per la vita. Molto 
tardi si truova simili uomini. E questo credo che con- 
duchino- e peccati per permissione divina. E questo fu 
el dì di Santo Stefano, in chiesa, quando udiva messa. E 
volendo fuggire fuora, non poterono, per popolo grande, 
e massime le donne che inpaniorono co' panni in modo 
eh' e Baroni del Duca, e massime un certo Ghezzo che 
gli stava a lato , dettone e ammazzorono el detto Gio- 
vanni Andrea. E 3 altri furono presi e inpiccati. Alcuni 
dissono qui, che gli avevano fatto isquartare a 4 cavagli 
que'tre che presono. 

E a dì 15 di giennaio 1476, ci fu come el Duca di 
Borgogna fu morto da'Svizzoli, nella guerra faceva a 
detti Svizzoli ; e sconfitta tutta la sua giente in tal modo 
che non si seppe mai dove si fussi detto corpo del Duca, 
e non fu mai ritrovato ; in modo che gli era in oppinione 
che non fussi morto, ma fussi trafugato e che gli avessi 
un di a uscire fuora. Questo duca di Borgogna fu te- 
nuto un crudele uomo, per modo che gli era in pu- 
brica boce e fama, che gli era lui in ponente e'I Gran 
Turco in levante, che si dilettavano del sangue dell'uomo, 
che feciono [con] infinite crudeltà straziare gli uomini. 
El Signore alle volte gli leva di terra. La morte di que- 
sto Duca fu maravigliosa, perchè era con tanta giente 
che non poteva perdere, che loro erano a petto a lui 
niente. Ma perchè non voleva da'loro patto veruno, e 
come disperati, si comunicorono e uscirono fuori con una 
bandiera dipintovi drente una Nunziata, raccomandan- 
dosi alla Nunziata di Firenze; e andorono poca giente 
contro alla gran giente, e vinsono, come piaque al Si- 
gnore, per miracolo della Nunziata di Firenze. E nota 
che gli arecorono quella propia bandiera, con che vin- 
sono, alla Nunziata qui di Firenze; la quale vidi io 



16 [1477-78 



a'Servi, e tutto '1 popolo, e ancora v'è a'Servi, e molti 
altri doni. 

E a dì 7 di giugno ' 1477, rincarorono la gabella 
del vino, dove pagava soldi 14 la missono a soldi 20, e 
promissono che non s'intenda per più che 5 anni. 

E in questo tenpo fu finito la cupola de' Servi. 

E a dì 15 d'agosto 1477, serròno 4 porti di Firenze, 
la prima Sa' Miniato, la seconda la Giustizia, la terza 
Pinti, la quarta la Porticciuola delle mulina. 

E a dì 15 di giennaio, fece Papa Sisto parecchi 
Cardinali; ne fece uno a lo 'nperadore. E fece che si 
guardassi la festa di San Francesco come le feste co- 
mandate. 

E a dì 25 di marzo 1478, avemo dal Santo Padre 
una indulgienzia plenaria in Santa Maria del Fiore per 
un di, dal primo vespro de' 24 di marzo insino a l'altro 
vespro de' dì 25 di marzo 1479 (sic), el quale si prese 
con grande devozione. E fu la causa frate Antonio da 
Vergiegli che predicava questa quaresima in Santa Ma- 
ria del Fiore, e fece frutto assai. 

E a dì 25 di marzo 1478, si diliberò una leggio in 
Palagio che ninno ammazzassi l'uomo non potessi tornare 
mai a Firenze. * 



1 L'autografo dice: 15 di giennaio» ma di questo lapsus ca- 
lami ce ne avverte la cronologia che non corre. La data supplita 
la tolgo dal Rinuccini, che fa ricordo di questo e degli altri prov- 
vedimenti finanziari ordinati in quel giorno dal Consiglio del Cento. 

* Questa provvisione è del 16 marzo 1478 st. e. e forse il 25 
è il giorno che fu bandita. Provvedeva a limitare la concessione 
dei salvacondotti; e le cagioni che la motivarono si leggono nel- 
l'esordio della medesima che mi piace pubblicare come docu- 
mento che descrive il costume del tempo. « Atteso e magnifici et 
excelsi Signori , quanto sia grave el peccato dello omicidio , pel 
quale si spegne V uomo , creatura ad inmagine di Dio facta et 



1478] Ì7 

E a dì 26 d'aprile 1478, circa ore 15, in Santa Maria 
del Fiore, quando fu celebrato la messa grande, e levato 
el Signore, fu morto Giuliano di Piero di Cosimo de' Me- 
dici e Francesco Nori, intorno al coro di detta chiesa 
di verso la porta che va a' Servi; e Lorenzo de' Medici 
fu ferito nel collo e fuggissi in sacrestia e non ebbe 
male. Furono morti da una certa congiura fatta da mes- 
ser Iacopo de' Pazzi e Francieschino de' Pazzi e Gu- 
glielmo de' Pazzi, el quale Guglielmo era cognato di 
Lorenzo de'Medici, cioè aveva per donna una loro so- 
rella, ch'aveva nome la Bianca. E fucci e figliuoli di 
messer Piero de' Pazzi, cioè Andrea e Renato e Niccolò, 
e la Casa de'Salviati, che fu messer Francesco vescovo 



creata; e ricercho delle cagioni per le quali nella nostra iurisdi- 
tione molti se ne commette ; si truova, intra l'altre, darne mate- 
ria la facilità del perdonare e non usarsi severità in punire tale 
excesso detestabile al tutto et abominando, anzi si dà conmodità 
a chi l'omicidio conmette, di potere sanza pena o timore alcuno, 
essere nel conspetto, tutto il giorno, e di quegli che anno ricevuta 
l'offesa e di quegli che desiderano ben vivere; e quali tutti non 
sanza grande indegnatione e perturbatone d'animo, tali homicidiali 
possono risguardare. E benché le leggie del popolo fiorentino 
acremente vendichino e punischino tali delieti, e chi sicurtà ne 
dessi ; nondimeno, qual se ne sia la cagione, o la troppa humanità, 
che veramente più tosto crudeltà chiamar si debbe, o il disordi- 
nato amore, non si observano tali ordini e onesti e giustissimi. 
E pur desiderando gli excelsi Signori e i savi e principali citta- 
dini, che nelle cose le quali sono tanto contrarie allo honesto vi- 
vere, e centra i divini precepti, si ponga tale rimedio che, per 
paura almeno della pena, gli huomini se ne guardino, privati d'ogtii 
speranza di perdono , e a' magistrati tale sprone s' aggiunga che 
non solamente non sieno cagione di permettere ^ ma severamente 
usino giustitia, sperando fermamente di questo provedimento buono 
effecto »., Archivio di Stato di Firenze^ Consigli maggiori Provv. 
Reg. ad annum, 

2 



18 [1478 

di Pisa e Iacopo Salviati ch'era gienero di Filippo Tor- 
nabuoni, e un altro Iacopo pure de' Salviati, e Iacopo 
di messer Poggio [Bracciolini e Bernardo] ' Bandini 
della casa de'Baroncegli, e Amerigo Corsi e molti altri. 
La quale congiura condussono qui el Cardinale di San 
Giorgio, * el quale era giovanetto ; el quale entrò in Fi- 
renze el sopradetto di e venne insieme in detta Santa 
Maria del Fiore, e, come (y detto, levato el Signore, mis- 
sono mano alle spade, e dettone a Giuliano, che fu 
Francesco de' Pazzi, l' altro quello de' Bandini, si disse. 
E morto Giuliano, vollono fare el simile a Lorenzo, e 
non riuscì loro, si fuggì in sacrestia. In questo tenpo, 
el vescovo de'Salviati, con Iacopo di messer Poggio, e 
due sua parenti ch'avevano nome Iacopo tutti a due, 
andorono in Palagio, con alquanti preti, fìngiendo volere 
parlare alla Signoria, e parlò col Gonfaloniere, e nel 
parlare alquanto isbigottì. El Gonfaloniere s' avide di 
tradimento, e chi si serrò di qua e chi di là, e serro- 
reno gli usci, e feciono sonare a parlamento. E tra 'I 
remore che venne di Santa Maria del Fiore della morte 
di Giuliano, e del sonare di Palagio, imediate fu la 
città in arme. E fu menato Lorenzo de' Medici a casa 
sua. E in questo tenpo, messer Iacopo de' Pazzi corse a 
cavallo in verso la Piazza de'Signori, gridando Popolo 
e libertà, per pigliare el Palagio; e, non sondo riuscito 
al Vescovo di pigliare el Palagio, non ebbe l'entrata. 
Andossene verso casa sua, e fu consigliato se n'andassi 
con Dio, e fuggissi per la Porta alla ^ , insieme con 
molti fanti e con Andrea de' Pazzi. In questo tenpo fu 



^ Ho supplite queste due parole, essendo in questo punto del 
codice autografo uno spazio bianco. 
2 Raffaello lUario. 



1478] 19 

tntta la città in arme, in piazza e a casa Lorenzo de^Me- 
dici. E fu morto in piazza una brigata d^uomini di que- 
gli della parte della congiura,' e gittati dalle finestre 
de'Signori in piazza, vivi; infra gli altri, un prete del 
Vescovo fu morto in piazza, e isquartato e levatogli 
la testa, e per tutto '1 dì fu portata la detta testa in 
su' n una lancia per tutto Firenze, e straccinato le ganbe 
e un quarto dinanzi, con un braccio, portato in su' n uno 
spiede per tutta la città gridando senpre : Muoino e tror 
ditori. In questa medesima sera, el Cardinale fu me- 
nato in Palagio, ch'appena gli fu salvata la vita nel- 
l'andare, e tutta sua brigata presi, che non ne scanpò 
niuno. El Vescovo rimase preso in Palagio con tutto '1 
resto. E per questa sera inpiccorono Iacopo di messer 
Poggio alle finestre del Palagio de'Signori, e così el Ve- 
scovo di Pisa e Franceschino de'Pazzi ingnudo, e circa 
di 20 uomini, tra '1 Palagio de'Signori e del Podestà e 
del Capitano, tutti alle finestre. Poi l'altro dì 27, inpic- 
corono Iacopo Salviati gienero di Filippo Tornabuoni, e 
l'altro Iacopo Salviati, pure alle finestre, e molti altri 
della famiglia del Cardinale e del Vescovo. E l'altro 
dì 28 d'aprile 1478, venne preso messer Iacopo de'Pazzi, 
che fu preso nella Falterona, con nove sua fanti, da que' di 
Castagno, e da altri ; e fu ancora preso a Belforte Renata 
de'Pazzi. E in questa medesima sera de 28 dì d'aprile, 
circa a ore 23, fu inpiccato alle finestre del Palagio de'Si- 
gnori, sopra la ringhiera, messer Iacopo de' Pazzi e Re- 
nato de' Pazzi e molti altri loro fanti , in tanta copia , 
che per questi 3 dì furono più di 70 uomini. El Cardi- 
nale rimase preso in Palagio, e no' gli fu fatto villania, 
se non che gli feciono scrivere di sua mano, al Santo 
Padre, di tutte le dette novità. E in questo dì e prigioni 
delle Stinche attesone a ronpere le Stinche, e andoron- 



20 [1478 

sene tutti, ecetto ch'uno isventurato, che fu preso e 
inpiccatò cogli altri. 

E a dì 29 détto, si posò un poco e quietò, sanza più 
sangue; ma pure gli uomini erano ismarriti di timore. 

E a dì 30 detto, fu l'Ascensione, e fecesi Tessequio 
di Giuliano fratello di Lorenzo de' Medici, in Sa' Lo- 
renzo. 

E a dì primo di maggio 1478, entrò la Signoria nuova. 

E in questa sera venne preso Andrea de' Pazzi e '1 
Brigliaino. ' 

E in questa sera, tornando da Pisa, messer Piero 
Vespucci fu preso e menato in Palagio, perchè dis- 
sono ch'egli aveva fatto fuggire uno ch'era colpevole al 
trattato. 

E a dì 3 di maggio 1478, circa a ore 18, fu preso 
nella Badia di Firenze un prete , ' eh' era cancelliere 
di messer Iacopo de' Pazzi, e un altro con lui, da Vol- 
terra, ^ ch'erano stati nascosti insino a questo dì, dal 
caso in qua. 

E in questa sera, fu inpiccato el Brigliaino e uno 
cancelliere del Cardinale, pure alle finestre; e, quando 
tagliavano e capresti, gli facevano cadere giù in sulla rin- 
ghiera. S'azzuffavano e fanti per rubare le calze e' far- 
setti. 

E a dì 4 di maggio detto, fu inpiccato el sopradetto 
prete e'I Volterrano, che furono presi in Badia, al Pa- 
lagio del Podestà; e più fu tagliato la testa a Giovanba- 



1 Giovanni di Domenico detto Brigliaino, cagnotto di Casa 
Pazzi e uomo di malaffare. 

2 Stefano di ser Niccolò da Bagnone, prete in San Procolo di 
Firenze. 

3 Antonio di Gherardo Maffei da Volterra, scrittore della Ca- 
mera Apostolica, ovvero Notaro di Ruota. 



1478] 21 

lista conte da Montesecco, in sulla porta del Podestà, 
pe' medesimo caso. ' 

E a dì 5 di maggio 1478, si vendette a lo 'ncanto 
e cavagli e' muli di questi messer Iacopo e degli altri. 

E a di 9 di maggio detto, ci venne Tanbasceria del 
Papa, e finalmente, dopo pochi dì, rimandorono la detta 
anbasceria, e non renderono el Cardinale che volevano 
rimenare. E in questi di, feceno molti provi gionati in 
piazza e un Bargiello ch'andava per la città dì e notte, 
e le guardie de'cittadini tutta la notte. Non era chi an- 
dassi fuora da Tun' ora in là, né piccolo né grande ; non 
si sentiva un motto per la città, la notte, e non si por- 
tava arme. 

E a dì 15 di maggio 1478, fu disotterrato messer 
Iacopo de' Pazzi, di Santa 4$i- , e sotterrato lungo le mura 
di Firenze , tra la Porta alla Croce alla Porta alla Giù- 
stizia, drente. 

E a dì 17 di maggio 1478, circa a ore venti, e fan- 
ciugli lo disotterròno un'altra volta, e con un pezzo di 
capresto, ch'ancora aveva al collo, lo straccinorono per 
tutto Firenze ; e, quando furono a l'uscio della casa sua, 
missono el capresto nella canpanella dell' uscio, lo tiro- 
rono su dicendo : picchia l'uscio, e così per tutta la città 
feciono molte diligioni; e di poi stracchi, non sapevano 
più che se ne fare, andorono in sul Ponte a Rubaconte 
e gittorolo in Arno. E levorono una canzona che diceva 
certi stranbotti, fra gli altri dicevano: Messef Iacopo 
giù per Arno se ne, va, E fu tenuto grande miracolo. 



1 II Conte di Montesecco, uno dei primi uomini di guerra dei 
feuoi tempi, ebbe morte meno ignominiosa, forse per riguardo alla 
sua qualità. Nella congiura si trovava implicato per interesse del 
conte Girolamo Riario nipote del Papa. 



22 [1478 

la prima ch'e fanciugli sogliono avere paura de'morti, e 
la seconda si è, che putiva che non se gli poteva apres- 
sare ; pensa, da' 27 dì d' aprile insino a' 17 di maggio 
se doveva putire ! E bisognò che insino colle mani lo toc- 
cassino a gittarlo in Arno. E sì del vederlo andare a 
galla, che andò insino disotto a Firenze, vedendolo tutta 
volta sopra Taqua, erano pieni e ponti a vederlo passare 
giù. E un altro dì, qua giù in verso Brezzi, e fanciugli lo 
ritrassono fuori dell' aqua, e inpiccorolo a un salcio , di 
poi lo bastonorono, di poi pure rigittato in Arno. E dis- 
sesi ch'era stato veduto passare tra' ponti di Pisa, ch'an- 
dava senpre a galla. 

E a dì 19 di maggio 1478, mandorono Andrea de' Pazzi, 
con due sua frategli minori, in una prigione nuova, in 
uno fondo di torre a Volterra. 

E a dì 20 di maggio 1478, Guglielmo de'Pazzi sodò 
di stare a' confini ; e fu mandato in villa sua e quivi confi- 
nato fralle 5 miglia e le venti. E messer Piero Vespucci 
fu messo nelle Stinche, per senpre; ch'aveva fatto fug- 
gire uno certo Napoleone Francesi, ch'aveva el bando 
dietro , perchè era in detta congiura di messer Iacopo. ' 

E a dì primo di giugno 1478, si vendevano e panni 
e masserizie a lo 'ncanto, di detti Pazzi e altri, sotto el 
Tetto della Zecca, ch'enpievano da l'un lato a l'altro, 
ch'erano molte ricche. 

E a di 5 di giugno 1478, fu licenziato el Cardinale. 

E a dì 7 detto, fu acconpagniato, di fuori del Pala- 



1 La fuga del Franzesi, più che da sentimento d* umanità e 
d'amicizia, fu indotto forse a favorirla dall'odio concepito contro 
Giuliano de'Medici, vittima della congiura, perchè amante riamato 
della sua nuora, la bella Simonetta Cattaui, moglie di Marco Ve- 
spucci, oggetto continuo e palese delle amorose poesie di Giuliano. 



1478] 23 

gio, dagli Otto e molti cittadini, insino alla Nunziata; 
aveva grande paura di non essere morto dal popolo. E 
in detto dì, ci fu come el Papa ci scumunicava. 

E a di 12 di giugno 1478, si partì di Firenze el 
Cardinale. 

E a dì 13 di giugno 1478, si vinse in Consiglio di 
porre molte gravezze. Sesti, Decime; e a'preti 50 mila 
fiorini. 

E a dì 2 di luglio 147à, ci venne lo 'nbasciadore 
del Re di Francia. ' 

E a dì 5 di luglio 1478, si fece la festa di San Gio- 
vanni, la quale avevano lasciata nel dì suo, e fecesi 
molto bella di difici, processione ; corsesi el palio, e gi- 
randola e tutto spintegli, giganti e molte belle cose, 
come se fussi stato el dì propio. 

E a dì 10 di luglio 1478, ci venne un altro inba- 
sciadore del Re di Francia, ch'andava al Papa, e alo- 
giorono in casa Giovanni Tornabuoni. 

E in questi dì vennono e cavagli del Duca di Mi- 
lano per la via di Pisa, e passorono da Poggibonizi, e 
quegli del Re ch'accostavano tuttavolta. 

E a dì 13 di luglio 1478, ci mandò el Re di Napoli 
un tronbetto colla tronba spiegata, co l'arme del Re, e 
andò alla Signioria a notificare la guerra, mandando a 
dire che, lui e '1 Santo Padre, ci farebbe ogni pace 
e piacere se Firenze mandassi via Lorenzo de' Medici: 
la qual cosa non fu consentito da'cittadini, onde poi ci 
fu mosso guerra. 

E a dì 19 di luglio 1478, e Sanesi scorsono in sul 
nostro e predorono roba e prigioni, e presono Calciano, 
a dì 22 detto. 



Filippo Comines signore d^Argenton. 



34 [1478 

£ a di 23 detto, presono Rincine e disfeciola e me- 
noroao uomini e fenùne, piccoli e grandi ; e nostri ci fa- 
cevano peggio di loro, atend^vano a rubare per tutto 
la Valdelsa e feciono di grandissimi danni, per modo 
che ognuno isgonbrava per tutto e non si teneva sicuro 
ninno sé none in Firenze ; dipoi ognindi si faceva qual- 
che scorreria ; e' nimici scorsone a Panzane e ruborono 
e arsone. 

E a di 27 di luglio 14T8, e nostri scorsone sopra 
Sanesi e ruborono e arsone le mulina e tolsono, in più 
volte più di 100 cavagli. E in questo tenpo e nimici 
avevano el canpo alla Castellina, e '1 nostro era in sul 
Poggio Inperiale. ' E in questi dì si mandò el canpo a 
Imola. Feciono nostro capitano el Marchese di Ferrara, * 
dandogli 50 mila fiorini Tanno durante la guerra, e, non 
sondo guerra, 30 mila fiorini, e lui debbe tenere 1500 ca- 
vagli a sue spese. 

E a dì 31 di luglio 1478, e nostri feciono una grande 
preda di verso Volterra. Chi cerca el male lo truova. 
E' furono poco intendenti a lasciarsi levare a cavallo a 
fare la guerra in su' loro , che toccherà a loro e due 
terzi di male, e' resto a noi; e 1 Re di Napoli e '1 Papa, 
che Tanno ordinata, se ne passeranno di mezzo. 

E a dì primo d'agosto 1478, e nimici presono La- 
mole e andorone presi più di cento persone, e tutta*- 
volta bonbardavano la Castellina. L'ordine de'nostri sol- 
dati d'Italia si è questo: tu atendi a rubare di costà 
e noi faremo di qua ; el bisogno d' accostarci troppo non 



1 II Poggio Imperiale presso Poggibonsi, da non confondersi 
coir altro vicino a Firenze. 

* Ercole I d'Este duca di Ferrara e di Modena, capitano ge- 
nerale della lega dei Fiorentini, Duca di Milano e Veneziani, nella 
guerra che fu in Italia dopo la Congiura deTazzi. 



1478] 25 

è per noi: lasciono bonbardare parecchi di un castello 
e non conparisce mai soccorso. Bisogna venga un di di 
questi Tramontani che v'insegnino fare le guerre. 

E a di 10 d'agosto 1478, tornò lo 'nbasciadore fran- 
cioso e '1 fiorentino ' da Roma, con poco accordo e 
prc^tto. 

E a di 15 d'agosto 1478, se n'andò lo 'nbasciadore 
fi^ancioso; e in questi di si perse la Castellina. E mes- 
ser Niccolò Vitellozzi, ' in questo tenpo, atendeva là, e 
misse a sacco certi castellucci di Città di Castello e 
arsevi drente uomini e donne e fanciugli con ogni cru- 
deltà. Dipoi, messer Lorenzo di Città di Castello * arse 
a noi, in quello d'Arezzo, certe nostre fortezze, e fece 
el simile, arse degli uomini. Furono due uomini crudeli. 
Sogliono capitare male. E piatosi non capitorono mai 
male. Cosi si leggio nella Santa Scrittura. 

E a di 18 d'agosto 1478, si perde la Castellina, 
scanpò le persone. 

E a di 19 d'agosto 1478, fu inpiccato un contadino 
alla giustizia, e fu spiccato per morto e posto nella bara, 
e venuto al Tenpio * si risenti e non era morto Lo por- 
torono a Santa Maria Nuova; dipoi mori infra pochi di. 
Lo vide tutto Firenze. 

E a di 19 detto, andò el canpo de nimici a Radda 
e a Panzane. 

E a di 20 detto, bonbardorono tuttodi e detti ca- 
stegli. 



1 Guidantonio Vespucci. 

2 Anzi Vitelli, alleato dei Forentini e di Lorenzo de' Medici. 

3 Lorenzo Giustini che teneva quella città per il Papa. 

< L'Oratorio della Compagnia di S. Maria del Tempio, che 
confortava i condannati a morte e ne seppelliva i cadaveri. Era 
posto fuori della Porta alla Giustizia. 



26 [1478 

E a di 21 detto, ci venne un commessario viniziano 
che soldava per noi 3000 fanti pagati da loro. 

E a dì 22 d'agosto 1478, venne una scorreria de'ni- 
mici insino al Ponte a Grassina e menoronne un fabro 
e altri assai. 

E a dì 24 d'agosto 1478, venne un sospetto verso 
Rovezzano, e sonovvi a martello, e fuggì drento in 
Firenze ogni persona colla roba, per la porta alla ^y 
che pareva veramente che fussi perduto lo stato. Mai 
si vide una tale cosa di paura, in modo che ogniuno era 
avilito. Non si tenevano sicuri in Firenze, con gran- 
dissimo disagio e danno de' poverini. 

E a dì detto, si perdette Radda e missono a sacco 
e arsone assai. 

. E a dì 25 d'agosto 1478, fu inpiccati 3 che furono 
presi fuori della Porta a Sa' Niccolò ch'andavano ru- 
bando sotto spezie de'nimici, e furo quegli che det- 
tone tanto terrore, che feciono isgonbrare fuori della 
Porta alla •$►: costoro erano fiorentini. 

E a dì 27 d'agosto 1478, si perde Meletuzzo e San 
Polo, che vi fu trattato del conestabole che v'era drento. 

E a dì detto, fu preso Protone e '1 fratello conesta- 
bile di Radda, e Iacopo Vecchietti, che v'era comessa- 
rio ; e mandati alle Stinche perchè si disse che gli ave- 
vano traditi gli uomini di Radda. Venne anche preso uno 
di que'di San Polo ed ebbe della fune. 

E a dì 2 di settenbre 1478, ci fu come a Vinegia 
si scoprì trattato, e che mozzorono la testa e inprigio- 
norono alcuni. 

E a dì 7 di settenbre 1478, venne in Firenze el 
capitano nostro, ch'era el Marchese di Ferrara, entrò 
in Firenze in lunedi, circa a ore 22, con una grande 
conpagaia di balestrieri a cavallo, e scoppiettieri, e fu- 



1478] 27 

gli fatto un grande onore, e messo in casa che fu già 
sua. Aveva circa 50 muli carichi di cariaggio, e stette 
qui in Firenze insino a dì 12 detto, e prese el bastone, 
e andò in canpo, detto dì in sabato. 

E a dì 14 di settenbre 1478, si perde Brolio per 
forza. E in questo dì morì uno di morbo nella casa del 
Capitano, in prigione, el quale v'era per la vita, e funne 
cavato uno amalato, da quegli eh' erano sopra el morbo, 
e portato nello Spedale della Scala, ' dove si porta- 
vano gli altri amorbati. E in questo tenpo ci faceva 
danno assai el morbo in modo che fu otta che n'era 
amalati in quello spedale 40, o più, e morivano quando 
7, quando 8 per dì, e già vi fu dì d'undici, e anche 
per la terra, che non andavano allo spedale. 

E a dì 25 di settenbre 1478, si perde Cacchiano e 
arsolo. 

E a dì detto, si mandò le bonbarde a Gasoli di Vol- 
terra, e andò vi el canpo nostro : non andorono mai a soc- 
correre que' che si perdevano. 

E a dì 29 detto, si riebbe Castelnuovo. E in que- 
sto tenpo ci era amalati di morbo, tra la terra e lo spe- 
dale, 60 o 70, e anche cominciava nel canpo. 

E a dì 29 di settenbre 1478, andò el canpo de' nimici 
al Monte a Sansovino. Si cominciorono un poco a scostare. 

E a dì 5 d'ottobre 1478, andò el canpo nostro a 
canpo a Gasoli. 

E a dì 6 detto, venne presi qui sei sanesi, che ve 
n'era uno ch'andava podestà di Gastelnuovo, el quale 
s'era riavuto. 



1 Lo Spedale della Scala era nella via di quel nomef sul canto 
di Via Polverosa, ora degli Oricellari e dove più tardi fu il con- 
vento di San Martino. 



/ 

( 



28 [1478 

E in questi dì era amorbati allo Spedale della Scala 
circa 100, e per Firenze molte case, e, infra l'altre fa 
trovato uno morto in Santa Maria Novella, di morbo, 
in su'n una di quelle panche. 

E a di 11 d'ottobre 1478, fu trovato un fanciullo 
amorbato in su la porta dello Spedale di San Pagolo, ' e 
non si trovava chi lo portassi allo Spedale della Scala. 

E in questi dì, e nimici bonbardavono el Monte a 
Sansovino. 

E a dì 14 d'ottobre 1478, una donna amorbata an- 
dava a la Scala; e servigiali se gli feciono inanzi e 
piglioronla sotto le braccia, e quando fu allo Spedale 
del Porcellana, ^ cascò morta ; i' modo che la morìa si pò» 
teva dire grande. 

E a dì 20 d'ottobre 1478, si fece una tregua col 
canpo de' nimici per 8 dì, a disdire due dì inanzi. Non 
piaque agl'intendenti. 

E a dì 31 detto si disdisse, e strinsono el Monte 
a Sansovino. E fu nel nostro canpo un trattato; e '1 
capitano lo 'npiccò uno de' sua principali di canpo. 

E a dì primo di novenbre 1478, furono cassi gli 
Otto che sedevano, e '1 notaio loro, perchè avevano arsì 
certi libri. 

E a dì primo di novenbre 1478, si perde el Monte 
a Sansovino ; e dessi a patti , salvo 1' avere e le per- 
sone. E dissesi peK ogniuno che se non si faceva la trie- 
gua, eh' egli era rotto el canpo de' nimici, che non aveva 
rimedio, perchè era assediato di vettuvaglia, e non po- 
teva durare 3 dì, ch'egli era spacciato; e '1 nostro 



^ Sulla Piazza nuova di Santa Maria Novella, sotto le logge. 
2 Questo Spedale era nella Via della Scala sulla cantonata 
di Via del Porcellana. 



1478] 29 

oanpo non volle mai andare a trovare e nimici. Donde 
si venissi el male, ogniuno si maravigliava che non si 
seguitassi la vittoria, ch'avàno un grande onore. ' 

E a dì 14 di novenbre 1478, venne preso da Pistoia 
un padre e un figliuolo per un trattato. Ebbono della 
eolla. 

E a dì 15 di novenbre 1478, cavorono messer Piero 
Vespucci delle Stinche, e mandorolo al Podestà; e nel 
detto dì lo missdno nelle Stinche, a qualche buon fine. 

E a dì 3 di dicenbre 1478, mandorono quello pisto- 
iese, che si chiamava Piero Baldinotti, in su 'n uno carro, 
e fu inpiccato, ' e '1 figliuolo fu confinato nelle Stinche 
per senpre. 

E in questi tenpi andavano a le stanze e nostri sol- 
dati in quel di Pisa e altrove, e così el Capitano. 

E a dì 7 di dicenbre, andò inbasciadore a Vinegia 
messer Tomaso Sederini. 

E a dì 24 dicenbre 1478, si trovò inpiccato in casa 
un contadino, quaggiù in questi piani, uno cittadino 
de' Popoleschi, che s'era inpiccato con uno sciugatoio. 



1 Moltissime furono in questo tempo le sollecitazioni del Go- 
verno della Repubblica presso i commissari fiorentini ch'erano al 
campo , e presso il Duca di Ferrara , perchè si operasse più ga- 
gliardamente contro gli avversari. Una quantità pressoché innu- 
merevole di lettere si trovano su questo proposito nel carteggio 
dei Dieci di Balia. I commissari fiorentini, anch'essi, insistevano 
presso il Capitano ; ma egli, o per essere (come alcuni oj)inarono) 
imparentato col Re di Napoli , nemico ai Fiorentini , di cui aveva 
una fì^gliuola per moglie , o per altra qualsiasi ragione , non fece 
mai davvero quell'ufficio che era da aspettarsi dalla fama della 
sua molta virtù: onde riportarono 1 nemici questa e tante altre 
vittorie durante la guerra. 

2 Aveva voluto levar Pistoia dal dominio de'Fiorentini e darla 
al Re di Napoli. 



30 [1478-79 

E in questo di venne Arno molto grosso che isboccò 
dirinpetto a messer Bongianni; fece molti danni. 

E in questo tenpo ci faceva la morìa danno assai , 
cpme piace a Dio. 

E in questi dì di Pasqua, si stavano e cittadini con 
sospetto di guerra, e la morìa, di scomuniche papali, di 
novità. Sono e cittadini molto impaguriti, e non è chi 
voglia lavorare. E poveri non truovano da lavorare, né 
di seta, né di lana, o poco, per modo che si duole el 
capo e'menbri. Iddio ci aiuti. 

E a dì 10 di giennaio 1478, giunse in Firenze 4 in- 
basciadori franciosi, e quali due ne va al Papa e due 
al Re di Napoli. Esposono qui alla Signoria, come an- 
davano per mettere pace in Italia e tra' Christiani , e 
intendere le diferenzie, e giudicare secondo ragione, e 
protestare, a chi inpedirà la pace, che '1 Re farà in- 
presa contro di lui ; e se '1 Papa f ussi quello che scor- 
dassi, richiederlo a Concilio; e fatta la pace, si facci 
inpresa contro agl'Infedeli, tutte le potenzio. Partinsi 
a dì 16 detto. 

E a dì 17 di giennaio 1478, ci venne un certo ro- 
mito e predicava, e minacciava di molti mali. Era stato 
in quello di Volterra a servire uno spedale di lebrosi. 
Era giovanetto di 24 anni, scalzo, con un saccaccio in 
dosso; e diceva che gli era aparito San Giovanni e 
l'Angiolo Raffaello. E una mattina, salì in sulla ringhiera 
de'Signori per predicare; gli Otto lo mandorono via. E 
così tutto '1 giorno veniva tal cose. 

E in questi dì si fuggì da Pisa un figliuolo del Duca 
di Milano, ' ch'era confinato quivi, e andossene a Gie- 
nova al signore Ruberto ' e accostossi co lui. 



1 Questi è Lodovico Sforza detto il Moro. 
^ Roberto da Sanseverino. 



1479] 31 

E a dì 27 di giennaio 1478, tornò Gostanzo di Le- 
vante mio frate. 

E a dì 4 di febraio 1478, fumo predati in Chianti. 

E in questi dì la morìa era molto alenata. Lodato 
sia Idio. 

E a dì 8 di febraio 1478, giunse 4 galee in Porto 
pisano, dua di Ponente e dua di Barberia, che s'accoz- 
zorono insieme. Vennono con gran sospetto per pagura 
dell'armata del Re e de'Gienovesi. Fu tenuta una grande 
nuova. 

E a dì 9 di marzo 1478, fu inpiccato uno in Mer- 
cato Nuovo, che dicevano ch'era viniziano, che tolse la 
sera dinanzi certi fiorini di su'n uno banco, di dì chiaro; 
e quegli del banco lo presono e missoUo al Rettore, e 
quivi fu inpiccato. 

E. in questi di ci venne adesso una cavalcata in quel 
di Pisa, dal signore Ruberto, con molta giente, e venne 
insino a la porta di Pisa e missevi fuoco drente, e fece 
poco danno alla porta; e cavalcò in Val di Calci, e arse 
le mulina, e fece una grande preda, e ritornossi poi di là 
dal Serchio. E da lato di qua venne el Duca di Calavria ' 
insino al Poggio Inperiale per torlo, e negli riusci. 

E in questo tenpo corsone e nostri insino a Siena, 
e predorono e presono un certo castell uccio chiamato 
Scivoli, e tennolo un buon pezzo e molti di, insino a dì 
4 d'aprile 1479, 

E in questi dì ci faceva danno la morìa ; era ritocca 
molto bene. 

E in questi tenpi s'attendeva a fare fanti, e'Vini- 
ziani ci mandavano giente assai , e tutti gli mandavano 
in quel di Pisa. 



1 Alfonso d'Aragona, figliuolo di Ferdinando re di Napoli. 



32 [1479 

E in questi dì giunse el nostro Capitano in quel di 
Pisa. Aspettavasi el conte Carlo con molti cavagli. ' 

E a di 12 d' aprile 1479, si fece fatti d'arme a Pisa, 
el nostro Capitano e '1 signore Ruberto, e morivvi al- 
quante persone. E dissesi che '1 nostro Capitano non 
volle vincere e che non faceva el dovere, e non si di- 
ceva altro per popolo. 

E a dì 18 d'aprile 1479, la morìa ci faceva danno 
in modo che io me n'andai in villa mia a Dicomano, colla 
mia brigata, e lasciai la bottega a li miei garzoni aperta. 

E in questi tenpi ci venne el conte Carlo e feciolo 
capitano, e feciono due canpi, e andò nel Perugino; 
afrontò la giente della Chiesa e ruppegli in modo n'an- 
dorono ingniudi. E allora si poteva ronpere el Buca, ma 
per difetto del Duca di Ferrara, nostro Capitano, e anche 
la mala concordia de' cittadini, nella lasciò fare, ch'era 
vinto sanza dubbio. E'I Duca di Calavria andò a canpo 
a Colle. Ogniuno c'inganna senpre, e però non si può 
essere vittoriosi, perchè piace così a Dio pe' peccati. 

E a dì 8 di novenbre 1479, sonò a martello in Mu- 
giello, di mezza notte, e andò sottosopra tutto el Mu- 
giello, con grande sospetto. E avemo voglia di venire in 
Firenze. Vennono e nimici a Piancaldoli e presolo e non 
passorono in Mugiello. 

E a dì 15 di novenbre 1479, el Duca di Calavria 
prese Colle di Valdelsa. Stette circa a 7 mesi a canpo 
inanzi la potessi avere. Trasse 1024 colpi di bonbarda, 
disfece la maggiore parte delle mura; e poi andorono 
a le stanze. 

E a dì «24 di novenbre 1479 , venne un tronbetto 



1 II conte Carlo da Montone , figliuolo del famoso Braccio , 
mandato in aiuto de'Fiorentini da'Veneziani. 



1479-80] 33 

coir ulivo, a notificare la pace che s'era già praticata. 

E a di 6 di dicenbre 1479, si partì di Firenze Lo- 
renzo de' Medici, e andò a Napoli al Re. 

E a dì 8 di dicenbre 1479, si perdette Sarzana. 

E a dì 23 di dicenbre 1479, venne preso Bernardo 
Bandini de' Baroncegli di Gostantinopoli , che lo dette 
preso el Gran Turco ; el quale s'era fuggito di Firenze 
quando fu morto Giuliano de' Medici, credendo essere 
sicuro della vita quivi. • 

E a dì detto, ci fu come el Duca di Calavria aveva 
preso Siena, avengachè non fu vero; ma bene è vero 
questo, che n'era signore se voleva ; e'Sanesi non avevano 
rimedio veruno, perchè l'avevano messo drento colla sua 
giente, e faceva di Siena quello che voleva a sua posta. 

E a dì 28 di dicenbre 1479, fu inpiccato, alle fine- 
stre del Capitano, Bernardo Bandini ch'era venuto preso 
di Gostantinopoli , eh' era in quella congiura di messer 
Iacopo, e dissesi che fu lui quello che dette a Giuliano 
de' Medici. Ebbesi certi mezzi col Turco, che lo conce- 
dette loro. ' 

E a dì 20 di giennaio 1479, si dubitava che la pace 
non andassi inanzi. E la morìa ci faceva danno assai. 

E a dì 13 di marzo 1479 , giunse Lorenzo de' Me- 
dici a Livorno, quando tornava da Napoli. Fecesi ma- 
raviglia che fussi tornato, perchè tutto '1 popolo dubitava 
che '1 tle nello lasciassi tornare a sua posta; e massime 



1 Alcune importanti lettere scritte a Lorenzo Carducci, console 
della nazione fiorentina in Costantinopoli, sulla cattura del Ban- 
dini fatta per ordine del Sultano, e l'istruzione a un Antonio dei 
Medici mandato a ringraziare il Sultano stesso , e a farsi dare il 
prigione, esistono neir Archivio di Stato di Firenze e fanno parte 
di una raccolta di Documenti Orientali, che tra breve darà in luce 

la R. Soprintendenza agli Archivi toscani. 

3 



34 [1480 

si sapeva dell'altre cose eh' egli aveva fatte a gran mae- 
stri. Idio raiutò. ' 

E a dì 15 detto, giunse in Firenze alle 21 ore. 

E a dì 16 detto, giunse la pace, la. notte, circa alle 
7 ore, e fecesi festa assai di fuochi e canpane. 

E a dì 22 di marzo 1479, si apersono le porte che 
s'erano serrate poco tenpo inanzi. 

E a dì 25 di marzo 1480, si bandì la pace e fecionci 
venire la Nostra Donna di Santa Maria Inpruneta. i^e- 
cesi festa. 

E a dì 29 di marzo 1480, ci mandò el Papa un'agra- 
vatoria, che fu el mercoledì santo, che non sì potessi 
comunicare ; e non fu apalesata, in modo quasi ogniuno 
si comunicò, contro a coscienza chi lo sapeva. 

E a dì 9 d'aprile 1480, si mandò due inbasciadori al 
Papa e a Napoli, che fu messer Antonio Ridolfi e Piero 
di Lutozzo. ' 

E a dì 28 d'aprile 1480, fu cavato di prigione messer 
Piero Vespucci; e partissi di Firenze e andò a Siena al 
Duca di Calavria, e quivi si stette. * 

E in questo tenpo si ragionava che '1 Papa aveva 



* Era andato di proprio moto, visto che la guerra non si 
poteva più sostenere, non volendo perdere in Firenze quel fa- 
vore e queir autorità elisegli si era acquistata, massime* dopo la 
Congiura de' Pazzi. Temettero i Fiorentini che male non gl'in- 
cogliesse, e fu rammentato il caso d'Iacopo Piccinino, che nel 1465, 
andato a porsi, poco accortamente, nelle mani a quel medesimo 
Re, non n'era uscito che morto. Ma Lorenzo dovè ben tastale il 
terreno prima di muoversi; e tornato colla pace fatta, fu in Firenze 
più favorito e più autorevole che mai. 

2 Nasi. 

^ Molte erano state le istanze fatte dal Duca di Calabria, e dal 
re Ferdinando suo padre, a favore del Vespucci. 



1480] 35 

fatto lega co' Viniziani , Sanesi e Duca d'Urbino. " Non 
fu vero. 

E a dì 7 di maggio 1480, vinsono dieci Sesti e una 
Decima, e feciono 3000 fiorini di Sgravo e 1000 fiorini 
d' Agravo. 

E in questo tenpo mandorono al Duca di Calavria 
30 mila fiorini per volta, più volte. Pensa se bisognava 
de' Sesti e delle Decime. Ogniuno che viene a' danni no- 
stri, quando egli à disfatto el contado e rubato, e Fio- 
rentini anno per un savio uso di dare danari per paga- 
mento di quel danno ci anno fatto. E non è solo una 
volta stato, ma sarà ancora per l'avenire. Chi vuole 
danari da' Fiorentini , ci venga a fare male. 

E a dì 27 di maggio 1480, fu preso la donna di 
Giovanni de' Pazzi e uno de' Giugni , e molti altri che 
volevano iscarcerare e Pazzi di Volterra. 

E a dì 2 di giugno 1480, entrò el signore Ruberto 
in Firenze. 

E a dì 3 di giugno 1480, fu ristituito messer Piero 
Vespucci, di stare in Firenze ; e renderogli lo stato, come 
volle el Duca. ' 

E in questo tenpo tornò el grano a soldi 15 lo staio 
e a ogni pregio. 

E a dì 20 di giugno, confinò el Duca di Calavria 
18 tra cavalieri e cittadini di Siena. E teneva in piazza e 
sua provigionati, in modo eh' e' n'era signiore a sua posta. 
E non pareva a'Sanesi avere fatto punto bene, e veniva 



' Federigo di Montefeltro. 

2 -Egli peraltro preferi di partirsi dalla Toscana e andò ad 
offrire i suoi servigi agli Sforza in Milano, e da Lodovico il Moro 
fu nominato consigliere ducale. Mandato poi a reggere qual suo 
luogotenente la città d'Alessandria, v'incontrò fine infelice, es- 
sendo stato ucciso nel 1485 in una sollevazione popolare. 



36 [1480 

fatto; ma e' voleva prima fare el simile a noi; e, come 
piaque a Dio, per sommo miracolo, venne questo, che 

E a dì 6 d'agosto 1480, venne a Otranto Tarmata del 
Turco, e posevi el canpo ; onde fu necessario, per coman- 
damento del Re, partirsi e ritornare nel Reame alla di- 
fesa di quello. Aveva el Turco in tre luoghi el canpo: 
a Rodi, e colFUnghero. 

E a dì 18 d'agosto 1480, giunse in Firenze un Car^ 
dinaie, ' figliuolo del Re, che veniva d'Ungheria, andava 
a Roma. 

E a dì 2 di settenbre 1480, arse due botteghe d'arte 
di seta in Porta Santa Maria, presso a Vacchereccia ; e 
l'altra notte, arse tutto '1 Canto di Vacchereccia insino 
al Chiassolino del Buco. E gittossi el fuoco da l'altro 
lato della via dirinpetto, e arse tutto l'altro Canto di 
Vacchereccia, per modo ch'egli arse circa di 20 botteghe 
di setaiuoli e banchi ; che fu una grande perdita , che 
furono molti che non iscanporono nulla. 

E in questi tenpi molto si ragionava della perdita 
d'Otranto, e dubiiavasi ancora di Leccio. 

E a dì 27 di settenbre 1480 , venne in casa Lorenzo 
de' Medici, al Poggio a Calano, un certo romito; e' sua 
famigli lo presono e cominciorono a dire che voleva 
amazare Lorenzo; e mandorolo al Bargiello e dettogli 
dimolta fune. 

E a dì 15 d'ottobre 1480, morì a Santa Maria Nuova 
quello sopradetto famiglio, cioè romito, perchè fu molto 
straziato da diversi martìri. Si disse che lo dissolorono 
e piedi , e poi gli davano el fuoco , tenendolo co' piedi 
ne'ceppi, per modo che gocciolavano e piedi el grasso; 
poi lo rizzavano e facevalo andare sopra el sale grosso : 



* Giovanni d'Aragona. 



^ 



1480-81] 37 

in modo che di tal cose mori. Non s'intese el vero, 
s' egli era peccatore o no : chi diceva sì e chi no. 

E a dì 4 di novenbre 1480, si fece 12 inbasciadori 
per andare al Papa; e a dì 15 si partirono. 

E a dì 5 di dicenbre, ci fu come el Papa ci aveva 
ribenedetti; e fecesi fuochi e festa assai. 

E a dì 14 di dicenbre 1480, ci passò el Cardinale 
di Mantova , ' eh' andava a Roma. Veniva da Mantova. 

E a dì 11 di giennaio 1480, si fece due altri inba- 
sciadori per a Roma, che fu messer Guidò Antonio Ve- 
spucci e Pierfilippo Pandolfìni. 

E a dì 12 di giennaio 1480 , Antonio Pucci , esondo 
gonfaloniere, vinse un balzello di 30 mila fiorini ; e levò 
alla gravezza nuova, e fecola albitraria. 

E a dì 6 di febraio 1480, venne un tremuoto circa 
a ore 4 'y^, avengachè non fussi molto grande. 

E a dì 31 di marzo 1481, si riebbe le castella, cioè 
Colle , Poggibonizi, el Monte a Sansovino e '1 Poggio 
Inperiale e altre cose, ecetto che la Castellina, Mon- 
tedomenici e Piancaldoli e Sarzana. Poco ci faceva la 
morìa, 

E a dì 13 d'aprile 1481, ci mandò el Papa un giu- 
bileo di colpa e pena, e dettelo in sei chiese : in Santa 
Maria del Fiore, in alla Nunziata de' Servi, a Santa •$►, 
a Santa Maria Novella , a Santo Spirito , a Sa' Iacopo 
in Canpo Corbolini. E' comincia questo dì detto e dura in- 
sino a Pasqua. El quale, chi lo vuole conseguitare, debba 
vicitare queste 6 chiese, 3 mattine, confesso e pentuto; 
e debbo porgiere aiuto, a dette chiese, per andare contro 
al Turco. 

E a dì 28 di maggio 1481, ci fu nuove che '1 Turco 

1 Francesco Gonzaga. 



38: [1481 

era mopto, e così fu ; e nondimeno non si muove ancora 
e Cristiani. 

E a di 2 di giugno 1481, fu preso uno de' Fresco- 
baldi e uno de'Baldovinetti e uno de'Balducci ; e a dì $ 
furono inpiccati alle finestre del Bargiello, o vuoi dire 
del Capitano, perchè avevano confessato volere amaz- 
zare Lorenzo de' Medici. 

E a di 8 di giugno 1481, si serrò la Porta a Faenza, 
perché la morìa faceva gran danno di fuori di detta 
Porta, e in Firenze e' era in 3 o 4 case. 

E a dì 4 d'agosto 1481, feciono 12 uomini ch'aves- 
sino ogni autorità di potere fare quanto tutto '1 popolo 
di Firenze. La prima cosa che feciono si fu, che chi 
avessi debito in Comune pagassi, per ogni fiorino, 3 fior 
rini di paghe guadagniate. 

E a dì 22 d'agosto 1481, noi speziali facemo che noi 
non istessino a bottega el dì delle feste alle 22 ore come 
s'era usato insino a qui, ma stessi coloro che tocca per 
tratta, tutto '1 dì, che sono 4 botteghe in tutto la terra. ' 

E a dì 22 d'agosto 1481, nevicò in sulle monta- 
gne di Pistoia. 

E a dì 10 di settenbre 1481, maritò Lorenzo de'Me- 
dici una figliuola a Iacopo Salviati. 

E a dì 18 di settenbre 1481, ci fu come Otranto 
s'era riavuto. Fecesr festa e fuochi e altre cose. 

E a dì 2 d'ottobre 1481, giunse in Firenze el si- 



1 A proposito di questa costumanza, mi piace aggiungere 
che il 15 d* ottobre 1547 fu pubblicato un bando degli Otto di 
Guardia e Balìa, sulla osservanza delle feste, proibente di lavorare 
nei di delle medesime, e di tenere aperte le botteghe, salve certe 
eccezioni, tra le quali è questa : « E quattro Spetiali che si trag- 
gono per TArte possono vender tutto el giorno, gì* altri Spetiali 
possono vendere dalle xxi ora in 1» ». 



ik 



1481-82] 3§ 

gnore Gostanzo di Peserò; * e aveva una bella giente 
d'arme, parecchi isquadre e balestrieri a cavallo, e an- 
dava a Milano. 

E a dì 8 d'ottobre 1481, Gostanzo mio fratello ebbe 
el Palio di Santa Liperata, e fu el primo ch'egli avessi 
col suo barbero chiamato el Draghetto. Ne menò dua 
di Barberia: vendenne uno al Conte d'Urbino, che si 
chiamava el Pellegrino: ebbene cento ducati. 

E a di 15 di novenbre 1481, si fuggirono e prigioni 
delle Stinche. Apersono colle propie chiavi, che le dette 
loro un garzone ch'aveva nome Domenico di Cristofano 
che stava a guardare le Stinche. Uscirono in sulle 7 
ore di notte. Quel garzone s'andò eoa Dio. 

E a dì 30 di novenbre 1481, s'incamerò la gravezza 
chiamata Scala. 

E a dì 26 di dicenbre 1481, Gostanzo mio fratello 
ebbe, col suo Draghetto, el Palio di Prato. 

E a dì 4 di marzo 1481, non parve a chi poteva, questi 
principali, che la gravezza nuova detta Scala fussi el bi- 
sogno della città. Rifeciono vegghiare el Sesto, e raddop- 
piato, e traendo, secondo che parve a' più intendenti. Egli 
è el vero; chi stava male, col Sesto rimase disfatto a fatto. 

E in questo tenpo e Viniziani dinunziorono la guerra 
ai Duca di Ferrara, e molto si dubitava di guerra. 

E a dì 14 di marzo 1481, fu inpiccato un Cancel- 
liere del Conte Gh'olamo alle finestre del Bargiello ; el 
quale fu preso da uno degli Altoviti eh' era rubello, e 
per essere ribandito, codio costui, e infra Pionbino e 
Pisa lo prese ; e fu ribandito. ' 



1 Capitano di guerra deTiorentini, cui fu dato il bastone due 
giorni appresso. Vedi Ammirato, Storie ad annnm. 

* Questi dev'essere il celebre Cola Montano , bolognese , non 



40 [1482 

E a dì 18 di marzo 1481 , fu preso un cavallaro del 
signore Ruberto, al Ponte a Valiano , che portava let- 
tere del figliuolo del signore Ruberto: le quali lettere 
dettone un poco di lume d'un trattato, in modo che si 
parti di qui Antonio Pucci e altri cittadini, andorono 
in quel di Pisa, e in pochi dì feciono dimolti fanti. 

E a dì 25 di marzo 1482, morì madonna Lucrezia " 
donna di Piero di Cosimo de'Medici, e madre di Lorenzo, 
e morì el dì della Nunziata. E in tal dì , el Papa ci 
aveva mandato el perdono in Santa Maria del Fiore, di 
colpa e pena. 

E a dì 15 d'aprile 1482, fu ristituti e cavati di pri- 
gione e Pazzi ch'erano in carcere a Volterra e mandati 
fuori d'Italia; avengachè ne fu cavati due più mesi fa, 
de'minori, per malattie, perchè vi sarebbono morti. 

E in quest'anno è venuto a Rodi tremuoti grandi, 
in modo che v'è rovinato chiese e morto molta gientèf 
e massime in una chiesa vi morì 40 Cavalieri Fieri. Non 
ò el dì a punto, ma in questo anno è stato. 

E a dì 20 d'aprile 1482, è nato scandolo a Roma 



cancelliere, bensì manutengolo del conte Girolamo Riario, del 
Papa e del Re di Napoli e di quanti erano stati nemici dei Fio- 
rentini nella guerra nata dalla. Congiura de'Pazzi. Che fosse preso 
da uno degli Altoviti, non si ha riscontro. Menato a Firenze, fu 
posto nelle carceri del Bargello o Capitano della Piazza dei Si- 
gnori; dove scrisse di proprio pugno una Confessione , che si 
conserva nell'Archivio di Stato di Firenze, tra le Carte Strozziane, 
àncora inedita , ma degnissima di veder la luce per essere do- 
cumento di assai importanza alla storia d'Italia in quel tempo. 
L'ordine dei Signori e Collegi agli Otto di Cttstodia e BaUa 
de' 12 marzo, e un altro degli Otto al Bargello, de'di 13, per l'ese- 
cuzione del Montano, esistono pure in detto Archivio tra le carte 
di quei Magistrati. 

1 La Lucrezia Tornabuoni. 



1482] 41 

tra gli Orsini e*Colonnesi; e mandorono sottosopra la 
città come si suole fare senpre. Per le quistioni di que- 
sti grandi ne patisce tutto el popolo. 

E in questo tenpo si fornì la cupola di Santo Spi- 
rito, e di fatto vi si predicò sotto essa. 

E a dì 28 d'aprile 1482, venne in Firenze el Duca 
d'Urbino, e stette in casa Giovanni Tornabuoni e fugli 
fatto grande onore. E a dì 29 detto, si partì e andò a Mi- 
lano per essere capitano, e fermossi a Ferrara, e quivi era 
el signore Ruberto. E insino a dì primo di giugno 1482, 
strignevano un castello, che si chiama Ficheruolo. 

E in questi dì, el Duca di Calavria strigneva da l' al- 
tra parte Ostia, a Roma; e a dì 10 di giugno si disse che 
l'aveva avuta, ma no;i l'ebbe. E misse a sacco Corneto. ' 
E in questi dì e Sanesì rimessone alcuni decloro usciti. 
E a dì 12 di giugno 1482, venne in Firenze el si- 
gnor Gostanzo, che tornava da Ferrara. 

E in questo tenpo molto si parlava d'una divozione 
di Nostra Donna trovato a Bibbona, d'un tabernacolo 
fuora di Bibbona, un trarre di balestro; ch'è una Ver- 
gine Maria a sedere con Cristo in braccio come si levò 
di croce, come si dipingono l'altre Piata. La quale co- 
minciò insino a dì 5 d'aprile 1482, la quale si trasfi- 
gurava, cioè diventava d'azurra rossa, e di rossa poi 
nera e di diversi colori. E questo dicono avere fatto 
molte [volte] insino a questo dì, e sanato diversi infermi 
e fette molti miracoli e di molte paci, intanto che vi cor- 



> Tutti fatti relativi alla guerra che di poco era nata tra i 
Veneziani e il Papa da una parte, e il Duca di Ferrara, i Fiorea- 
tÌBÌ, Milano e Napoli dall'altra. Federigo duca d'Urbino fu capi^^ 
tano generale della lega contro Venezia, e ai servigi di questa era 
Roberto da Sanseverino. 



42 [1482 

reva tutto mondo. E non si dice altro in questo tenpo ; 
e io ò parlato a molti che dicono di veduta averla ve- 
duto trasfigurare, in modo ch'egli è necessario a crederlo. 

E a di 20 di giugno 1482, ci fu come messer Nic- 
colò Vitegli aveva avuto a nostro proposito Città di 
Castello; e in detto dì si mandò là una bonbarda. Era 
appiccato la guerra in più luoghi. 

E a dì 2 di luglio 1482, s'ebbe Ficheruolo. ' 

E a dì 4 di luglio 1482, ci fu come avevano avuto 
le ròcche di Città di Castello e tutto. 

E a dì 11 di luglio 1482, fu confinato Antordo Belandi 
da Siena , e mandato a Monte Alcino per sua confini. 

E a dì 25 di luglio 1482, ci fu come la Chiesa aveva 
rotto el Duca di Calavria, e avevano presi 300 uomini 
d'arme, che v'era 19 signori; e così fu. 

E a dì 27 d'agosto 1482, fu veduto da molti qui, 
sopra a Firenze, certe fiamme di fuoco andare per l'aria, 
inverso levante, circa a un'ora di notte ; e fu veduto a 
Dicomano e altrove. 

E a dì 10 di settenbre 1482, morì el Conte d'Ur- 
bino a Bologna. ^^ 

E a dì 14 di settenbre 1482, morì el Magnifico Ru- 
berto ' a Roma, ch'aveva avuto sì grande onore e vittoria 
a ronpere el Duca di Calavria a Roma e pigliare 300 uo^ 
mini d'arme. In 4 dì morì due sì gran capitani, quando 
credevano essere ben filici. Vedi che errori sono nel 
mondo, mettersi in tanti pericoli d'amazzare altri o es- 



1 Qui parrebbe voler dire che i Fiorentini o la Lega avessero 
quella terra, ma è tutto al contrario. Ficheruolo era una terra del 
Duca di Ferrara col q^iale i Fiorentini erano in lega, e cadde in 
potere de'Veneziani. 

* Roberto Malatesta, capitano mandato dai Veneziani in aiuto 
del Papa. 



k 



1482] 4:; 

sere morto lui, per un poco di fumo di questo mondo, 
non pensando che cos' è amazzare Tuomo, e come presto 
s'à rendere ragione, e che si muore. 

E a di 24 di dicenbre 1482, venne in Firenze el 
Cardinale di Mantova, ch'era legato, e andava a Fer- 
rara. Fecesigli onore. 

E a di 5 di giehnaio 1482, venne in Firenze el Duca 
di Calavria. Partissi a di 8 detto e andò a Ferrara e 
menò seco circa 800 cavagli ; aveva seco molti Turchi. ' 
Fugli fatto un grande onore. 

E a di 6 di febraio 1482, ci passò una parte di que' 
Turchi che '1 Duca rimandava indietro, perchè se ne 
gli era fuggiti circa a 400 , e andato nel canpo de' Vi- 
niziani. Quegli che gli restorono rimandava indietro, e 
qui in Firenze se ne fece una brigata cristiani. 

E a di 12 di febraio 1482, si parti di Firenze Lo- 
renzo de' Medici, e andò inbasciadore a Ferrara ' ipoltó 
a ordine. 

E a di 8 di marzo 1482, tornò Lorenzo de' Medici 
ida Ferrara. Ebbe onore assai là, come valentuomo. 

E a di primo d'aprile 1483, a Siena, fu gittate a terra 
delle finestre del. palagio de' Signori, 4 uomini, e inpic- 
cati da 6; e quali erano della parte del Monte de' Nove; 
e fuggissi dimolti cittadini in su quello di Firenze. 

E a di 6 d'aprile 1483, venne in Firenze lo 'nba- 
sciadore del Turco. * 



1 Tolti da lui ai suoi stipendi, dopo la ricuperazione d'Otranto. 

< Alla dieta , che vi si tenne per trattare dei negozi della 
guerra. 

' Fu un tale Ismail, mandato da Baiazet II, dopo la morte 
del secondo Maometto, per invitare la Repubblica a riprendere il 
suo commercio con quell'Impero. Un curioso ricordo delPesposi- 
itone fatta dall'ambasciatore alla Signoria e della risposta datagli 



44 [1483 

E a dì 7 d*aprìle 1483, e Sanesi tagliorono la testa 
a tre cittadini sanesi, che fu uno Antonio Belandi e un 
Cavaliere di quegli che fece el Duca di Calavria. Cosi 
fanno le parti, degli uomini superbi che non sono con- 
tenti a lo stato che dà Idio. 

E a di 23 d'aprile 1483, scurò la luna. È seguito 
in questo di, cascò morto, un garzonetto di circa 12 anni, 
lo quale vidi io morto in San Simone, e un altro ser 
Bonaccorso notaio, e cosi una fanciulla. Tutti caddono 
morti. Fu tenuto in Firenze un forte di, e un grande 
effetto della luna. 

E a dì 30 di maggio 1483, si fece venire la Nostra 
Donna di Santa Maria Inpruneta, perchè si racconciassi 
el tenpo, ch'era piovuto più d'un mese ; e inmediate s'ac- 
conciò bello. 

E a dì 14 di giugno 1483, si conpilò la lega co' Sa- 
nesi, per 25 anni, e rendettoci le castella. 

E in questi di mori a Faenza un Frate deTOrdine 
de'iServi, el quale fece molti miracoli: sonare le canpane 
da loro, quando morì ; sanare infermi. Corevavi e paesi 
di là, e io favellai a chi disse di veduta, a un di fede. ' 
E ognindi si diceva di queste cose, quando apariva in 
un fiume e quando in un monte, di questi miracoli; e 
chi parlava a una donna, ch'era la Vergine. E que- 



• dal Gonfaloniere, si legge nella succitata raccolta di Docnmenti 
Orientali, sotto il 7 di aprile. 

1 Dalle Historie di Faenza di Giulio Cesare Tonduzzi, e 
dagli Annali dell'Ordine de' Serbiti di Arcangelo Giani, rilevasi 
esser questi il B. Iacopo Filippo Bertoni, che mori il 25 mag- 
gio 1483. Questi scrittori pure testimoniano dei prodigi riferiti 
dal Landucci, e che commossero tanto i Faentini, che vollero con 
pubblico decreto conferire onori a Misseriilo Bertoni dalla Cella 
di Monte Chiaro, padre del defunto. 



1483] 45 

sto dico perchè el mondo era solleyato a'spettare gran 
cose da Dio. 

E a dì 21 di gingno 1483, si pose in un tabernacolo 
d'Orto Sa' Michele quel San Tomaso a lato a Giesù, e 
ì Giesù di bronzo, el quale è la più bella cosa che si 
truovi, e la più bella testa del Salvatore ch'ancora si 
sia fatta, per le mani di Andrea del Verrocchio. 

E in questo tenpo el Duca di Calavria e '1 signore 
Ruberto si partirono da Ferrara e andorono in Lon- 
bardia, dove si fece male assai da Tuna parte e da Tal- 
tra; e fuwi avelenato el signore Gostanzo. 

E a di 15 d'agosto, vennono e fuori usciti di Siena 
a'danni de'Sanesi al castello di Sitorno; e non feciono 
nulla. Furono presi molti uomini di quel castello e me- 
nati a Siena. 

E in questi dì, e Fiorentini disfeciono un castello in 
Val d'Arno di sopra, che si chiamava Monte Domenici 
che si rubellò. E però lo disfeciono. 

E in questo tenpo d'agosto 1483, el Duca di Cala- 
vria prese dimolte castella in Lonbardia de' Viniziani, 
per modo che non potevano resistere, el canpo di Vi- 
niziani, e molto lo soprafaceva. E questo fu perchè la 
Chiesa scumunicava tutti quegli che davano aiuto a' Vi- 
niziani, per modo che non potevano avere giente d'ol- 
tramonti. ' E l'armata del Re di Napoli venne nel porto 
d'Ancona, e quella de' Viniziani la veniva a trovare. E 
a dì 5 di settenbre 1483, quella del Re si partì e nol- 
l'aspettò. Aspettavasi di sentire gran cose, se si fussino 
afrontati. 

E a dì 7 di settenbre 1483, venne inbasciadori in 



1 Già il 12 dicembre 1482 il Papa aveva fatta pace con la 
Lega, e dipoi erasi a questa associato nella guerra contro Venezia. 



46 [1483 

Firenze dal Re di Francia, ch'andavano a Roma per 
conpilare la pace d' Italia ; e giunti qui, ebbono nuove 
che '1 Re loro era morto, a dì 30 d'agosto 1483. E a 
dì 13 di settenbre detto, si morì uno di questi 3 inba- 
sciadori in Santa Maria Novella; e gli altri si partirono 
e andorono a Roma. 

E in questo tenpo, per paura della fame e della 
guerra grande di Lonbardia, si partiva di là molte fa- 
miglie. Passavano di qui molte famiglie ^ andavano in 
quel di Roma a 50 e 100 pfer volta, intanto che fti- 
rono parecchi migliaia ; e anche per la Romagna ne pas- 
sava assai , e d' altri paesi. Dissesi che furono più di 
30 mila persone. Era grande conpassione a vedere pas- 
sare tante povertà, con uno asinuzzo, colle loro miserie 
d'un paioluzzo, una padella e simile povertà, in modo 
che facevano lacrimare chi gli vedeva scalzi e ignudi. 
E queste cose fanno le maladette guerre. E nulla pas- 
sava sanza nostra spesa. 

E a dì 8 d'ottobre 1483, si disfece certi muriccioli 
ch'erano intorno alla Piazza di Mercato Vecchio, che si 
feciono di poco. 

E a dì 23 d'ottobre 1483, venne in Firenze un Car- 
dinale Legato, ch'andava al Re di Francia inbasciadore 
per confermagli la corona del suo padre ch'era morto. 
E questo Cardinale era quello Cardinale che '1 Re ch'era 
morto, tenne in prigione e in gabbia molti anni. 

E a dì 10 di novenbre 1483, si partì di Firenze 3 
anbasciadori fiorentini mandati al Re di Francia; che 
fu messer Gientile vescovo d'Arezzo e Antonio Canigianì 
e Lorenzo di Piero Francesco de' Medici. 

E a dì primo di giennaio 1483, entrò la Signoria, e 
furono più rigidi che gli altri. Mandavano pe' cittadini 
e volevano che ogniuno pagassi quello aveva debito. E 



1484] 47 

mandavagli al Bargiello e alle Stinche. Molto eravamo 
tribolati e affannati dalle tante guerre. * 

E oltre a l'altre tribulazioni , valeva el grano soldi 
50 lo staio; e più vendevasi le fave soldi 46 lo staio; 
vende vasi el pane bianco soldi 1, denari 8 la libra; e 
andò la farina a lire 3 lo staio. 

E a di primo di marzo 1483, tornorono e nostri an- 
basciadori di Francia, e tornò Antonio Canigiani cava- 
liere fatto dal Re di Francia. Fu gli fatto onore. 

E in questi tenpi, andò lo staio delle fave infrante a 
lire 4 lo staio, e'ceci a lire 5, éì grano a soldi 59, e 
ogni cosa caro ; e fra pochi dì, andò el grano a lire 3 
soldi 8 lo staio. 

E a dì 6 d'aprile 1484, giunse a Pisa 7 nave di 
grano, che furono 7 mila moggia ; delle quali ne rimase 
qui 3 mila moggia, e 4 mila n'andò a Ferrara e per 
la Lonbardia, che v'era grandissima carestia. 

E a dì 9 d'aprile, giunse 3 altre navi di grano a 
Livorno ; e nondimeno valeva soldi 50 lo staio, e '1 Co- 
mune lo dava a soldi 42. 

E a dì 14 di giugno 1484, la morìa ci ricominciò; 
e in questa mattina sotterrò, uno de'Brogiotti, 3 figliuoli 
a un tratto, di morbo, due femine e un maschio. 

E a dì 19 di giugno 1484, valse el grano nuovo 
soldi 33 lo staio. 

E in questo tenpo, di luglio 1484, si cominciò una 
divozione a Prato, d'una Vergine Maria, * la quale, vi 
correva tutto el paese. Faceva de' miracoli come quella 



1 Di questa Signoria ne dice molto male anco Alamanno Ri- 
NUCCiNi nei Ricordi storici. 

* E la Madonna detta delle Carceri che si venera in Prato, 
dove fu tosto murato un elegantissimo tempio coi disegni di Giù- 



48 [1484 

di Bibbona, in modo che si cominciò a murare e ordi- 
nare una grande spesa. 

E a dì 9 d'agosto, ci fu nuove della pace; e fecesi 
fuochi e festa. ' 

E a di 14 d'agosto, ci fu come el Papa era morto, 
e giunse alle 6 ore. TI morì a dì 13 detto a ore 14, 
che fu Papa Sisto. E a dì 20 si sonò per la sua morte. 

E in questo tenpo s'attendeva qui a fare giente as- 
sai, per mandare a Sarzana e Pietrasanta. 

E a dì 30 d'agosto 1484, ci fu come el Papa era 
fatto, e sonò a ore 4 in lunedi. E fu un cardinale gie- 
novese che si chiamava messer Giovanni de'Zeboni di 
Gienova e cardinale di Molfetta; e chiamossi Papa In- 
nocenzio 8^. ' 

E a di 8 di settenbre 1484, si bandi la pace in Fi- 
renze, e fecesi festa. 

E a dì 23 d'ottobre 1484, fu preso per lo Stato un 
figliuolo di Filippo Tornabuoni ch'aveva nome Alessan- 
dro, e fu confinato in Cicilia. E dissesi perchè pensava 
contro a Lorenzo de'Medici, ch'era suo parente ; e forse 
non fu, diciamo quello si diceva per la città. * 



liano da San Gallo. Mons. Ferdinando Baldanzi ne fece una 
bella illustrazione, che leggesi nel Calendario Pratese del 1847. 
Una chiesa pure si edificò a Bibbona nel Volterrano a onore di 
altra immagine ricordata a p. 41 di questo Diario. Ai prodigi 
operati dalle due immagini fa allusione il Savonarola nella II delle 
sue Poesie tratte dall'autografo^ Firenze 1862: dove dice: 

O anima cecata 

Tu senti mille segni 

A Prato e a Bibona. 

1 La pace tra i Veneziani e la Lega Santissima. 

2 Innocenzio Vili usci di casa Cibo, detti allora anche Zibo ; 
di qui la storpiatura che ne fa il nostro cronista. 

3 Altre cronache dicono essersi egli confessato reo di delitti 
comuni, ma non di Stato. 



1484-85] 49 

E in questo tenpo si strigneva molto forte Pietrasanta. 
Eravi molti nostri comessari cittadini con bella giente. 

E in questi dì, si cavò di San Giovanni' e ceri e'palii, 
e ordinorono che non vi stessine più. Feciolo nettare 
tutto, e eh' egli stessi così seriplice sanza quelle frasche ; 
che prima vi si poneva tutta l'offerta di ceri e di palli, 
in modo che non si vedeva. 

E a di 6 di novenbre 1484, venne in Firenze morto 
Antonio Pucci, ch'era comessario a Pietrasanta. 

E a di 7 detto, s'ebbe Pietrasanta, la quale si détte 
a Lorenzo de'Medici. E a di 11 detto, s'ebbe la rocca 
e fu fatto castellano Piero di Filippo Tornabuoni, e 
commessario Iacopo Acciaiuoli ; e Bartolino Tedaldi, sopra 
la muraglia. Giunse qui le nuove alle due ore, e la mat- 
tina non s'aperse botteghe ; e fecesi festa assai e fuochi. 
E'I di medesimo venne in Firenze masser Bongianni 
Gianfigliazzi morto, ch'era comessario là. 

E a di 15 di giennaio 1484, vennono e Gienovesi a 
Livorno coU'armata, e apressoronsi alle torri e non fé-» 
ciono nulla. Partironsi a di primo di febraio 1484. 

E a di 15 d'aprile 1485, si tirò in sul Palagio de'Si- 
gnori due travi di quercia grosse e lunghe di gran peso, 
per sostenere la canpana grossa de'Signori e per accon- 
ciarla meglio. 

E a di 18 d'aprile 1485, venne in Firenze un tron- 
betto. 

E a di 23 d'aprile 1485, si vendeva lo staio del grano 
soldi 16. 

E a di 17 di luglio 1485, feciono e Fiorentini capi- 
tano el Conte di Pitigliano, ' e dettogli el bastone. E' Sa- 
nesi feciono loro capitano el Signore da Farnese. 



* Niccola Orsini. 

4 



50 [1485 

E insino a questo dì, Gostanzo mio fratello aveva 
vìnto 20 palii col suo barbero Draghetto, cioè 20 palii 
da dì 8 d'ottobre 1481, insino a dì 25 di giugno 1485; 
che fu el primo Santa Liperata, e poi di Sant'Anna; 
San Vettorio più volte. Vinse una volta San Vettorio e 
vendettolo agli Aretini fiorini 40 d'oro, e andò Arezzo e 
rivinselo là un'altra volta. E andò a correre a Siena, 
e andò con un cavallo di Lorenzo de' Medici, che si chia- 
mava el Lucciola, del pari al palio ; e quello di Gostanzo 
andò una testa di cavallo inanzi. E fu giudicato dal 
popolo che v'era alla presenza, che fussi inanzi, e dice- 
vano : andate alla Ragione, che no' lo proveremo. Non- 
dimeno Gostanzo non v'andò, per reverenza di Lorenzo. 
E com'ella s'andassi, e' fu dato a Lorenzo. Un altro 
anno, pure a Siena, gli fu fatto maggiore villania: che 
andando rnanzi el cavallo di Gostanzo un gittare di 
balestro, e giunto al palio, scavalcò e sali in sul palio. 
E giunse poi uno altro cavallo ; e dissono che quello di 
Gostanzo non aveva passato el palio, e che quell'altro 
l'aveva passato. E però lo dettone a quell'altro. Vedi 
che massima ingiustizia, che colui ch'à preso el palio 
non l'abbi avere. Fu isventurato, avendo tanta bontà 
di cavallo. Tanto andò dietro a questo barbero che ne 
cavò la morte. Morì a dì 12 di settenbre 1485. 

E a di primo di dicenbre 1485, arsone in Roma le 
case degli Orsini a Monte Giordano, e fuvvi novità as- 
sai. E vennevi el Duca di Calavria in aiuto degli Orsini, 
perchè erano in guerra col Papa; e seguitò la guerra 
in Roma. 

E a dì 11 di dicenbre 1485, venne un certo vento 
caldo da mezzodì, come fussi di luglio, e gocciolavano tutte 
le mura delle case drente, per tutto Firenze, insino 
nelle camere, avenga che fussi no bene asciutte. 



1486-87] ^ 51 

E in questi dì di febraio e di marzo 1485, si faceva 
giente in Firenze tuttavolta, per mandare al Duca ' che 
faceva contro alla Chiesa; per modo che fu scomunicato 
in Firenze tutti quegli ch'avevano renduto partito con- 
tro alla Chiesa, e non si potevano coinunicare. Ogni 
intendente si maravigliava che si facessi contro alla 
Chiesa , massime che non aparteneva a noi questa 
guerra. Epure si seguitava questo errore pe' nostri pec- 
cati e per non temere Iddio. 

E a dì 9 di maggio 1486, qui alla Piazza de'Tor- 
naquinci, dalla casa de'Tornabuoni, intervenne che uno 
orso rilevato qui nella città, molto grande, passato l'or- 
dine usato, sondo da'fanciugli accanito, prese una fan- 
ciulla per la gola, di circa a anni 6, figliuola di Gio. 
vacchino Berardi ; e con diflcultà di molti uomini gliele 
trassoilo di bocca tutta sanguinosa e molto bene strac- 
ciata la gola. E come piaque a Dio non perì. 

E a dì 10 di maggio 1486, ci fu come la guerra di 
Roma, el Duca di Calavria s'era apiccato col signore 
Ruberto, ' e fatto gran fatti d'arme, e morivvi assai 
giente. E ebbe el meglio el Duca. 

E a dì 10 di luglio 1486, el Duca di Calavria molto 
strigneva la Chiesa, e non era sanza nostra spesa. 

E a dì detto, mori uno maestro Antonio di Guido, 
cantatore inproviso, molto valente uomo. In quella arte 
passò ogniuno; però si nota qui. 

E a dì 30 di settenbre 1487, ^ si trasse le reliquie di 
San Girolamo, cioè una mascella e un osso del braccio. 



1 Di Calabria 

2 Sanseverino. 

3 Altre notizie dei primi mesi del 1487 si leggono a pag. 55^ 
dopo la data del 24 giugno 1488. 



52 [148T 

dell'altare della «J» di Santa Maria del Fiore, e furono 
legate in ariento e oro, molto riccamente, con grande 
spesa. E fecesi una bella processione, e posta in detta 
Cappella molto divotamente. E questo fece di sua pro- 
pio spesa el laldabile messer Iacopo Manegli, calonaco 
in detta Chiesa. E dissesi, aveva speso 500 fiorini d'oro, e 
oltre a f^uesto, dotato una Cappella. E ogn'anno va quella 
bella reliquia a processione divotamente. 

E a dì 9 di novenbre, ci passò dua inbasciadori vi- 
niziani, ch'andavano a Roma. 

E a dì 11 di novenbre, ci venne certi animali che 
si disse gli mandava el Soldano ; poi s'intese eh' era'stati 
pure certi amici di Firenze per avere qualche buona 
mancia. Gli animali furono questi: una giraffa molto 
grande e molto bella e piacevole; com'ella fussi fatta 
se ne può vedere i'molti luoghi in Firenze dipinte. E 
visse qui più anni. E uno lione. grande, e capre e ca- 
stroni, molto strani. 

E a dì 12 di novenbre 1487, un garzone che go- 
vernava e lioni, esendo dimesticato co loro, i'modo ch'egli 
entrava infra loro e toccavagli, massime uno di loro : e 
in questo dì un garzonetto di circa 14 anni, figliuolo 
d'uno de'Giuntini, cittadino fiorentino, volle entrare an- 
cora lui con quello governatore. E stato così un poco, 
questo lione se gli gittò a dosso, e preselo pe' capo dirie- 
tro; e con fatica, quello che gli governa, isgndandolo, 
glielo levò da dosso. E strinselo e asannoUo in modo 
che 'n pochi dì morì. 

E a dì 18 di novenbre 1487, el sopradetto anbascia- 
dore del Soldano presentò alla nostra Signoria la sopra- 
detta giraffa, e lione e l' altre bestie ; e stette a sedere 
in mezzo della Signoria, in sulla ringhiera de' Signori, 
parlando e ringraziando per bocca d'uno interpetro. Fu, 



1487-88] 53 

per questa mattina, in piazza un grande popolo, a ve- 
dere tale cosa. Era parata la ringhiera colle spalliere e 
tappeti, e a sedere tutti e principali cittadini. Stette qui 
quello inbasciadore molti mesi. Fugli fatto le spese e 
doni assai. 

E a dì 25 di novenbre 1487, el detto anbasciadore 
presentò Lorenzo de' Medici di certe cose odorifere, in 
begli vasegli alla moresca; e fiaschi pieni di balsamo, 
e un bello e grande padiglione vergato alla moresca, 
che si distese , e vidilo. 

E a dì 12 di marzo 1487, un frate Bernardino ' del- 
l'Ordine di San Francesco, eletto predicatore in Santa 
Maria del Fiore per la Quaresima, e predicando e per- 
suadendo el popolo a fare un Monte di Piata, e di man- 
darne gli Ebrei, per modo riscaldandosi, per molti dì di 
Quaresima; e fanciugli presono animo contro agli Ebrei. 
E in questo dì andorono molti di questi fanciugli, an- 
dorono a casa uno ebreo chiamato ManuUino, che fa- 
ceva el presto alla Vacca ; ' e vollono assassinarlo e met- 
tere a sacco quel presto. Ma subitamente, gli Otto 
mandorono e loro famigli a riparare, e mandorono bandi, 
a pena delle forche. E presto si spense tale fuoco. Onde 
a di 13, l'altra mattina, gli Otto mandorono a dire al 
detto frate che non predicassi più, e mandatolo a l'Os- 
servanza di Samminiato, e' non bastò loro, che l'altra 
mattina, a dì 14 detto, che fu in venerdi di marzo, gli 
Otto ancora di nuovo mandorono e lor famigli e al- 



1 II Beato Bernardino da Feltre. 

2 La Vacca dicevasi quei tratto di via che principia tra le 
case dell'Arci vescovado e il Ghetto, e conduce alla Piazza degli 
Orlandini. Un banco d'usura era in quel luogo anco nel se colo XIV 
ed apparteneva ad un Cristiano. 



64 IÌ4SS 

cuni degli Otto in persona, e oomandorono ch'egli sgon- 
brassi el contado nostro e partissi via. Onde parve al 
popolo, che vuole vivere da cristiani, che fussi un cat- 
tivo pronostico per noi, perchè era tenuto un santo. 
E videsi in poco tenpo capitare male alcuni di quegli 
Otto : chi fiaccò el* collo a terra d'un cavallo, e chi una 
cosa e chi un'altra. Infra gli altri, quello ch'andò in 
persona a cacciarlo dall'Osservanza, morì allo spedale e 
inpazzò. Parve che fussi finito male. Iddio nel guardi. 

E a dì 16 d'aprile 1488, ci fu come el conte Giro- 
lamo, signore d' Imola, era stato tagliato a pezzi , nella 
città di Furlì, dagli uomini della terra. E così fu. 

E in detto dì , si mandò di qui a Piancaldoli molta 
giente, comandati, Romagniuoli e di Mugello, in modo 
che, a dì 29, s' ebbe. E quello castellano, eh' era da Imola, 
si détte. E costoro gli dettone fiorini 4000 e una casa 
e l'arme a vita, qui in Firenze, e qui stette. 

E a dì primo di maggio 1488, ci fu come el Duca 
di Milano era entrato in Furlì, e fece morire alcuni. 

E a dì primo di giugno 1488, ci fu come el Si- 
gnore di Faenza ' era stato tagliato a pezzi con con- 
sentimento della moglie di messer Giovanni Bentìvogli, 
ch'era niadre della moglie di detto Signore di Faenza. 
E così fu. 

E a dì 5 di giugnio 1488, ci fu- come messer Gio- 
vanni Bentivogli era stato preso da que' di Faenza , 
a stanza de' Fiorentini ; e gridato Marzocco nella città. 
E così fu. 

E a dì 12 di giugno 1488, fu licenziato messer Gio- 
vanni BentivogU da' Fiorentini. Andò Lorenzo de' Medici 
in Mugello, dove fu fatto venire el detto messer Gio- 



1 Galeotto Manfredi. 



1487-88] 55 

vanni, e parlò con lui e fecegli onore e rimandoUo a 
Bologna, e bene acconpagnato e pacificato. 

E a di 17 detto, e Bolognesi, per dispetto, come in- 
grati, feciono certi marzocchi di paglia e certe arme 
de' cittadini nostri, e arsogli in sulla piazza di Bologna, 
in dispregio. 

E a dì 24 di giugno 1488, el dì di Santo Giovanni, 
quando andava l'offerta, fu preso un bolognese che taglia- 
va e puntali di cintole, e rubava ; e non v' andò un'ora 
che, sanza riguardo della solennità d'un tanto Santo, 
lo 'npiccorono alle finestre del Capitano. E stettevi tutto 
1 dì insino alla sera, quando el palio andava a le mosse. 
E in questa ora si levò un vento cosi grande, tenpesta 
d'aqua e di gragniuola, che mai fu veduto simile. Per 
modo che, le tende che si pongono sopra la Piazza di 
San Giovanni si stracciorono in migliaia di pezzi, che 
ventorono cenci da niente; e bisognò rifarle tutte di 
nuovo. Fu tenuta una cosa molto maravigliosa e am- 
mirativa; stimando fussi per tale omicidio. Fu molto 
ispaventevole nel cospetto di savi e buoni uomini, per- 
chè parve un poco di passione de' popoli, sendo bolognese, 
6 avendo di pochi dì arsi que' marzocchi a Bologna. Si 
corse un poco a più furia. Si poteva serbarlo a un al- 
tro di. E per quella sera non si potè correre el palio. 

E insino a di 28 di marzo 1487, intervenne questo 
caso, che fu inpiccato uno alle forche qui di Firenze, e 
poi fu spiccato, e finalmente non era morto. Fu portato 
a Santa Maria Nuova, e stette insino a dì 11 d'aprile 
1487. E perchè que' di Santa Maria- Nuova lo vidono di 
mala natura, e per certe parole ch'egli usava, di fare an- 
cora certe vendette e altro ; gli Otto deliberorono di farlo 
di nuovo inpiccare, e cosi fu inpiccato la seconda volta. 

E in detto dì 15 d'aprile 1487, furono rotti e Gie- 



56 [1487-89 

novesi da' Fiorentini a Serezzana, e^ morivvi uomini as- 
sai. E tolsono loro tutte rartiglierie e la bastìa, e soccor- 
sono Serezzanello, e mandarono qui due prigioni, messer 
Luigi dal Fiesco e un suo nipote. ' 

E a dì 22 di giugno 1487, si prese Sarzana a ore 
12. E qui fu le nuove a ore venti. 

E a dì 30 di luglio 1488, morì madonna Clarice, 
donna di Lorenzo de' Medici. 

E a dì 12 di settenbre 1488, venne in sul Palagio 
de' Signori una saetta, circa a ore 14, e détte in su' lione 
e venne giù. E trovò due forestieri su presso alle can- 
pane, che fu un Cancelliere del Conte di Pitigliano, e 
fecelo cascare quasi morto e tramorti ; e l'altro fu poco 
meno : pure non morirono. Né fece troppo danno al Pa- 
lagio. Parve una cosa d'amirazione, toccare a due fore- 
stieri, sondo in Palagio centinaia d'uomini. Andavano 
per vedere el palagio e le canpane. 

E a dì 15 di giennaio 1488, passò di qui la figliuola 
del Duca di Calavria , * eh' andava a marito al Duca di 
Milano, con grande cavalleria e con molti Signori e con 
molte matrone e damigelle , eh' andavano co lei ; con 
grandissima baronia. Feceseli un grande onore, e grande 
spesa sanza misura. 

E a dì 10 marzo 1488, ci fu come el Papa aveva 
fatto 6 Cardinali che furono questi: due franciosi, uno 
milanese, due sua nipoti, e uno fiorentino, che fu figliuolo 
di Lorenzo de' Medici. * Al nome di Dio ch'è una grande 
grazia alla città nostra in gienerale, e in particulare al 
suo padre è alla suia Casa. 



1 Orlandino figliuolo d'Obietto fratello di Luigi. 

2 Isabella d* Aragona. 

3 Giovanni che fu poi Leon X. 



1489] 57 

E a dì 12 d'aprile 1489, ci fu come a Vinegia era 
nato uno mostruo di questa qualità; la bocca fessa per 
lungo del naso, e un occhio dal naso e uno dirietro 
all'orecchio ; e fesso tutto '1 viso, come se gli fussi stato 
dato una coltellata. E dinanzi alla testa aveva un corno 
ch'era la, natura. Visse 3 in 4 dì. Tagliorono quel corno 
e subito morì. Dicono che le parti da basso essere di 
strana maniera. Aveva coda d'animale. 

E in questi dì ne naque un altro a Padova, el ve- 
nerdì santo, ch'aveva a ogni braccio due mani, e due 
teste. E visse 2 in 3 giorni. Una di quelle teste morì 
prima , e tagliatola, 1' altra visse poco. E in oltre una 
donna di 60 anni à fatto tre figliuoli a un corpo. Que- 
ste cose strane sono state qui a Vinegia in pochi dì. 
Questa lettera fu scritta apunto come eli' è qui, e fu 
mandata nel banco di Tanai de'Nerli. E di quivi la co-, 
piai, e fu vero. Questi segni significano grande tribula- 
zione alle città dove vengono. 

E a dì 10 di luglio 1489, si cominciò a recare ghiaia, 
per fare e fondamenti del palagio di Filippo Strozzi a 
lato al Canto de' Tornaquinci, che si cominciò prima da 
questa parte de' Tornaquinci. 

E a dì 16 detto, si cominciò a cavare e fondamenti, 
pure da questa parte, e presono della Piazza ' circa brac- 
cia 10. 

E a dì 6 d'agosto 1489, si cominciò a rienpire e 



1 La Piazza de' Tornaquinci , che lo Strozzi ebbe facoltà di 
occupare dalla Repubblica e dalla Consorteria di quella Famìglia. 
Questi ricordi relativi alla fabbrica del palazzo sono molto più 
copiosi di quelli scritti daìF edificatore del medesimo e pubblicati 
in appendice alla vita dello stesso Filippo (Firenze 1851/ Per '» 
loro esattezza possono confrontarsi con quelli lasciatici da Tri- 
Baldo De' Rossi nelle sue Ricordanze. 



5g * [1489 

fondamenti, a ore 10, a punti di luna. E FiKj^ Strozzi 
fu el primo che vi comindò a gittare giù la ghiaia e 
la calcina, da questa parte, e certe medaglie. 

. E a dì 20 detto, fu fornito di rienpiere questa parte 
della Piazza de' Tornaquinci. E tuttavolta ai disfacevano 
le case, con grande numero di maestri e di manovali; 
ch'erano occupate tutte le vie intorno di montagne di 
sassi e di calcinacci e di muli, d' asini che portavano via 
e recavano ghiaia; per modo che con difficultà di chi 
passava per queste vie. E noialtri artefici stavamo con- 
tinuamente nella polvere e nella noia della giente che 
si fermava per vedere, e chi per non potere passare 
colle bestie cariche. 

E a di 21 di luglio ' 1489, si cominciò a murare so- 
pra detti [fondamenti]. 

E in questi tenpi si faceva tutte queste muraglie: 
l'Osservanza di Samminiato de' Frati di San Francesco; 
la sacrestia di Santo Spirito ; la casa di Giuliano Gondi, * 
e la Chiesa de'Frati di Santo Agostino fuori della Porta 
a San Gallo. * E Lorenzo de' Medici cominciò un palagio 
al Poggio a Calano, al luogo suo, dove à ordinato tante 



1 Così il manoscritto, ma forse voleva scrivere: agosto. 

2 Questo palazzo^ appunto ai nostri giorni, si è veduto, con 
molta lode del suo possessore , portare a compimento dal lato 
di mezzodì. Nel terminare quest^ opera sono stati demoliti gli 
avanzi di quella casa rispondente in Via de^ Gondi, già della Do- 
gana, e più anticamente delle Prestanze, che Giuliano compra 
dall'Arte de' Mercatanti per servigio della sua fabbrix^, e nella 
quale abitò da fanciullo Leonardo da Vinci : fatto che a me, per 
il primo, riuscì di mostrare nel luglio 1872. 

3 Per l'assedio del 1529 fu demolita insieme col Ck>n vento che 
vi era unito. L'una e Taltro occupavano presso a poco T area dei 
Parterre e dell'Oratorio della Madonna della Tosse. I frati furono 
trasferiti in città, dando loro la Chiesa di S. Iacopo tra' Posai. . 



1490] 59 

belle cose, le Cascine. Cose da signori! E a Serezzana 
si murava una fortezza; e molte altre case si murava 
per Firenze, per quella Via che va a Santa Caterina, e 
verso la Porta a Pinti , e la Via nuova da' Servi a Ce- 
steUo, ' e dalla Porta a Faenza verso San Bernaba, e in 
verso Sant' Ambrogio , e in molti luoghi per Firenze. 
Erano gli uomini in questo tenpo atarentati al murare, 
per modo che e' era carestia di maestri e di materia. * 

E a di 18 di maggio 1490, si puose al palagio degli 
Strozzi la prima cornice sotto e bozzi, in sul Canto 
de* Tornaquinci ; che senpre si faceva qui innanzi a gli 
altri canti. 

E a dì 2 di giugno 1490, si rizzò Tantenna e *1 fal- 
cone da tirare su le pietre, pure qui in sul Canto. 

E a dì 11 di giugno 1490, si puose el primo bozzo 
al detto palagio. 

E a dì 27 di giugno 1490, io Luca Landucci apri 
la bottega nuova qui dirinpetto al detto palagio degli 
Strozzi; e feci la 'nsegna delle Stelle. E lasciai quella 
bottega vecchia di sul canto, eh' è de' Rucellai. E questa 
»uova è de' Popoleschi. 

E a^ dì 21 di settenbre 1490, cadde una pietra in 
Santa Maria del Fiore, grande d'una mezza soma di 



* In questo tempo chiamavasi Cestello il Convento attuale di 
S. Maria Maddalena in Borgo Pinti , che apparteneva ai Cister- 
censi. Nel 1628 lo barattarono con quello delle monache di S. Ma- 
ria degli Angeli di Borgo S. Frediano, dette ancora di S. Maria 
Maddalena de* Pazzi. 

2 Nel maggio del 1489 la Signoria, volendo provvedere alla bel- 
lezza della città, e all'utilità e al comodo ancora di chi in quella 
abitare volesse, concesse l'esenzione per 40 anni da qualunque 
gravezza per quelle case che di nuovo si fabbricassero dentro 
5 anni « ne^hioghi dove non sia casa né alcuno principio )>. Que- 
sto termine, nel marzo del 1494, fu prorogato a tutto Tanno 1497. 



60 [1490-91 

mulo, da uno di quegli occhi della cupola alti, di verso 
la sacrestia dove non si parano e preti ; e cadde allato 
al coro. Ed era l'ora quando si paravano e preti per 
dire el vespro. E non fece male a persona, ch'era già 
piena la chiesa di giente, che fu cosa maravigliosa, come 
piaque a Dio che ci aiuta. 

E a dì 19 d'ottobre 1490, si puose el drago di bronzo 
al palagio. ' 

E a di 22 di dicenbre 1490, si scopri la capella di 
Santa Maria Novella, cioè la capella maggiore. L'aveva 
dipinta Domenico del Grillandaio; e feccia dipigniere Gio- 
vanni Tornabuoni. E fece il coro di legname intorno 
alla capella. Che costò solo la pittura fiorini 1000 d'oro. 

E a di 10 di giennaio 1490, ghiacciò tutto Arno in 
modo che vi si fece su alla palla, e arsevisi su scope; 
fu gran freddo. 

E a dì 17 di giennaio 1490, questa notte che seguita 
verso e 18 dì, piovve una certa aquitrina, la quale in 
mentre che pioveva ghiacciava, e giugniendo in su gli 
alberi faceva ghiaccinoli. E fu in tanta quantità che '1 
peso tirava in terra gli albori e ronpeva tutti e rami. 
E nota che fu nella somità de'monti. Circa a un mezzo 
miglio presso a' fiumi non fece danno. E cominciò da 
Fiesole, insino in Mugiello ; e a San Godenzo e a Dico- 
mano fece grandissimi danni. E a me, a Dicomano, cavò 
delle barbe parecchi castagni grossi e querce, e ruppe 
quasi tutti e rami d'ulivi e d'ogni altro legniamo, per 



1 Per intendere e correggere ove occorra questa notizia, gio- 
verà forse quella registrata dal rammentato Tribaldo De' Rossi: 
« A di 20 d'ottobre 1490. Fo ricordo chome a di detto Filippo 
Strozzi, che fa el palagio suo, missono su e muratori la canpa^- 
nella del chanto dirinpetto a la Logia de* Tornaquinci , cioè la 
canpanella del Serpente » 



1491] 61 

modo tale che a uno mio podere , de' rami soli si fece 
circa 20 cataste di legnie e assi di castagni di più d'un 
braccio larghe; che mai fu veduto al mondo tale cosa. 
Per tal modo che chi si trovò in tali luoghi, credeva 
che gli avessi a finire el mondo, sentendo ronpere e 
schiantare ogni cosa sanza rimedio, a sentire tutti bo- 
schi e '1 grande remore. Era tale filo d'erba che pe- 
sava parecchi libbre, le secce del grano ne'canpi pare- 
vano organi per tutto. E pagliai parevano tetti tutti 
invetriati, ne si poteva andare per terra in veruno luogo. 
A chi toccò fu pericolato. E poderi per molti anni re- 
storono guasti che non feciono frutto, gli ulivi restorono 
piantoni e le querce tutte guaste. Fu una cosa incredibile 
e vera. 

E a di 19 di gennaio 1490, venne Arno molto grosso 
e rovinò el mulino dei Ponte a Rubaconte a lato a 
Santa Maria delle Grazie, e affogovvi un portatore. E 
uscì Arno in più luoghi del lato suo. Questo mulino fa- 
ceva filatoio. 

E a dì primo di maggio 1491, si mutò le monete, 
cioè si cominciò a spendere le monete bianche. E feciono 
che '1 grossone valessi 16 quattrini e mezzo, come va- 
levano e vecchi di questa moneta bianca ; e che si do- 
vessi pagare le gravezze e le gabelle di moneta bianca, 
che fu al popolo un poco d'agravamento ; che si paga più 
el quarto , e '1 popolo aveva bisogno d'aleggerire. E' fu 
aggravato per permessione divina, pe' nostri peccati, per- 
chè e' sono più tristi e poveri eh' e ricchi e grandi, co- 
munemente. Sia a laide di Dio. 

E a dì primo di maggio 1491, si cominciò uno rialto 
traila Loggia de' Signori e '1 Palagio, in tanto alto che 
s'andava al pari dalla porta ^del Palagio nella Loggia; 
con iscale, e di verso San Piero Scheraggio e di verso 



62 [1491-92 

la Piazza; in modo che non potevano passarvi più n'e 
cavagli, né altre bestie ; e anche un poco incomodo agli 
uomini ,' avere a salire e scendere. A chi piace, e chi 
no: a me non piaceva troppo. 

E a dì 15 di maggio 1491, mori questo Filippo Strozzi 
che murava el detto palazzo; e non vide andato su in- 
sino alla lumiera. Vide fatto insino alle canpanelle. Ben 
puoi vedere che cosa sono le speranze di queste cose 
transitorie. E' pare che Y uomo ne sia signore , egli è 
Toposito, loro sono signore di noi. Durerà questo palazzo 
quasi in eterno: guarda se questo palazzo à signoreg- 
giato lui, e di quanti ancora sarà signore. Siano di- 
spensatori e non signori, quanto piace alla bontà di Dio. 
Ogni cosa è posto nella volontà di Dio e a decoro del 
suo universo. Onde io priego Iddio che gli abbi perdo- 
nato e sua peccati. 

E a dì 7 di settenbre 1491, fu fornito di volgicre 
l'arco della porta di questo palagio, qui tra' Ferravecchi. 

E a di 5 di giennaio 1491, gli Spagniuoli eh' erano 
qui in Firenze per stanza, feciono fuochi e festa assai 
perchè ebbono nuove, come el loro Re di Spagna aveva 
conquistato tutta la Granata, e vinto é scacciato tutti e 
Mori ch'erano in quello regno di Granata: la quale nuova, 
non tanto fu la groria e utilità di quello Re, ma utilità 
e groria di noi e di tutti e Cristiani e corpo della Santa 
Chiesa. Fu stimato dagli uomini buoni e fedeK un grande 
aquisto per la fede di Cristo , e principio all' aquisto 
degl' Infedeli di Levante e di Gierusalem. 

E a di 10 di marzo 1491, el figliuolo di Lorenzo 
de' Medici cardinale, ebbe el cappello dal Papa. ' Fugli 



1 Quando nel 1488 fu fatto cardinale non ne ebbe T insegne 
attesa la 8uu età di soli 13 anni. 



1492] 63 

dato alla Badia d'andare a Fiesole; e andogli incontro 
molti cittadini, e venne in Firenze, e andò a vicitare la 
Signoria ; e Taltro dì andò a udire messa in Santa Maria 
del Fiore. E in detto dì gli fu presentato dalla Signoria 
di Firenze 30 carichi di portatori d'arienti, bacini, me- 
scirobe e pìattegli, e di tutti gli strumenti che si pos- 
sono adoperare d'ariento, ad ogni grande signore, che 
(secondo che si disse) furono stimati più di 20 mila fio- 
rini; benché a me non mi pareva possibile; pure si di- 
ceva per pubrica boce e fama, e però lo scrivo. Per 
certo fu un ricco e magno dono. , A laide di Dio. 

E a dì 12 detto, el detto Cardinale andò a Roma 
al Papa. 

E a dì primo d'aprile 1492, si cominciò a porre el 
davanzale al palagio. 

E a dì 5 d'aprile 1492, venne la sera, circa a 3 ore 
di notte, una saetta in sulla lanterna della -cupola di 
Santa Maria del Fiore, e ruppela presso che mezza, 
cioè levò uno di que' nicchi di marmo , e molti altri 
marmi, di verso la porta che va a' Servi, per tale mi- 
racoloso modo che ne' nostri dì non vedemo d'una saetta 
tale effetto. Per modo che, se fussi stato da mattina, 
quando si predicava (che si predicava ogni mattina in 
quello tenpo con 15 mila persone d'udienti) bisognava 
di necessità vi morissi centinaia di persone. Ma noi 
permisse el Signore. Cadde quel nicchio e détte in sul 
tetto della chiesa traile due porte che va a' Servi , e 
ruppe el tetto e poi la volta in cinque luoghi, e poi si 
ficcorono nell' amattonato in chiesa. E cadde molti mat- 
toni e materia della volta, che agiugneva insino alle pan- 
che della predica, ch'avrebbe giunti molti a sedere. 
E anche in coro cascò materia ma non grossa. E di fuori, 
cascò molti pezzi di marmo, dalla porta che va a' Servi ; 



64 [1492 

de' quali un pezzo ne cascò sopra que'passatoi nella via 
e ficcò el passatoio e se sotterra; e un altro ne passò 
la via, e détte in sul tetto della casa dirinpetto alla detta 
porta che va a' Servi ; e passò el tetto e poi più palchi 
e poi la volta, e ficcossi sotterra nella volta; non fece 
male a persona; ch'era la casa piena di giente. Stavavi 
un Luca Rinieri. Pensa che appena rimasono vivi di 
stupore e di terrore, per gran fracasso; che non tanto 
quello ch'andò nella volta, ma più pezzi ch'andorono in 
su quei tetti di fuora eh' crono quivi intorno, e anche 
fece danno a quella tribuna di fuori della cupola. ' 

E nota che quello nicchio grande cadde in chiesa e 
fece una grande buca nell' amattonato, e non si guastò 
di niente quanto fussi un grosso. Fu tenuta una cosa 
molto amirativa e significativa di qualche cosa grande, 
però che gli era tenpo sereno sanza nugoli; venne così 
inproviso. 

E a dì 8 d'aprile 1492, morì Lorenzo de' Medici a 
Careggi , a' luogo suo ; e dissesi , che sentendo lui le 
nuove dell'effetto della saetta, così amalato, dimandò 
donde era cascata, e da che lato. Fugli risposto, e fu- 
gli detto; e che disse: Orbe: io sono morto, ch'è cascata 
verso la casa mia. E forse non ne fu nulla, ma pure 
si diceva. 

E a dì detto, lo recorono in Firenze, la notte alle 
5 ore, e messolo in San Marco nella Conpagnia; e 
quivi stette tutto dì 9, che fu lunedì. E a di 10, mar- 
tedì, si seppellì in Sa' Lorenzo, circa a ore 20. Ben 



1 Nel Codice Marucelliano leggesi in margine questa postilla: 
« Questo medesimo avvenne Tanno .... che cascò una saetta e 
fece simile effetto su la medesima casa, e restò un marmo su certe 
travi e qui restò, che se cascava amazzava molti. Et vi stava mes- 
ser Vincenzio de' Rossi scultore ». 



1492] 66 

può pensare ogniuno ch'è la vita umana nostra ; questo 
uomo era, secondo el mondo, el più grorioso uomo che 
si trovi, e '1 più ricco e '1 maggiore stato, più riputar 
zione. Ogniuno lo predicava che governava T Italia, e 
veramente era una savia testa; e ogni suo caso gli riu- 
sciva a bene. E al presente aveva condotto quello che 
per gran tenpo ninno cittadino l'aveva saputo fare : avere 
condotto el suo figliuolo al cardinalato. E non tanto à 
nobilitato la casa sua , ma tutta la città. E con tutte 
queste cose non potè andare più là un'ora, quando venne 
el pùnto. E però : uomo, uomo, qual cosa abbiano noi da 
'nsuperbire ? El vero atributo umano è la vera umiltà . 
e però ogni volta che noi insuperbiàno , e che noi ci 
stimiàno più che gli altri, e non riconosciàno da Dio 
ogni benifizio spirituale, corporale e tenporale; allora 
usciàno de'termini umani. Ogni cosa ch'esce de' termini 
sua, quella cosa è guasta, e le cose che gli doverrebbono 
fare bene gli fanno male. La vera propietà dell'uomo 
si è la vera mansuetudine e umilità, e stimare Iddio 
ogni cosa, e' resto nulla, se non in tanto quanto l'à 
fatta buona Iddio : el quale sia benedetto in etterno 
da tutte le creature, com'è degno. El quale mi per- 
doni e miei peccati , e così perdoni al sopradetto morto , 
come voglio che perdoni a me ; e cosi a tutte le creature 
umane. 

E a dì 20 di maggio 1492, tornò in Firenze el Car- 
dinale de'Medici, e fu in domenica. 

E a dì 26 di luglio 1492, morì papa Innocenzio ot 
tavo, in giovedì; e domenica sonò qui per la sua morte, 
a dì 29. 

E a dì 6 d'agosto 1492, fu in Firenze uno adirato 
tenpo, in tal modo, per buon pezzo, l'aria pareva come 
fa la girandola quand'olia s'accende; così spesseggiava. 



66 [1492-94 

di tuoni e baleni: per modo tale che, cessato el tenpo^ 
fu anoverato di quelle che feciono segno evidente, circa 
a otto saette in Firenze : una in sul canpanile di Santa ^^ 
e una in sulla Porta di San Gallo, e una alla Porta al 
Prato, una alla Porta a Pinti, e i' molti altri luoghi. 
Non feciono troppo danno, e no' ci morì, 

E a di 11 d'agosto 1492, alle 23 ore, ci fu come 
el Papa era fatto, e fu fatto un Cardinale, che era Vece- 
cancelliere, ed era spagniuolo; e chiamossi Papa Ales- 
sandro sesto, 

E a di 12 detto, ci fu el certo in sulla nona; e so- 
nossi le canpane per la sua creazione. 

E a di 7 di novenbre 1492, andorono e nostri an- 
basciadori a Roma, a vicitare el Papa ; e fu uno Piero 
di Loretìzo de' Medici, e '1 Vescovo d'Arezzo, e Pier 
Filippo Pandolfìni, Francesco Valori, Tommaso Miner- 
betti. Andorono molto in ordine e massime Piero dei 
Medici, 

E a dì 20 di dicenbre 1492, tornò questo Tommaso 
Minerbetti, cavaliere per le mani del Papa, 

E a dì 17 d'agosto 1493, intervenne questo caso 
eh' un certo marrano, per dispetto de' Cristiani, ma più 
tosto per pazzia, andava per Firenze guastando figure 
di Nostra Donna, e in fra l'altre cose, quella eh' è nei 
pilastro d' Orto Sa' Michele, di marmo, di fuori, GraflSò 
'l'occhio al banbino e a Santo Nofi^i; gittò sterco nel 
viso a Nostra Donna. Per la qual cosa, e fanciugli gli 
cominciorono a dare co'sassi, e ancora vi posono le mani 
ancora uomini fatti ; e infuriati, con gran pietre l'ammaz- 
zorono, e poi lo strascinorono con molto vituperio, 

E a di 20 di settenbre 1493, ci fu come '1 Papa 
aveva fatto cardinali, 
^ E a di 20 di giennaio 1493, el dì di San Bastiano, 



1494] 67 

nevicò in Firenze la maggiore neve che si ricordi mai, 
secondo che dissono e più antichi. E infra l'altre cose 
mirande, ch'ella venne con certo vento con una bufera, 
in tal modo, che per tutto '1 di non si potè mai punto 
aprire usci, liè bottega, né finestre di casa. E durò dalla 
mattina, a l'Avèmaria, insino a l'altra mattina a l'Ave- 
maria, che furono 24 ore, che mai cessò punto, senpre 
colla bufera ; per modo tale che non era fesso ne'buco- 
lino sì Piccolino, che non avessi el monte della neve in 
casa; ne' si suggellata casa che non fussi sì piena di 
neve, che si penò più dì a votarle. Vedevi per tutte le 
vie gittate dalle finestre e monti della neve, che ba- 
storono molti dì, che non poteva passare né bestie né 
persone, in molti luoghi. Ed crono tanta la gran quan- 
tità per le strade, che bastò molti dì che non si poteva 
consumare, come fa qualche volta quando si raguna per 
fare un lione. Così durorono que'monti, perchè più d'otto 
giorni durò per la città. Chi lo vide lo crede. El simile 
fece a Dicomano in villa mia. Mandai Benedetto fra 
otto dì a votare la casa, che la trovò alta in casa come 
se non vi fussi stato tetti. E fu in capo d'otto dì. Sic- 
ché fu universale per tutto. 

E a di 29 dfgiennaio 1493, ci fu, come el Re di 
Napoli era morto. Alcuni dicevano che gli era morte 
di maninconia, perchè intendeva tuttavolta che '1 Re dì 
Francia passava. 

E a dì 10 di marzo 1493, si gittò dalle finestre del 
Capitano uno, per fuggire la prigione, e morissi. 

E a di 26 d'aprile 1494, fu sostenuto in Palagio Lo- 
renzo e Giovanni di Piero Francesco de'Medici; e dis- 
sesi che vi fu chi voleva che fussino morti, ma non si 
disse perchè. E a dì 29 detto furono licenziati di Pa- 



68 [1494 

lagio. E a dì 14 di maggio 1494, andorono a' confini Lo- 
renzo e Giovanni di Pier Francesco de' Medici. * 

E a dì 4 di maggio 1494 , entrò in Firenze 4 an- 
basciadori franciosi. Aloggiorono in casa che fu di mes- 
ser Iacopo de' Pazzi. 

E a dì 5 detto, andorono alla Signoria; esposono 
l'anbasciata e ebbono la risposta. E a dì 7 si partirono, 
e andorono a Roma. ' 

E a dì 19 di maggio 1494, ìfacemo venire la Nostra 
Donna di Santa Maria Inpruneta, perchè restassi di 
piovere: fumo esalditi. ' 



* Gli storici fiorentini danno per motivo di tali provvedimenti 
una rissa stata tra questi Medici e Piero, discordando nelle ca- 
gioni che accesero la medesima. Scrittori contemporanei però ac- 
cennano alla loro troppo stretta aderenza col Re di Francia. Spe- 
ravo luce dai documenti, ma una deliberazione de Signori e Collegi 
de* 29 aprile 1494, colla quale si rilegavano a vita fuori della città 
un miglio, non premette che queste parole: iustis caitsis, ut di- 
^erunt moti, et ad Statum multum pertinentihus ec. Un altra poi 
de' 9 novembre, che gli restituisce in patria, incomincia cosi: At- 
tenta humanitate et honis morihus Laurentii et Ioannis Pier 
Francisci de Meiicis et qualiter, contra justitiam et omne debi- 
tunij et ad instantiam tirannorunij fuerunt relegati ec. Lasciarono 
veramente la città il di 14> come dice il Landucci, cioè quindici 
giorni dopo la deliberazione, come era stato decretato, e il di suc- 
cessivo fu prodotta la fede della loro rappresentazione ai confini, 
essendo andati a stare nella villa di Castello. Libro di Delibera- 
zioni ad anum dei Signori e Collegi nel R. Archivio di Stato di 
Firenze. 

* Nel loro soggiorno in Firenze furono serviti colle argenterie 
della Signoria, e fu concesso ai suonatori della medesima di an- 
dare a suonare per onorarli. 

3 Questa, venuta fu decretata il di 13 dello stesso mese , e il 
14 si elessero alcuni dei Collegi, incaricandoli di fare i provvedi- 
menti opportuni. , 



1494] 69 

E a dì 10 di giugno 1494, venne Arno grosso, in- 
tal modo che coperse di molti grani, e fece un gran 
danno di sotto e di sopra. E fu tale che ninno di no- 
stri più antico non si ricorda in questo tenpo sì grosso. 
E venne in sulla sera ; fece danno assai a'grani ch'erano 
come maturi. 

E adì 10 di luglio 1494, ritornorono gF inbasciadori 
da Roma, franciosi; rimasene uno in Firenze. 

E in questi di, venne l'armata del Re di Napoli ih 
Porto Pisano, e asediorono la Spezie e Porto Veneri. 

E a dì 22 di luglio 1494, andorono di qui anbascia- 
dori a Vinegia, che fuPagoloantonio Sederini ' e Giovan 
Battista Ridolfì. 

E a dì 5 d^ agosto 1494, andò Piero de' Medici in- 
contro al Duca di Calavria, in quello d'Arezzo, a vici- 
tarlo, come si va a vicitare un gran maestro, un signore.. 
Esondo in Firenze gì' inbasciadori del Re di Francia, e 
chiedendo el passo, e non sondo loro dato così presto, 
e intendendo questa andata di Piero, presono sospetto 
che Firenze non fussi amica del Re; secondo che si 
parlava per la città, e che '1 Re minacciava Firenze. Ed 
è stato fatica dargli ad intendere che noi siano fede^ 
lissimi amici, e che '1 sospetto non era nulla ; benché io 
non abbi queste cose se non per pubrica boce e fama. 

E in questi dì, giunse l'armata del Re di Francia 
a Giono va, e molto si parlava di questo che s'appicche- 
rebòno insieme, 

E a di 11 di settenbre 1494, fu rotta l'armata del 
Re di Napoli a Rapallo da quella del Re di Francia è 
de'Gienovesi ; e non perchè s'appiccassino insieme l'ar- 



1 Fu revocato il 9 novembre. 



70 [1494 

mata, ma quella di Napoli, inppudentemente, cavò di 
galea circa 3000 fanti e mandogli in terra, stimando 
pigliare Rapallo; e finalmente fu tramezzato loro la via 
da'Grienovesi e dal Re, e non poterono tornare a galea. 
Fuggirono verso e monti, e furono tutti presi e morti 
e tutti spogliati, per modo che rimase Tarmata del Re 
di Napoli disarmata e disfatta. 

E a dì 21 di settenbre 1494, ci fu come el Re di 
Francia era entrato in Grienova, e eh' e Gienovesi gli 
facevano sì grande onore, parata tutta la città, in tanto 
eh' avevano posto le porte^ della città in terra , per più 
magnificenza e sicurtà del Re. Ma non fu poi vero che- 
'1 Re v'andassi, fu ben vero l'apparato, e che l'aspet- 
tavano. Dissesi che non si fidò d'entrarvi. 

E a dì 4 d'ottobre 1494, venne in Firenze un se- 
condo inbasciadore del Re di Francia, e andorono alla 
Signoria, e non ebbono ricisa risposta, ma confusa; in 
modo isdegnati, che a dì 9 detto si partirono di Firenze, 
tutt'a due, e ritornorono al Re sanza el passo. El qual 
Re si disse ch'egli aveva giurato di dare a sacco Firenze 
alla sua giente. D'onde si venissi el non dare el passo 
volentieri, parve a ogniuno grande stoltizia e pericolo. 

E a dì 23 d'ottobre 1494, ci fu come el Duca di 
Calavria era morto a Napoli, di sua morte, e forse di 
maninconia ; che non fu sanza amirazione che in sì poco 
tenpo morissi el padre e '1 figliuolo, sotto tanto sospetto 
di perdere lo stato. Veramente egli era venuto la ple- 
nitudine del tenpo, che la mano di Dio lo toccò. Allora 
si comincia a credere e fermare ogni nostra superbia e 
cosi sarà di tutti noi altri. Messer Francesco, che giova 
soggiogare gli altrui paesi? Iddio ci perdoni e nostri 
peccati. 

E a dì 26 d'ottobre 1494, si partì di qui Piero 



1494] 71 

de' Medici e andò per la via di Pisa incontro al Re di 
Francia; e come giunse al Re, gli fece dare le chiavi di 
Serezzano e di Pietrasanta e anche gli promisse danari. 
Ei Re volendo intendere el vero se gli aveva questa 
comessione , e' venne qui Lorenzo di Giovanni Toma- 
buoni, ch'era andato col detto Piero de' Medici, e andò 
-alla Signoria, che gli fusse dato questa comessione; e 
noUo voUono fare. E Lorenzo un poco isljigottito non 
tornò in là: onde Piero fu un poco biasimato. E' fece 
come giovanetto, e forse a buon fine, poiché si restò 
amico del Re, a laide di Dio. 

E a dì 29 d'ottobre 1494, e Franciosi presono Fio- 
vizzano per forza, e missolo a sacco. 

E a dì 4 di novenbre 1494, andò un bando da parte 
della Signoria, che ogniuno fussi ubrigato mostrare la 
«uà casa per allogiare e Franciosi. E comandavano che 
non si toccassi ne cavassi nulla di casa. ' Non piaque a 
molti perchè mostravano di avere più pagura che non 
bisognava; che toccava a loro ad avere pagura, s'e'si 
fussi cominciato , ancora che fussi male per noi. Ma la 
mano di Dio non ci fu ned è mai levata di capo, per- 
chè à udito le lacrime e sospiri e preghi de' sua fedeli 
che vanno in verità, e che tutto '1 giorno lo priegano 
che facci bene a' buoni e retti di cuore, e che sopra 
tutte le cose amano l' onore e la groria di Dio e laldallo 
così nell'aversità, come nella prosperità, e non vogliono 
né disiderano altro ch'adenpiere la volontà di Dio, 



* Trovo ancora che TU novembre i Signori e Collegi deli- 
berarono: Quod nullus audeat resistere aperire et reserrare do- 
mum suam quin gentes Regis Francorum passini capere lodia- 
-menta et haòere receptum. Significando cuilibet persone quod 
nulli erit facta ,aliqua iniuria. 



72* [1494 

E a di 5 di novenbre 1494, certi mandatari del Re 
di Francia andavano per Firenze, e segnavano lo case 
che più gli piacevano. Andavano in casa, e per tutte le 
camere, e segnavano, questa per tale signore, e questa 
per l'altro barone, 

E nota eh' elle non furono centinaia ma migliaia ^ 
in tanto che tutta la città fu occupata per ogni luogo; 
che quelle che non crono segnate, quando giunsono le 
giente dell'arme e la fanteria, occuporono in un tratto 
tutti e borghi e vie che trovavano drente dicendo : apri 
qua; e non curavano se era povero o ricco. Davano ad 
intendere di volere pagare : pochi furono che pagassino. 
E se pure pagava qualche cosa, pagava le corna e man-^ 
giavasi el bue. E fu ancora maggior cosa, che furono 
pochi che levassino le donne di casa, eccetto che le fan- 
ciulle, che furono mandate a'munisteri e a' loro paren- 
tadi,' dove non era aleggiati. E in vero furono molto 
onesti, che non fu solo uno che parlassi una parola di- 
sonesta a femine. Avevano pure in secreto una grande 
paura: tutto '1 giorno dimandavano quanta giente può 
fare Firenze; e intesone come Firenze, a un suono di 
canpana, centomila persone tra dentro e di fuori. E'i 
vero era questo, che gli erano venuti con animo di met- 
tere a sacco Firenze ; e '1 Re l' aveva loro promesso ; 
ma non vidono el giuoco pure intavolato, non che vinto. • 
E tutto fece el Signore onipotente. 

E .a dì 5 di novenbre 1494, si fece qui 5 anbascia- 
dori, che fu Fra Girolamo predicatore dell' Ordine di San 
Domenico, abitante in San Marco, per patria Ferrarese ; 
el quale noi crediamo che sia profeta, e lui noi niega 
nelle sue prediche, ma senpre dice da 'parte del Signore^ 
e predice molte cose. El secondo fu Tanai de'Nerli, el 
terzo fu Pandolfo Ruceliai, el quarto fu Giovanni Ca» 



1494] 73 

valcanti, el quinto fu Piero Soderini; tutti cittadini 
fiorentini. E andorono a- dì 6 detto al Re di Francia 
ch'era in Pisa. 

E in detto dì , ci giugnieva assai Franciosi, ch'era 
l'antiguardo del Re, alogg^'ando per le case segnate, 
che le segnavano col giesso. 

E in questa sera circa a ore due; fu sentito in Pala- 
gio certi tocchi di canpana.- Inm odiato fu piena la piazza di 
giente, istimando suonassi a parlamento ; perchè ogni uno 
era sollevato e in grande timore, aspettando tutta volta 
gran cose. 

E a dì 8 di novenbre 1494, tornò qui in Firenze 
Piero de'Medici, che veniva dal Re di Francia da Pisa; 
e quando giunse in casa, gittò fuori confetti e détte vino 
assai al popolo, per recarsi benivolo al popolo; mo- 
strandosi avere buono accordo col Re ; e mostrossi molto 
lieto. 

E in detto dì, e Signori mandorono un bando che, 
insino che stessi el He in Firenze, non pagassi gabella 
né legno, né camangiari veruno; e '1 vino pagassi a 
mezza gabella; e che ogniuno potessi vendere e fare 
taverna. ' 

E a dì 9 di novenbre 1494, in domenica, circa a 
ore venti che sonava vespro, Piero di Lorenzo de'Me- 
dici volle andare alla Signoria in Palagio, e voleva me- 
nare seco e sua fanti armati. E non volendo la Signo- 



1 Questo bando veramente è del 6 novembre, e le esenzioni 
e diminuzioni di gabelle con esso concedute, diversificano un poco 
da quelle qui riferite: la durata delle medesime fu dal di 9 al di 
20, e in questo giorno furono anche prorogate per tutto il mese. 
Ciò fu fatto « perchè nella città sia abondantia di tutte le grascie 
per commodi tà degli habi tanti e forestieri , et per utilità de*poveri 
huomini ». 



74 [1494 

ria se non lui sanza arme, non vi volle andare solo, e 
tornossi a dietro. * E poi ritornava pure in piazza. E in 
questo cominciò a venire giente in piazza, e in un mo- 
mento si cominciò a gridare in Palagio Popolo e li^ 
berta, e sonare a Parlamento, e gridare dalle finestre 
Popolo e libertà, E inmediato, venne in piazza el gonfa- 
lone del Bue, e dietro a lui venne Francesco Valori 
a cavallo, con alcuni altri cittadini a cavallo, tutti gri- 
dando Popolo e libertà ; che fu el primo che venissi in 
piazza. E inmediatamente, non passò un* ora, che fu in 
piazza tutti e gonfaloni e tutti e cittadini. Fu piena la' 
piazza d'arme con grandissime grida Popolo e libertà, 
E benché non s'intendessi pe'popolo che si volesse dire 
tanta novità, nondimeno a casa Piero de' Medici non 
v'andò molti cittadini. Andoronvi e Tornabuoni e anche 
qualch'altri cittadini, e vestironsi l' arme con molti fanti, 
che lui aveva ordinati, e uscirono nella via alla sua 
porta, gridando Palle, E Piero montò a cavallo per ve- 
nire in piazza colla sua giente; e più volte si mosse e 
poi stava fermo. Credo che non si vide accompagnato da 
troppi cittadini, e anche gli dovette esser detto che la 
piazza era piena di cittadini armati. E in questo, el Car- 
dinale suo fratello si mosse da casa, con molti fanti e 
con que' cittadini che v'erano, e venne giù pe' Corso in- 
sino in Orto Sa' Michele, gridando Popolo e libertà 
come gli altri; mostrando partirsi da Piero. E in ef- 
fetto se gli fece inanzi la piazza, mostrandogli le punte 
con grande grida, chiamandogli traditori, e no' gli vol- 
lono acettare. Tornossi indietro non sanza pericolo. E 



^ Nel libro citato di Deliberazioni dei Signori e Collegi^ la 
seconda registrata in questo giorno è il precetto a Piero di com- 
parire, dentro un' ora dalla sua notificazione. 



1494 ] 75 

inmediato andò un bando, che ogni forestiere posassi 
Tarme, a pena delle forche, che n'andò uno al Canto 
della Macina, e un altro di poi nella Via de'Martegli, 
apresso al Chiassolino ; a pena delle forche, chi dessi aiuto 
o favore a Piero de' Medici. E in questo tenpo vedesti 
abandonare Piero de' Medici d'alquanti, e posare l'arme. 
Chi si partiva di qua e chi di là, in modo che rimaneva 
con pochi. Onde el detto Piero si partì e andò verso la 
Porta a San Gallo; la qual porta aveva fatta tenere 
aperta da Giuliano suo fratello, con molti fanti e di 
fuori. E di fuora, aveva el signor Pagolo Orsini con ca- 
vagli, armato, per venire drente. No'gli parve tenpo ; e 
aspettò Piero, e parve loro d'andarsene con Dio, e Giu- 
liano co' lui. El povero Cardinale, giovanetto, si rimase 
in casa, e io lo vidi alle sue finestre colle mani giunte 
ginocchioni, raccomandandosi a Dio. Quando lo vidi 
m' inteneri' assai ; e giudicai che fusse un buon giovane 
e di buona ragione. E veduto partire Piero, si disse che 
trasvestì come frate, e ancora lui se n'andò con Dio. 
E in questo tenpo mandorono un bando in piazza, che 
chi amazzava Piero de' Medici guadagniassi dumila du- 
cati, e chi amazzava el Cardinale n'avessi mille. E in 
questo tenpo uscì di piazza di molti fanti, che fu co'loro 
Iacopo de'Nerli ; e andoronò a casa ser Giovanni di ser 
Bartolomeo, e missonlo a sacco. E poi si volse la turba, 
e gridavano Antonio di Bernardo^ e missolo anche lui 
a sacco, e così missono a sacco el Bargiello. Senpre 
multipricava la giente e '1 popolo per andare a rubare. 
E questo fu fatto inanzi fussi 24 ore, che fu ogni cosa 
in manco di 4 ore. Onde la Signoria mandò un bando, 
che non si mandassi a sacco più case, a pena delle for- 
che. Onde tutti e gonfaloni andoronò tutta notte per 
Firenze alla guardia della città, gridando senpre Popolo 



76 [1494 

e libertà, con torchi acesi, in modo che non si fece più 
male; ecetto che fu morto un certo famiglio del Bar- 
giello in piazza , che gridò Palle. E in questo tenpo, Gi- 
rolamo di Marabotto Tornabuoni e Pierantonio Carnesec- 
chi, e altri di quella parte si rivolsono e gridavano Po- 
'pólo e libertà come gli altri. E volendo entrare in 
piazza, fu volto loro le punte e menato loro per modo 
che le corazze gli salvorono ; e andoronsi con Dio. Vero 
è ch'a Girolamo Tornabuoni gli fu cavato la corazza in 
Orto Sa' Michele, e raccomandandosi, gli fu salvato la 
vita, E Giovan Francesco Tornabuoni fu ferito nella 
gota malamente: si ritornò a casa. E nel prencipio del 
fatto e Franciosi, ch'erano aleggiati in Firenze, alcuni 
andorono co' l'arme dalla parte di Piero e gridavano, 
Francia. Credo che fussino avisati eh' eli' era fra citta- 
dini e cittadini, e che non facessino contro al Palagio,: 
ch'egli errerebbono: e così feciono. Tornorono a casa e 
sanza arme s'andavano per la città. ' > 

E a dì 10 detto, lunedì, ritornorono e cittadini in 
piazza armati, e tuttavolta mandavano a pigliare giente. 
Fu . preso Antonio di Bernardo , ser Giovanni di ser: 



^ La confusione di questa giornata deve essere stata grandis- 
sima e un poca ne apparisce anche nel nostro Luca, quando 
scriveva le cose in quella avvenute, sicchà ne registro alcune che 
forse non le appartengono. Per esempio riguardo alle taglie poste 
ai Medici trovo qualche contradizione nei documenti, perchè la 
Signoria, il di 20, con due distinte deliberazioni , prima bandi e. 
dichiarò ribelle Piero e poi promesse 2000 fiorini di premio a chi 
Io consegnasse illeso, 1000 a chi consegnasse ser. Piero di Fran^ 
Cesco da Bibbiena suo cancelliere e 500 per la consegna di Bernar- 
do fratello di ser Piero e anch'esso cancelliere. Dimenticò poi Por*'' 
dine dato di liberare i prigionieri delle Stinche e la nomina di 
Francesco Pepi e Braccio Martelli in ambasciatori al Re di Francia.ì 



1494] 77 

Bartolomeo, ser Simone da Staggia, ser Ceccone di ser 
Barone, ser Lorenzo che stava in Dogana, Lorenzo di 
Giovanni Tornabuoni, Piero Tornabuoni, cavati di casa. 
La Signoria mandò un bando, a pena delle forche, chi 
avessi o sapessi chi avessi beni di Piero de' Medici e 
del Cardinale suo fratello, e così di ser Giovanni e di 
ser Simone e di ser Piero che stava in casa e' Medici 
e d'Antonio di Bernardo e di ser Lorenzo di Dogana. ' 
E più mandorono un altro bando, che venissi al Con- 
siglio tutti i veduti e seduti. Andovvi un grande nu- 
mero di cittadini. E in questa mattina mandorono a 
sacco la casa del Cardinale che stava in Santo Antonio 
di Firenze. Mandoronvi e mazzieri, e feciono posare al- 
cune cose ultime che vi restorono. 

E a dì 11 detto, martedì, venne uno in piazza, di 
fuori della Porta [alla] 4j>, e disse avere lasciato indie- 
tro giente d'arme e fanti che venivano verso Firenze, 
di Piero de' Medici. Inmediataraente si cominciò a gri- 
dare Popolo e libertà^ e in manco di mezza ora fu in 
arme tutta la città, corendo in piazza di tanta pronti- 
tudine, che mai si vide simile unione, così presto, pic- 
coli e grandi, con tante grida Popolo e libertà. Credo 
ehe se fussi venuto tutto '1 mondo, non arebbe spuntato 
tale unione; per tal modo che fu permesso dal Signore 
che si facessi una tal pruova di questo popolo, in questo 
tenpo pericoloso de' Franciosi, che tuttavolta entravano 



1 I documenti danno cosi i nomi e le qualità di questi svi- 
scerati della casa di Piero de' Medici: Antonio di Bernardo di Mi- 
niato Dini, provveditore del Monte Comune; ser Giovanni di ser 
Bartolommeo da Pratovecchio, notaro delle Riformagioni ser Si- 
mone Grazzini da Staggia, notaro delle Tratte e ser Lorenzo di 
ser Antonio Tucci alias di Dogana. 



78 [1494 

in Firenze con cattivo animo di mettere Firenze a sacco* 
E veduto un popolo a ordine di questa natura, mancorono 
d'animo assai. E inteso la verità, che non veniva giente, 
si mandò bando che si posassi Tarme e fu in sull'otta del 
desinare. E nondimeno rimasono senpre alla guardia e 
gonfaloni, di dì e di notte, con buona giente; e tut- 
tavolta entrava molti cavagli e giente del Re di Fran- 
cia. E la Signoria fece aprire tutta la Porta di San 
Friano. E in questa sera, el Re di Francia albergò a 
Enpoli, e venne inanzi al Re più di 6 mila persone e 
co'lui altrettante, e dietro a lui altre 6 mila. E in que- 
sto di aleggierirono le gabelle e feciono grazie grandi. ' 

E a di 12 detto, mercoledì, ritornò Lorenzo di Piero 
Francesco de'Medici, e desinò alla sua casa della Gora, 
e la sera medesima andò incontro al Re,. che veniva 
'albergo a Legniaia, in casa Piero Capponi. E in que- 
sto dì, fu preso el Bargiello nella chiesa de' Sei*vi. ' E 
in questo dì, venne più Franciosi che negli altri dì, e 
enpierono tutte le case de' cittadini, e anche de' poveri, 
insino tutto Camaldoli. 

E a dì 13 novenbre detto, giovedì, ci fu nuove ch'e 
Pisani avevano corso Pisa e presa per loro , e tolsono 
un certo marzocco di marmo e stracinorolo per tutta 
Pisa, e poi lo gittorono in Arno, gridando: Libertà, E 



^ Aggiungo, che cassarono ed annullarono Tufficio degli Otto 
di Pratica, il Consiglio dei Settanta e quello dei Cento , tutte isti- 
tuzioni Medicee e dei loro aderenti. 

* Si chiamava Piero Antonio dall'Aquila. Il giorno precedente 
si era promesso un premio a chi avesse notificato dove era na- 
scosto ; e il di 14, i Priori deliberano qitod dono tradatur al si- 
gnor Giovanni da Maddaloni oratore del Re di Francia che lo ri- 
ceveva per il re stesso. 



1494] 79 

più ci fu nuove che Piero de' Medici e'frategli erano a 
Bologna; e qui entrava tanti Franciosi, Svizoli e tanta 
ciurma, in modo ch'era grande confusione e spavento 
e sospetto a ogni condizione di giente. Pensi ogniuno 
che cosa era avere quella ciurma per le case, e noji 
avere levato di casa nulla e trovarsi colle donne', e 
avere a servigli di ciò che bisognava, con grandissimo 
disagio. 

E a dì 14 detto, venerdì, entrò drente Lorenzo di 
Piero Francesco xie' Medici e '1 fratello, e alcuni altri, 
usciti e confinati, perchè avevano ribanditi tutti gli usciti 
dal trentaquatro in qua. E sappi che '1 detto Lorenzo 
de' Medici e 'P fratello ancora loro erano isbanditi. E 
già erano piene tutte le case. 

E a dì 15 di novenbre 1494, sabato, entrava tutta- 
vòlta gran giente, e qui s'ordinava di fare un grande 
onore al Re. ' 

E a dì 16 detto, domenica, si fece grande apparato 
pe'Re, in casa Piero de' Medici, e massime alla porta 
del palagio de' Medici. Feciono due grande colonne di 
fuori, che mettevano in mezzo la porta, con tanti ador- 
namenti, e arme del Re di Francia, che non si potrebbe 
dire. Era veramente una cosa trionfale , Stante erano 
grandi e ben fatte ogni cosa. Non ti dico nulla drento 
com'era apparato. E fecesi spintegli e giganti, e triunfì 
andare per la terra, e fecionojel dificio della Nunziata, 
con tante gale e arme di^ Francia] per] tutto Firenze, 
E feciono sopra la porta del Palagio de'Signori la detta 
arme del Re, grande e magna;;^con tanti ornamenti. 



1 Già fino da' di 11, la Signoria aveva ordinato a tutti i cit- 
tadini che per la venuta del Re andassero alla Porta a S. Fre- 
diano, ornati secondo la propria possibilità, per fargli onore. 



80 [1494 

E a dì 17 di novenbre 1494, entrò in Firenze el Re 
di Francia, alle 22 ore. Giunse alla porta a San Friano 
e andò per piazza, e andorono tanto adagio che gli era 
24 ore, quando entrò in Santa Maria del Fiore. Sca- 
valcò alle scalee, e andò all'altare iftaggiore, con tanti 
torchi, che dalla porta insino all'altare maggiore erano 
doppi, che lasciavano una via per mezzo netta di giente ; 
e per quella andò con sua baroni e cittadini, insino 
all'altare maggiore, con tanto tomulto di grida Viva 
Francia: mai fu sentito maggiore al mondo. Pensa 
ch'egli era tutto Firenze tra in chiesa e fuori. Ogniuno 
gridava, piccoli e grandi e vecchi e giovani, tutti d' un 
animo vero, sanz' adulazione. E vedutolo a piede, parve 
al popolo un poco diminuta la fama ; perchè invero era 
inolto piccolo uomo. Nondimeno non era ninno che nello 
amassi di buon cuore, e da dovere. Cosi fussi stato agie- 
vole a dagliene a intendere ch'ogniuno à el corpo pieno 
di gigli, e che ogniuno gli va in verità; in tanto, che 
deverebbe amare noi singularmente , e fidarsi di noi 
d'ogni e qualunche cosa. E questa è cosa vera, e ve- 
drallo per l'avenire la gran fede de'Fiorentini. E uscito 
di chiesa, rimontò a cavallo e andò a scavalcare a casa 
di Piero do' Medici al suo palazzo, senpre gridando Viva 
Francia; che mai fu fatta tanta alegrezza, e tanto onore 
d'un animo buono e non fitto, sperando in lui ogni no- 
stra pace e riposo. E finalmente non fu così, perchè ci 
tolse Pisa e donoUa a'Pisani, che non poteva né doveva 
farlo ; perchè détte quello che non era suo. ' 



1 Lo stesso giorno, la Signoria medesima decretò che ogni 
padrone di casa tenesse tutte le notti, finché il Re abitasse in Fi- 
renze, un lume sopra una finestra rispondente nella strada, dalle 
24 alle 5 ore di notte. Fu deliberato ancora di dare al Re le 
chiavi delle Porte a S. Frediano, S. Gallo e S. Pier Gattolino. 



1494] 81 

E a dì 18 di novenbre 1494, martedì, el detto Re 
andò a udire messa in Sa' Lof enzo, e io stetti alla me- 
desima messa e molto lo vidi d' apresso in detto San 
Lorenzo. 

E a di 19 detto, mercoledì, udì pure messa in Sa' 
Lorenzo, e poi el di andò per Firenze e a spasso; e 
volle vedere e lioni, ' pure a cavallo. E volle che si ca- 
vassi di prigione alcuni ch'erano nel palagio del Capi- 
tano, per casi di Stato, che fu un ser Lorenzo e uno 
Andrea e altri presi ; e fugli conceduto di fatto, perchè 
nel passare quivi volle fare quello beneficio agi' incar- 
cerati. 

E a di 20 detto, giovedì, non ci fu altro se non che 
per la città molto si mormorava come el Re voleva ri- 
mettere Piero de' Medici in Firenze ; e pareva ch'e cit- 
tadini di stato si contristassìno di questo. . 

E a di 21 detto, venerdì, circa a ore 21, e Signori 
avevano mandato per Consiglio e de' più degni uomini 
della città, e proposto loro come el Re aveva detto una 
cosa, e al presente ne voleva un'altra, e come e' chiedeva 
di rimettere Pi^ro de'Medici, e che consigliassino quello 
s'aveva a rispondere. E in effetto fu risposto da tutti, 
che per niente non si consentissi del tornare, ancora 
che '1 Re volessi lui ; e che si rispondessi al Re, che ogni 
altra cosa che quella gli sarebbe ceduta. E più, fu con- 
sigliato da tutti e cittadini, che se gli era di bisogno 



1 Per antico costume la Repubblica manteneva in un serra- 
glio alcuni leoni. Questo serraglio era allora dietro al palazzo del 
Capitano, ora incorporato nel Palazzo vecchio, onde si chiama, 
anch'oggi, Via de'Leoni quel tratto di strada tra la Piazza di 
S. Firenze e le Loggie del Grano. Quell'uso cessò sul finire del 
secolo XVIII. 

9 



82 [1494 

pigliare l'arme, che si facessi contro al Re e a ognuna 
che volessi dire el contrario, dicendo : se '1 Re à 20 mila 
persone , noi n' aremo 50 mila de' nostri propi dientro» 
Mostroron non avere paura del Re, e qui si mostrò 
avere partorito un grande odio fra' cittadini e questa 
Piero de' Medici ; donde si nasca lo sa el Signore. ]& 
in questo tenpo, come piaque a Dio, cominciò un poco 
di scandolo in Piaza de' Signori; esondo tutto el popola 
in sospetto e sollevato a ogni piccolo remore, aspettando 
tuttavolta qualche cosa pericolosa. Si stava in grande 
timore e quasi ismarriti; e massime avere le case piene 
di Franciosi. E tuttavolta si sentiva dire che '1 Re aveva 
promesso a' soldati Firenze a sacco. E [per] questo poco 
di scandolo della piazza, ogniuno correva a casa e ser- 
ra vasi tutte le botteghe, e chi mandava panni a casa 
e chi drappi, dove credeva essere più sicuro. E que- 
sto sospetto era cosi tacitamente, sanza parlare; onde 
molti Franciosi, non manco ismarriti di noi, pigliavano 
l'arme, e presono la Porta di San Friano e' ponti per 
sospetto di loro, per potersene andare a lor posta. E 
forse avevano inanzi così ordinato infra loro, quando 
fussi loro bisogno. Onde la Signoria con quello Con- 
siglio che consultorono le sopradette cose, inteso che 
ogniuno serrava le botteghe, ancora più caldamente vi- 
dono el pericolo d'essa tornata di Piero. Allora e Signori 
inposono al sopradetto Consiglio, e massime a' più degni 
uomini, ch'andassino al Re e mostrassino el pericolo della 
città, e che fussi contento nello chiedere, che gli ande- 
rebbe male tutta la città e ogniuno; e simile parole. 
Onde el Re, veduto e cittadini così disposti, e veduto 
el pericolo ancora suo, rispuose: Io non sono qui per 
conturbare ma per pacificare, e se io ò ragionato di 
tal cosa, credevo fare piacere al popolo e a ogniuno. E 



1404] 83 

che non voleva altro per niente che l'università ; e che 
per lui non si ragionassi di sua tornata. Allora e cit- 
tadini oflfersono al Re : Quello che v'è di piacere volere 
da questa libertà, siano senpre parati al vostro aiuto. 
Allora el Re chiese, che voleva che la città di Firenze 
gli prestassi 120 migliaia di fiorini, pagati al presente 
50 mila, e per tutto luglio 70 mila, e poi ogn'anno, du- 
rante la guerra, ne prestassino 12 mila Tanno; e che 
dopo la guerra lasciare libera la nostra città d'ogni e 
qualunche cosa, e così morendo lui, lasciarla libera; 
aquistando o non aquistando, senpre libera. Ma voleva 
solo queste fortezze di Pisa e alcune altre che gli aveva 
prese di Serzana e altre, affine di potere tornare indietro 
a sua posta. No gli fu risposto allora. Al fatto de'fìorini 
presono tenpo; cosi si disse per ogniuno. 

E a dì 22 detto, sabato, si stava in grande timore 
dell'andare a sacco, e si diceva : E' non vuole soscrivere 
l'accordo; quest'è cattivo segno. E tuttavolta la giente 
del Re s'insignoriva più della città ; non lasciavano arme 
a' cittadini , di dì né di notte, che la toglievano, e da^ 
vano bastonate e coltellate ; e ninno non parlava né an- 
dava fuori, da l'Ave Maria in là; e spogliavano la notte, e 
le lor guardie andavano tutta la notte per la città. Ogniuno 
era avilito e con grande timore. Come vedevano uno 
che portassi sassi, o chi portava ghiaia, facevano pazie 
e davano. 

E a dì 23 detto, domenica, el Re andò fuora a ca- 
valo con molta cavalleria, e venne per Borgo Sa' Lo- 
renzo e alla Croce di SaQ Giovanni ; e quando fu presso 
alle scalee di Santa Maria del Fiore, girò e volsesi in 
verso e Servi ; e andando pochi passi, si rivoltò un' altra 
volta, e andò dalla Croce di San Giovanni, e entrò drietro 
a San Giovanni, per quello Chiassolino stretto, e venne 



84 [1494 

sotto la Volta di San Giovanni, da' Cialdonai; che chi lo 
vidde ' si rideva, e diceva queste cose molto leggiere, e 
perdendo piutosto di fama che no. E andonne per Mer- 
cato vecchio, e andonne infino a San Felice in Piazza per 
vedere la festa di San Felice, chq allora la facevano per 
suo conto, e giunti alla porta non vi volle entrare; e 
fecionla più volte e non vi entrò mai. ' Molti dissono che 
egli aveva paura e non si voleva rinchiudere, e questo 
ci mostrava che egli aveva più paura di noi; e guai 
a lui se cominciava, benché vi fusse anche el nostro gran 
pericolo. Ma el Signore. Iddio e' à sempre aiutati per 
l'orazioni de'servi del Signore e di tanti buoni e buone 
religiosi che sono in questa città, che vanno in verità 
a Dio. E in questi di ci venne due ambasciadori Vini- 
ziani al Re, e più c'erano gli ambasciadori Genovesi al 
Re, e dicévasi che venivano per domandare Serezzana 
e altro. 

E a dì 24 detto, lunedì, molto si bisbigliava infra 
U popolo co grande sospetto dicendo: questo Re non 
sa quello si voglia, non à ancora sottoscritto l'accordo. 



^ Il Codice autografo manca della carta 17 (numerazione an- 
tica) e da questo punto fino a tutto il primo dicembre 1494, ho 
supplito servendomi del Codice Marucelliano. 

2 Riporto questo brano delle Storie di Iacopo Nardi che di- 
scorda con quello che qui dice il Landucci « Essendosi riposata 
qualche giorno la maestà del Re, e intrattenuta con la rappre- 
sentazione d'alcune solenni e belle feste, com'è quella molto sin- 
gulare della Vergine Annunziata, che si rappresentò con ingegnoso 
e maraviglioso artifizio nella chiesa di San Felice in piazza: la 
quale tanto gli fu grata e dilettevole, che avendola veduta una 
volta publicamente, la volle rivedere altre volte sconosciuto e pri- 
vatamente >. Di questo edificio della Annunziazione ne ha fatto 
parola anche il nostro autore a pag. 79. 



1494] 85 

E molti dicevano che alcuni sua consiglieri attende- 
vano a sconciare, come fu un certo Signore di Bre, ' 
eh' era alloggiato in casa Giovanni Tornabuoni ; che si 
diceva eh' egli aveva promesso ad alcuni di fare rimet- 
tere Piero de' Medici, e farlo dimandare al Re, e forse 
non fu vero. Questo era in oppenioni d' uomini. Onde el 
popolo stava in grandissimo timore ; e ancora più, quando 
si disse eh' el Re aveva andare questa mattina a de- 
sinare in Palagio colla Signoria, e che gli aveva fatto 
cavare l'arme di Palagio, e lui voleva andare con molta 
arme, per modo eh' egli entrò el sospetto a tutto '1 po- 
polo, che ognuno attese questa mattina a riempiere le 
case di pane e d'arme e di sassi e afforzarsi in casa 
quanto era possibile, con propositi e aninai ognuno volere 
morire co l'arme in mano e ammazzare ognuno, se bi- 
sognassi, al modo del vespro Ciciliane. E fu tanto el ti- 
more, che fece caso, in su l'ora del mangiare, si cominciò 
a dire serra serra, e tutto Firenze serrò, fuggendo chi 
qua e chi là sanza altra causa, o altro remore; onde 
molti Franciosi corsone alla Porta a San Friano e presono 
el Ponte alla Carraia. E in Borgo. Ognissanti e in Pa- 
lazzuolo e in Borgo San Friano furono tanti e sassi dalle 
finestre, che non poterono pigliare le porte; e dimandando 
che cosa fussi, niuno el sapeva. Onde el Re non andò 
a desinare in Palagio. ' Fu una permissione divina che gli 
entrasse tanto sospetto dà ogni parte, che fu causa che 
mutorono l'animo loro cattivo in verso di noi che l'ave- 



^ Alcuni storici fiorentini lo chiamano di Bles, ed è Filippo 
di Bresse che fu poi duca di Savoia. 

2 La confusione maggiore sembra nascesse dagli Svizzeri, al- 
loggiati dentro e fuori della Porta al Prato, che si misero a sfor- 
zare Borgo Ognissanti per volersi accostare air alloggiamento 
del Re. 



86 [Ì494 

vamo buono. Ognuno può vedere che Iddio non abban- 
dona Firenze, ma noi siamo troppi ingrati. E in questo 
dì ci fu come el campo del Re, che egli aveva per la 
Romagna, passava di qua e da Dicomano. 

E ' a dì 25 detto, martedì, non ci fu altro se non che 
Franciosi avevano tanta paura che facevano guardie la 
notte e '1 dì; toglievano arme e speziavano chiunche 
e' trovavano la notte, per modo che la notte ne fu morti 
e feriti alcuni di loro da questi Fiorentini bravi, ch'ave- 
vano fatto pensiero d'ammazzargli quando gli trovavano 
fuori di notte. E se gli avevono a star più, l'arebbono 
fatto, che sarebbe stato quello che ci arebbe fatto capitar 
male. Sempre certi leggieri pericolone le città, che non 
pensano che cosa è attizzare el fuoco: alle volte uno 
che non vale un danaio farà isdegnare un Re per quaL 
che sua leggerezza, sanza colpa della città. 

E a dì 26 detto, mercoledì, el Re andò, insieme colla 
Signoria, a udire messa in Santa Maria del Fiore, e quivi 
giurò osservare e capitoli eh' erano compilati, che furono 
questi: che noi gli dovessimo prestare 120 migliara di 
fiorini, dargli al presente 50 mila fiorini e '1 resto per 
tutto luglio 1494, e che lui ci dovessi rendere e lasciare le 
fortezze di Pisa e tutte le altre cose, e lasciare le no- 
stre terre libere e spedite, e che Piero de' Medici restassi 
confinato 100 miglia discosto da Firenze, e che gli fussi 
levato el bando della taglia di fiorini 2000 e così si le- 
vassi a' frategli. Tutto questo giurò osservare in su l'al- 
tare di detta Santa Maria del Fiore, innanzi a Cristo 
Giesù, come parola di re. ' 



/ Questi capitoli erano stati fennati il giorno precedente nel 
Palazzo dei Medici, dove abitava il Re. Il Marchese Gino Capponi 
gli pubblicò neW Archivio Storico Italiano, I Serie, Voi. . I, pa- 



1494] 87 

E a di 27 detto, giovedì, andò el Re fuori a vedere 
certi padiglioni distesi in sul Prato d'Ognisanti, che gli 
aveva mandato el Duca di Ferrara a donare al Re, che 
ve n'era uno pe' Re, molto bella cosa, el quale aveva 
sala, camera e cappella, e molte belle cose. Dovevasi 
partire questa mattina e noi fece: sonossi a gloria e fe^ 
cesi fuochi. E in questa mattina giunse a Dicomano 
molti uomini d'arme di quegli del Re che venivano di 
Romagna: alloggiorono a Dicomano, e insino sa luogo 
mio c'avemo forse 20 cavagli. Lasciavi Benedetto mio 
figliuolo molto giovanetto, ch'andò più volte a pericolo 
che nello ammazzassino, avvenga che facessi loro onore 
assai, com' io gli imposi ; che ci costorono assai. Alloggio- 
rono per tutto el Val di Sieve, e in sino al Ponte a 
Sieve e per insino alle Sieci ; poi andorono per Valdarno 
di sopra. ' 

E a dì 28 di novembre 1494, venerdì, si partì el Re 
di Firenze, dopo desinare, e andò albergo alla Certosa, 
e tutta sua gente gli andò dietro e innanzi, che poche 
ce ne rimase. E dissesi che fra Girolamo da Ferrara, 
famoso nostro predicatore, andò al Re, e dissegli che 
non faceva la volontà di Dio, allo stare, e che dovessi 
partire. E più si disse che v'andò una altra volta quando 
vedeva che non si partiva, e dissegli che non £a,ceva la 



gine 348-375. Sono 27 articoli, e gli ultimi 12 riguardano total- 
mente le persone e gl'interessi de* Medici. 

1 Avendo il Re fatto bandire che tutti quelli cìie erano seco, 
partendo, pagassero ciò che avevano ricevuto ; la Signoria, con suo 
bando di questo giorno, ordinò ai Fiorentini di fare i conti beni- 
gnamente, e che a lei ricorresse chi si trovasse aggravato; mi- 
nacciando il taglio della mano a chi offendesse i Francesi. II giorno 
seguente poi pose la pena di sei tratti di fune a chi gli mole<^ 
stasse o percuotesse. 



88 [1494 

volontà di Dio, e che '1 male che doveva essere sopra 
altri, tornerebbe sopra di lui. E questo si stimò che fussi 
la causa che si parti più presto, perchè detto frate Gi- 
rolamo in questo tempo era in oppenione degli uomini 
che fussi profeta e di santa vita, in Firenze e per tutta 
ritaHa. E in questo dì, venne in Firenze el suo Capi- 
tano della gente sua di Romagna, ch'aveva nome el 
signore Begni, ' e disse al Re, un poco sopra mano, che si 
dovessi partire per ogni modo, che '1 tempo era prospero 
e ch'egli andassi innanzi ; e mostrò averlo per male l'es- 
sere soprastato. E di fatto el Re si parti perchè prestava 
più fede a questo Signore che a tutto '1 resto: e meri- 
tamente ch'era uno uomo molto savio e buono, secondo 
che si diceva; e questa fu la cagione potissima del partir 
presto. ' 

E a di 29 detto, sabato, el resto del campo del Re 
ch'era in Romagna, passò di qua e venne da San Godenzo 
e a Dicomano e al Ponte a Sieve, e poi per Valdarno 
di sopra, facendo molto danno. E a Corella ammazzarono 
circa undici uomini e presono prigioni e posono taglie, 
guastando tutto '1 paese come fussi una fiamma di fuoco. 
E a me fu rotto el muro della casa, e rotto tutti e ser- 
rami, e entrato per forza al mio podere, e feciommi molto 
danno, e consumorommi vino e biada, e portoronne al- 
cune masserizie ch'attagliavano loro ; e quelli di Corella 
ch'egli ammazzarono, furono certi uomini vecchi, per ao- 



* Roberto Stuart conte di Beaumont-le Roger, signore d'Aubi» 
gny-sur-Nerre. 

* Questo giorno i Signori destinarono Guglielmo d'Antonio 
Pazzi, Braccio di Domenico Martelli, Niccolò Antinori e Lorenza 
di Pier Francesco de' Medici , per andare la mattina seguente ad 
accompagnare il Re fino a Siena. In luogo del Medici fu poi sur- 
rogato Francesco de' Rossi. 



1494] 89 

cettargli, e non intesano l'uno l'altro. E ben vero che 
prima si feciono innanzi certi giovani per ributtargli, ma 
quei vecchi facendogli tirare indietro; e quei Franciosi 
bestiali dettone a quei vecchi su per la testa e lascio- 
rongli morti pe' campi, e per tutto feciono crudeltà. 

E a dì 30 detto, non ci fu altro se non parlare delle 
crudeltà eh' egli avevano fatto per tutto. 

E a dì primo di dicenbre 1494, lunedì, quel mede- 
simo. Tuttavolta passavano per Valdisieve el restante del 
campo di Romagna. 

E a dì 2 di dicenbre 1494, martedì, si fece Parla- 
mento in Piazza de' Signori, circa a ore 22, e venne in 
piazza tutti e gonfaloni, che ogniuno aveva dietro tutti 
e sua cittadini sanza arme. Solo fu ordinato armati assai 
alle bocche di piazza; e lessesi molte cose e statuti che 
furono parecchi fogli scritti. E prima fu dimandato al 
popolo se in piazza era e due terzi de' cittadini. Fu ri- 
sposto da' circunstanti che sì. Alora si cominciò a leg- 
gere : e dissono ne' detti capitoli^ eh' annullavano tutte 
le leggi dal trentaquattro in qua e annullavano e Set- 
tanta e' Dieci e Otto di Balìa, e che si dovessi' fare col 
Consiglio del Popolo e Comune, e serrare le borse e 
fare a tratte, come si soleva vivere a Comune; e fare 
uno isquittino più presto si potrà. E per al presente 
facevano 20 uomini de' più nobili e savi, c'avessino a 
fare al presente la Signoria e gli altri Offici, insieme 
colla Signoria e' Collegi, tanto fussi ordinato lo squit- 
tino. E di poi si stessi contento alla sorte, sempre. E 
detti 20 uomini si toglieva di loro dieci ch'avessino a 
badare alla guerra di Pisa, e altro che bisognassi. * 



1 Varie delle cose deliberate in questo parlamento non sono 
in sostanza che una conferma degli ordini dati dalla Signoria nel 



90 [1494 

E a di 3 detto, mercoledì, si fece e detti 20 uomini; 
« feciono e Dieci della guerra, e altri ufid. 

E a dì 4 detto, giovedì, venne in Firenze Tanba- 
soeria del Duca di Milano. ' 

E a dì 5 detto, venerdì, gli Otto cominciorono a pi- 
gliare certi cittadini e mandargli al Podestà, che facessi 
loro ragione. 

E a dì 6 detto, sabato, predicò frate Girolamo e 
ordinò una limosina pei poveri vergogniosi, la quale 
s'ordinò in 4 Chiese: in Santa Maria del Fiore, in 
Santa Maria NoveUa, in Santa -^ e in Santo Spirito; 
la quale si détte el dì seguente, la domenica. E fu sì 
grande da non poterla stimare, d'oro e d'ariento, panni 
lani e lini , drappi e perle e altro : ogniuno porgieva 
con tanto amore e carità. 

E a dì 7 detto, domenica, si fece detta oferta. E pre- 
dicò pure in Santa Maria del Fiore, e ordinò che si 
facessi una processione, a ringraziare Iddio dei bonifici 
ricevuti. 

E a dì 8 detto, lunedì, si fece la processione, e tutta 
volta s'oferse pe' detti vergognosi , che non fu manco. 
Fu una processione molto maravigliosa , di sì grande 
numero d'uomini e di donne d'una stima grandissima, 
e con tanto ordine e ubidienza del Frate, che comandò 
ehe ninna donna non istessi su pe' muriccioli ^ ma stes* 
sino drente alle lor case, coli' uscio aperto chi voleva; 
in tanto che non aresti trovato una donna su pegli usci 



novembre, e ai quali si volle dare una solenne sanzione. Gli uffici 
del tutto annullati, furono il Consiglio del Cento, i Settanta, i Do- 
dici procuratori, gli Otto di pratica e gli Accoppiatori: gli altri 
BOB vennero che riformati. 

^ Per rallegrarsi co' Fiorentini della recuperata libertà. 



1494] 91 

o moricciuoli. Fu con tanta divozione che non si farebbe 
forse un'altra volta. Non fu manco limosina che la prima 
della domenica. Non ebbi el vero del numero della li- 
mosina, ma furono migliaia di fiorini. 

E a dì 9 detto , martedì , mandórono un bando che 
Piero de' Medici fussi confinato fuori del tenitorio dei 
Fiorentini miglia 100. ' 

E a dì 10 detto, mercoledì, si trovava tuttavolta da- 
nari avevano nascosi in Dogana, sotto carboni e sotto 
aguti, e in più luoghi, che confessavano ognindì e detti 
cittadini presi. E più si diceva che '1 Re era giunto in 
Viterbo e che '1 Papa s'accordava a dargli passo. 

E a dì 11 detto, giovedì, venne in Firenze una soma 
di danari trovati a Pistoia, che gli aveva nascosti Sal- 
valaglio negli Ingiesuati. Tuttavolta si martoriava An- 
tonio di Bernardo e ser Giovanni di ser Bartolommeo, 
e confessavano queste cose. 

E a dì 12 detto, venerdì, fu inpiccato Antonio di 
Bernardo di Miniato, la mattina inanzi dì, alle finestre 
del Capitano; e stettevi inpiccato insino alle 24 ore. E 
in questi dì e Franciosi aveano tolto seta de' Fiorentini, 
che veniva di Levante qua, in quello di Cortona, che 
valeva 40 mila fiorini, e nella volevano rendere. Pure 
la renderono col tempo, benché costassi assai. 

E a dì 13 di dieenbre 1494, sabato, c'era nuove che 
*1 Re segnava le case in Roma. 

E a dì 14 detto, domenica, si disse come '1 Re era 
in Viterbo, e facevano delle cose bestiali come fe- 
eiono qui. 



I II 2 di questo mese la Signoria, per T osservanza dei ca- 
pitoli stipulati col Re, assolvè Piero dalla condanna di bandito e 
ribelle, e nel giorno medesimo gli détte il confine delle 100 miglia. 
Queste deliberazioni furono bandite il di 9. 



92 [1494 

E a di 14 detto, domenica, ci fu come in Roma ave- 
vano cacciato e segniatori, e morti molti Franciosi, e che 
si volevano difendere e no' gli accettare in Roma. 

E a di 14 detto, domenica, ci fu come e Cardinali, 
insieme col Papa, erano entrati in Castello Sant'Agnolo, 
con animo di tenersi, e tagliato e ponti, ecetto che quello 
di Castello Sant'Agnolo, e che v'era venuto el Duca 
di Calavria con molta forza; si che qui si giudicava 
ch'e Franciosi avessino a capitare male, e anche si disse, 
che '1 Re aveva mandato un bando in Pisa, che e Pi- 
sani dovessino tornare sotto e Fiorentini; altrimenti e 
Fiorentini faciessino loro tal guerra che gli disfacessino 
in tutto, alle spese del detto Re di Francia ; cioè eh' e 
danari che egli aveva avere, servissino per tale spesa, e 
finalmente non era vero, ma pasceva senpre di parole. * 

E a dì detto, frate Girolamo molto s' afaticava in 
pergamo, che Firenze pigliassi una buona forma di go- 
verno, e predicava in Santa Maria del Fiore ogni giorno ; 
e questa mattina, che fu in domenica, predicò, e non 
volle donne, ma uomihi; e volle e Signori, che non ri- 
mase se none el Gonfaloniere e uno de' Signori in Pa- 
lagio ; e fuvi tutti gli Ufìcj di Firenze : e predicava 
tutta volta intorno al fatto dello Stato, e che si dovessi 
amare e temere Iddio, e amare el bene comune ; e che 



1 Qualche cosa di vero vi dovè essere, leggendosi nel Jlfe- 
mortale del Portoveneri, dove sono tante notizie della ribellione 
e guerra di Pisa, che il 4 dicembre giunse in quella città un 
araldo delReco'capitoli fatti dal medesimo coi Fiorentini, de'quali 
« dicieno s'abbi a rendere tutto quello ch'era prima de' Fiorentini. 
E questo di, ditto mandato dal Re è ito a Saressana e a Pietra- 
santa e a Fivizzano e al Bagnone e a Castel Nuovo e tutta la Lu> 
ligiana a consegnarla a' Fiorentini >. Questo pure era convenuto 
nel trattato. 



1494] 93 

niuno non volessi più levare el capo e farsi grande. 
Senpre favoriva el popolo ; e tutta volta diceva che non 
si facessi sangue, ma punissesi per altra via ; e così pre- 
dicava ogni mattina. E fecesi più forme, ed era grande 
contraversia fra' cittadini, in modo che ognindì si stava 
per sonare a parlamento. 

E a dì 15 detto, lunedì, quel medesimo. E tutta- 
volta c'era nuove di Pisa che si tenevano forte e scor- 
revano per tutto, predando e facendo danno assai con 
ogni animo. 

E a dì 16 , martedì , pure colle prediche del detto 
Frate. 

E a dì 19 detto, venerdì, si portò su in Palagio 
molte bozze di governo. Ogni gonfaloniere fece una 
bozza, come aveva detto el Frate. 

E a dì 21 detto , domenica , predicò ; e ancora non 
volle donne : predicò pure di Stato, e tuttavolta si stava 
in tremore, che non s'accordavano e cittadini. Chi la vo- 
leva lessa e chi arosto, chi andava secondo el Frate, e 
chi gli era contro; e se non fussi questo Frate, si vie- 
niva al sangue. 

E in questa sera, come permisse el Signore, circa a 
2 ore di notte, tra' Ferravecchi, presso alla Volta della 
Luna, Benedetto mio figliuolo gli fu dato una coltellata 
in sul viso a traverso alla gota, e non fu piccola; della 
quale non sapemo mai da chi. Crediàno fussi colto in 
iscanbio, non avendo fatto dispiacere a niuno, né aveva 
d'alcuno sospetto : fu pe' nostri altri peccati. Della quale 
ingiuria gli perdono liberamente, come io voglio che '1 
Signore perdoni a me, e priego Iddio che gli perdoni, e 
per questo non gli dia l'inferno. 

E a dì 22 di dicenbre, lunedi, dicevasi che '1 Re era 
in Viterbo, e tuttavolta si ragionava de' Franciosi , di 



94 [1494 

Roma, di Pisa ; e come Roma non voleva dare el passo. 
Ed era vi giunto el Duca di Calavria, per fargli risi- 
stenza. 

E in questo dì, vinsono in Palagio molt§ cose: Chi 
ammazzava non potessi mai tornare a Firenze ; e sopra 
el vizio inominabile, una leggie che chi fussi trovato la 
prima volta, stessi in gogna; la seconda, fussi suggiel- 
lato alla colonna ; la terza, fussi arso ; e più altre leggi, 
con ordine tutte del Frate. 

E a dì 25 di dicenbre 1494, fu la Pasqua. E non 
si faceva se non ragionare de' Franciosi, come a Roma 
erano giunti, e come la strignevano, e come avevano 
preso San Pagolo, e fatto ponti di legname. 

E a dì 28 di dicenbre 1494, domenica, predicò frate 
Girolamo, e non volle donne. Ebbe un grande popolo; 
ch'era giudicato alle sue prediche quasi senpre 13 o 14 
migliaia di persone. Stavasi tuttavolta con grande so- 
spetto: dubitavasi di qualche scandolo, in questo pren- 
cipio di nuovo governo. 

E a dì 29 detto, si trasse e Signori nuovi ; cioè un 
nuovo modo di fare e Signori. E '1 primo Gonfaloniere 
fu uno de'Corbizi, che non fu sanza dolce alegrezza, pa- 
rendo un governo popolare e più comune. 

E a dì 30 detto, martedì, si fece inbasciadori a Pisa, 
che fu Piero Capponi e Francesco Valori, insieme con 
Franciosi, e lettere del Re, come ci fussi renduto Pisa. ' 



1 II 13 novembre, la Signoria aveva eletto il Capponi, insieme 
con altri due cittadini', in Provveditori per la custodia e cura della 
città di Pisa. Il 24 dicembre i Dieci di Libertà e Balia deputano il 
Capponi ed il Valori in « Commissarii generali e con anplissima 
autorità in ogni luogo fuora di Firenze > ; e lo stesso giorno or- 
dinano che si paghino 40 fiorini d*oro a loro, « electi commissari! 



1494r95] 95 

E in effetto se ne feciono beffe in modo, eh' el popolo 
stimò che U Re ci dondolassi e ingannassi ; e stimossi tri- 
sta novella come in effetto fu. 

E a dì 31 detto, mercoledì, ci fu come certe navi 
del Re erano andate a travei^^o, che gli portavano die- 
tro vettuvaglia assai, che gli fu cattiva nuova. 

E a dì primo di giennaio 1494, entrò la nuova Si- 
gnoria, e fu una alegrezza grande jredere tutta la Piazza 
de' Signori calcata di cittadini, altrimenti che l'altre 
volte, come cosa nuova, ringraziando Iddio ch'aveva dato 
questo comune governo a Firenze, e cavati di suggiet- 
titudine: e tutto era ordine del Frate. 

E a dì 2 detto, venerdì, feciono dua anbasciadori a 
Milano, che fu messer Luca Corsini, e Giovanni Caval- 
canti. Andorono onorevolmente. * 

E a dì 3 detto, sabato, tornorono gli inbasciadori da 
Pisa e non avevano conchiuso nulla ; e dubitavasi assai 
di questa Pisa. E più si diceva, come Piero de' Medici 
era andato al Re di Francia a dolersi dell'essere stato 
cacciato, per avere tenuta la parte sua; e ch'egli aveva 
avuto buone parole da lui; e come detto Piero minac- 
ciava, e massime un certo Girolamo Martegli, ch'era 
sopra ritrovare la roba occulta di detto Piero. ' 



ad andare coli* ambasciadore del cristianissimo Re, verso Pisa >. 
Secondo quello che dice il Portoveneri, non fu loro concesso dai 
Pisani di entrare in città. 

1 Per rallegrarsi con Lodovico Sforza detto il Moro dell'es- 
ser divenuto duca di Milano. 

* Il Martelli fu uno dei tre cittadini deputati dalla Repubblica, 
il 10 dicembre, prò computo Comunis honorum heredum Imì^ 
rentii, qui una cum tribus ex creditoribus dictorum heredum, 
propterea deputandorum, habeant auctoritatum, cognoscendi et 
iudicandi ec. , 



96 [1495 

E in detto dì, fu dato sentenzia che ser Giovanni 
di ser Bartolomeo andassi a Volterra in un fondo d' una 
rocca; e ser Zanobi, che stava agli Otto, fu condan- 
nato ih fiorini 500 e confinato in Firenze ; e ser Ceccone 
fu confinato nelle Stinche, con altri presi. 

E a dì 4 di giennaio 1494, domenica, ci fu come el 
Re di Francia era entrato in Roma d'accordo; e non- 
dimeno non gli dettone fJastel Sant'Agnolo. Dissesi ch'egli 
aveva saccheggiato gli Orsini. ' 

E a dì 6 detto, martedì, la Pifanìa, gli Otto cer- 
cando di danari, trovorono in Sa' Marco 1200 fiorini di 
quelli di ser Giovanni. Alcuni davano carico al frate Gi- 
rolamo ; onde, predicando, poi si scusò e disse no ne avere 
avuto notizia di detti danari, né n'era stato richiesto di 
tal cosa. 

E a dì 7 detto, mercoledì, gli uomini che furono fatti 
a fare grazie, si ragunorono nel Vescovado e comin- 
ciorono a fare grazie; e furono sì grandi e magne, che 
chi avessi avuto, debito miglia' di fiorini, pagava una 
coppia o due di fiorini. Furono sanza misura. Imito- 
rono el Signore che fa così. 

E a dì 8 detto, giovedì, si disse che '1 Re di Francia 
voleva Castel Sant'Agnolo e '1 Papa e' Cardinali e '1 fra- 
tello del Turco, ' ch'erano in detto Castello Sant' Agnolo. 

E a dì 9 detto, venerdì, ci fu come el Re aveva 
fatto licenziare certe sete de' Fiorentini, eh' avevano tolto 



1 Giuseppe Molini, a pag. 22 del I voi. dei Documenti di 
Storia Italiana, pubblicò raccordo concluso il 15 di questo mese 
tra il Papa ed il Re. 

2 Quésti era Zim o Gemme figlio del gran Maometto e fra- 
tello del regnante Baiàzet II, al quale contrastava V impero, ed era 
allora ricoverato presso il Papa. 



1495] 97 

e Franciosi, e eh' eli' erano nelle mani de' Fiorentini in 
Roma; e come trattava bene la Nazione fiorentina. E 
ognindi passava cavagli e some di panni di Francia, 
eh' andavano al canpo di Roma de' Franciosi. 

E a dì 11 di giennaio 1494, domenica, predicò frate 
Oirolamo e scusossi assai, e disse molto sopra la riforma 
della città ; e come e' era diavoli che tiravano adietro el 
vivere a Comune; e come loro scrivevano lettere con- 
trafatte, che paressi che '1 Frate dessi speranza a Piero 
de' Medici che tornassi, per farlo in disgrazia del popolo. 
E non di meno e' non era vero : che '1 Frate teneva col 
popolo, e col bene comune. Fu molto infamato da questi 
golpini, a torto ; che la verità sta senpre di sopra. Vero 
■è ch'egli augumentò senpre questo vivere populare. 

E a dì 12 detto, lunedì, si fece fanti per a Pisa, e 
mandavansi via, e facevasi disegno d'averla in corto tenpo. 

E a dì 13 detto, martedì, feciono venire le bonbarde 
d'Arezzo e mandavansi giù a Pisa, e molte spingarde, e 
polvere assai. E tuttavolta si praticava la pace qui, 
traila discordia de' cittadini. 

E a dì 17 detto, sabato, predicò frate Girolamo; e 
molto s'inpacciava di questa pace e unione de'cittadini ; 
e molti cittadini si cominciarono a scandalizzarsi contro 
al Frate dicendo : Questo frataccio ci fa capitare male, 

E a dì 18 detto, domenica, si bandì un accatto di 
100 mila fiorini, porre a tutti e cittadini; e molto isbi- 
gotti el popolo, e quasi si fermò ogniuno di lavorare; 
e stavasi malcontenti. ' Ogniuno diceva; Cosi non può 



1 Con una provvisione approvata il 12 gennaio nel Consiglio 
del Popolo e il 13 in quello del Comune si ordinò tale accatto 
giudicando, « a conservatone della libertà et difendersi dalle in- 
sidie che contro a quella si tentassino, essere necessario di fare 

7 



98 [1495 

stare; e' poveri che vivono solo di manifatture si mor» 
ranno di fame, àranno a stare colle limosino di San 
Martino. ' 

E a di 20 di giennaio 1494, ci venne molti Fioren- 
tini, circa 400, scacciati da Pisa da'Pisani, e lasciorono 
le lor donne e' figliuoli e lor botteghe, e furono molto 
male trattati. ' E molto si parlava delle pazzie loro. 

E a di 21 detto, andorono via e commessarii di qui 
a Pisa, e menorono co' loro molti bravi e giovani molto 
inanimati a fare loro ogni male. E anche si soldava 
molta giente ; e di quello di Pistoia v'andò molti fanti, 
e di tutto el contado, sanza soldo. Ogniuno correva là, 
stimando mandare a sacco tutto el paese, per modo che 
v'andò grande popolo. Ogniuno stimava poco el loro po- 
tere, ma non fu cosi, come si vedrà per Tavenire, che 
furono molto costanti e uniti alla loro difesa. 

E a di 22 detto 1494, ci venne uno inbasciadore 
dello 'Nperadore, ch'andava a Roma al Re di Francia. 

E a di 23 di giennaio 1494, si mandava a Pisa 
tuttayolta giente assai. 



preparatione di danari >. I cittadini dovevano esser fatti creditori 
8U un libro che si chiamasse « V Accatto del MCCCCLXXXXV^ 
accioc)iè senpre appaia quelli che sono stati amorevoli della ciptà, 
et che ciascuno pigli esenplo da loro » ecc. 

1 La Congregazione de' Buonomini di S. Martino per il «soc- 
corso dei poveri vergognosi, pe' quali- faceva cqntinuamente fare 
le elemosine fra Girolamo. 

2 Di mali trattamenti si hanno testimonianze anche nei do- 
cumenti pisani. Una lettera de '27 gennaio 1494 ( 95 st. com. ) si 
riferisce a uno speziale che « nella sua partita fu per esser 
morto » , e furon fatte molte « ingiurie e spaventi alla donna sua... 
« minacciata di meterla a sacco » (Archivio di Stato di Pisa» 
Xettere agli Anziana I 29). 



1495] 99 

£ a dì 25 detto, predicò frate Girolamo, e chiese li- 
cenza, e disse avere andare a Lucca. Molto dispiacque 
al popolo. 

E a dì 27 di giennaio 1494, si ragunò el Consiglio 
Maggiore, e feciono uno Consiglio d'80 uomini che, in- 
sieme colla Signoria, avessino a fare inbasciadori e ri- 
spondere alle lettere, e molte altre cose. * 

E a dì 28 detto, ci fu come avevano avuti molti 
castellucci de' Pisani, e scorrevano tutto el paese. * 

E a dì 31 di giennaio 1494, voUono vincere negli 
Ottanta certe cose; non vinsono. 

E a dì primo di febraio 1494, non si vinceva nulla, 
perchè dicevano non volere vincere se non si vinceva 
una gravezza a'beni. 

E a dì 2 detto, ci fu come el Re di Francia aveva 
avuto rotta a Terracina, nel passare nel Reame, e morti 
centinaia d'uomini. 

E a dì 4 di febraio 1494, si vinse negli Ottanta la 
gravezza a'beni. 

E a dì 5 detto, si vinse nel Consiglio Maggiore la 
gravezza a' beni, cioè la Decima ; con questo, ch'ella non 
si potessi porla più ch'una volta l'anno o meno. ' 



1 II 23 dicembre si era fatta una provvisione colla quale si 
stabiliva che dentro il 15 gennaio dovessero deputarsi questi Ot- 
tanta cittadini « perchè e' si conoscie essere necessario, per le cose 
occorrenti et d'importanza, et che tucto il giorno possono occorrere, 
essere bene che la Signoria o altri magistrati habbino qualche nu- 
mero di ciptadini co quali conferischino et domandino parere, et 
acciochè e magistrati di loro auctorità non chiamino uno più 
ch'un altro ». 

* Vedi Ammirato e Portoveneri. 

3 Si chiamò Decima perchè si faceva pagare la decima parte 
delle entrate dei beni immobili. 



100 [14g5 

E a dì 5 di febraio 1494, entrò in Firenze el Car- 
dinale Sammalò frandoso, ' el quale aveva fatto Cardi- 
nale el Papa; el quale era passato di qua col Re di 
Francia, ch'era vescovo; e ora si tornava in Francia. 
Aveva molti cavagli. Aleggiò in Santa Maria Novella 
nella sala del Papa. E tuttavolta si diceva che '1 Re 
di Francia era in cattivo luogo e da dubitare. 

E a dì 6 detto, se gli mandò el presente molto 
grande. 

E a dì 8 detto, andò la Signoria a vicitarlo; e di 
poi, dopo desinare, vi mandorono otto cittadini, de'mag- 
glori, a intendere quello voleva. * E chiese e danari aveva 
avere el Re, e anche più 40 mila fiorini in prestanza. 

E a dì 9 di febraio 1494, e Signori arsone tutte le 
polize delle inborsazioni, perchè dicevano s'erano inbor- 
sate secondo ch'era piaciuto 'alcuni cittadini grandi. 

E a dì 11 detto, si praticava col Cardinale che ci 
rendessi Pisa, e voleva 70 mila fiorini. 

E a dì 17 di febraio 1494, si partì di qui el Car- 



1 Guglielmo Brigonnet vescovo di Saint-Malo. Fino dal 25 gen- 
naio scrivevano gli ambasciatori pisani che ii Re di Francia 
aveva disposto di mandare a Firenze il R.mo di Saint-Malo, uomo, 
dicevano «. d'ingegno et d'autorità grande », e non per andare in 
Francia, ma per stare in Toscana o vicino, per conservare la quiete 
durante la dimora del Re nel reame di Napoli; e nel caso si fosse 
recato a Pisa, confortavano i Signori di ricevere con onore lui 
e la sua comitiva, « facendosegli allMneontro più in là et con pia 
gente » che fosse possibile. Era partito di Roma la mattina del 
27 gennaio (Lettere citate, I, 38). 

* L'Ammirato e i documenti pubblicati nel T. I delle Négo- 
ciatioìis diplomatiques de la France avec la Toscane ne danno 
cinque, e i loro nomi sono questi: Guidantonio Vespucci, Tanai 
de'Nerli , Guglielmo de'Pazzi , Francesco Valori e Lorenzo deTVIe- 
dici che aveva cambiato il cognome prendendo quello di Popolani. 



1495] 101 

dinaie Sa' Malo, e andò a Pisa per renderci Pisa. E 
andò co lui alcuni nostri cittadini, fra' quali fu Fran- 
cesco Valori e Pagolantonio Soderini. 

E a dì 18 detto, si bandì che si dessi le scritte 
della gravezza della Decima s' ò, porre a' beni, per tutto 
marzo. 

E a dì 19 detto, ci fii nuove che'l Re aveva avuto 
rotta. 

E a dì 20 detto, ci fu come gli aveva preso Gaeta. 

E a dì 22 di febraio 1494, ci fu nuove che '1 Re 
di Francia aveva preso Capeva ed era presso a Napoli. 
Stimavasi Taquisterebbe presto. 

E a * dì 24 dettò, venne in Firenze el Cardinale 
Sa' Malo da Pisa e non ce la fece rendere. E dissesi 
che bisogniava averla per forza. E dicevasi che '1 Re 
vi teneva le mani, perocché '1 Re teneva la cittadella 
nuova e vecchia. 

E a dì 25 di febraio 1494, ci fu come el Re di Fran- 
cia aveva preso Napoli, e come v'entrò drente a dì 21 
detto, sanza colpo di spada. E '1 Re si fuggì nel Ca- 
stello dell'Uovo. E qui si bandì con grande alegrezza, 
colle tronbe e pifferi, e fecesi serrare le botteghe e 
fare molti fuochi e panegli e grandissima festa, in me- 
moria di tale aquisto. ' ' 

E a dì 26 detto, si fece una grande procissione, e 
andovvi dietro el Cardinale Sa' Malo, e fecesi tre dì. 

E a dì 27 detto, si partì di qui el Cardinale Sa' Malo 
ch'era venuto per renderci Pisa, e no ne volle fare 



1 Ciò è confermato da una deliberazione dei Signori di questo 
giorno che, oltre al comandare la chiusura delle botteghe, ordina 
anche le processioni nelle tre mattine successive. 



102 [1495 

nulla, e portonne 22 migliaia di fiorini, e ritornossi verso 
Napoli al Re. 

E a dì 2, lunedì, di marzo 1494, corsono e nostri in 
quello di Pisa e guastorono le mulina a* Pisam*, e pre- 
sono molti prigioni e bestiame. 

E a di 4 di marzo 1494, ci fu lettere dal Re di 
Francia molte grate, come gli aveva avuto caro che noi 
avessino fatto festa dell'avuta di Napoli. 

E a dì 5 di marzo 1494, si fece 4 anbasciadori al 
Re di Francia e di Napoli, che fu messer Guido Anto- 
nio, Pagolo Antonio Sederini, el Vescovo de' Pazzi e Lo- 
renzo di Piero Francesco de' Medici. ' 

E a dì 6 detto, molto si ragionava, che vuol dire 
che '1 Re non ci rende Pisa, vedendoci tanti amici della 
corona sua, e anche avendocela promessa all'avuta di 
Napoli. 

E a di 10 dì marzo 1494, andò Piero Capponi al 
canpo di Pisa e portò danari a'soldati. 

E a dì 13 detto, si diceva che '1 Re di Francia vo- 
leva tornare indietro. 

E a dì 16 di marzo 1494, si praticava la pace de'cit- 
tadini , e levare l' autorità alle sei fave ;- ' e vinsesi 
tra' Signori e Colegi. 



1 Ha errato il Landucci nei nomi di questi ambasciatori. 
Nell'opera cit. Négociations ecc., si leggono l'istruzioni date ad 
essi ed i loro nomi, ma in luogo del Soderini e del Pazzi sono 
Bernardo Rucellai e Lorenzo Morelli, TAmmirato però dà il So- 
derini invece del Morelli; la verità si è che questi fu nominato a 
rimpiazzare quello , che non potò partire essendo ammalato. 

* La provvisione originale (Vedi Reg. di Provv. ad an.) è 
intitolata Lene pacis et appelationis zex fàbarum ProvisiOy e con- 
tiene le disposizioni per la pace, come dice il Diario; che con- 
sisterono in una indulgenza, o come oggi si direbbe amnistia. 



1495] 103 

E a di 18 detto, si vinse negli Ottanta. 

E a di 19 detto, si vinse nel Consiglio Maggiore. E 
disse la pitizione che non si riconoscessi fatti di Stato 
dal di della cacciata di Piero de' Medici, ecetto che de'da- 
nari; e che la Signoria non potessi confinare, sanza el 
Consiglio Maggiore. 

E a di 22 di marzo 1494, ci fu come el Re aveva 
preso Castello de Y Uovo. 

E a di 26 di marzo 1495, si faceva qui f%nti assai 
per Pisa. 

E a di primo d'aprile 1495, predicò frate Girolamo, e 
disse e testificò come la Vergine Maria .^ aveva rive- 
lato come la città di Firenze aveva a essere la più 
groriosa, la più ricca, la più potente ch'ella fussi mai, 
dopo molte fatiche; e promettevalo assolutamente. E 
V diceva tutte queste cose come profeta; e la maggiore 
parte del popolo gli credeva ; massime chi andava bene, 
sanza passione di Stato o di parte. 

E a di 2 detto , si disse che gli era fatto una lega, 
Veniziani, Duca di Milano, Inperadore, el Papa, el Re 
di Spagna, Gienòvesi; e dato tenpo a noi tutto aprile 
detto a entrare. 



dentro certi limiti, per chi avesse favorito lo Stato che reggeva 
fino al 9 novembre. Vi è poi un articolo il quale ordina che a chiun- 
que, abile agli offici, che « per caso alchuno di Stato sarà con- 
dannato da'Signori o Octo di guardia, o di Balia, in pena di 
morte o di ascissione di menbro , o confinato o relegato o in- 
carcerato, o condannato in maggior somma di danari che di fio-^ 
rini 300 larghi, possa et sia lecito ricorrere al Consiglio Maggiore »; 
« da esso venire assoluto con certe solennità. E in ciò, credo, 
«tette il levare l'autorità alle sei fave, o vogliam dire ai sei 
voti coi quali i predetti Signori e Otto potevano condannare, come 
di sopra è detto. 



104 [1495 

E a dì 5 d'aprile 1495, ci fu come el Re di Francia 
aveva aquistato tutto el Reame ; e che '1 Re di Napoli 
s'era fuggito in Ischia , come perduto la speranza. 

E a dì 7 detto , ci fu come '1 Re voleva tornare 
di qua. 

E a dì 8 d'aprile 1495, predicò frate Girolamo in 
Palagio, e confermò tutto quello aveva detto per pas- 
sato. 

E^a di 9 detto, ci fu come el Re di Francia aveva 
mandato a chiedere tutto di là d'Arno per abitazione; 
e dicevasi che ci voleva rendere Pisa. 

E a dì 13 d'aprile 1495, ci fu come e nostri soldati 
erano scorsi in quel di Pisa, e predato insino a San 
Piero in Grado; e presono molto bestiame. 

E a dì 17 detto, ci fu come e Pisani avevano pre- 
dato in sul nostro, e scorso in quello di Poscia. 

E a dì 21 d'aprile 14^, ci fu com' e Pisani erana 
a canpo a Librafatta, e che la strignevano forte, 

E a di 22 detto, e nostri si. missono a ordine per 
andargli a trovare; e si levorono da canpo e non aspet- 
torono. E nostri v'andorono e tolsono loro l'artiglierie. 

E a dì 25 di aprile 1495, ci fu come s'erono ap- 
piccati, e morti assai e prigioni dell' una parte e dell'al- 
tra. E un certo nostro caporale, ch'aveva nome France- 
sco Roverso, era scorso insino alle porte di Pisa, e 
rimase prigione. 

E a dì 26 detto, si diceva molto per la città che 
alcuni cittadini c'ingannavano, che non lasciavano ria- 
vere Pisa, e varie cose trattavano col Re, e forse non 
era. Facevano venire certi caporali per intendere el 
vero; e tuttavolta si stava in confusione e mali uniti. 
E a di 28 d'aprile 1495, si diceva che '1 Re di Fran- 
cia tornava in qua. E benché paressi amico, e ohe gli 



1495] 105 

avessi inteso che noi avàno caro Taquisto suo, nondi- 
meno ogniuno Taspettava con pagura di non n'andare 
un tratto a sacco. Ninno si fidava della sua amicizia. 

E a di 3 di maggio 1495, predicava frate Girolamo 
e confortava molto el popolo che non capiterebbe male. 

E a dì 9 detto, venne a Pisa circa 400 franciosi, 
mandati dal Re i' nostro aiuto ' . 

E a dì 11 di maggio, si vinse che si facessino e 
Dieci nel Consiglio '. 

E a dì 16 detto, fu preso due figliuoli di Giovanni 
delFAntolla. E mandorono per uno loro fratello eh' era 
commessario in Romagna, e dettone loro di molta fune; 
e confessorono un trattato che facevano per rimettere 
Piero de'Medici in Firenze. 

E a dì 17 di maggio 1495, ci fu come quegli di 
Librafatta avevano dato una rotta a'Pisani. 

E a dì 18 detto, venne preso quello dell' Antella. 

E a dì 20 di maggio 1495, ci fu come Librafatta s'era 
perduta per mancamento d'aiuto. 

E a dì 21 detto, si vinse di porre un balzello, che 
fu la disfazione della città, e con grande dispiacere de' 
cittadini. 

E a dì 23 di maggio 1495, ci fu come el Re di 
Francia s'era partito da Napoli e veniva in qua *. 



-r— 



1 Gli storici fiorentini credettero c^e questi soldati fossero 
dal Re inviati per rafforzare la guarnigione di Pisa, ma invece 
erano spediti in servigio dei Pisani ; e per loro guerreggiarono 
coU'approvazione del Re. Portoveneri, Op. cit. 

2 Cioè che al Consiglio Maggiore spettasse d'allora in poi la 
elezione dei Dieci di Libertà e Pace. 

3 Già con deliberazioni dei giorni 16 e 19 di maggio, la Signoria 
aveva deputati vari cittadini per provvedere a tutto quello che 
occorresse per la venuta del Re nel territorio fiorentino. 



106 ^ [1495 

E a dì 24 di maggio 1495, fu volato dare a frate 
• Girolamo, nella Via del Cocomero, quando ebbe predi- 
cato. 

E a dì 28 di maggio 1495, si mandò uno degli Al- 
bizi per staffetta al Re, perchè s'era inteso che gl'in- 
basciadori non andavano in verità ; e forse non era vero. 

E a dì 29 detto, feciono altri 3 inbasciadori al Re, 
per intendere el vero '. 

E a dì 31 di maggio 1495, si ragunò el Consiglio 
e Richiesti assai ; e fecesi grande pratica sopra la venuta 
del Re. E infra T altre, molto si disse che si chiedessi 
al Re due cose, la prima la libertà, la seconda che noi 
non ci vogliamo Piero de'Medici. 

E a dì primo di giugno 1495, ci fu come el Re era 
entrato in Roma per passare di qua. 

E a dì 2 detto, si fece frate in San Marco Pandolfo 
Rucellai, ch'era già vecchio. 

E a dì 3 di giugno 1495, si ragunorono e gonfaloni 
nelle chiese, e fecesi molti consigli, in questa venuta 
del Re. E fu di nuovo consigliato che si chiedessi al 
Re 4 cose: la prima la libertà, e non volere Piero 
de' Medici, com'è detto; la terza, che ci renda le cose 
nostre; la quarta, dimandare se viene come amico o 
come nimico; e così fu consigliato da tutti. 

E a di 4 di giugno 1495, la città stava in grande 
sospetti, e molto si provedeva le case e forniva d'arme. 

E- a dì 5 detto, feciono venire la Tavola di Nostra 
Donna di Santa Maria Inpruneta, e fecesegli un grande 



1 Furono Domenico Bonsi, Giuliano Salviati e Andrea dei 
Pazzi. L*Ammtrato prende errore quando in luogo di quesfultimo 
pone Pandolfo Rucellai : al quale è vero che fu data tal com- 
missionef ma egli la rifiutò, vestendo Tabito Domenicano. 



1495] 107 

onore. * E frate Girolamo ordinò che quella rendita del- 
Toferte che se gli faceva, fussi de'poveri. E ordinò due 
tavole a San Felice in Piazza, e due a Santa Maria del 
Fiore, e quivi s* offeriva grande limosina di fiorini e di 
grossi. Fu grandissima limosina, e fu ordinata da detto 
Frate, ch'egli era ubidito da chi no'gli credeva. Fece 
stare in Santa Maria del Fiore le donne da Tun lato 
e- gli uomini da l'altro, che non si trovava uomo me- 
scolato con donne ; con una processione tanta ordinata, e 
divota, che mai ne fu fatta un* altra tale. 

E a dì 7 di giugno 1495, rifiutorono e 20 uomini 
ch'erano eletti al governo della città, e lasciorono el 
dominio a l'ordine del Consiglio Grande e universale; 
el quale pare, a ogniuno che volo vivere bene e sanza 
passione, el più degno governo ch'abbia avuto mai Fi- 
renze. E nondimeno tutti e principali attendevano a for- 
nirsi d'arme e mettersi in casa fanti, in modo si dubitò 
di Parlamento, ma non fu così. Lo facevano per pagura 
dell'andare a sacco. Ogniuno faceva forte la casa sua. 
El contado attendeva a sgonbrare in Firenze, massima- 
mente quegli di qua donde aveva a passare el Re. E 
nondimeno, el frate Girolamo predicava ogni giorno e 
confortava ogniuno che non avessino paura, che Iddio 
ci aiuterebbe. 

E a dì 11 di giugno, tornò Lorenzo di Pier Fran- 
cesco de' Medici, ch'era inbasciadore al Re. 

E a di 12, tornò Bernardo Rucellai, ch'era ancora 



1 Questa venuta era stata in genere deliberata dalla Signo- 
ria il 28 maggio, affinchè il popolo fiorentino potesse aver grazia 
nelle angustie che lo affliggevano; due giorni dopo si fissò il 5 
giugno per condurre il Tabernacolo in Firenze. 



108 [1495 

lui iabasciadore al Re. E in questi dì tuttavolta si for- 
niva d'arme la città, e ponevasi a ogni canto legni per 
potere isbarrare la città. Stava ogniuno in grandissimo 
prospetto e di mala >voglia, perchè si stimava ch« '1 Re 
ci voleva male ; perchè tuttavolta si perdeva, le castella. 
Eraci nuove che Palaia era perduta, e Montetopoli. 

E a di 13 di giugno 1495, ci fu come el Re era 
giunto in Siena, con tutta sua giente. 

E a di 14 detto, giugnieva la sua giente a Poggi- 
bonizi e facievano ogni male. Ogniuno pregava Iddio che 
non venissi per Firenze, e fumo esalditi da Dio. 

E a dì 15 di giugno, andò frate Girolamo in contro 
al Re a Poggibonizi, e quivi l'aspettò. 

E a dì 16 detto, venne el Re il Poggibonizi, e 1 suo 
antiguardo andò a Ehipoli, e mettevano a sacco ogni 
cosa, e pigliavano prigioni e facevano ogni male. 

E a dì 17 di giugno , parlò frate Girolamo al Re, in 
Poggibonizi. E dissesi che lui fu la causa che non venne 
in Firenze ; e che '1 Frate gli raccomandò Firenze, e che 
Iddio voleva che facessi bene a Firenze; e ch'ell'era 
tutta sua amica. In modo che si disse , che giovò assai 
a Firenze, e che 1 Re gli prestò fede assai. Era il Frate 
in quel tenpo in una tanta stima e devozione ih Firenze, 
che ci era molti uomini e donne, che se gli avessi detto 
loro Entrate nel fuoco, Tarebbono ubidito di fatto. Sti- 
mavasi per molti che fussi profeta ^ e lui lo diceva. 

E a dì 18 di giugno 1495 , ci fu come gli avèno 
arso Montetopoli, e messo a sacco Ganbassi e Castel 
Fiorentino, e molte altre cose, come sanno fare e Fran- 
ciosi e tutti soldati. 

E a di 19 detto, in verso Settimo, e nostri asalto- 
rono certi anbasciadori Franciosi che si partirono di 
Firenze, per modo che, per tutti questi piani insino a 



1495] 109 

Peretola, cominciorono a sgonbrare, che fu causa di certi 
nostri cervellini e tristi che no'pensono di quanto scan- 
dolo e'furono causa, per volere rubare qualche piccola 
cosa, mettere a pericolo. 

E a dì 20, tornò frate Girolamo dal Re, e a dì 21 
poi predicò e disse avere parlato col Re, e come gli 
aveva promesso molto bene, e come lui aveva detto al 
Re che se e'no gli ateneva la promessa, che lui capite- 
rebbe male e che Iddio gli leverebbe Tuficio, e che 
non sarebbe più ministro di Dio, e che perderebbe la 
più cara cosa ch'egli avessi. E così chiamò testimonio 
tutta la predica, che v'era circa 13 o 14 mila persone, 
che così sarebbe a ogni modo. E disse, avergli detto 
certi altri secreti di sua casi particulari. 

E a dì 22 di giugno 1496, el Re si partì e andò 
verso Pisa. 

E a dì 23 detto, ci fu come el Re aveva avuto un 
poco di rotta dalla Lega, al Salto della Cervia, la sua 
prima guardia. E più ci fu come e Lucchesi avevano 
messo drente molti fanti della Lega, e non vollono el 
Re. E ancora ci fu come e nostri avevano dato una 
grande rotta a Montepulciano, ' e preso un messer Gio- 
vanni Savello capitano de'Sanesi. 

E a dì 24 di giugno 1495, el Re entrò in Lucca, 
e fu pure ricevuto. Si mutorono d'animo. E dicevasi che 
'1 Re non ci voleva rendere Pisa, e ch'e Pisani l'ave- 
vano donata al figliuolo del Re, che così dovè essere, però 
che s'è veduto l'effetto che lui si partì e noUa rendè; 
ed era ©brigato sotto giuramento, in sull'altare di Dio. 



* I Montepulcianesi, fino de*27 marzo, aiutati da*Senesi, si erano 
ribellati a Firenze, gridando Libertà e Lupa. 



no [1495 

E a dì 25 detto, si partì el Re da Lucca, e andò in 
verso Serezzana. E nostri anbasciadori, che crono andati 
al Re, tornorono sanza concrusione di riavere^ Pisa; in 
modo che ci fa che dire ^ssai. E fecesi pensiero ^'averla 
per forza a ogni modo. E'nimici del Frate: — Togli, 
fidati del Frate che dice avere Pisa in pugno ! 

E a dì 26 di giugno, si fece la Signoria, la prima 
fatta per elezione, secondo la nuova riforma, e come si 
fanno gli altri ufici grossi ; e non fu più fatta da' Venti 
come prima, che già avevano rifitato, com'è detto. E fu 
gonfaloniere Lorenzo Lenzi ; e parve contento tutto que- 
sto popolo di tal modo d'eleggere. Ogniuno s'accordava 
che questo fussi el vero modo del vivere popolare fio- 
rentino, più che fussi mai. 

E a dì 27 di giugno 1495, ci fu come noi avàno 
condotto in patti Montepulciano. 

E a dì 29 detto, ci fu come el Re era in quel di 
Pietrasanta e Serezzana, e in que' paesi. Pensa come 
stavano ! 

E a di 30 detto, ci fu come el Re aveva messo a 
sacco e a filo di spada un castelluccio presso a Pon- 
triemoli. 

E a dì primo di luglio 1495, ci fu come el Re non 
poteva andare innanzi, e che vi pioveva la giente di 
Lonbardìa e di Bolognese e per tutto, sanza soldo, la 
maggior parte; e dubitavasi del Re che non capitassi 
male. 

E a dì 2 detto, ci fu come e nostri avevano preso 
50 uomini di que' di Cascina; e fuvvi un figliuolo del 
Capitano de' Pisani, de' Malvezzi. 

E a dì 3 di luglio, ci fu come el Re di Francia era 

di là da Pontriemoli, in luogo che si morivano di fame. 

Erano stretti e avuto un poco di rotta dalla Lega. 
I 



1495] 111 

E a dì 6 detto, tnandorono e Fiorentini al Re inba- 
sciadori, che fu messer Guido Antonio e Neri Capponi. ' 

E a di 8 detto, ci fu come a dì 6 detto s'apiccorono 
la battaglia el Re di Francia colla Lega, in Parmigiano 
in sul Taro, a ore 16 ; e durò insino a notte, e funne 
morti dell'una parte e dell'altra, 3 mila. Uomini famosi 
sono suti morti e molti uomini di conto, presi molti pri- 
gioni da taglia. E' Franciosi anno perduto la maggiore 
parte de'cariaggi e artiglierie. El Conte di Pitigliano si 
fuggì da'Franciosi e andò dalla Lega. E morti dal canto 
di là furono : el signore Ridolfo da Gonzaga, el signore 
Anton Maria, el signore Carario, el conte Bernardo dal 
Monte, e messer Giovanni capitano del Marchese di 
Mantova, El Signore Rinuccio da Farnese rimase preso 
e ferito. 

E a dì 9 di luglio, si vendevano a lo' ncanto le cose 
di Piero de' Medici, e così e panni ; e penossi più dì, in 
Orto Sa' Michele. 

E a dì 11 detto, ci fu come el Re di Napoli aveva 
riavuto Napoli , e morti molti Franciosi. E più e' era 
nuove che '1 Re di Francia se n'andava, e la Lega lo 
secondava, e lascia vaio andare ; perchè nella Lega vi fu 
olii non andava in verità. Che se gli avessino voluto, e 
fussino stati d'accordo, e' non ne tornava in Francia te- 
sta di loro; né anche el Re, 



1 II 23 giugno il Re aveva scritto ai Fiorentini che avrebbe 
ricevuto i loro ambasciatori quando fosse giunto in Asti, e i due 
qui nominati sono appunto quelli che gli furono mandati. Nei 
registri di Deliberazioni de' Signori e Collegi dell'anno 1495, si 
legge copia dei Capitoli fatti dal Re coi detti ambasciatori, a To- 
rino, il 16 di agosto, e che dai Signori furono ratificati il di 8 
settembre. 



112 [1495 

E a dì 14, ci fu come gli avevano fatto un poco di 
triegua, e ch'e Franciosi potessino passare un certo fiume. 
E per ventura de' Franciosi , come piaque a Dio , quel 
fiume venne grosso, perchè piovve grandissima aqua, e' 
nostri non poterne andargli a trovare, per non potere 
passare el fiume , per modo eh' e Franciosi dettono a 
ganbe. 

E a dì 15 detto, ci fu come e Franciosi erano giunti 
in Asti, e molto si disse che fu per miracolo di Dio. E 
dissono ch'el Re giurò di volere tornare aquistare filano, 
e com è gran nimico de'Viniziani e di chi era nella Lega. 

E a dì 18, ci fu come e Giono vesi avevano pinoso 
Tarmata del Re con molti legni e prigioni, per modo 
che fu vituperato e rovinato di tale inpresa, per modo 
che Firenze potè dire che fussi ogni sua disgrazia per 
peccato eh' egli aveva fatto a ronpere el giuramento 
ch'egli aveva fatto in suU' altare di Santa Maria del 
Fiore, che giurò di renderci Pisa, come gli aveva Na- 
poli ; e come uomo di poco intelletto non volle mai co- 
noscere gli amici suoi. Vedeva chiaramente noi essere 
soli a non volere entrare nella Lega controgli, e diven- 
tòmo nimici di tutta l'Italia, per suo amore. Anzi ci à 
fatto spendere un tesoro a volerla per forza. Ma secondo 
ohe dice questo Frate (che noi stimiàno profeta) che 
presto gli à a'ntervenire peggio ; e come e' sarà dato a 
altri l'ufìcio dell'essere ministro di Dio a purgare l'Italia 
de' peccati. 

E a dì detto, fu finito el primo finestrate del pala- 
gio di Strozzi. E più si faceva nella Dogana e fonda- 
menti per la sala grande ; ' e tuttavolta el Frate confor- 



1 Doveva servire per le adunanze del Consiglio Generale. Il 
disegno fu dì Simone del Pollaiolo amico del Frate ^ e varie te- 



1495] 113 

lava si tirassi inanzi. Per suo consiglio si faceva detta 
sala. E in questo tenpo tuttavòlta si faceva giente per 
a Pisa. 

E a di 29 di luglio 1495, ci fu come e Sanesi erano 
in arme, e che s'amazavano, per volere rifare un certo 
loro Monte de' Nove; chi voleva e chi no. 

E a dì 31 di luglio 1495, ci fu come e nostri ave- 
vano preso el Ponte di Sacco e mandatolo a sacco. E 
tuttavòlta, qui non si faceva altro che mandare giente. 

E a di primo d'agosto, ci fu come e Sanesi avevano 
confinati molti cittadini, e rifatto el Monte de' Nove. 

E a di detto, al Ponte di Sacco avevano presi circa 
70 Franciosi ch'erano pe'Pisani in detto castello. ' E no- 
stri, come uomini non Taliani ma barberi, e inparato da 
loro, e perchè gli avevano in odio per più conti, si di- 
lettorono d'amazzargli e tagliarli tutti a pezzi, perchè 
de' Taliani si truova de' crudeli e tristi. 

E a di 3 d'agosto 1495, si dettone a patti parecchi 
castellucci de' Pisani, Lari e altri. 

E a di 4 d' agosto, ci fu come lo 'Nperadore aveva 
mandato un bando che ninno suo suddito non andassi 
al soldo de' Viniziani né del Duca, e che voleva citare 
el Papa a' Concilio; e se non voleva passare di là, lo 
voleva a Firenze. NoUo citò però. 

E a di 6 d'agosto 1495, andorono di qui al canpo 
nostro di Pisa, ch'era al Ponte ad Era, e nostri com- 



ste di marmo e di bronzo che erano nel palazzo de^Medici furono 
destinate per adornarla. Questa sala fu fatta rialzare e ornare da 
Cosimo I, e ora chiamasi il Salone dei Cinquecento. 

1 Erano di quelli che aveva mandati nel maggio il Re, ed 
i Fiorentini credevano che si fossero venduti a' Pisani contro la 
volontà del loro Signore. 

8 



114 [1495 

messari, che fu Francesco Valori, Pagolantonio Soderini, 
e portorono molti danari assoldati, circa 20 mila fiorini, 

E a dì 9 d'agosto, la domenica, quando si diceva el 
vespro, venne una saetta in sulla cupola. Non fece molto 
danno, ma grande paura chi era in coro, però che cadde 
alquanti calcinacci in coro, piccola cosa. 

E a dì 11 detto e per tutti questi dì, si vendeva in 
Or Sa' Michele robe di Piero de' Medici a lo 'ncanto, che 
v'era coperte da letto di velluto e con ricami d' oro, e 
molte e varie cose, dipinture, quadri e molte belle cose; 
a mostrare quanto può la fortuna in queste cose tran- 
sitorie, ma diciàno meglio, le permissioni divine, accioc- 
ché l'uomo riconosca da Dio ogni cosa, che le dà e to- 
glie a sua posta, e che l'uomo non debbo insuperbire 
per vedersi e trovarsi gran maestro e ricco ; ma debbe 
l'uomo, quanto più à ricevuto da Dio, tanto debbe es- 
sere più umile e paragli essere più ingrato a Dio che 
gli altri ; che la gravità de' peccati istà nella ingrati- 
tudine. 

E a dì 12 d'agosto 1495, fu finita la volta della 
sala grande , quella parte che copriva la corte del Ca- 
pitano. 

E in questi dì, si diceva che '1 Duca di Milano non 
lasciava passare lettere che venissino dal Re di Francia. 

E a dì 13 detto, si vinse in Consiglio Maggiore, che 
chi ragionava di fare Parlamento, glien' andassi la vita 
e la roba. E in questi dì, si strigneva forte Palaia. 

E a dì 14 d'agosto 1495, s'ebbe Palaia a patti che 
fussino salvi l'avere e le persone, e dettone fiorini 400. 

E a dì 18 detto, el canpo andò a Cascina, e presono 
la Badia di San Severino, ' ma poi non v'andoronó ; m'an- 



1 Deve dire San Savino. 



1495] 115 

dorono a Vico Pisano, e V altro dì gli dettono battaglia 
e morivi de'nostri assai. E ogni dì si conbateva, e fuvvi 
morti più di 20 uomini. 

E a dì 29 d' agosto , si levorono da èanpo da Vico. 

E a dì 31 detto, ognindì si diceva: El Re manda 
a rendere Pisa, e che le lettere non possono passare. 
Non era nulla. 

E a dì primo di settenbre 1495, tornò Piero mio 
cognato, di canpo, ferito d'uno scoppietto nel tallone. 
Stette male. 

E a dì 4 detto, andò el canpo presso a Pisa. 

E a dì 5 di settenbre 1495, e Franciosi eh' erano 
nella cittadella di Pisa, avevano chiesto l'altra citta- 
della vecchia, e che l'avevano data loro. E dubitavasi 
eh' e Pisani avessino soccorso dalla Lega. 

E a dì 7 di settenbre, ci fu come el canpo nostro 
era nel borgo di San Marco di Pisa, e che gli avevano 
avuta la rocca Stainpace. 

E a dì 8 detto, ci fu una patente e contrasegno del 
Re di Francia per renderci Pisa ; e non valse niente , 
perchè erano sostenuti dalla Lega, e massimamente 
da' Viniziani. 

E a dì 10 di settenbre 1495, andorono al canpo a 
Pisa 2 de' Dieci, 2 degli Otto, 2 de' Colegi, per fare forza 
a Pisa. 

E a dì 14 detto, ci fu come gli avevano preso la 
bastia de'Pisani e alcuni prigioni Pisani. E se non fussi 
che '1 Castellano de* Franciosi ' cominciorono a trarre 



1 Questo comandante, cui fu dal Re affidata la custodia della 
fortezza di Pisa, era Roberto di Balzac, antico favorito di Luigi XI, 
consigliere e ciamberlano del Re, siniscalco d'Agénois e di Gua- 
scogna, barone d*Entragues e di Saint Amand. Il Comines nelle 



116 [1495 

spingarde a'nostri e amazzorono alcuni* de' nostri; e fu 
ferito quello de'Vitegli; ' e non ci atennono quello ave- 
vano promesso, di renderci la forteza, come diceva le 
lettere del Re. 

E a dì 16 di settenbre, andò a Pisa Monsignore di 
Lilla francioso, ' eli' era qui in Firenze , per farci dare 
V la cittadella; perchè quello Francioso che v'era drento 
nella voleva dare. E andovvi in cataletto perch'era ama- 
lato, in servigio de'Fiorentini ; e non giovò niente. 

E a dì 18 detto, ci fu come el Fracassa ' era entrato 
in Pisa con poca giente, che si stimava era mandato 
dalla Lega. 

E a dì 20 di settenbre 1495, si fuggì di qui l'Alfonsina 
donna di Piero, de' Medici e andonne a Siena, al marito. 

E a di 23 detto, andò un bando, che se un figliuolo 
di Bernardo de' Medici * non conpari va agli Otto, avessi 
bando di rubello perchè 1' aveva condotta lui a Siena. 

E a dì 25 di settenbre 1495, mandorono un bando, 
che chi amazzava Piero de' Medici avesse 4 milia ducati, 
e l'arme a vita con due conpagni, e potere ribandire 
uno, chi e' voleva ; e colui che l' ammazza fussi rubello, 
abbi 2 mila ducati d'oro e sia ribandito, e possa por- 
tar l'arme a vita come gli altri. * 



sue Memorie lo chiama « uomo di molta qualità, servitore del 
Duca d'Orleans ». La sua condotta parziale e insubordinata, mi 
pare lo mostri di qualità molto cattiva. 
1 Paolo Vitelli. 

* Giovanni Dumas signore di Lilla, consigliere, ciamberlano 
e maestro di casa del Re. 

3 Gaspero di Roberto da San Severino capitano di gente d' 
arme. 

* Averardo di Bernardetto de' Medici. 

* Si rinnuovarono le condanne in conseguenza degli sforati 
che faceva Piero per rientrare in Firenze. 



1495 ] 117 

E a dì 2 d'ottobre 1495, fu finito le volte della sala 
grande di Dogana, che sarà una magna cosa. * 

E a di 3 detto, si cominciò a dubitare di certa ra- 
gunata si faceva negli Agnoli, d'opra di Parlamento. 
E mandorono a pigliare don Guido e certi altri frati 
degli Agnoli. Si disse tenevano mano a questa congiura. 
Non s' intese che fussi vero. 

E a dì 4 d'ottobre, venne el canpo a Cascina. 

E a dì 5 detto, tornò Monsignore di Lilla, e disse 
avere protestato al Castellano che, se non rendeva la cit- 
tadella, ch'egli era rubello del Re. Morì detto Monsignore, 

E a dì 6 d'ottobre 1495, presso a Canpi, si scoperse 
una -casa di morbo, e in casa Antonio di Bono morì un 
garzone e una fante; e in casa Andrea di Bono v'era 
amalati di morbo ; e in casa di Iacopo di Piero Berardi, 
e un altra nella Via della Scala e più luoghi. Ci fece 
danno. 

E a dì 15 d'ottobre 1495, si fece l'onoranza di Mon- 
signore di Lilla, e fugli fatto un grande onore. Sotter- 
ròssi a'Servi. Ebbe 280 torchi, e predicessi sopra el corpo 
in sulla Piazza di Sa' Lorenzo. 

E a dì detto, si vinse che chi amazzava Piero de'Me- 
dici , e fussi morto lui , 1' erede sue avessino e 4 mila 
fiorini. 

E a dì 17 detto, dettone bando^a uno de' Ricasoli 
che trattava con Piero de' Medici di dargli Ricasoli. * 

E a dì 18, predicava frate Girolamo e confortava 
tuttavolta a tenere fermo questo reggimento e '1 Consi- 
glio Maggiore. 

E a dì 27 d'ottobre 1495, venne un fante che recò 



* Aveva nome Antonio di Bettino. 



118 [1495 

nuove che '1 Re di Francia mandava un signore che 
ci rendessi Pisa per ogni modo; el quale era indietro; 
e toccò dalla Signoria 100 ducati, e nonne fu nulla. 

E a dì 29 detto, cadde Y antenna del palagio degli 
Strozzi che tirava su le pietre, perchè si ruppe un vento 
sopra la Loggia : e cadde in verso Santa Trinità, e rup- 
pesi nel mezzo do v' era la commettitura ; e non fece male 
a persona. 

E a dì 3 di novenbre 1495, ci venne uiio inbascia- 
dore del Re di Francia, che si chiamava Lancia in pu- 
gno, e veniva per darci Pisa; e andò là e fu preso da'Pir 
sani e poi lasciato. E a questo modo eravamo uccellati. 
E in questo tenpo la morìa ci facea un poco danno. 

E a dì 14 detto, ci fu come Piero de' Medici era in 
quello di Perugia con molta giente. 

E in questi di, tuttavolta si vendeva e beni dì Piero 
de' Medici a lo 'ncanto. 

E a dì 24 di novenbre 1495, si disfece un certo 
rialto che s'era fatto tra'l Palagio de' Signori e la Log- 
gia de'Signori, che s'era fatto di poco tenpo, che s'an- 
dava nella Loggia di Palagio al pari colla porta. * 

E a dì 26 detto, si vinse in Palagio 3 pitizioni: la 
prima, una taglia dietro a Giuliano de'Medici, chi ramaz- 
zava; e la seconda, vendere e beni della Torre; la terza, 
la riforma del trarre sanza chiamare. * 



1 Una deliberazione della Signoria del 22 novembre è cosi 
concepita : Quod pavimentUm scuris politis stratinn ante portemi 
Dominorum, paucis ante annis confectum, dictum el Rialto, re^ 
moveatur et remaneat ut prius erat ad niaiorem Palatii pul- 
critudinem^ ne conspectus Palatii a lateiriìnis defor^natus videatur: 
et lapidea UH dentiir Operariis novaa Salae ad Salain con- 
fidendam. 

' Ecco in sostanza con più chiarezza il sunto di queste prov- 



1495] lld 

E a dì 3 di dicenbre 1495, ci fu come Piero de'Me- 
dici fu per esser preso a Cortona. S'ebbe a fuggire. 

E a dì 4 detto, ci fu come Ramazzotto, amico della 
Casa de'Medici , asaltorono la strada al Cavrenno, e tol- 
sono muli carichi; e come poi, l'altro dì, el podestà di 
Firenzuola aveva preso alcuni di loro. E comandossi 
fanti in Mugiello in aiuto di Firenzuola. 

E a dì 7 di dicenbre 1495, si vinse in Palagio una 
gravezza a'preti di 50 mila fiorini ' e alla roba di Piero 
de' Medici 30 mila. 

E a dì 8 detto, ci fu come el Re di Napoli aveva 
preso el Castello Nuovo, e così raquistava ogni cosa. 

E a dì 9 di dicenbre 1495, si portò in Palagio de'Si- 
gnori un Davitte ch'era in casa Piero de' Medici, e po- 
sesi in mezzo, della corte del Palagio de' Signori. * 



visioni. Colla prima, si prometteva il premio di fioriiii 2000 larghi 
d'oro e altri privilegi a chi uccidesse Giuliano : colla seconda, si 
ordinava agli Ufficiali di Torre di vendere 48 botteghe sul Ponte 
Vecchio e 20 in Mercato Vecchio : coirultima, s'ordinava Timbor- 
sazione dei cittadini per trarre a sorte quelli che dovessero occu- 
pare certi ufìzi o magistrati, che allora si facevano per elezione 
e come dice vasi, a mano, nel Consiglio Maggiore. E questo e il 
trarre sanza chiamare. 

1 La provvisione intitolata Offìcialium Presbiterorirm, Ordì» 
natio è del giorno successivo. Dovevano essere cinque cittadini 
da eleggersi dal Consiglio Maggiore, e coirautorità di « risquotere 
almeno insino alla somma di fìorini cinquantamila da qualunche 
non sopportante le gravezze ordinarie ». La Signoria, il dì 30 dei 
seguente mese di gennaio , ordinò agli Officiali delle Grazie dei 
Contadini di cedere a quelli , per loro residenza, parte del locale 
che occupavano nell'Arcivescovado. 

* Il di 9 d' ottobre, i Signori ordinarono che le due statue 
di bronzo, il David e la Giuditta, esistenti il primo nel cortile del 
palazzo di Piero, e l'altra nell'orto del medesimo, venissero conse- 



120 [1495 

E a dì 10 detto, ci fu come el Re di Francia aveva 
arso le case di quello Castellano eh' era in Pisa , per 
non avere ubidito al Re di renderci la cittadella che 

teneva. 

« 

E a dì 11, ci fu come el Papa mandò a comandare 
a frate Girolamo che non predicassi; e così osserva 
più dì. 

E a dì 12 detto, si mandava comessari a tutti e 
passi a provedere. 

E a dì detto, ci fu nuove come a Roma era venuto 
el Tevere sì grosso ch'egli alzò in Banchi insino al 
primo solaio, e passò sopra '1 segno di tutte le volte più 
braccia; e morivvi assai bestie e uomini e certi ch'erono 
in prigione in fondi di torre, e più altri. 

E a dì detto, si disse questa cosa poco credibile, che 
nel Reame era aparita una donna a uno pecoraio e ave» 
vagli detto: Dammi una di coteste pecore, e dandola gli 
disse ; Partila per mezzo. E partendola, n'uscì fuori assai 
serpe, scorzoni e serpenti e brutti animali. Di poi gli 
disse: Richiudila e raccostala insieme, e ritornò viva 
come prima, e disse al pecoraio: Va, di' al Papa che 
sarà una grande pestilenzia ; che faccino penitenzia e di» 
giunino el primo sabato, e stieno 3 dì sanza mangiare 
carne. 

E a dì 12 di dicenbre 1495, ci fu un'altra cosa da 
ridersene ; pure la dirò , poich'ella si diceva per tutto, 
che gli aparì a Milano. Aparì nella via el Duca di Mi- 



gnate hgli Operai di Palazzo, per esser collocate in quel luogo 
del medesimo che si reputasse più conveniente. Tal consegna fu 
fatta sei giorni dopo. L'autorità del Landucci, confortata da que- 
sti documenti, serva a correggere ciò che ne disse il Moise nella 
sua Illustrazione del Palazzo dei Signori, a p. 74 e 75. 



1495] 121 

lano eh' era étato morto , e détte una lettera a uno e 
dissegli: Porta questa al signore Lodovico. E portan- 
dola, el cancelliere noUa potò aprire. E come el signore 
Lodovico l'ebbe in mano, s'aprì; e leggiendola, inchinò 
el capo e stette un pezzo amirato. E chiedendo la ri- 
sposta el messo, el signore Lodovico disse: EU' è fatta. 
E immediate sparì el messo. Onde si diceva molte cose : 
che sarebbe morìa, fame e massimamente guerre, come 
fu veduto per processo. 

E a dì 14 di dicenbre 1495, ci venne uno inbascia* 
dorè dal Re di Francia. ' Avàno buona speranza di Pisa; 
e venne a Pistoia e non venne in Firenze , dicendo vo- 
leva audare a Pisa. E là fu vicitato da' nostri cittadini 
e non giovò. 

E a dì 15 detto, si tirava su e cavalietti della sala 
di Dogana per porre el tetto. 

E a dì 21 di dicenbre 1495, si pose in sulla ringhiera 
del Palagio de' Signori, a lato alla porta, quella Giuletta 
di bronzo, ch'era in casa Piero de' Medici. ' 

E a dì 26 di dicienbre 1495, s'arse in Palagio quel 
resto delle polize. * 



> Monsignore di Gemei. 

2 La Giuditta, opera di Donatello. Le parole Eccemplurnsalutis 
publicae cives posuere MCCCCXCV, che leggonsi intorno alla 
base, credo che si ponessero a ricordare V abbattuta potenza di 
Piero de'Medici e non la remota cacciata del Duca d'Atene, come 
stampò il Moise. Nel 1504, tolta dalla ringhiera per mettere nel 
suo luogo il David di Michelangelo , fu posta in una nicchia nel 
cortile dello stesso Palagio ; nel 1560 poi i\x collocata sotto V arco> 
della Loggia dei Signori in faccia a Via della Ninna, dove sta 
tuttora. 

3 Ciò era in ordine a quella provvisione del 26 novembre 
che riformava ed estendeva il modo d'imborsare per gli uffici, e 



122 [1496 

E a dì primo di giennaio 1495, s'aspettava Pisa per 
la venuta di quello inbasciadore ; e fu tutto el contra- 
rio, perchè Taltro di el Castellano détte le fortezze a' Pi- 
sani ; e tutti e Franciosi che v' erano s' andorono con 
Dio, a Lucca. ' Onde si potè molto bene vedere che '1 Re 
ci dileggiava, né voleva si riavessi^ E stavasi ogniuno 
di mala voglia; e dove ci dovano dolere del Re, alcuni 
ignoranti volsono l'odio contro al Frate; andando di notte 
intorno a San Marco, gridando e dicendo parole diso- 
neste: Questo porco di questo frataccio si vuole ar^ 
derlo in casa, e simile parole. E fu chi volle mettere 
fuoco nella porta di San Marco. 

E a dì 4 detto, mandorono cavallari in Francàa, vo- 
lando, a dolersi dell'essere ucciellati. Niente giovò mai. 

E a dì 9 di giennaio 1495, an'dò in sul carro due 
contadini e furono inpiccati, che volevano dare Monte- 
catini a Piero de' Medici. E in questo dì mandorono un 
bando, che non si ragionassi di Stato, o di Re, o di 
Frati, e non portare maschere; a pena di fiorini 25, o 
dieci tratti di fune. 

E a dì 17 detto, tornorono e cavallari di Francia, 
e uno di loro si ruppe una coscia. E dissono, che gli 
avevano dal Re, che fussi rimesso in Sa'Malò e fatti di 
Pisa, di Sarzana e Pietrasanta; e che ci voleva rendere 
ogni cosa , e che gli era di buona voglia. Non ne fu altro. 



che ho citata nella nota 2 a p. 118, e che tra le altre cose prescri- 
veva che, fatta Timborsazione, si ardessero le polizze di quelle 
borse delle quali non accadeva farsi tratta. Il 30 dicembre, i Si- 
gnori ordinarono al cancelliere delle Tratte che portasse loro 
cmnes registros scrutineorum preteritorum ut illos comìnirant. 
I Questo fatto fu, com'è naturale, di grande allegrezza aTisani, 
i quali ebbero premura di darne subito notizia per mezzo d* am- 
basciatori al Duca di Milano, al Comune di Genova, al Papa, al 



1496] 123 

E a dì 19 di giennaio, ci fu lettere dal Re di Na- 
poli, che chiedeva aiuto, altrimenti farebbe cose che 
ritalia piagnerebe. 

E in questi dì, c'era disputa si doveva entrare nella 
Lega o no. Chi diceva che passerebbe un'altra volta di 
qua el Re, chi diceva no ; perchè già gli era morto el 
figliuolo e stavasi in molte parte e dispute. 

E a dì 26 di giennaio 1495, si partirono di Firenze 
gli usciti di Siena e andorono a Siena colla forza de'Fio- 
rentini, co'molta giente e '1 nostro capitano Conte d' Ur- 
bino, con tutti e nostri caporali. E così vennono e Pe- 
rugini con molta giente, e col resto degli usciti, e fuvvi 
in un di o due 8 mila persone, e rimissogli in Siena. 
Partissi di Siena alquanti cittadini e venono a Colle. ' 

E a di 29 di giennaio 1495, fu dato bando di ru- 
bello a un maestro Lodovico medico e altri, che voUono 
dare el Bucine a Piero de' Medici. 

E a dì 7 di febraio 1495, e lanciugli lavorone di 
capo una veliera a una fanciulla e fuvvi scandolo di 
sua giente , nella Via de' Martegli. E questo fu perch' e 
fanciugli avevano avuto animo di frate Girolamo, che 
dovessino correggiere le disoneste portature e' giucatori, 
per modochè quando si diceva : Ecco e fanciugli del Frate, 
ogni giucatore, quantunche bravo fussi, ogniuno si fug- 
giva, e le donne andavano con ogni onestà. Erano ve- 



Signore di Piombino, a Siena e ad altri « La corporale et actuale 
possessione della cittadella nuova con tutte le ròcche et fortezze », 
da essi riputata come il vero acquisto della bramata libertà, fu 
pre^a il primo di gennaio 1496, « a hore 18 ». Lettere degli An- 
ziani di Pisa. 

1 II Malavolti, nella sua Storia dice anzi che non poterono 
entrare in Siena, e che « fatta una sanguinosa fattione », torna- 
rono indietro. 



124 [1496 

nuti in tanta reverenzia e fanciugli che ognuno si guar- 
dava delle cose disoneste e massimamente del vizio ino- 
minabile. Non si sarebbe sentito ragionare di tal cosa 
né da' giovani né da' vecchi in questo santo tenpo; ma 
fu, piccolo. Anno potuto più e tristi eh' e buoni. Sia 
laldato Idio da poi eh' i' vidi quel piccolo tenpo santo. 
Onde i'priego Iddio che ce lo renda quel santo vivere 
e pudico. E che sia stato un tenpo benedetto, vedi e 
pensa bene le cose che si feciono in tal tenpo. 

E a dì 16 di febraio 1495, fu el Carnasciale. E avendo 
predicato fra' Girolamo, più giorni inanzi, ch'e fanciugli 
dovessino in luogo di pazzie, del gittare e sassi ' e fare 
cappanucci, dovessino accattare e fare limosino a'poveri 
vergogniosi; e come piaque alla divina grazia, fu fatta 
tale comutazione, che in luogo di pazzie, accattorono 
molti dì inanzi ; e in luogo di stili, trovavi su per tutti 
canti Crocifìssi nelle mani della purità santa. Per modo 
tale, che in questo dì del Carnasciale, detto vespro, si 
ragunorono le schiere in 4 quartieri di Firenze, ogni 
quartiere ebbe la sua bandiera. La prima fu un Croci- 
fisso, la seconda una Nostra Donna, e così l'altre; colle 
tronbe e co'pifferi di Palagio, co' mazzieri e ministri di 
Palagio, cantando delle laide, sempre gridando: Viva 
Cristo e la Vergine Maria nostra regina; tutti con 



1 Iacopo Nardi lasciò scritto nelle sue Istorie : « Tra le altre 
cose questa parve molto notabile, che in quel tempo fu dismessa 
e lasciata volontariamente quella stolta e bestiale consuetudine 
del giuoco de' sassi, che ne' giorni carnevaleschi s'usava di fare 
tanto radicata per la sua antichità che eziandio dai severi spa- 
ventevoli bandi de'magistrati non s'era mai potuto reprimere, non 
che diradicare ». Ma questa non fu che una sospensione, veden- 
dosi tal barbaro costume in vigore anche nella seconda metà del 
secolo XVI. 



1496] 125 

una ciocca d'ulivo in mano, che veramente pe'savi uo- 
mini e buoni lacrimavano teneramente dicendo: Vera- 
mente questa nuova co;nmutazione è opera di Dio. Que- 
sti giovanetti son quegli ch'anno a godere le cose buone 
ch'esso promesse. E ci pareva di vedere quelle turbe 
di Gierusalem ch'andavano inanzi e dietro a Cristo la do- 
menica d'ulivo, dicendo: Benedetto sia tu che vieni nel 
nome del Signore, E ben si può dire le parole della 
Scrittura: Infanzium e laitenzium jperfecisti laide. E 
note che furono stimati seimila fanciugli o più, tutti da 
5 6 anni insino in 16. E tutti e quartieri si rauno- 
rono a' Servi, nel portico de'Nocenti e sulla Piazza, e 
tutti si partirono di quivi e passorono pella cappella 
della Nunziata, e poi per San Marco. Poi feciono la via 
che fanno le procissioni; passorono el Ponte a Santa 
Trinità e poi in Piazza. E poi in Santa Maria del Fiore 
feciono l'oferta, la quale era calcata d'uomini e di donne, 
divise, da l'un lato le donne e dall'altro gli uomini, 
con tanta divozione e lacrime di dolcezza di spirito, che 
non fu mai fetta tale. Fu stimata l'oferta parecchi cen- 
tinaia di fiorini. Vedevasi dato \om ne'bacini molti fio- 
rini d'oro, e la maggior parte grossi e arienti. Chi dato 
loro veliere, cucchiai d'ariento, fazzoletti, sciugatoi e 
molte altre cose. Si dava sanza avarizia; pareva che 
ogniuno volessi dare ciò che gli aveva, e massime le 
donne; pareva che ogniuno volessi offerire a Cristo e 
alla sua Madre. Io ò scritte queste cose che sono vere, 
e io l'ò vedute, e sentito di tal dolcezza, e de' mie' fi- 
gliuoli furono in fralle benedette e pudiche schiere. 

E a dì 17 di febraio, fu el primo dì di Quaresima, 
vene alla predica di frate Girolamo in Santa Maria del 
Fiore un grande numero di fanciugli. Fu fatto certi 
gradi accosto al muro, dirinpetto al pergamo, per detti 



126 [1496 

fanciugli, dietro alle donne ; e molti anche si stavano in 
fpalle donne ; e tutti quegli che stavano in su'gradi can- 
tavano inanzi alla predica dolci, laide; e poi venivano 
e cherici in sul pergamo e cantavano le Tanie; e'fan- 
ciugli rispondevano. Per modo che facevano per dolceza 
piagnere ogniuno, e massime gl'intelletti sani, dicendo : 
Questa è cosa del Signore. E questo durava ogni mat- 
tina di Quaresima, inanzi che '1 Frate venissi. E nota 
questa maraviglia, che non si poteva tenere nel letto 
la mattina ninno fanciullo; tutti correvano inanzi alle 
lor madre alla predica. 

E a di 25 di febraio 1495, si trasse la Signoria nella 
sala nuova, la quale era fornita di coprire, e non er§ 
ancora amattonata, né fatto panche. Era fatto la porta 
del Palagio ch'andava nella sala; era inbastito, e non 
v'era ancora fornito nulla. ' Nella qual sala fu posto due 
epitaffi di marmo, l'uno era in volgare e in versi; l'al- 
tro in latino. El vughare diceva una stanza d'otto versi: 
in sentenzia diceva : Chi vitol fare parlamento vuol torre 
al popolo e'reggimento. L'altro ch'era in latino diceva, 
che tal Consiglio eA da Dio, e chi lo cerca guastare 
capiterà male. 

E a dì 26 di febraio 1495, s'incamerò la gravezza 
della Decima. 

E a di 27, e fanciugli furono confortati dal Frate, 
che dovessino torre le zane de'berlingozzi, e' tavolieri dei 
giocatori e molte licenzio dell'usanze delle donne, per 
modo che quando e giucatori sentivano che venivano e 
fanciugli del Frate, ogniuno fuggiva, né era donna che 
avessi ardire d'andare fuori fuor dell'usanza. 



1 Tre giorni prima i Signori avevano data licenza al Polla- 
iuolo di rompere il muro per andare dal Palagio nella nuova sala. 



1496] 127 

E a dì 28 di febraio 1495, ci fu nuove che Sarzana* 
e Serzanello, el Castellano francioso l'aveva dato a'Gie- 
novesi. ' Chi non si sarebbe ribellato da'Re di Francia ? 
Veramente si può dire, e Fiorentini essere al Re di 
Francia stati e più fedeli e più ubidienti uomini ch'abbia 
el mendo, e lui non pare che l'abbi mai conosciuto. 

E a. di 29 di febraio 1495, e detti fanciugli anda- 
vano per tutto, lungo le mura, alle taverne, dove vede- 
vano ragunate ; ■ e questo facevano ogni quartiere, e chi 
si fussi rivolto a loro, portava pericolo della vita, e'fussi 
chi vuole. 

E in questo tenpo ci rinforzava la morìa. * 

E a dì 8 di marzo 1495, predicando frate Girolamo, 
fece gridare quella mattina: Viva Cristo e simile cose 
spirituali, per modo che fu una grande comozione di 
spirito. E aveva, ogni dì di lavorare, 14 o 15 mila di 
persone, che la maggior parte lo teneva profeta. 

E a dì 14 di marzo, si fece certe leggi contro a' no- 
tai, che chi volessi usare el notaio non potessi avere 
tifici nella città. * 



1 II PoRTovENERi dlcG chc la tenuta di Sarzana, comprata 
dal Banco di San Giorgio, fu data il 26 dello stesso mese, e si ride 
dei Fiorentini, che per averla « aveano pagato ai Franciosi molte 
migliaia di ducati, e fu fatto loro come di Pisa ». 

2 Con una provvisione del 3 marzo, la Repubblica, « per ov- 
viare a' pericoli che nascer potrebbono dalla contagione del morbo 
della quale nella futura estate molto si dubita, avendo già in 
qualche luogo cominciato a dimostrarsi >, ordinò che dal Consi- 
glio maggiore si eleggessero quattro cittadini da durare il loro 
ufl&cio Ano a tutto ottobre. Dovevano avere piena balia per rime- 
diare e ovviare al morbo e sovvenire i poveri ammorbati. 

3 La Provvisione, oltre airimporre ai notai « di scegliere uno 
de'dua membri, non parendo giusto che uno notaio possa godere 



128 [1496 

E a dì 22 detto, venne gragniuola e neve grande 
ch'alzò mezzo braccio per tutto. Perdessi de'fìori e frutti. 

E a di 27 di marzo 1496, che fu la domenica d'ulivo, 
fece fare fra'Girolamo una procissione a tutti e fanciugli, 
colFulivo in mano e in capo, e più portorono in mano 
ogniuno una croce rossa, lunga circa una spannalo più. 
Furono stirpati 5 mila fanciugli, e poi grande numero 
di fanciule; tutti vestiti di bianco, e cosi le fanciulle, 
colle ^ e coir ulivo in mano e in capo; e di poi tutti 
gli Ufici di Firenze e tutte le Capitudini; dipoi tutti 
gli uomini di Firenze, dipoi le donne; che non fu mai 
fatta la maggiore processione. Non credo restassi né 
uomo né donna che non andassi a fare tale oferta. E 
ofersesi in Santa Maria del Fiore, in su'n uno altare 
per fare el Monte della Piata. Fu fatta grande oferta. 
E andava inanzi a detta procissone un tabernacolo al 
quale v'era dipinto Cristo in su l'asino, come gli andò in 
Gierusalem, la domenica d'ulivo. E di sopra portavano 
l'onbrella, tutti gridando; Viva Cristo eh' è 'l nostro Re; 
per tutta la città. 

E a di 28 detto, si diceva che'Re voleva passare. ' 
E Viniziani facevano molta giente. 

E a di 4 d'aprile 1496, si portò una bonbarda alla 
Porta alla Giustizia, fatta di nuovo; e provandola, trasse 
e rovinò una casa alla Cappanaccia. 

E a di 7 detto, ci fu come a Siena era piovuto san- 



gli ufìci de* ciptadini et alsi gli ufìci de' notai » ; proibisce anche ie, 
sostituzioni negli uffici, e contiene altri provvedimenti per il rego- 
lare e disinteressato disimpegno delle attribuzioni dei medesimi. 
1 < Se extima quasi certo, il Re di Fransa dover fare la im- 
presa de Italia ». Cosi scriveva da Milano, sin dal 14 gennaio, un 
oratore dei Pisani a quella' Signoria. Lettere agli Anziani. 



;496] 129 

gue sopra due porte di Siena ; ' e che a Viterbo era apa- 
rito una donna ch'aveva detto ch'a Firenze era el vero 
profeta. Le scrivo perchè si dice di queste pazie. 

E a dì 10 di aprile 1496, fu asaltato el canpo no- 
stro da'Pisani, di notte, e presono più di cento cavagli, 
-e amazorono e cavorono gli occhi a due uomini d'arme. 
Non presono però el castello di Buti. ' 

E a dì 12 detto, el Signore Piero prese di loro e 
fece el simile, cavò gli occhi a loro. 

E a dì 14 detto, ci fu come que'di Faenza avevano 
cacciati di Faenza tutti chi v'era pe'Viniziani, e morto 
un loro mandatario. 

E a dì 17 d'aprile 1496, predicò frate Girolamo a 
Prato nella Chiesa di San Marco, e fuvvi tanto popolo 
di Firenze e del contado che pioveva là ognuno. E disse 
loro che sarebbono e secondi 'avere le filicità, dopo le 
tribulazioni. 

E a dì 24 detto, ci fu come e Pisani avevano in- 
grossato el canpo, e ch'e nostri avevano el peggio, e 
che verrebbono a'danni nostri. 

E a dì 26 d'aprile 1496, si ragunò el Consiglio nella 
sala- grande, per fare la Signoria; e' frati di San Marco 
vi dissono la Messa; e dissela frate Domenico, e poi 
predicò un poco. E in questo tenpo che se ragunavano, 
fu trovato chi bucherava e dava polize ; e quali gli Otto 



1 L'Allegretti nei suoi Diari Sanesi (in Rer. Ital. Script). 
registra questo fatto che impauri molti in quella città. Anch' esso 
-giudicava le cose come il nostro, concludendo con queste parole 
« tamen gli uomini di giudizio non lo credono ». 

2 « Siamo a di 8, et abbiamo la nuova come li nostri hanno 
rotto il campo hostile, dove de' nimici sono morti Lta homini di 
arme, presi XXV, et cavalli 220 et certi muli, et ferito messer 
Francesco Seccho ». Lettere degli Anziani di Pisa, 

9 



130 [1496 

feciono pigliare. Fra gli altri fu un Giovani da Tignano ^ 
e mandorlo al Podestà, e feciogli dare 4 tratti di fune; 
e poi presono Filippo Corbizi e Giovanni Benizi e altri^ 
e molti ne feciono sostenere in Palagio; e molti no' fu- 
rono scoperti; in modo che '1 Consiglio stette fino alle 
22 ore inanzi fussi fatto. E Signori poi feciono fare 
la guM'dia per Firenze, la notte. 

E a dì 28 detto, fu confinato nelle Stinche in per- 
petuo Filippo Corbizi e Giovanni Benizi e Giovanni da 
Tignano, per la detta intelligienzia. E più fu amuniti 25 
cittadini per dette intelligenzie. 

E a dì 2 di maggio, mandorono e Fiorentini al Re 
di Francia due lioni in su due muli in gabbie di le- 
gname; né ci giovò nulla mai co' lui. * 

E a dì 3 detto, ci fu lettere del Re di Francia ch'aveva 
isbandeggiato Viniziani, Lonbardi e Gienovesi, che non 
potessino andare con mercatantie veruna nel suo teni- 
torio; e che gli [aveva mandato a protestare ch'e Gie- 
novesi e Lucchesi rendessino e Serezzana e Pietrasanta 
a di chi ell'era. Fu da beife. 

E a dì 4 detto, ci fu come el Re di Napoli aveva 
ripreso ogni cosa nel Reame ecetto che Gaeta, e morti 
molti Franciosi. 



^ Il (li 9 del mese stesso, i Priori deliberaverunt et precepe- 
ruìit Romulo Bernardi Antonii de Monte Catino, famulo eorum 
Camere armorum, quatentts vadat simul duobits leonihiis, micten^ 
dis per dictos Dominos ad Cristianissim,um, Regem, Francorum, 
et dictos leones in itinere guhemet donec ad curiam dicti Regis 
perveniate et eos postea presentet oratoribus Florentinis penes 
dictum Regem. eofistentibus , ut ecoecutioni mandent in predictis 
quod habent in mandatis. Et casu quo dictus Romulus in huius- 
modi itinere defìceret, tunc in eum locum, famuli diete Camere, 
et prò eitis remuneratione, succedat Bemardus eiusdem, Rcmiuli 
filius. 



1496] ' 131 

E in questo tenpo non restava di piovere ed era 
durata questa piova circa a undici mesi, che mai fu una 
settimana che jion piovessi. 

E a dì 8, domenica, di maggio, sonò la canpana 
grossa di Palagio al Consiglio maggiore, e fu la prima 
volta ch'ella sonò a tal Consiglio; e fu dopo desinare. 
E quegli confinati nelle Stinche e amuniti appelorono 
al Consiglio maggiore, e fu cimentato e non si vinse. 
Bisognò che gli avessino pazienza. ' 

E a dì 11 di maggio 1496, fu finito d'amattonare 
la Sala grande del Consiglio. 

E a dì 14 detto, la morìa si risentì in più luoghi 
in Firenze. 

E a dì 16 detto, ci fu come e nostri avevano rotti e 
Pisani e preso 40 uomini d'arme. Morì de' nostri un fante. * 



J II ricorso e il rigetto pel medesimo sono registrati nel libro 
di Deliberazioni dei Signori e Collegi ad an. 

^ Pietro Popoleschi, uno dei commissari , scrisse da Bientina 
a' Dieci di Balia, lo stesso giorno, a ore 16: « Questa mactìna si 
sono abochate le genti nostre con le genti inimiche sotto Vico, 
e li nostri animosamente li hanno rocti et già ne è venuti prigioni, 
fra la Cecina et qui, circa 30 huomini d'arme, et la maggiore parte 
ad cavallo; et è preso Giannetto da Palaia nostro inimico. È fe- 
rito gravemente Tlllmo M. Francesco Secco in uno braccio da uno 
arcobuso, quale si portò virilmente ». Il Landucci forse esagera 
mettendo la sola perdita d'un fante, mentre il Portoveneri, per 
detrarre al merito dei Fiorentini, dice che erano molti e che furono 
affrontati da pochi Veneziani; e benché rimanessero vincitori , « le 
artiglierie de' Pisani amassòno circa sei omini d'arme e condut- 
tieri de'Fiorentini, fra' quali fu pur uno messer Francesco Secco 
fuoruscito di Mantova e primo conduttieri de'Fiorentini ». Si pos- 
sono accordare i documenti con i cronisti, riflettendo che il Secco, 
mori lo stesso giorno per la ferita riportata. Quegli però che 
non si può mettere d'accordo è .1' Ammirato, che fa morire que- 
sto capitano un mese prima. 



132 [1496 

E a dì 18 di maggio, venne un'aqua si grande ch'ella 
menò via e seminati insino qui ne'piani, e qui a Ro- 
vezzano ruppe due muri intorno a una yia. 

E a di 20 di maggio 1496, ci fu come el Duca di 
Milano s'era scoperto nimico de'Fiorentini. * 

E a dì 22 detto, si battezò una fanciulla ebrea, 
ch'aveva circa 20 anni, che si fuggì da sua madre, eh' era 
figliuola di madonna Perla ebrea. 

E a dì detto, ci venne uno inbasciadore francioso, 
ch'era Vescovo. * Aleggiò al Canto de'Pazzi. 

E a dì 24 di maggio 1496, andò in Palagio alla 
Signoria el detto Vescovo inbasciadore, e disse come era 
nostro amico, e come gli aveva conosciuto come e Fio- 
rentini erano sua amici, e che de'danni nostri ci voleva 
ristorare e fare rendere le cose nostre, e anche avere 
dell'altre. E senpre da lui avemo di queste buone pa- 
role ma non fatti. Ci fu senpre molto ingrato. Ma Fi- 
renze si lasciò senpre ucciellare come gl'ignoranti. El 
detto inbasciadore andò a vicitare frate Girolamo a San 
Marco, e fu fatto. Pisa si stette a quel medesimo. 

E a dì 28 di maggio 1496, ci cominciava una certa 
infermità, che le chiamavano bolle franciose, ch'erano 
come un vagiuolo grosso ; e non si trova medicine, ma 
andavano senpre peggiorando. * 



1 Dovevano avere ben corta vista i Fiorentini di que' tempi 
Ho già osservato come fossero continuamente burlati da'Francesi 
e nondimeno sperassero sempre in loro: ora viene il caso del Duca 
di Milano, ch'e'si accorgono a mezzo maggio che era loro nemico, 
mentre il Portoveneri dice che, fino dal 4 aprile, era arrivato a 
Pisa un soccorso dei suoi soldati. 

* Filippo Hébert d'Aussonvilliers, arcivescovo d*Aix, che fu 
molto onorato e regalato, come mostrano i libri "dei Dieci. 

3 Forse sarà cominciata allora in Firenze, ma già questa 
malattia era in Italia, secondo alcuni scrittori, fino dal 1492. 



1496] 133 

E a dì 30 detto, e figliuoli di Bartolomeo Pucci an- 
dorono a l'Arte della Lana e ruppono la prigione, e 
cavoronne lor padre. ' 

E a dì 31 detto, furono mandati al Bargiello. 

E a dì 6 di giugno 1496, venne sì grande aque, che 
venne el fiume di Rifredi più grosso che mai. Fece di- 
molto danno. 

E in questo tenpo non paso, in questo anno, soldi 34 
Io staio del grano. 

E a dì 10 di giugno 1496, ci fu come el Papa 
mandava con giente d*arme el figliuolo in verso Siena, 
e aveva seco Piero de'Medici. ' 

E a dì 12 detto, ci fu come egli era giunto a Pisa 
molti Stradiotti mandati da' Viniziani; e, secondo me, qui 
sta el male nostro de'fatti di Pisa : sono quegli che gli 
sostengono e che possono durare alla spesa. 

E a dì 17 detto , ci fu come quegli cavagli pisani 
scorsono in quel di Bibbona e feciono grande preda. 

E a dì 23 di giugnio, scorsono e Pisani in Valdi- 
nievole e arsone el Borgo a Buggiano. ' 

E a dì 24 detto, non si fece festa veruna se none 
la- procissione e l'oferta di San Giovanni. * 



1 Era fallito e però trovavasi in carcere. Litta Famiglie ce- 
lebri. 

2 II figliuolo del Papa è il Duca di Candia. Che queste voci 
corressero in quei giorni lo prova anche una lettera scrìtta il di 
8, di Roma, da Ricciardo Becchi, arrivata appunto il di 10 al- 
rUfficio de'Dieci di Libertà e Balìa. 

3 L^espugnazione fu fatta « con faticha et morte » di solda- 
tesche pisane e fiorentine. Lettere degli Anziani di Pisa, 

^ Intendi forse che non si corse il Palio, perchè i panelli 
(o padelle) per Tillumiuazione ebbe la privativa di provvederli un 
banditore dei Signori ; i quali altresì dettero licenza a tre ciurma» 



134 [1496 

E a dì 25 detto, si cominciò a fare e partiti colle 
pallottole d'oro come si fa a Vinegia. ' 

E in questo tenpo, ci era circa 20 case di morbo* 

E a dì 5 di luglio , e Pisani scorsone in quel di 
Volterra; e nostri gli rinchiusone e ruppogli e presono 
60 cavagli e morivvi 20 uomini. Fu a'Pisani una grande 
rotta. 

E a di 8 di luglio 1496, ci venne Tanbasceria Sa- 
nese, e feciono lega co'Fiorentini per due anni. 

E in questo tenpo si cominciò apriare quelle dette 
bolle chiamate franciose, che già n'era piena la città 
di maschi e femmine, quasi tutti d'età grandi. 

E a dì 16, fece la mostra u' nostro condottiero chia- 
mato el signore Rinuccio da Farnese, con 400 cavagli; 
e andò in quel di Pisa, al canpo nostro. * 

E a dì 23 di luglio 1496, si vinse in Consiglio grande 



tori di potere iu quel giorno cavar denti, ciurmare, esercitare in- 
fine la loro arte. E ciò mostra che dovè esservi anco questa volta 
numeroso concorso, almeno di gente del contado. 

1 Con provvisione de' 22 giugno, si ordinò che nella sala 
grande del Consiglio fossero certi cappelli o vasi di rame o di 
ottone o d'altra materia, stretti alla bocca e tanto alti che non* vi 
si potesse vedere dentro; nei quali dovevano essere delle « bal- 
locte di rame », parte « gialle o dorate », parte « darientate o 
altrimenti bianchite ». Quando vi' era da eleggere a qualche uf- 
cio, i Consiglieri, entrando nella sala, dovevano estrarre una pal- 
lottola; e se veniva ^alla, erano elezionari e dovevano passare al 
segreto per nominare a « queir uficio che accadessi farsi la no- 
minatione ». 

^ Non trovando in questo tempo agli stipendi dei Fiorentini 
questo Farnese, credo che il Landucci volesse invece scrivere del 
conte Rinuccio da Marciana, che certamente trovavasi in Firenze, 
due giorni prima, come resulta dalla licenza data dalla Signoria 
ai Suonatori del Comune di andare a onorarlo fLibro di Deli- 
berazioni de' Signori ad an/ 



1496] las 

uno balzello a'preti, di 50 mila fiorini ; ' e vinsono di le- 
vare la metà de' salari degrufici di Firenze drento, e 
un terzo a quegli di fuori, per uno anno. 

E a dì 24 di luglio 1496, ci fu come '1 canpo de' 
Pisani era venuto a Bientina. Ogniuno n'aveva mara- 
viglia che gì' avessino tanto animo. Ogni cosa nasdeva 
dall'aiuto de'Viniziani in secreto. 

E a dì 28 di luglio 1496, e nostri feciono una spia- 
nata presso a Cascina, per fare fatti d'arme; e' Pisani 
non accettorono. 

E a dì 29 di luglio 1496, ci fu come e nostri erano 
scorso tanto che preBono el Marchese di Fivizano e '1 
castello. ^ Che varie cose fanno le guerre ! Or paiono al 
di sotto, ora al disopra, per modo ch'e Pisani s'erano 
recati in luogo forte per paura. 

E a dì 31 di luglio, ci fu come e Franciosi ch'erano 
in certe fortezze nel Reame, le tenevano pe'Re, ave- 
vano chiesti patti al Re di Napoli, insino a dì 23 d'ago- 
sto avere soccorso, da ind'i'là si volevano dare, salvo 
le persone, e posti in Provenza. 

E a di 2 d'agosto 1496, s'aperse per la prima volta 
el Monte della Piata, nella casa di Francesco Nori. * 



^ Si deliberò di fatto in questo giorno che il Consiglio eleg- 
gesse cinque cittadini i quali, insieme con due religiosi deputati dal 
clero, imponessero tale accatto alle persone religiose e luoghi pii 
non sopportanti le gravezze ordinarie. Anco questa volta quell* uf- 
ciò risedè nell'Arcivescovado. 

2 Fivizzano in questo tempo apparteneva a Gabbriello Mala- 
spina. Quello che fu preso prigione, anch'esso dei Malaspina, fu 
Tommaso marchese di Villafranca. I Dieci pagarono fiorini 25 
d'oro a quelli che lo presero e lo condussero a Firenze. 

3 Fino dal 28 dicembre, la Repubblica aveva ordinata r«le^ 
zione di otto riformatori del Monte della Carità, da cominciar» 



136 [1496 

E a dì 4 d'agosto 1496, si vinse che si pagassi le 
gabelle e '1 sale co' quattrini bianchi, che fu trista gior- 
nata pel povero populo, secondo alcuni. ' Fu gonfaloniere 
Tomaso Antinori. 

E in questo tenpo la morìa era quasi terminata. 

E a di 8 d'agosto 1496, fu morto u' nostro comes- 
sario in verso Firenzuola eh' era de' Canìgiani. Dissesi 
perchè gli aveva fatto tagliare la testa a'ior fratello. 

E a di 10 d'agosto 1496, valse lo staio del grano più 
di soldi 40. Era cattiva ricolta in ogni .luogo. 

E a dì 15 detto, predicò frate Girolamo in Santa 
Maria del Fiore e, per la gran giente, rovinò uno di 
que' gradi de' fanciugli, di verso la porta di San Giovanni, 
e non si fece male persona. Fu tenuto un miracolo. E 
sappi che gli erano 4 gradi, 2 n'era accostato al muro» 
diiinpetto al pergamo, gli altri due n'era uno di sopra,, 
dagli uomini e uno di sotto dalle donne, nel mezo della 
chiesa. Tanto erano multipricato e fanciugli, fu di bi- 
sogno fargli. E nota, che in quel tenpo era tanto spirito- 
in quella chiesa , e tanta dolceza a udire que' figliuoli 



il loro ufficio il primo gennaio 1496; i quali dovessero avere la 
cura, e pensare il modo del detto Monte. Con la stessa provvi- 
sione si fecero vari ordini contro gli Ebrei, che da 60 anni stra- 
niavano il popolo coirusura; leggendosi nel preambolo che, per 
esempio, in 50 anni, 100 fiorini divenivano 49,792,556, grossi 7 e 
danari 7. Con altra provvisione del 21 aprile 1496, si stabilirono i 
capitoli e le regole del detto Monte. 

1 Se questo provvedimento fu molesto, buona però era 'la 
cagione che lo mosse ; perchè i danari che si ritraevano dall' au- 
mento dì queste gabelle furono destinati per gli Officiali del- 
rAbbondanza,' creati colla stessa provvisione, onde provvedessero, 
per quanto era possibile, che in questa carestia, « nella città er 
contado, il grano si mantenga in tal pregio che ciascuno che ne 
ara di bisogno possa comodamente comprarne ». 



1496] 137 

cantare, quando di sopra, quando di sotto e quando da 
lato, cantando a parte con ogni modestia e silenzio, che 
non pareva cosa da fanciugli. Io lo scrivo perchè mi trovai 
presente e vidi molte volte, e sentii tale dolceza spiri- 
tuale. Veramente era piena la chiesa d' angioli. 

E a di 19 d' agosto , venne in Firenze uno inbascia- 
dorè di Massimiano imperadore, e a dì 20, andò in Pa- 
lagio alla Signoria, e protestò e disse, che si dovessi 
levare l'offesa a' Pisani, e che noi entrassino nella lega, 
e lasciare el Re di Francia, dicendo che non è della 
stirpe reale. ' 

E a dì 22 d'agosto 1496, venne una tenpesta qua 
su da Quinto e ìnsino a Fiesole e Montereggi, che cav6 
delle barbe molti noci e frutti, e portò via ulivi; e fu 
tanta e tale gragniuola che tolse vino e olio e ogni 
cosa. 

E a di 24, si parti detto inbasciadore dello 'Npe- 
radere. 

E a di 2 di settenbre 1496, ci fu una lettera del 
Duca di Milano e letta in Palagio, la quale diceva che 
'1 Frate scriveva al Re che venissi, che non poteva più 
sostenere. E ancora lo 'nbasciadore di Francia andò 
su alla Signoria a dire che questo Frate era quella 



1 Non UDO ma due furono g^i ambasciatori; Oualterus de 
Stadio castellano, e Lodovicus Brtmus dottore. Alla loro orazione 
brevemente replicò il Gonfaloniere ; e preso tempo per consultare,, 
gli oratori furono nuovamente ricevuti due giorni dopo; e allora 
fece la risposta con bellissime parole il cancelliere Bartolommeo 
Scala, dicendo cha su tal proposito manderebbero ambasciatori 
all'Imperatore. A ciò furono eletti il vescovo Cosimo de'Pazzi e 
Francesco Pepi giureconsulto. Il 30 agostp fu loro intimato dai 
Signori di partire da Firenze dentro tre giorni, Tistruzioni però 
furono date loro il 7 settembre. 



138 [1496 

che guastava Firenze. El povero Frate aveva tanti ni- 
mici ! * 

E a dì 5 di settenbre 1496, fu fornita di volgiere^ 
la cupoletta della sacrestia di Santo Spirito. 

E a dì 9 di settenbre 1496, ci fu come el canpo no- 
stro aveva dato una rotta a' Pisani e morto 80 uomini. * 

E a dì 19 detto, ci fu come el Re di Francia aveva 
avuto un figliuolo maschio. 

E in questo tenpo non restava di piovere ogni set- 
timana, come Tanno passato, per modo che non era an- 
cora battuto in molti luoghi, e non si maturava le biade 
né r uve n' e fichi : ogni cosa mancava dalla sua per- 
fezione. 

E a dì 24 di settenbre 1496, ci fu come e Pisani 
avevano preso 30 muli carichi di zucchero e colami 
nostri. 

E a dì 26 di settenbre 1496, ci fu come Piero Cap- 
poni era stato morto in canpo da uno arcobuso. E a dì 
27 si fece la sua onoranza in Firenze. * 

E a dì 8 d'ottobre, sabato, valse el grano soldi 50 
o più. 



1 Maggiori particolari su questi fatti vedili nei documenti XI 
e XII relativi al Savonarola, pubblicati dal Prof. Isidoro Del Lungo 
neW Archivio Storico Italiano, Nuova Serie, Voi. XVIII. 

2 DalPÀMMiRATO abbiamo essere seguito questo combatti- 
mento in quel di Bientina. 

3 Gli Anziani di Pisa cosi ne scrivevano a un loro ambascia- 
tore, il 26 di settembre « Li inimici hyerì andonno a campo a Soiana 
che si tiene per noi. ... et li denno una crudel battaglia, et durò 
più d*ore 4, in la quale mori molte persone et fra gli altri Piero 
Capponi commissario generale del campo hostile, el quale fii morto 
da uno archobugio; e stanotte li 'nostri sono iti a soccorrella^ et 
tandem s*è levato V assedio. Tornansi tutti li campi al loco loro. » 
(Lett. degli Anziani, I, 135). 



1496] 139 

E a dì 13 d'ottobre, ci fu come '1 Re di Napoli era 
morto, e che don Federigo s'era fatto Re e aveva rotto 
le bandiere del Re di Francia. 

E a di 14 d'ottobre, ci fu come lo 'Nperadore si par- 
tiva da Gienova e veniva a' Pisani. 

E a dì 16 d'ottobre 1496, andò un bando, chi sapessi 
chi avessi gittate una fanciulla di circa a 22 anni in una 
sepoltura di Santa Maria Novella, morta, legata in due 
sacca, la quale non si conosceva; e non si trovò di chi 
si fussi. 

E a dì 24 d' ottobre , ci fu come lo 'N nperadore era 
giunto in Pisa, ■ e come gli aveva scritto qui, come vo- 
leva che noi entrassino nella lega; altrimenti anderebbe 
a' danni nostri, e anderebbe a canpo a Livorno e a tutto 
el Contado, e metterebbe a filo di spada ogniuno. 

E a dì 30 d'ottobre, facemo venire la Tavola di No- 
stra Donna di Santa Maria Inpruneta. E quando giunse 
in Firenze, giunse nuove da Livorno, come era giunto 
12 nave di grano, ch'era l'armata del Re di Francia; e 
quegli di Livorno usciron fuori e ruppono el canpo del- 
lo'Nperadore e de' Pisani , e amazzorono circa 40 uomini, 
e tolsono loro l' artiglierie : che fu opera di Dio, per la 
gran divozione che fp. di Nostra Donna. Giunse tal no- 
vella apunto quando giunse lei in Firenze. E ancora si 
trovò, che quando fu diliberato di mandare per lei, che 



1 « Venerdì notte sopra il sabbato, che fumo a di xxii, a 
hore sei di notte, giunse qui la Maestà Cesarea, il Conte di Ca- 
iazzo et tutti li oratori delia Santissima Lega et altri Signori et 
Baroni; et li demmo la stantia sua in la casa che fu de' Medici 
lungo Arno. Ricevemmolo con quello honore di bonbarde, fuochi, 
torchi , campane et grida et lieto cuore che a noi fu possibile » 
(Leti, degli Anziana I, 150). 



140 [1496 

in quel dì si mossono le navi da Marsilia ; e quando fu 
disposta, giunsono in porto di Livorno. E fu tenuto che 
veramente la Vergine Maria voleva aiutare Firenze, e 
che quello fussi un saggio. E videsi chiaramente el mi- 
racolo espresso. ' 

E in questo tenpo valeva el grano, 58 , ' e , alcune 
cime, lire 3. 

E a dì 10 di novembre 1496, rovinò la cupoletta 
della sacrestia di Santo Spirito, quando si spuntellò. 

E a dì 17 di novembre 1496, ci fu come Tarmata 
de'Viniziani e de' Gienovesi andò a traverso nel Porto 
di Livorno, e afogò molti uomini. E que' di Livorno 
guadagnorono ^olto tesoro. Ed era nelF armata una 
certa navetta di grano che ci avevano tolta, che si 
riebbe. E più v' era una nave aparecchiata per lo 'Npe- 
radore, che v'era su sue veste e argenterie (era sceso 
in terra di poco quando venne la fortuna), la quale era 
intorno a Livorno per asediarlo co' Pisani. E di fatto 
levorono el canpo, e lo 'Nperadore perdette la sua nave 
e pressoché la vita. Veduto tale segno e miracolo, l'aiuto 
di Dio a' Fiorentini, inmediato s'andò con Dio e lasciò 
tale inpresa, ch'era venuto insino della Magna per insi- 
gnorirsi di Pisa, eh' e Pisani gliene davano. E in un 
dì fu spento un tale fuoco. Che non manco fu questo 
miracolo che quegli del Testamento Vecchio. Ma molti 
ingrati Fiorentini non l'anno stimato, ma bene è vero 
che una buona parte d'uomini buoni e savi, che senton 
bene delle grazie e maraviglie di Dio, lo stimano asai 
e danno laide a Dio. » 



1 La venuta di questo tabernacolo fu ordinata con delibera- 
zione de*Signori e Collegi de^ 26 ottobre. 
* Cioè, soldi. 



1496] 141 

E a di 21 detto, andandosene con gran vergogna, 
Iddio gli volle ancora mostrare la'npresa sua ingiusta, 
che, passando da Lucca e chiedendo vettu vaglia, e Luc- 
chesi feciono pena la testa chi gli dava niente, per modo 
eh' io mi credo che dubitò più volte di tornare nella 
Magna. 

E a di 27 detto, ci fu come lo 'Nperadore era pas- 
sato in Lonbardia e caminava quant' e' poteva. 

E a ài 30 detto, venne Tarmata del Re di Francia 
a Livorno, con certe galee di Brettagna, e di que'Bret- 
toni ne scese in terra. E andavano a' danni de' Pisani » 
e feciono gran danno pel paese loro. 

E in questo dì, valeva lo staio del grano lire 3, e 
tuttavolta. 

E a dì 5 di dicenbre 1496, ci rinovò una casa di 
morbo, eh' era stato mesi che non e' era stato nulla. ' 

E in questo tenpo c'era già pieno di bolle franciose 
Firenze e '1 contado, ed erane in ogni città per tutta 
Italia e duravano assai. Chi le medicava e ristrigneva, 
davano doglie assai per tutte le giunture, e finalmente 
ritornavano. E questo modo non si trovava medicine ; e 
no' ne periva molti, ma stentavano con molte doglie e 
schifezza. 

E a dì 12 di dicenbre 1496 , mandarne el canpo a 
Cascina. 

E a dì 15, ci fu come e nostri avevano preso Tre- 
moleto, che l'avevano messo a sacco e a filo di spade e 



1 Non cessando la peste, ed essendo finito T ufficio dei cit- 
tadini chiamati a fare le provvisioni necessarie contro la medesi- 
ma , la Repubblica , il 23 novembre , ordinò la creazione di due 
altri ufficiali per sei mesi, colla stessa autorità che avevano i 
precedenti. 



142 [1496-97 

morto ogniuno che v' era drento. E la cagione fu che 
trattando l'accordo, che si volevano dare e dare statichi, 
e apressandosi alla porta, uno sciocco (che sono quegli 
che fanno capitare male e popoli che vogliono ben vi- 
vere) trasse, dalle mura, trasse un passatoio, e détte 
nella testa a uno conestavole francioso che si chiamava 
el Pitetto , e cascò morto. Onde vedendo e Franciosi 
ch'erano nel canpo nostro, feciono fare indietro gli altri 
e dissono : E' tocca a noi a fare la vendetta , è feciono 
forza e entrorono drento, e amazzorono ogniuno e sac- 
cheggiorono tutto. E in questo . caso, e nostri non dove- 
vano lasciare fare a quegli uomini barberi, che godono 
d'inbrodolarsi nel sangue umano. ' 

E a di 17 di dicenbre 1496, rinviliò lo staio del 
grano soldi 5, e tutta volta mandavano assai muli per 
grano a Livorno. 

E a di 21 detto, ci fu come avevano preso Soiano 
per forza, e inpiccorono parecchi uomini e amazzoronne, 
e spogliorono tutti soldati e donne e fanciulle e tutti 
gli mandorono in camicia. 

E a di 23 detto, ci fu da'nostri inbasciadori di Fran- 
cia , come e' non se gli poteva dare a intendere che 
noi fussino sua amici del Re. E intesesi, come gli erano 
e cittadini di qui ch'ordinavano tutto ; e fu grande remore 
infra gli Ottanta 'che si dovessi fare giustizia e punire 
chi è peccatore, e non fu altro. 

E a di 3 di giennaio 1496 , ci fu come a Livorno 
era giunto due navette di grano di certi mercatanti. 



1 Anche ne' documenti pisani si rammenta « la strage grande 
di Ceuli, Sancta Luce et Tremuleto, et la perdita di Colognole, 
Terricciuola, Sancto Regulo » e di altri castelli delle colline 
(Lett, degli Anziani I, 173 t.). 



1497] 143 

E a dì 5 detto, si vinse di porre una gravezza di 
20O migliaia di fiorini e fussi posta da 20 uomini. ' 

E a dì 11 di giennaio 1496, giunse in Firenze Mon- 
signore Begnì, che veniva da Napoli, con forse 50 ca- 
vagli , ed era amalato. Aveva le bolle franciose. Venne 
nelle ceste. Aleggiò in casa di messer Iacopo de* Pazzi. 
Fecesegli onore, e'I presente grande. 

E a dì 20 detto , si vinse eh* e quatrini bianchi si 
spendessino per le gabelle e sale, per due altri mesi. * 

E più vinsono, che s* arogiessi al Consiglio giovani , 
bisognando, da 24 anni in su. ^ 

E in questo tenpo valse la farina lire 3 e goldi 10 
lo staio. 

E a dì 23 di giennaio 1496 , si parti di Firenze el 
signore Begnì e andossene in Francia, oh' aveva perduto 
tutto el Reame, che non passò sanza vergogna del Re, 
che non mandò mai soccorso. Aveva aquistato sì grande 
regno in pochi dì, e in pochi perduto. 

E a dì 25 di giennaio 1497, valse el grano lire 3 
soldi 14 lo staio. E in questo dì, morì una donna nella 
calca alla Piazza del Grano, dove si vendeva el.pane e'I 



1 Dovevano essere scelti al più presto possibile dal Consiglio 
Maggiore, fra i cittadini abili agli uffici, e d'età d'anni 40 almeno. 
La distribuzione doveva esser fatta dentro 60 giorni, che tanti du^ 
rava queir ufficio. 

* È una proroga per altri due anni, e non mesi, della prov- 
visione del 4 agosto citata a pag. 136 nota 1, essendo peggiorate 
, assai le condizioni , specialmente per l'assedio di Livorno ec. Si 
accrebbe inoltre di altri cinque il numero degli Ufficiali dell'Ab- 
bondanza. 

3 L'Ammirato dà molti ragguagli su questo provvedimento 
preso per aver sempre nel Consiglio il numero di 1000 ; per cui era 
necessario avere 2206 cittadini netti di specchio, che cioè non 
fossero scritti tra i debitori del Comune. 



144 [1497 

grano del Comune. E più ci fu, come un povero conta- 
dino, che veniva a Firenze per accattare del pane, e' 
lasciò a casa 3 banbolini sanza pane, e ritornando a 
casa trovò que'fanciugli che morivano, e no' gli potendo 
confortare, tolse un capresto e inpiccossi. 

E a di 28, sabato, rinviliò el grano 12 o 15 soldi 
lo staio; e dettesi el più debole a soldi 54 lo staio. 

E a dì 3 di febraio 1496, fu mandato, vìa un pre- 
dicatore de' Frati Minori che predicava in San Lorenzo. 

E a di 6 detto, afogò nella calca più donne alla 
Piazza del Grano, e chi ne usciva mezze morte, eh' era 
una cosa incredibile, ma fu vera perch'io la vidi. 

E a di 10 detto, afogò un' altra donna e uno uomo, 
al detto pane del Comune. 

E a di 11 detto , sabato , valse lo staio lire 4 , la cima. 

E a di 19 detto, andò la Piazza del Grano a sacco. 

E a di 20, ci fu come l'armata del Re, ch'era a Li- 
vorno, aveva preso due navette di grano nel Porto di 
Pionbino e condotto a Livorno. Stava a nostra stanza. ' 

E a di 28 di febraio 1496, valse e' grano quel me- 
desimo. 

E di 10 di marzo 1496, s'incamerò la gravezza detta 
Ventina. 

E a di 12 di marzo 1496, ci fu com'egli era giunto 
in Porto Pisano 3 nave di grano per nostro conto. 

E a di 13 detto, ci fu come el Papa aveva riavuto 
Ostia da' Franciosi, per danari. 

E a di 15 detto, avemo el perdono in Santa Maria 
del Fiore. 



1 Le « due navi cariche di granì, prese sopra Piombino dalle 
cinque barce fransese >, erano de 'Pisani. (Lett. dejli Anziani di 
Pisa). 



14971 145 

E a dì 19 di marzo 1496, fu trovato per Firenze 
fanciugli morti di fame, e più d* uno. 

E a di 20 detto , fu confinata la suocera di Piero 
de' Medici, e detto. di andò via. ' 

E a dì 21 detto, ci fu sospetto di trattato di Piero 
de' Medici , che si diceva che voleva entrare in Firen- 
zuola, e dare grano e farina al popolo, e fare gridare 
Palle. E no' ne fu nulla, 

E a dì 24 di marzo , Venerdì santo , predicava un 
frate in Santo Spirito, che diceva contro a frate Giro- 
lamo, e tutta Quaresima diceva eh' el Frate e' ingannava 
•e che non era profeta. * Diceva cose da fanciugli, e a 
frate Girolamo gli cresceva tutta volta el populo. Aveva 
-alla predica continuamente 15 mila persone, ognindì di 
lavorare. 

E a dì 27 di marzo 1497, tuttavolta ci cascava uo- 
mini e donne e fanciugli per la fame, e alcuni ne mo- 
riva, e molti ne moriva allo spedale, eh' erano venuti 
meno per la fame. 

E a dì 2 d'aprile 1497, intervenne fuor della Porta 
•di San Piero Gattolino questo oribile caso a un sevaiuolo, 
che se gli appiccò el fuoco in casa e arse ogni cosa e 
ìe persone; che furono 4 tra donne e fanciulle, e tre 
maschi, che v'era un garzone grande ; che furono sette 
persone. No' ne canpò ninno se none un lor padre che si 
trovava 'Arezzo in quel dì. 



1 Era la contessa Caterina da San Severino, cui gli Otto di 
-Guardia e Balia avevano ordinato, fino de' 17 marze , prò bono 
reipubltce, di uscire dentro tre giorni dalla città e territorio 
fiorentino. Il 20 poi comandarono a due cittadini di accompagnarla 
fino a Siena. Libro di Partiti e Deliberazioni di detti Ufficiali 
^ annum, 

2 Sarà quel frate Leonardo rammentato più avanti a pag. 153. 

10 



146 [1497 

E a dì 4 d* aprile 1497 , isvenne molte donne alla 
Piazza del Grano, e morivene due. 

E a dì 5, ci venne una certa monaca di verso el 
Ponte a Rignano, la quale era un poco in oppinione di 
santità, e cominciò a parlare e dire contro a frate Gi- 
rolamo. E presto si spense. ' 

E a dì 8 d'aprile 1497, valse el grano lire 4^ 
soldi 10. 

E a dì 12 detto, valse el grano lire 5. E io lo ven- 
detti, un poco che m'avanzava, lire 4, soldi 13. Di ci6 
mi chiamo ingrato, 

E a dì 14 d'aprile 1497, ci fu come a Livorno era 
giunto una nave di grano ch'era 2500 moggia. 

E a dì 16 detto, ci fu come e nostri avevano tolta 
a' Pisani e preso el bastione del Ponte a Stagno. 

E dì 18 detto, si levò un remore per Firenze, che 
venne di Piazza de' Signori e del Grano. Furono cierte 
povere donne ch'andorono alla porta del Palagio e chie- 
devano misericordia del pane, in modo corse per Fi- 
renze, che si cominciò a gridare serra, serra; in modo 
che ogniuno tirò drente e rastregli, e chi serrò la 
bottega. 

E a dì 19 detto, mercoledì, rinviliò el grano soldi 8 
lo staio. 

E a dì 21, fu fornito di porre quelle colonne di marmo 
a l'andito che va di Palagio nella Sala grande, di verso 
la Mercatantia. * 



1 II Savonarola le mandò a dire che attendesse a filare e & 
fare esercizi da monaca. Burlamacchi, Vita di Fra Girolamo, 
Nella Storia fiorentina Ms, dì Piero Parenti leggesi che si 
chiamava Suora Maddalena, ed era del Convento di Santa Maria a 
Casignano. 

2 Fino de' 9 dicembre 1495, la Signoria aveva ordinato ai 



1497] 147 

E a dì 25 d' aprile, ci fu come Piero de' Medici era 
a Siena con giente assai, i'modo che si faceva le guardi 
la notte. 

E a dì 27 detto, ci fu come Piero de' Medici era a 
Staggia. 

E a dì 28 detto, ci fu com'egli era alla Castellina; 
e più rinfrescava: egli è a Certosa. E in effetto, non 
fu 20 ore che fu insino alle Fonti di San Gaggio, con 
dumila persone tra piede e cavallo. Onde, in sull'ptta 
di desinare, s'armorono e gonfaloni e molti cittadini e 
tutti e principali, e andorono alla Porta di San Piero 
Gattolino. E circa a ore 21 si partì, vedendo non avere 
seguito di Firenze. E fu tenuto la più sciocca cosa met- 
tersi in tanto pericolo, che, se gli avessino voluto,, lo 
potevano pigliare: sonare a martello di fuori, sarebbe 
stato rinchiuso. Tornossi a Siena e non sanza paura. ' 

E a dì primo di maggio 1497, ci fu come Giuliano 
de' Medici faceva giente qua in quel di Bruscoli. 

E a dì 4 di maggio 1497, l'Ascensione, e' predicò 
frate Girolamo in Santa Maria del Fiore; e certi uo- 
mini sua nimici di poca coscienza feciono una grande 
isceleranza. La notte, per dispetto, entrorono in chiesa 
e per forza, spezzando la porta ch'è dal canpanile, e en- 
trorono in sul pergamo e quello vituperosamente inbrat- 
torono di sporcizie ; in modo s' ebbe a piallare quando 
ebbe a montare in pergamo. E predicando questa mat- 
tina, aveva detto e due terzi, * fu fatto certo remore in 



Sindaci dei beni de^Medici di consegnare al Provveditore degli 
Operai di Palazzo le colonne della cappella di Piero de' Medici ;- 
ut illa deputent in Palatio ec. 

* Gli Anziani di Pisa scrivevano il 10 maggio: « La 'mpresa 
di Piero de'Medici tornò in aqua e fumo ». 

2 Intendi che era aMue terzi della predica quando fu fatto ec. 



148 [1497 

verso el coro, che dettono co' na mazza in una cassetta. 
Crediamo fussi fatto a arte da' medesimi. E si levò in- 
mediate un remore, gridando tutti GiesU, E questo fu 
che '1 popolo stava sollevato, aspettando scandoli da' cat- 
tivi. E pure quietato el popolo per un poco di tenpo, 
un'altra volta si gridò GiesU; perchè all'uscio del per- 
gamo, sondo alcuni ch'avevano arme sotto in difensione 
del Frate, caverò fuori l'arme. E vedendo alcuni, di chi 
avevano sospetto, apressare al pergamo; uno ch'aveva 
nome Landò Sassolini pieno di piatto a uno ch'aveva 
nome Bartolomeo Giugni. E per ventura era degli Otto, 
onde e detti Otto dettono bando al detto Landò di ru- 
bello, non conparendo; ma conpari. E funne scandolo 
assai. 

E a di 5 detto, feciono e Signori un partito, che non 
fussi niuna regola di Frati che potessi predicare sanza 
loro licenzia, e feciono levare tutti panche e gradi de'fan- 
ciugli di Santa Maria del Fiore. * E questo fu fatto per 
grande invidia^ che aveva questo povero Frate, che 
disse inanzi : Io intendo che voi non vuole' che si pre- 
dichi; noi f^te che voi capiterete male. E nello vol- 



1 La Signoria, con deliberazione de' 3 maggio, considerando 
che s'appressava Testate e che la riunione di molte persone por- 
tava pericolo di morbo, per questo ed altri motivi, proibì di pre- 
dicare per l'avvenire, durante quel priorato, in qualunque chiesa 
di Firenze, permettendolo solamente per il giorno successivo che 
fu l'Ascensione. Ordinò pure che dentro il 5 fossero tolte le scranne, 
panche, panchette ec. poste nelle chiese per ascoltare la predica. 
Questi provvedimenti non furono dunque presi in conseguenza dei 
disordini accaduti alla predica dell'Ascensione. La deliberazione 
è pubblicata nel T. II della Storia di Girolamo Savonarola e dei 
suoi tempii pregevolissimo lavoro del Prof. Pasquale Villari, 
che può essere con grande utilità consultato dai lettori di questo 
Diario che vogliano riscontrare i fatti del Frate qui narrati. 



1497] 149 

Jono ubidire. Onde gli omini di spirito, aspettando grande 
novità, stinaandolo el vero profeta, e disse cose grandi 
raffernaando le cose dette, e che si dovessi scrivere per 
tutto e tra gV infedeli, che gli era in Firenze un Frate 
che diceva la novazione della Chiesa, e disse : Scrivete 
ancora questo , che lo dice Iddio. Onde a questo tenpo, 
di questi Signori e Otto, si détte ognuno a' giuochi e 
^'largare la vita a ogni male, e aprire el Frascato * 
e taverne. 

E a dì 6 detto, rinviliò el grano soldi 20 lo staio; 
tornò a lire 3. 

E a dì 8 detto, frate Girolamo fece una pistola e 
gittossi di fatto in forma, la quale confortava a stare 
fermi nella fede, e mostrando come e tristi e gli Ara- 
"biati s'avevano dato la sentenzia contro, a fare tale scel- 
leranza, a violare el tenpio di Bio. 

. E a dì 11 di maggio, la Signoria, ch'era gonfalo- 
niere Piero degli Alberti, feciono disfare e scarpellare 
tutte l'arme delle palle nel palagio de'Medici e in Sa' 
Lorenzo e altrove. * 



1 Frascato chìamavasi, da remotissimo tempo, un luogo presso 
alla Piazza de'Succhiellinai e vicino a Mercato Vecchio. Ora è in- 
corporato nel Ghetto. Vi era una antica e rinomata taverna, un 
postribolo, e vi si andava a giuocare. È quel luo^o che Franco 
Sacchetti rammenta nella novella 187. Nell'edizione di esse No- 
ffellCy Firenze 1857, questa parola è stata cosi spiegata: Pergola 
di frasche davanti all'osterie di campagna, lÈ questo granchio 

o prese il Borghinil 

2 II partito è del di 8, ed ordina che in ogni luogo, dove il 
Comune di Firenze ha giurisdizione, sì distruggano le armi e 
insegne di Lorenzo de'Medici e dei suoi figli ed eredi; e che in 
luogo di quelle (dove si potesse fare comodamente), si ponga 
rinsegna del popolo fiorentino, cioè la croce rossa in campo bianco ; 
tutto questo a spese degli Ufficiali dei Ribelli e Sindaci dei sud- 
detti eredi, come fu decretato con altro partito del di 13. 



150 [1497 

E a dì 12 detto , vinsono nel Consiglio eh' a far e 
certi ufìei grandi si facessi a 'lezione come prima, e gli 
ufici piccoli si traessi sei, e chi vinceva s' inborsassi e 
traessi. ' 

E a dì 13 detto, sabato, rincarò el grano e valse lire 
4, soldi 15. 

E a dì 18 di maggio 1497, in questi tenpi, ci mo- 
riva di febre molta giente per la te^ra e agli spedali; 
la quale febre faceva farneticare e uscire quasi di sé; 
e anche veniva loro uscita, e morivano in due o 3 dì. 
Andavano a Santa Maria Nuova 12 per dì. Ordinorono 
di mettere e poveri a 'borgo nelle stalle del Papa, e dare 
a ogniuno un pane per sera. ' 

E a dì 24, si diceva che '1 Papa mandava a citare 
frate Girolamo. 

E a dì 25 di maggio 1497, fu el Corpo di Cristo. E 
andando la processione, e andando molti fanciugli alla 
processione, e' portavano in mano crocelline rosse; e 



* Questa provvisione che riforma il modo delle elezioni con- 
tiene altri ordini su quel soggetto, oltre quello dei sei elezi onari. 
Dovevano osservarsi fino a tutto dicembre 1498, salvochè in se- 
guito non si disponesse altrimenti. 

* Il decreto della Signoria de* 21 maggio ordina che si con- 
gegnino illis de Sancto Martino^ videlicet Societatis de Vergo- 
gnosi, Stabula quae nuncupantur del Papa,po5tto in Via della 
Scala, ut in eis hospitentur pauperi et mendicantes existentes 
in civitate Florentie, non habentes domicilium vel hospitiutn in 
gieo possint hospitari. Si assegnarono ancora per lo stesso og- 
getto omnia loca et mansiones hospitalium peregrinantium exi- 
stentia in civitate Florentie. Il giorno appresso, questa cura 
di ricettare i poveri fu affidata ai Collegi, cioè ai Gonfalonieri di 
Compagnia e ai XII Buonomini, ai quali gli Ufficiali dell'Abbon- 
danza dovevano dare ogni giorno sei stala di grano, ut possint 
^osdem pauperes in aliqua parte alere. 



1497] 151 

perchè gli era ordine di frate Girolamo quel portare 
quelle croci così rosse , el povero frate Girolamo era in 
odio molto agl'uomini; e'.giovani comunemente più cat- 
tivi che gli altri. Però che senpre troverai, che chi à 
in odio le cose che sono di loro natura bene e non 
vede né sa altra verità, cului senpre erra e pecca. Ma 
questa mattina fu fatto questa scelleranza e infedelità, 
che, passando la detta processione in sul Ponte di Santa 
Trinità, alcuni giovani stavano a vedere passare a lato 
a una chiesolina eh* è in sul ponte a man ritta a 'ndare 
verso Santo Spirito. ' Vedendo que' fanciugli con quelle 
croci dissono: Ecco e fanciugli di fra Girolamo. E ac- 
costandosi uno di loro, prese una di quelle crocellìne e, 
strappandola di mano a quello fanciullo, la spezzò e 
gittò in Arno, come fussi uno infedele; e tutto faceva 
per odio del Frate. Si vendicò con Cristo. Or questo fu 
tenuto molto tristo caso per gli uomini intendenti e 
savi. Gli sciocchi si ridono del male come de' bene. 

E a dì 27 di maggio, sabato, valse el grano lire 4, 
soldi 10 lo staio, e quello del Comune lo davano a soldi 
52 lo staio, e lire 3 lo staio, ma con grande difìcultà se 
ne poteva avere. 

E in questo tenpo eravamo privati del verbo di Dio. 
Non lasciavano predicare in chiesa veruna. 

E in questo tenpo fu cavato fuori certe pistole molto 
vituperose contro a frate Girolamo, di mano d' un frate 
di Santo Spirito. 

E a dì 31 di maggio 1497, valse el grano lire 5 lo 



1 Forse quelForatorio di San Michele rammentato dal Manni 
nel T. VII dei Sigilli^ e che sarà caduto col ponte per la piena 
del 1557. 



152 [1497 

staio, e io lo vendetti lire 4, soìdi 16. Arène avuto più 
di lire 5, s'i*avessi voluto, bench'io n'avessi da ven* 
dere poco, 

E a dì primo di giugno 1497, ci moriva di iehve 
molta giente in pochi dì, chi in otto e chi in dieci di,, 
e chi in quatro dì, ci fu un cittadino. E dissesi che in 
questo fondo di luna che faceva questo dì, n'andò 120 
tra gli spedali e la città. E anche si disse che e' era 
qualche cosa di morbo allo spedale. N'andava, per dì,, 
dieci o dodici. E in questo di ne mori, a Santa Maria 
Nuova, 24. 

E tuttavolta avàno .quest'altro dispiacere, ch'avàno 
la carestia spirituale e corporale, in modo che poco do- 
leva la morte a' poveri, e tuttavolta ci moriva assai* 
Ogniuno diceva: Quest'è una morìa onesta. 

E a dì 10 di giugno, ci fu in Piazza, del grano nuovo 
e rinviliò qualche cosa. 

E a dì 11 di giugno, si corse el palio di Santo Bar- 
naba, che s'era stato anni che non se n'era' corsi in Fi- 
renze più, per le prediche del Profeta. E a questa Si- 
gnoria, deliberorino di correre e no' stare più al detto 
del Frate dicendo: Risucitiano un poco questo populo^ 
abiàno noi a diventare tutti frati? E nondimeno ci le- 
vavano el verbo di Dio. 

E a dì 13 di giugno, ci morì, in un dì, circa a cento, 
tra spedali e la città, ch'era nella quintadecima la luna» 

E a dì 16 di giugno 1497, cadde uno canpanuzzo di 
que' di Santa Maria del Fiore, di quegli che si suonano 
a' levare del Signóre, e détte in sulla testa a lino cierto 
Dino, in mentre si leva el Signore, e stette per morire 
Si cavò più pezzi d' osso. 

E a dì 18 di giugno 1497, venne dal Papa una sco- 
munica che scomunicava frate Girolamo, la quale si gitt6 



1497] 153 

in questa mattina a Santo Spirito, in Santa Maria No- 
vella, in Santa -^, nella Badia e ne' Servi. La quale 
sentii io leggierla e gittarla in Santo Spirito , nel per- 
gamo di coro, infra due torchi acesi e più frati ; e letta 
e gittata per le mani d'un frate Lionardo, loro predi- 
catore e aversario di detto Frate Girolamo. La quale 
conteneva che '1 detto frate non aveva ubidito a un 
certo brieve a lui mandato insino di novenbre 1496 
che lo citava in santa ubidienza eh' andassi al Papa ; e 
non volendo ubidire lo acomunica, e che non sia chi gli 
diar aiuto o sussidio, e che non si possa andare a udire, 
né andare a luogo dove sia, sotto pena di scomunica- 
zione. ' 

E a dì 19 di giugno 1497, ci fu come un figliuòlo 
del Papa era stato morto e gittate in Tevere. * 

E a dì 20, mandò fuori una pistola frate Girolamo 
in difensione della scomunica, la quale si difendeva, se- 
condo alcuni. * 



1 É stato ripetutamente stampato che questa scomunica, cioè 
il Breve del 12 o 13 maggio, fu pubblicata in Santa Maria del Fiore, 
il 22 giugno. Credo però sia da attenersi senz'altro alla data 
che registra il Landucci, che ò quella che leggesi anche nella 
rammentata Storia del Parenti. Infatti, doveva leggersi in giorno 
festivo, e il 18 giugno 1497 cadde appunto in domenica. Il Pa- 
renti si accorda anche col nostro nelF indicare le cinque chiese 
dove fu pronunziata, e solo nel luogo di Santa Croce pone quella di 
San Francesco del Monte, indicata pure dal Nardi. Doverono ne- 
cessariamente farsi vari originali del Breve, per mandarne uno a 
ciascuno dei Conventi rammentati; e per conseguenza è vero 
cosi quello ripubblicato dal Villari e diretto ai Serviti , come 
quello editò dal profl Del Lungo e indirizzato ai Monaci della 
Badia Fiorentina. 

2 II Duca di Candia, fatto uccidere dal Valentino. 

3 Portando al giorno 18 la pubblicazione della Scomunica, 
ecco che questa lettera fu veramente scritta per difesa e non 



154 [1497 

E a di 23 di giugno 1497, cadde un fanciullo dalla 
canpana grossa di Palagio in sul ballatoio, e in pochi 
dì morì. 

E a dì*24 detto, sabato, valse el grano in Piazza 
lire 3. 

E a dì 28 detto, ci moriva pure di febre, si disse, 
60 per di. 

E a dì 30, si scoprì più case di morbo per la terra, 
ed era nel borgo dì Ricorboli bene 8 case. 

E a dì primo di luglio 1497, fu gonfaloniere Do- 
menico Bartoli. 

E a di 2 detto, ci moriva assai di febre e di morbo 
e morinne solo in un dì, a Santa Maria Nuova, 25 el dì. 

E a dì 3 detto, ci si scopri più case di morbo, in 
modo che ogniuno faceva pensiero di fuggire. E in que- 
sto tenpo valeva un paio di pollastre lire 3, e un paio 
di capponi 7 o 8 lire; tanti c'era Tinfermi. 

E a dì 8 di luglio 1497, gli Ufìciali dell' Abondanza 
missono in Piazza el grano a soldi 35. 

E a dì 9 di luglio 1497, si scopri morbo in San 
Marco, e uscissene dì molti frati e andavano alle ville 
de'loro padri e loro parenti e amici. E frate Girolamo 
rimase in San Marco con alquanti frati. E in questi dì, 
c'era in Firenze circa 34 case dì morbo e anche di 
febre. 

E a dì 11 di luglio 1497, ci fu come el Signore di 
Mantova andò a Vinegia, e Viniziani, gli vollono moz- 
zare la testa, o veramente lui n'ebbe sospetto ; e calessi 
d'una camera dov'egli era, con teli di lenzuoli, e fug- 



per mettere le mani avanti, come alcuni han pensato, non trovando 
naturalmente altro modo di accordarla colla creduta pubblicazione 
del 22. 



1497] 155 

gissi a Mantova. E questo perchè 'si diceva ch'egli era 
fatto capitano del Re di Francia. 

E a dì 12 detto, mercoledì, valse e' grano nuovo e 
bello, soldi 45. 

E a dì 16 detto, era in Firenze circa a 30 case di 
morbo, e morivano anche assai di febre. E nota che 
moriva tutti capi di case, da'20 anni in su insino in 50, 
e non fanciugli. Pareva si verificasse el detto del Frate, 
della novazione della Chiesa e del mondo. 

E a dì 20 di luglio 1497, ci moriva assai poveri 
per le vie, di stento, e a ogn'ora per la città nVera ri- 
colti da chi era sopra ciò, co' cataletti, e portati allo 
spedale, e là morivano. 

E a di 23 di luglio 1497, fu preso un prete ch'ufi- 
ciava in Santa Maria Maggiore, dagli Otto, el quale 
confessò avere tamburato frate Girolamo e frate Dome- 
menico e tutti Frati di San Marco, com'erono soddomiti, 
per certi isdegni e passioni. E questa mattina fu man- 
dato dagli Otto a rendere loro la fama. E andò in su 
'n uno pergamo posto in sulle scalee di Santa Maria 
del Fiore, in sulla Piazza, apoggiato al canpanile, e 
in presenzia di tutto '1 popolo disse avere detto le bu- 
gie, e confessò pubricamente avere errato, E di poi non- 
dimeno gli Otto lo mandorono alle Stinche e in gabbia. 

E a dì 29 di luglio 1497, scurò el sole e morivaci 
di peste e di febre, in modo che la città si votava di 
cittadini, ch'andavano alle ville, chi poteva. 

E a dì 5 d'agosto 1497, fu preso uno di quegli del- 
l' Antellà ' ed ebbe della colla, e confessò certo trattato 
con Piero de' Mèdici, e abominò molti, e quali fu man- 



1 La confessione di questo delFAntella , ch'avea nome Lam- 
berto> fu pubblicata dal Villari, tra i documenti della sua Storia. 



156 [1497 

dato per loro e sostenuti in Palagio e al Bargiello, e 
dato fune. Fra' quali fu Lorenzo Topnabuoni, Gianozzo 
Pucci, Bernardo Del Nero, Niccolò Ridolfi, e altri che 
si fuggirono, che fu Piero di Filippo Toriiabuoni, el 
Butte de' Medici ' e altri. 

E a dì 6, mandorono pe'Signore Rinuccio e per certi 
caporali, e feciono fanti in Piazza. 

E a dì 10 d'agosto 1497, molto si parlava per la 
città che sarà di loro. Chi diceva: e' non anno errato, 
chi diceva sì. 

E a dì 13, si disse ch'e Tornabuoni avevano spac- 
ciato una staffetta al Re di Francia, e chiedere 'Lorenzo. 

E a dì 15 d'agosto 1497, intervenne questo, che 
alla chiesa di S^n Pagolo, al carnaio eh' è fuori della 
chiesa, e beccamorti seppellivano uno, e cadde a uno 
di loro certe chiavi là giù e andò per elle; e fu tanto 
el puzzo, che vi morì di fatto inanzi lo potessino ti- 
rare su. 

E a dì 16, andò el grano in su insino a lire 3. 

E a dì 17 d'agosto 1497, si ragunò la Pratica, e 
stettono in Palagio dalla mattina insino a mezza notte. 
E furono più di 180 uomini. E fu determinato a voce 
viva, che fussino morti e confiscati e beni secondo che 
dice là leggio. E fu giudicato questi 5 uomini, che fu 
el primo Bernardo Del Nero, e Niccolò Ridolfi, Griovanni 
Canbi, Gianozzo Pucci e Lorenzo Tornabuoni, de' quali 
ne 'ncrebbe a tutto el popolo. Ogniuno si maravigliò che 
fussi fatto tal cosa, né a fatica si poteva credere. E 
feciogli morire la notte medesima, ' che non fu sanza la- 



1 Andrea de* Medici, soprannominato il Butta. 

2 Furono giustiziati la notte del 21 , giorno nel quale era 
stato respinto l'appello e si era tenuta una seconda pratica. 



1497] 157 

crime di me, quando vidi passare a'Tornaquinei, in una 
bara, quel giovanetto Lorenzo, inanzi dì poco. 

E benché chiedessino l'appello, e che fusse consi- 
gliato daMottori che si poteva dare, e massimamente 
messer Guido Antonio Vespucci, non fu voluto dare 
loro; che parve troppa crudeltà a simili uomini. Pure 
è posta nella volontà di Dio ogni cosa. Sia senpre a sua 
laide ,ogni cosa. 

E più mandorono un bando chi avessi beni di que- 
sti 5. ' 

E a dì 24 d'agosto, confinorono una buona quantità : 
el Tinca Martegli e Iacopo di messere Bongianni, To- 
masino Corbinegli, Lionardo Bartolini, Francesco Dini. 

E a dì 17 di settenbre, andorono e fanciugli alla 
Signoria, a chiedere che frate Girolamo predicassi, e 
racconciassino e gradi in Santa Maria del Fiore. 

E a dì primo d'ottobre 1497 , predicò un Frate del 
Carmino a quella Vergine Maria ch'è nel canto delle 
mura, dalla Porta a San Friano; e afermava molto la 
dottrina di frate Girolamo, dicendo : E' m' à detto Iddio 
che gli è santo uomo e che la dottrina sua è vera^ e 
chiunche gli à fatto risistenza e detto male della divina 
opera, sieno signori, sieno religiosi, o gran maestri, gli 
sarà cavato la lingua e dato a'cani, e simile pazzie. E 
fu mandato per lui, esaminato al Vescovado, e fugli 
comandato che non predicassi. 

E a dì 5 d'ottobre 1497, venne in Firenze un figliuolo * 
di messer Giovanni Bentivogli, al soldo dei fiorentini, e 
aveva 100 elmetti. Era molto bene a ordine e andò a Pisa. 



^ Supplisci per il senso « fosse obbligato a denunziarli ». 

2 Alessandro , e appunto in quel giorno i suonatori della Si< 
gnoria ebbero la solita licenza di andare ad onorarlo. Delibera- 
zioni de'Signori e Collegi ad an. 



158 ^ [1497 

E a dì 16, lunedì, confìnorono molti cittadini per un 
medesimo peccato. Fu cavato di prigione quel Filippo 
deirAntella e Sforzo Bottini, e confinati infra '1 terreno 
nostro, E più, fu confinati quegli ch'erono citati e non 
conpariti ; che fu messer Piero Alamanni , Messer Tom- 
maso Minerbetti, messer Luigi Tornabuoni e Piero suo 
fratello. 

E a dì 18 d'ottobre, ci moriva di febri assai capi di casa 
e di buoni cittadini, e non moriva né donne né fauci u gli. 

E a dì 19 d'ottobre 1497, e in questo tenpo si sco- 
perse la morìa a molte case, in modo che fermò in villa 
e cittadini. 

E a dì 28, fu in Mercato Nuovo, in su'n uno moric- 
ciuolo tra que' banchi, standosi a sedere uno uomo di 
circa 50 anni, si pose la gota in sulla mano, come si 
volessi riposare per sonno ; e così stando, passò di que- 
sta vita, che ninno se n' avide de' circustanti. Non fece 
atto veruno. Ma poi vedendolo internato e toccandolo, 
vidono ch'era morto. E così stette ore morto con quella 
gota in sulla mano, e ògniuno stava discosto, credendo 
fussi amorbato, perché la morìa ci faceva danno. 

E a dì primo di novenbre 1497, fini la triegua co' 
Pisani e tutta Toscana, * e tuttavolta si faceva giente 
perché si diceva ch'e Viniziani mandavano giente a Pisa; ' 



1 La tregua stabilita tra Spagna e Francia, nella quale i Pi- 
8ani furono compresi, considerandosi come aderenti a Spagna. 
Però le ostilità non ricominciarono subito: infatti, gli Anziani dì 
Pisa scrivevano il 12 novembre: < Li inimici si stanno et noi 
alsi ». 

* « Qui la IlLma Signoria di Venegia ha mandato il Mag.co 
M. Marco Martanengo, con 600 cavalli bene a ordine, et apresso 
a lui manda 200 Stradiotti, Grechi et Albanesi » (Archivio pisano 
Lettere degli Anziani ad annum^ e. 218. t.). 



1497] 159 

e noi stavano tuttavolta in sulla spesa, aspettando el 
Re che si diceva: E'passa di qua. 

E a dì 3 di novenbre 1497, ci fu come a Roma 
cadde una saetta in sul Castello Sant'Agnolo, insino a 
dì 29 d'ottobre 1497, in domenica, a ore 14. La quale 
fece cose grandi : détte in suU'Angielo e gittollo giuso 
per ferra, e cascò giuso nella munizione, e appiccossi el 
fuoco, e scoppiò la torre, e fece andare pietre e legni, 
balestre, corazze di là dal Tevere; e morivvi uomini. 
Fu una cosa spaventevole. 

E a dì 6, ci venne Pisani per accordo ; e no' ne fu nulla. 

E a dì 7, cominciò la morìa a Dicomano. 

E a dì 9 di novenbre 1497, tornò lo Studio a Fi- 
renze che leggieva a Prato, e leggievano forse 40 let- 
tori. ' 

E a dì 13 detto, venne cavagli a Pisa mandati da 
Viniziani, e qui si faceva giente tuttavolta, aspettando 
di roppere guerra. ' 

E a dì 15 di novenbre 1497, si trovò sotto el por- 
tico dello Spedale di San Pagolo di Firenze, fu tro- 
vato, una mattina, una fanciulla morta, la mattina in 
sul dì ; la quale fu scoperta da quegli che governavano 
gli ammorbati, e giudicato noft era ammorbata ma più 
tosto strangolata. E inteso gli Otto el caso, mandorono 
un bando a pena della testa chi lo sapessi e non lo 
rivelassi. 



1 Vi era siato portato nel 1495 in conseguenza della ribel- 
lione di Pisa. Il Parenti, che appunto trova vasi allora tra gli Offi- 
ciali dello Studio, scrisse che fu ridotto a Firenze « sendo a Prato 
il morbo, et contendendosi tra i Pistoiesi et Aretini, de'quali eia 
Bcuno sforzo facea d'haverlo ». 

2 Qui incomincia la lacuna nel Codice autografo, e quel che 
segue Tho supplito valendomi del Codice Marucelliano. 



160 [1497 

E a di 18 di novenbre 1497, rinviliò el grano, tornò 
a soldi 50, e l'Abbondanza lo mise a soldi 40. 

E a dì 19 di novenbre . 1497, gli Otto fero bando a 
frate Mariano da Ghignazzano e altri sua compagni, che 
non potessino venire in quello de'Fiorentini a pena della 
testa perchè si dicevano che tenevano mano che Piero 
de'Medici tornassi a Firenze. ' 

E a dì 26 di novenbre 1497, ci fu come e' Pisani 
avevano fatto una preda in sul nostro insino a Bibbona, 
di bestiame. * 

E a dì 29 detto, si levò el Crocifisso dell'altare di 
Santa Maria del Fiore, e posesi quaggiù di sotto, dove 
seggono e Calonaci, e posono in su l'altare maggiore un 
tabernacolo di legname j)er el Corpo di Cristo, che non 
era ancora dorato, a vedere se piaceva. 

E a dì 2 di dicenbre, venne in Firenze un Cardi- 
nale figliuolo del Duca di Ferrara, ch'andava a Roma 
s. vicitare el Papa che l'aveva fatto Cardinale di nuovo. 
Era giovanetto di circa 22 anni. Fugli fatto assai onore; 
andogli incontro assai cittadini. ' 

E a dì 14 di dicenbre, ci fu come e nostri avevano 
«orso insino a Pisa, e predato in Val di Calci. * 

E a dì 16 detto, taglionno la testa al Cegino , nella 



1 La deliberazione degli Otto del giorno 17 lo chiama Màgi- 
^ter Marianus de GhinazanOj frate nella chiesa di San Gallo fuori 
delle mura, dell'Ordine di Sant'Agostino. Per suoi compagni non 
deve intendersi Frati dello stesso Ordine, dei quali non trovasi 
condannato che un altro, ma sibbene i suoi complici in quelle 
♦rame , tra i quali era anche un converso Certosino. 

2 Ippolito d'Este. 

3 Una lettera scritta dagli Anziani di Pisa, dà molti partico- 
lari di questa scorreria, tra i quali quello che i Pisani fecero una 
«ortita e ripresero parte della preda, che era stata molta. 



1498] 161 

corte del Capitano, per quel medesimo peccato, d'avere 
fatto e fatti de'Medici. ' 

E a di 6 di giennaio 1497, andò la Signoria di Fi» 
renze a offerire a San Marco, e baciorono la mano a 
frate Girolamo all'altare, e non sanza grande maraviglia 
de'più intendenti, e non tanto degli avversari, quanto 
degli amici del Frate. Fu el di della Pifania. * 

E in questi di fu grandi freddi; ghiacciò Arno. 

E a di 11 di febraio 1497, cominciò a predicare frate 
Girolamo in Santa Maria del Fiore, e rifecesi e gradi 
come prima, * e andovvi molta giente, e molto si parlava 



1 Gli Otto fino de' di 14 novembre avevano condannato a 
morte Francesco d'Agostino Ciegia e Luca Speranzini come fau- 
tori di Piero de'Medici. Di questo Agostino Ciegia nell'Archivio 
«di Stato di Firenze trovasi un libro, appartenuto già alla libreria 
del senator Carlo Strozzi; ed è intitolato Libretto secreto segnato 
A piccola. Nella prima carta leggesi : « Ricordo ogi , questo di 
14 di marzo sopradetto (1495 st. e.) ch'io ò chominciato detto li- 
hretto sagreto per rispetto delle novità e mutatione di Stato grande 
che nella nostra città sono istate, e massimo a di 9 di novembre 
passato > ; e narrata la cacciata de'Medici, seguita : « e io partito 
che fu Piero, m'ebbi a nascondere perch' ero suo servidore , istettt 
la domenica notte in chasa di Francescho Guardi, e dipoi lunedi, 
martedì, mercoledì in chasa Silamo barbiere in Via di San Ghallo, 
e '1 giovedì mi rapresentai alla Signoria perchè, sotto pena del 
chapo, ebi a cbonparire. Istetti sostenuto di x, e nel detto tenpo eb- 
grandissime paure; fui liberato per l'amore di Dio e de' Re di Frani 
•eia ». 

2 In quel giorno ricorreva la festa principale , della dedicazione 
di quella chiesa, e la Signoria per antica consuetudine vi andava 
ad offerta. Meravigliò molti il vedere anco in quest'anno compiere 
quell'atto, senza aver rispetto alla scomunica dalla quale era col* 
pito il Frate. 

3 I gradi e le panche gli avevano fatti rifare in gran fretta 
:gli amici del Savonarola negli ultimi di gennaio, perchè tenevano 
per sicuro che egli avrebbe predicato il giorno della Gandelara» 

11 



162 [149^ 

di lui ch'era scomunicato, e molti mancorono d'andarvi, 
per temenza della scomunica dicendo : giusta vel ingiu^ 
sta, tintenda est. Io fui di quegli che non vi andavo. 

E in questo tenpo poco si ragionava di ihorìa, se- 
e' era in una casa o in due, non c'era in più. 

E a dì 15 di febraio 1497, predicò fidate Grirolamo in 
San Marco, e non volle se non preti e religiosi, e sco- 
perse loro le loro magagne, secondo che mi fu riferito 
da uno. 

E in questi dì la guerra di Pisa s'era un poco- 
quietata per la vernata cruda. 

E a dì 17, sabato , valse el grano da 49 a 50 soldi 
lo staio. 

E a di 18 di febraio 1497, predicò frate Girolamo in 
Santa Maria del Fiore, e manconne ancora più giente» 

E in questo tenpo fu grandi freddi, in modo che stette 
ghiacciato più di due mesi, che si dubitò non si per» 
dessi el grano e la ricolta ne'luoghi freddi. 

E a dì 24 di febraio, sabato, valse el grano quel 
medesimo, da 49 a 50 soldi lo staio. 

E a dì 25 di febraio 1497, predicò frate Girolamo in 
Santa Maria del Fiore, senpre provando la scomunica 
non valere né tenere; e nota che tutte le dette prediche 
sono state scritte e gittate in forma da un giovane 
notaio eh' à nome ser Lorenzo Vivuoli , se si può dire^ 
stato più ch'uomo, avere scritto ciò che à mai detto que» 
sto Frate in pergamo, e pistole e altre cose dette in molti 
anni : non si può trovare maggiore meraviglia al mondo^ 
e non bisogna altro miracolo in questa opera, avere 
scritto ogni minimo atto e parola come l'à dette apunto^ 
che non ne manca un iota, ch'è inpossibile ; ma è stata 
permissione divina a qualche buon fine, e così è giu- 
dicato dagli uomini che fanno bene. 



14981 168 

E dì 27 di febraio, fu Carnasciale, e fecesi in su 
la Piazza de' Signori un capannuccio di cose vane, di 
figure ignude e di tavolieri, libri eretici, Morganti, spec- 
chi e molte cose vane e di gran valuta, stimate mi- 
gliaia di fiorini. Come e* feciono anno la processione 
de'fanciugli, così feciono al presente: ragunati in 4 quar- 
tieri, colle croci e ulivi in mano , ogni quartiere ordinati 
con tabernacoli innanzi, andorono dopo desinare a ar- 
dere detto capannuccio; e benché fussi dato noia da 
certi tiepidi, gittando gatte morte e simile lordura, non 
di meno vi misono el fuoco, e arse ogni cosa, perchè 
v'era stipa assai. E nota che '1 capannuccio non era 
cosa da fanciugli, ch'era un certo quadro di legname di 
più di 12 braccia per ogni verso, fatto da legnaiuoli in 
più dì, e molte opere; per modo che fu necessario la 
notte dinanzi tenere la guardia di molti armati a guar- 
dare, perchè certi tiepidi lo volevano guastare, di certi 
giovani che chiamavano Conpagnacci. E nota che '1 Frate 
era in tanta reverenza a chi gli credeva, che questa 
mattina, ancora che fussi Carnasciale, frate Girolamo disse 
la messa in San Marco e comunicò di sua mano tutti 
e sua frati, e poi p£»*ecchi migliaia d'uomini e di donne; 
e dipoi venne col Corpo di Cristo in su un pergamo in 
sulla porta della chiesa così di fuori, e, mostrandolo, be- 
nedisse el popolo con molte orazioni : Fac salmcm po^ 
pulum tuum Domine, e certe altre orazioni. Bravi ve- 
nuto grande popolo, stimando vedere segni: e tiepidi si 
ridevano e facevano beffe e dicevano : Egli è scomunicato 
e comunica altri. E benché a me e'pareva errore , ancora 
che gli credessi ; ma non volli mettermi mai a p^icolo 
andare a udirlo, poiché fu scomunicato. 

E a dì 28 di febraio 1497, che fu el primo dì dì 
Quaresima, predicò e disse ch'e tristi avevano pieno el 



164 [1498 

sacco e fatto ogni male ; e massime la notte si fece una 
certa cena di Conpagnacci, tutti tiepidi che vorrebbono 
vedere le cose un poco più larghe, e non tanto ripren- 
dere e peccati, e avere licenza di vivere all'epicura. 

E a dì primo di marzo 1497, predicò frate Girolamo 
in Santa Maria del Fiore, e prese licenza, e disse pre- 
dicherebbe in San Marco, perchè e c'era venuto una 
aggravatoria del Papa : e sendolo , prese licenza da lì , e 
predicava in San Marco, ' e un frate de'sua predicava in 
Santa Maria del Fiore la sera: e seguitando in San 
Marco, gli cresceva el popolo, e dissesi eh' egli aveva 
scritto al Papa che si correggessi, altrimenti capiterebbe 
male, e aspettassi gran flagello, e presto. 

E a dì 11 di marzo 1497, predicando pure in San 
Marco ^ alluminando la città, che volevano fare un ti- 
ranno e già si vedeva per molti certi segni. 

E a dì 14 detto, si fece richiesti e pratica per pi- 
gliare modo di questo Frate, e finalmente s' andò in bi- 
goncia molti cittadini : chi voleva levarlo dal predicare, e 
chi no; e fuvvi grande controversia d'anbizione di Stato; 
non di meno tutta volta predicava, e '1 Papa minac- 
ciava d'interdire la città. Pareva cosa maravigliosa che 
'1 Papa nello potessi fare star cheto e cessare dal pre- 
dicare; e molto maggiore era che lui stessi pure forte 
e non cessassi dal predicare. 

E a dì 17 di marzo, la Signoria mandò 5 cittadini 
a frate Girolamo, la sera di notte, a pregarlo che non pre- 
dicasse per qualche dì; ' e lui rispose che voleva prima 



1 II Papa mandò un Breve ai Canonici del Duomo, col quale 
ordinava che vietassero al Savonarola di predicare in quel tempio^ 
ViLLARi op. cit. Voi. II, p. 90. 

* In questo giorno si era radunata nuovamente la Pratica 
attesoché il di 14 non si fosse concluso nulla. 



1498] 165 

dimandarne colui che lo mandò a predicare: e nondi- 
meno pure predicò in San Marco, e chiese licenzia, mi- 
nacciando di gran cose a chi era cagione di questo. 

E a dì 18 di marzo 1497, predicò in San Marco 
frate Domenico da Pescia, e in Santa Maria del Fiore 
predicava la sera uno de'frati loro di San Marco. 

E a dì 21 di marzo 1497, ci fu nuove come '1 Papa 
era adirato co' Fiorentini, e che non si poteva quietare. 
Braci lettere in molti mercatanti ch'avevano paura di an- 
dare a sacco Roma. E più c'era lettere come frate Ma- 
riano da Ghignazzano molto soffiava nel fuoco, e come 
gli aveva fatto una predica, infra l'altre, a Roma, e 
come chiamò senpre ubbriacone frate Girolamo; e più 
venne in tanta insania, che nella predica, dov'era più 
cardinali, eh' egli usò volgere el parlare e disse: Ales-- 
Sandro ; se non fussì la reverenza tua, io ii farei due 
fiche agli occhi ; e attualmente fece con mano simile 
lordura in pergamo , così si disse da chi veniva da Roma. 
Or vedete quanto può la invidia! e nota s'ella pare 
invidia, che innanzi che fussi scomunicato gli erano 
molto maggiori nimici, gli apponevano molti falsi : pareva 
sola invidia; forse che no. 

E a dì 24 di marzo 1497, ci fu come el Duca di 
Milano era venuto a Genova e menato seco 200 citta- 
dini per fuggire el sospetto eh' egli aveva. 

E a dì 25 di marzo 1498, fu trovato certe scritte alla 
porta di Santa ^ e d'Orto San Michele, che dicevano: 
Popolo, ^' non è il Frate la tua malattia, ma sono certi 
pinzocheroni ; ed oravi nominato Francesco Valori e Pa- 
goloantonio Soderini, e dicevano: Andate a casa loro 
col fuoco. E nota che in questi tempi si facevano beffe 
di queste cose spirituali; si trovava per la terra tale 
infedele gente alla sfrenata, che toglieva moccoli e an- 



166 [1498 

dava cercando così accesi, e dicevano: Io cerco della 
cMavicina cK ha 'perduto el Frate; chi pigliava la 
giente e facevagli inginocchiare a una lanterna accesa, 
e dicev|i: Adora el vero lume; chi ardeva finestre in- 
pannate, e altri spregi: perchè el Frate aveva usate 
dette parole, la cMavicina, e che la novazione della 
Chiesa sarebbe el vero lume, E questi erano una gente 
di giovanaglia di poco spirito. 

E a dì 26, ci fu chi diceva che la interdizione di 
Firenze era venuta, ma non era vero, e che la fu oc- 
cultata; e nondimeno el Frate faceva in San Marco 
dentro, processioni e orazioni con un Crocifisso innanzi, 
in mano al Frate, con grande lacrime e divozione, con 
alquanti cittadini, che v'entravano dentro di nascosto 
dagli altri. 

E a dì 27 di marzo 1498, frate Domenico da Pescia, 
frate pure di San Marco, invitò nella predica un pre- 
dicatore che predicava in Santa ^ a entrare nel fuoco 
per questa verità, el quale diceva contro a frate Giro- 
lamo : e andorono parecchi cittadini a Santa ^ per am- 
basciadori. * 



* Molta confusione trovasi negli antichi e moderni scrittori 
Bel dichiarare da chi partisse la sfida, ed il Prof. Villari, rile- 
vando la discordanza, crede doversi concludere che il primo fosse 
il predicatore dì Santa Croce, frate Francesco da Puglia ; il Lan- 
ducci la fa muovere da fra Domenico. A me pare che dal con- 
fronto dei libri e dei documenti resulti che due furono le sfide ; 
prima il Francescano sfidò il Savonarola, ma questa non ebbe 
«eguito perchè il Domenicano non tenne conto della provocazione. 
Allora fra Domenico, per conto suo, mal sofi'erendo gli attacchi 
del Pugliese, formulò sei conclusioni della dottrina del suo mae- 
stro e invitò l'avversario a entrare nel fuoco per provarle. Questi 
però si schermi dicendo che la sua disputa era col Savonarola e 
«on lui sarebbe entrato nel fuoco. L'una parte e Taltra si erano 



1498] 16T 

E a dì 28, predicava frate Domenico in San Marco 
•e dicendo di volere entrare nel fuoco; e più disse che 
molti di questi miei Frati faranno el simile; e volgeiH 
'dosi verso le donne, ancora di queste donne faranno 
-questo ; e fu tanto V empito dello spirito che molte si 
Jevai'ono ritte dicendo; Io sono di Quelle. 

E in questo medesimo dì, el predicatore di Santa 
^ disse in pergamo volere entrare nel fuoco, e ao- 
•cetto lo 'n vito , e disse : Io credo bene ardere , ma sono 
•contento per liberare questo popolo ; e disse : se lui non 
.arde, credetegli come vero profeta. 

E a dì 29 di marzo 1498, andarono in Palagio al- 
«quanti frati di San Marco e alquanti di Santa •^, e 
portorono le conclusioni e' capitoli in che modo si do- 
vessi entrare; e rimasi dovessi entrare un frate di San 
Trancesco, de'Rondinegli, e per la parte di San Marco 
frate Mariano Ughi. * 

E a dì primo d'aprile 1498, predicava in Santa Ma- 
ria del Fiore frate Mariano Ughi, frate di San Marco, el 
«quale s'era sottoswitto di volere entrare nel fuoco; e 
{)iù rafermò questa sera inginocchiato in pergamo in- 
nanzi al Crocifisso, promettendo per questa verità per 
ogni modo entrare nel frioco, pregando strettamente che 
41 chi toccava dovessi tirare innanzi questa opera. E que- 
ste cose disse pubrìcamente e in pergamo. 

E a dì 2 d'aprile 1498, frate Girolamo fece dentro in 



:spint6 tanto innanzi che non poteva retrocedersi senza scandalo, 
per evitare il quale, fu convenuto che la prova con fra Domenico 
^'avrebbe fatta frate Giuliano Rondinelli altro francescano. 

1 Intorno a questo fatto delFesperimento del fuoco leggonsi 
"tra i documenti pubblicati dal Villari tre deliberazioni della Si— 
^orìa. 



168 [149$ 

San Marco una processione con tutti e sua frati e molti 
cittadini : uscirono per chiostro e girorono tutta la piazza 
e ritomorono in chiesa ; e frate Girolamo portava in mano 
el Crocifisso e imponeva e salmi. 

E a dì 6 d' aprile 1498, cominciò a predicare frate- 
Girolamo in San Marco, e predicò come era preparato a 
mandare de' sua frati nel fuoco per questa verità pre- 
dicata, e non tanto alcuni sua frati, ma tutti a voce viva 
erano preparati, quanto parecchi migliaia di secolari e 
di donne e fanciugli, per modo che nel mezzo della pre- 
dica si rizzò tutto '1 popolo gridando e offerendo la vita 
per quella verità. 

E a di 7 detto, fu ordinato in Piazza de' Signori un 
palchetto lungo braccia 50 e largo braccia 10 e alta 
braccia 4, e fu fondato in certe capre di legname, in sul 
quale fu fatto da ogni sponda un muricciuolo di mattoni 
crudi, alto braccia '/j » ® nel mezzo missono ghiaia e cal- 
cinacci, e in effetto tutto coperto che '1 fuoco non potessi 
trovare l'asse e'I legname; e in su detto palchetto fu 
fatto a ogni sponda legno grosse a uso di cataste, aite- 
braccia 2 7a» tutto el palchetto quanto era lungo, lascio» 
rono da ogni testa senza legno braccia 4, intanto che 
le legno erano lunghe braccia 40 da ogni lato : e lascio- 
pono in quel mezzo braccia 2 di spazio d'onde s'aveva 
a passare: e di fuora e dentro a dette legne si rizzò" 
molte scope e frasconi in modo che restò un braccio di 
luogo l'andito: e più vi fu gittate su olio, acqua ar- 
zente e altre ragie perchè meglio ardessi. E dato l'ora 
in detto dì a ore 17 si dovessino appresentare in Piazza 
detti Frati di San Marco e di San Francesco , e quali do- 
vessino fare lo sperimento del fuoco, come s'erano pat- 
teggiati e soscritti ; che dalla parte di San Marco dovessi 
«ntrar fra Domenico da Poscia, e dalla parte di San Fran* 



1498] 169 

Cesco dovessi entrare fra Giuliano de' Rondinogli del- 
rOsgervanzia. E a l'ora data giunse quei di San Francesco 
6 entrorono nella Loggia dei Signori, la quale avevano 
diviso per mezzo collo steccato, e gtettono inverso San 
Piero Scaraggio sanza dir niente, E poi venne quei di 
San .Marco con grandissima divozione, grande numero di 
frati, circa 250, a coppie a coppie ; e poi frate Domenico 
con uno Crocifìsso in mano ; e di poi frate Girolamo con 
il Corpo di Cristo in mano : e aveva dietro un gran po- 
polo con molti torchi e lumi, cantando e salmeggiando 
con grande divozione : entrati nella Loggia, avevano pa- 
rato uno altare e cantoronvi una Messa; dipoi el popolo 
aspettava questo grande spettacolo. E stando più ore, si 
maravigliava el popolo, e la cagione era che avevano 
differenzia: che quei di San Francesco voUono che fi*ate 
Domenico si cavasse insino alle mutande, dicendo che era 
incantato, e lui fu contento ; poi gli missono un'altra cosa, 
che non v'andassi col Corpo di Cristo: per modo ch'e 
Frati di San Francesco si vide che volevano farne fuora. 
In modo eh' andò insino a sera questa controversia, fra 
andare su in Palagio e tornare: onde si ruppe eh' e Frati 
di San Francesco s'andorono via, e di poi si partirono 
quei di San Marco , per modo che '1 popolo si conturbò 
tutto, quasi perdendo la fede del Profeta. Molto si par- 
lava di questo fatto; e massimamente quegli che erano 
contro al Frate presono grande animo, ch'era una certa 
compagnia che si diceva Compagnacci, e quali comin- 
ciorono a fulminare e a sparlare disonestamente e di- 
leggiare tutti quelli che credevano questa opera del 
Frate , chiamandogli Piagnoni e pinzocheroni e simili 
ingiurie ; per modo che non era ninno di quelli del Frate 
che potessi parlare. 

E a dì 8 aprile 1498, che fu la domenica d'ulivo^ 



170 [149S 

cominciò a scoppiare questo fatto ordine, che, sendo in 
Santa Maria del Fiore per cominciare el vespro, e la 
giente era a sedere alla predica, un buon popolo deno- 
mini e di done, e preti soprastavano a cominciare el 
vespro, alcuni dissono- perchè non s'avessi a predicare, 
e forse a stanza di questi Compagnacci , e quali comin^ 
ciarono a dare in quelle spalliere delle donne, e usando 
parole e dicendo: Andatevi con Dio piagnonacci e 
simile parole, in modo che molte si levarono da se- 
dere, e fu fatto un tumulto grande per chiesa; e beato 
chi poteva trovare la porta: e se alcuni garrivano, loro 
volevano dare con ogni arroganza , e appicca' la qui- 
stione; e tratto fuori arme addosso alquanti di quelli 
del Frate, fuggendo verso la Via del Cocomero, fu dato 
e feriti alcuni in modo che in poche ore fu in arme tutta 
la città , tutti di quegli contro al Frate , e questa com- 
pagnia de' Compagnacci, e fulminando verso San Marco 
gridando: A' frati, a' frati, a San Marco; e tutto il po- 
polo e' fanciugli corrono co' sassi; intanto che molti uo- 
mini e donne ch'erano in San Marco non potevano uscire 
fuora pe'sassi. E io mi trovai; e se non fussi che del 
chiostro uscì e andane in verso la Porta di San Gallo, 
rimanevo forse morto. E in effetto ognuno s'armava: 
di Palagio venne bandi, chi pigliava o menava preso 
frate Girolamo avessi 1000 ducati. Fu commota tutta la 
città, e niuno fu ardito di parlare, di quegli del Frate, 
che sarebbe stato morto. E innanzi che fussi ore 22, 
venne in Piazza qualche Gonfalone armati, gridando po- 
polo, ch'erano quasi tutti Compagnacci, e cominciorono 
a dire e gridare: A casa Francesco Valori, a sacco; 
•e corsone là e missono fuoco nella porta, e andò a 
«acce ogni cosa. E in questo tempo Francesco Valori 
usci di San Marco sconosciuto, dietro per Torto ò lungo 



1498] 171 

le mura : fu preso da due uomini vili e menato a casa 
sua: dipoi la sera fu cacciato fuori da' mazzieri de' Si- 
gnori e fugli promesso la vita, e menanvanlo in Palagio : 
e quando fxx presso a San Procolo, in sul canto da quella 
Vergine Maria, venne uno di dietro, e detteli in su la te- 
sta con una roncola due o vero tre volte, e mori quivi 
di fatto. £ nell'andare a sacco la casa sua fedirono la 
donna sua e mori, e fedirono figlie e balie, e ruborono 
ogni cosa. 

E più andò a sacco Andrea Cambini; ' e una casa 
nella Via Larga d'un povero uomo, che gittò parecchi 
tegoli nella via dalle finestre. E in questo tempo si com- 
batteva San Marco, e tutta volta vi cresceva popolo; e 
portoronvi circa 3 passavolanti, nella Via Larga e Via del 
Cocomero, e fuvvi feriti e morti alcuni, Dissesi che n' era 
morti di qua e di la 15 o 20 persone , e feriti circa 100. 

E circa alle 6 ore di notte arsone la parta di San 
Marco della chiesa e del chiostro , e entrati in chiesa si 
combattè; e finalmente il Frate era in coro a cantare 
ufizio, e vennero fuori due frati, e dissono: Noi vi da- 
remo el Frate, se voi lo volete dar salvo in Palagio^ e 
•così fu promesso : e alle 7 ore gli detto' el Frate e frate 
Domenico e frate Salvestro, e menoronlo in Palagio con 
molte ingiurie per la via. E dissesi che gli davano de' 
calci, e dicevano: Va là, tristo; e fugli messo e ferri 
in gamba e le manette, e tenuto molto stretto come un 
grande malfattore, e dettogli molti improperi e ingiurie. 

E a dì 9 di aprile 1498, non si fece altro, si posò 
l'arme ma non la lingua, pareva aperto l'inferno ; non 
sì potevano isfamare di dire e ladro e traditore. E non 



Uno dei più caldi seguaci del Savonarola. 



172 [149S 

si poteva per niente parlare per la parte del Frate, che 
sarebbe stato morto, e dileggiavano e cittadini Piagnoni 
e pinzocheroni. 

E a dì 10 d'aprile 1498, a ore 21, el Frate fu por- 
tato al Bargello a predelline, perchè era co'ferri in gamba 
colle manette , e ancora frate Domenico ; e missono mano 
e dettongli 3 tratti di fune, e a frate Domenico ne det- 
tone 4 ; e disse frate Girolamo : posatemi che io vi seri* 
vero tutta la vita mia, E pensa quando fu udito, quande 
egli aveva avuto la colla, dagli uomini che vogliono ben 
vivere, e che gli credevano, che non fu sanza lacrime 
perchè aveva insegnato questa orazione : Fac bene bonis 
et rectis corde. Non fu sanza lacrime e dolore e forte 
orazioni a Dio. 

E a dì 13 di aprile 1498, ci fu come el Re di Francia 
era morto, e morì a dì 7 detto, ' quando venne un grande 
tuono e un brusco tempo, pareva l'aria molto crucciata 
e piovve ; e io lo so che mi immollai molto per vedere 
l'esperimento del fuoco, perchè fu in tal dì circa a ore 20. 
E in detto dì ci fu come lo 'Nperadore s'aveva rotto una 
coscia da un cavallo che gli cadde addosso. E in tal dì 
venne il Turco a Otranto. E in tal dì fu tagliato la 
testa a due gentiluomini che volevano avvelenare el 
Duca di Milano. 

E a dì 15 di aprile 1498, che fu la Santa Pasqua» 
arsone dentro le Murate più refettori, e fece loro grande 
danno e massime di robe di cittadini; e dissesi che non 
si sapeva in che modo si fusse acceso questo fuoco. 



1 1 Pisani scrìvevano a Venezia : « La morte del Re di Fran- 
cia ci parve buona nuova quando la intendemmo; hora ci pare 
optima, poiché cotesta Signoria se ne ralegra per li rispecti che 
intendete ». 



1498] ' 173 

E a dì 17 d'aprile 1498, ci fu come el Duca d'Or- 
liens era stato fatto Re di Francia. 

E a di 19 d'aprile 1498, si lesse in Consiglio, nella 
sala grande, el processo di frate Girolamo, ch'egli aveva 
scritto di sua mano, el quale noi tenevamo che fussi 
profeta, el quale confessava no' essere profeta, e non 
aveva da Dio le cose che predicava; e confessò molti 
casi occorsi nel processo delle sue predicazioni essere 
el contrario di quello ci dava ad intendere. E io mi 
trovai a udire leggere tale processo; onde mi maravi- 
gliavo e stavo stupefatto e in ammirazione. E dolore 
sentiva l'anima mia, vedere andare per terra uno si 
fatto edificio per avere fatto tristo fondamento d'una sola 
bugia. Aspettava Firenze una nuova Gierusalemme donde 
avessi a uscire le leggi e lo splendore e l'esempio della 
buona vita, e vedere la novazione della Chiesa, la con- 
versione degli infedeli, e la consolazione de'buoni; e io 
sentii el suo contrario, e di fatto presi la medicina : 
In voluntate tua Domine omnia sunt posita. 

E a dì 21 d'aprile 1498, si scoperse la morìa in molte 
case, di nuovo nella Via della Scala circa quattro case, 
e qui intomo a San Brancazio, insino alla ^ al Treb- 
bio, altre quattro case. Faceva in due dì assai, perchè 
feceva la luna. Fece un poco isbigottire el j)opolo cir- 
cunstante. 

E a dì 22 d'aprile 1498, si prese el perdono in Santa 
Maria del Fiore, del Giubileo che ci aveva concesso 
el Papa; e concesse penitenziali che potessino assolvere 
da ogni e qualunche caso, e massime in queste scomu- 
niche che ci aveva fatto incorrere questo Frate, per 
le sue prediche : e per la gran fede che gli portava el 
popolo, in mentre ch'egli era scomunicato c'era assai 
che l'andavano a udire. 



174 [1498 

E a dì 23 d'aprile 1498, dettone martirio al Frate; 
e fu sostenuto certi cittadini, che fu Domenico Maz* 
zinghi e altri. 

E a dì 24 d'aprile 1498, s'intese come Pagoloantonio 
Sederini se n'era andato a Lucca per sospetto del Frate. ' 

E a dì 26 d'aprile 1498, ci fu un mandatario del 
Papa, e uh breve che dava licenza che facessino del 
Frate quanto paressi al suo mandatario. 

E a dì 27 d'aprile, si dette colla a tutti e cittadini 
presi per tal caso, in modo che, dalle 15 ore ìnsino a 
sera, si. sentì sempre gridare al Barello. 

E a dì 28 d'aprile 1498, si fece pratica sopra Frati 
e sopra cittadini ch'erano nominati da'Frati, e stettono 
insino alle 7 ore , e non feciono conclusione ; e fu molto 
contradetto a manomettere e cittadini. 

E a dì 30 d'aprile 1498, si ragunò el Consiglio e 
feciono e gonfalonieri, e vinsono di restituire certi con- 
finati nelle Stinche, e certe altre provisicmi: e de'cit- 
tadini ch'avevano errato nello Stato, vinsono pagassino 
danari, e del Frate non si ragionò. Furono condannati 
circa 23 cittadini in danari e ammuniti, chi in cento, 
chi in dugento, e clii in mille, che fu una somma di 
12 mila fiorinL 

E a dì primo di maggio, furono rimandati tutti e 
cittadini a casa; e rimase e 3 poveri Frati. 

E a dì 2 di maggio 1498, si levò quel tabernacolo 
ch'era stato posto in Santa Maria del Fiore all'altare 
maggiore, per tenere el Corpus Domini, e riposesi el 
Crocifisso com'era prima. 



1 Paolo Somenzi cancelliere del Duca di Milano scrìveva a 
quello: « Paulo Antonio Soderìno hahauto gran ventura ckCéì non 
fu ritrovato hieri, perchè el saria stato taliato a pese comedi 
Francesco Valori ». 



1498] 175 

E a dì 5 di maggio 1498, valse el grano soldi 35, 
e cosi lo dava el Comune. 

E a dì 7 di maggio, ci fu come a Pescia era scorso 
e Pisani e predorono. Dissesi che v'era trattato di un 
francioso, ma non riuscì. * 

E a di 8 di maggio 1498, ci fu come frate Girolamo 
aveva imposto el Miserere mei in prigione in Palagio, 
naX)^ Alber ghetto, * 

E a dì 9 di maggio 1498, si vinse negli Ottanta che 
gli Ebrei potessero prestare. Se fu lecito lo sa el Signore » 
e nel Consiglio maggiore non si vinse che prestassino. 

E a dì 12 di maggio 1498, gli Ufìciali del morbo 
andorono per gli spedali, cacciavano e poveri, e dove 
ne trovavano per la città tutti gli mandavano fuori di 
Firenze; e feciono ancora più crudele cosa, che posono 
all'arte de'Corazzai un canapo colla carrucola per dare 
colla a chi tornava dentro. Fn tenuta cosa crudele e una 
medicina contraria. 

E a dì 13 detto, ci fu come el Papa mandava un 
mandatario e '1 Generale di San Marco per giudicare frate 
Girolamo; e più ch'egli aveva dato licenzia a' Fioren- 
tini, che potessino porre a'preti e religiosi tre Decime. 
Alcuni pure amici del Frate, interpretavano e dicevano : 
Questo freUe è stato venduto 30 danari come 'l Salvato» 
re, perché tre vie dieci fa trenta^ E nota che molti preti 
si rallegravano del male del Frate, e tornò sopra loro. 



1 Le lettere pisane non fanno parola di questa scorrei ia, ma 
parlano invece della scalata al castello di Buti fatta senza pro- 
fìtto dai Fiorentini, e della rotta che ebbero pochi giorni appresso 
nelle parti di Maremma; tutte cose che lo scrittore non accenna 
iLetU cìt. 1499 maggio 4, e 4, e 1499 maggio 19 e. 15 t.). 

2 Nome di una prigione nel Palazzo della Signoria. 



176 [149^ 

E a dì 14 di maggio 1498, si tirò su due campane 
grosse in su uno campanile, così alla salvatica, sopra la 
porta di San Lorenzo di Firenze. 

E a dì 18 detto, fu finito el secondo fincstrato di 
Filippo Strozzi. 

E a dì 19 detto, venne in Firenze un mandatario 
del Papa e el Generale di San Marco per esaminar frate 
Girolamo. ' 

E a dì 20 di maggio, domenica, quello mandatario 
lo pose alla colla, e innanzi lo tirassi su, questo di- 
mandò, s'egli era vero le cose ch'egli aveva confessate, 
e lui rispose e disse di no, e come egli era messo e 
mandato da Dio; e lui allora lo fece collare, e confessò 
quel medesimo, ch'era peccatore, come disse prima. 

E a dì 22 di maggio 1498, determinorono di fargli 
morire ; e fu determinato d'ardergli vivi, e finalmente 
la sera fu fatto un palchetto, el quale copriva tutta la 
ringhiera del Palagio de'Signori, e poi si partiva un 
palchetto dalla ringhiera allato al lione e veniva in 
mezio della Piazza, verso el tetto de' Pisani : e quivi fu 
ritto un legno grosso e alto molte braccia, e intorno, 
al detto legno un palchetto tondo e grande: e al so- 
pradetto legno fu posto un legno a traverso a uso d' una 
croce; e vedendo gli uomini dicevano: JS'gli vogliono 
cruci figger e; e sentendo mormorare della croce, ando- 
rono a segare di quel legno, in modo che non paressi 
croce. 

E a dì 23 di maggio 1498, mercoledì mattina, si fece 
questo sacrifizio di questi tre Frati. Gli trassono di Pa- 
lagio e feciongli venire in su quel palchetto della rin- 



1 II primo era Francesco Romolino vescovo d'ilerda e poi 
cardinale, Taltro fra Girolamo Turriano da Venezia. 



1498] 177 

ghiera; e quivi furono gli Otto e' Collegi e '1 mandata- 
rio del Papa e '1 Generale, e molti calonaci e preti e 
irati di diverse regole, e '1 vescovo de' Pagagliotti, al 
quale fu commesso digradare detti 3 Frati : e qui in su 
la ringhiera fu fatto dette cerimonie. Furono vestiti di 
tutti i paramenti, e poi cavati a uno a uno, colle parole 
accomodate al digradare, affermando sempre frate Giro- 
lamo eretico e scismatico, per questo essere condannata 
al fuoco ; radendo loro el capo e mani, come si usa al detto 
digradare. E fatto questo, lasciorono e detti Frati nelle 
mani degli Otto, e quali feciono inmediate el partito 
che fussino inpiccati e arsi; e di fatto furono menati 
in sul palchetto allo stile della ^. Dove el primo fu 
frate Silvestro, e fu inpiccato al detto stile a uno de' eorni 
della croce ; e non ayendo molto la tratta, stentò buon 
pezzo, dicendo GtesU molte volte in mentre ch'era imr 
piccato, perchè el capestro non stringeva forte né scorse 
bene. El secondo fu frate Domenico da Poscia, senpre 
dicendo Giesit; e '1 terzo fu el Frate detto eretico, il quale 
non parlava forte ma piano, e così fu inpiccato. Sanza 
parlare mai ninno di loro, che fu tenuto grande mira- 
colo, massime che ognuno stimava di vedere segni, e 
ch'egli avessi confessato la verità in quel caso al po- 
polo; massime la buona gente, la quale disiderava la 
grolla di Dio e '1 principio del ben vivere, la novazione 
della Chiesa, la conversione degli infedeli ; onde non fu 
tsanza loro amaritudine : né fece scusa veruna , né ninno 
di loro. Molti caddono dalla lor fede. E come furono 
inpiccati tutti a tre, in mezzo frate Girolamo, e volti 
verso el Palagio; e finalmente levorono del palchetto 
della ringhila, e fattovi el capannuccio in su quella 
tondo, in sul quale era polvere da bonbarda, e'dettona 
fuoco alla detta polvere, e così s'arse detto capannuccio 

12 



178 [1498 

-con fracasso di razzi e scappietti, e in poche ore furono 
arsi, in modo che cascava loro le gambe e braccia a 
poco a poco: e restato parte de busti appiccato die 
catene, fu gittate loro molti sassi per fargli cadere, in 
modo che gli ebbene paura che non fussino tolti dal 
popolo; e '1 manigoldo, e chi lo aveva a fare, fecione 
-cadere lo stile e ardere in terra, facendo arrecare le- 
<gne assai: e attizzando sopra detti corpi, fecione con- 
sumare ogni cosa e ogni reliquia: dipoi feciono venire 
carrette e portare ad Arno ogni minima polvere, acciò 
non fussi trovato di loro niente, accompagnati da' maz- 
zieri insino ad Arno, al Ponte Vecchio. E non dimeno 
fu chi riprese di quei carboni ch'andavano a galla, tanta 
fede era in alcuni buone genti ; ma molto segretamente 
e anche con paura, perchè non se ne poteva ragionare 
né dire niente, sanza paura della vita, perchè volevano 
«pegnere ogni reliquia di lui. 

!E2 a dì 26 di ma^io detto, fu trovato in Piazza certe 
flonne per divozione inginocchiate dove furono arsi. 

E a dì 27 detto, quel mandatario del Papa fece fare 
«n' amunizione che chi avessi scritture del Frate le do- 
vessi portare a lui in San Piero Scaraggio, dove stava, 
per arderle, sotto pena di scomunicazione, e cosi le croci 
rosse. E fuvvene portate molte, e dipoi se. ne fece 
heSe ognuno, perchè non si la^uova eresia in tutte sue 
cose. 

E Signori e Otto, che si troveremo a dare e giudi- 
care questi tre frati, fu Piero di Niccolò Popoleschi 
gonfaloniere, Chimenti Cii»*pelldni , Filippo Cappegli, 
Alesksandro Alessandri, Lionatdo di Giuliano Gondi, An- 
tonio Berlinghierì, Lanfrediso Laiìfredinl; e gli Otto che 
rentkifono tal partito, Piero Parenti, Antonio di Do- 
menico Giugni^ Francesco Pucci, Domenico Pagiuoli, 



1498] 179 

Doffo d'Agnolo Spini Ruberto di Giovanni Comni, Franr- 
eesco di Cino^ Gabbrielio Becefai. 

E a dì 29 di maggio 1498, se n'andò quello nuor 
datario. 

E a di primo di giugno 1498, fecionc^ un capitano^ 
della gnerra e fu Pagolo Yitegli, e dettongli el bastcHse» 

E a dì 4 di giugno, fu veduto una fiamma dì fuoei> 
andare per aria, grande, e sfavillava e lasciava la via 
d'onde passava buon pezzo, ed era bassa bassa. 

E a dì 5 di giugno 1498, andò el nuovo Capitsunp a 
Pisa. E in questo dì corsone e Pisani sino a San Mi* 
niato al Tedesco e feciono una grande preda e presono 
prigioni e arsone una osteria sotto San Miniato alla via 
di Stibbio. 

E a dì 7 detto, e Pisani posono el canpo a Ponte 
di Sacco, e l'altro dì si fuggirono percbè '1 nostno s'ap- 
pressò e ingrossava. ' 

E a dì 10 detto, venne in sul prato defServi e dal 
Tiratoio certi brucbi neri a mangiare quei pt^ativ in modo 
ehe quelli ispruneggioli rimanevano tutti bianchi e mondi; 
e innanzi che n'andassi quattro dì, quei bruchi diventò- 
pono che parevano d'oro; e'fancìugli gli pigiavano a 
gvìdsjidù: questi sono e bruchi del frate Girolamo; e 
quale pareva d'oro e quale d' ariento. E quali avevano 
queste condizioni: un viso umano con gH occhi e '1 



1 « Stamani haviamo lettere da Cascina come, essendo li nostri 
in ordine per ire al campo al Ponte di Sacco e fare qualche factione, 
s*è inteso ad Montopoli essere arrivato Paulo Vitelli con 200 ba^ 
lestrieri bene ad cavallo et bene armati, et presso di questo venire 
Vitellozo con tucte le genti d*arme loro; onde per tale rispecto 
le cose si sono posate et levate quasi il pensieri non fare^ altra 
ìnpresa ». Lett. cit, 1499, giugno 7, stile pisano. 



180 [1498 

naso, pareva avessino una corona in testa, e intorno 
al viso come una diadema, come si soleva fare air an- 
tica, e tra la corona e la testa si vedeva una crocel- 
lina, col busto giù tutta pareva oro; e di dietro con 
una coda nera, piccola e sottile, colla quale mangiavano 
quei pruni. Parve 'alcuni cosa miracolosa non se n'es- 
sere veduti mai più, e che dovessino significare qual- 
che cosa; e parve ad alcuni che dovessino significare 
che la vita del Frate fussi stata d'oro, e che dietro a 
lui, s'avessi. a sterpare le male erbe; e '1 pruno, di quella 
ragione , pare e più tristo e disutile e spiacevole ; che la 
coda, cioè el dirieto, dovessi consumare le più cattive 
erbe. 

E a di 19 di giugno 1498, gli Otto ammunirono 28 
cittadini tutti di quegli del Frate. ■ 

E a dì detto, fece la Signoria 50 uomini che aves- 
sino a prestare 1000 fiorini per uno a dodici per cento, 
all'assegnamento. 

E a dì 24 di giugno 1498 fu San Giovanni, e fe^ 
ciono una girandola, in su la quale posono un porco e 
giganti e cani, e un gigante morto ; e dicevasi che l'ave- 
vano fatto in dispregio del Frate: e dicevano el porco 
essere el Frate, e '1 gigante morto Francesco Valori ; e 
simili pazzie. E strascinando quel gigante, che cadde, 
sempre dicendo : quel porco del Frate, e simili cose da 
sciocchi. 

E a dì 26 di giugno 1498, fu morto un cittadino, 



\ li Parenti, che appunto si trovò allora a sedere degli Otto 
di Guardia e Balia, dà nella sua Storia le cagioni di quella am- 
monizione, colle seguenti parole: « Parendo che la parte fratesca, 
risurgessi, si pensò di nuovo abbatterli. Pure a* mezzani uomini 
toccò avere delle busse, e adm\inironsi più cittadini entrati in Con-, 
sigilo al tempo di Francesco Valori ». 



14981 181 

che era uscito di Siena, da uno, per guadagnare una 
taglia di fiorini 1000; e fu nel mezzo di Mercato Vec- 
chio , in su la terza dirimpetto allo speziale del Re. ' £ 
più fu feriti altri giovani la notte dinanzi. E la causa 
èra che ognuno aveva allargato la vita, e vedovasi la 
notte pieno d^arme in aste e spade ignudo per tutta la 
città, e co' lumi giucare in Mercato Nuovo e per tutto, 
sanza freno. Pareva aperto l'inferno; e tristo a quello 
che riprendeva e vizii. 

E a dì 27 di giugno 1498, fu inpiccato quello che 
ammazzò ieri quello in Mercato Vecchio, in quello luogo 
proprio dove fece el male, e fu attanagliato per tutta 
la città in su uno carro. Fu fatto una bella giustizia e 
presto. 

E a dì 28 di giugno 1498, fece la mostra uno figliuolo 
della Madonna d'Imola, che à nome Ottaviano,' che 
venne condottiero de' Fiorentini, con 100 uomini d'arme 
e 50 balestrieri a cavallo; venne molto a ordine. 

E a dì 30 detto, tolsono a San Marco la canpana 
loro emandossi all'Osservanza a San Miniato.* 

E a dì 4 di luglio 1498, s'aperse San Marco. 

E a di 7, sabato, valse el grano soldi 26. 

E a dì 18 di luglio 1498, ci fu come Montepulciano 
aveva cacciato fuori e fanti forestieri e gridato Mav' 

zocco. 



1 L'ucciso fu Lodovico Luti nemico di Pandolfo Petrucci; e 
il sicario Tiberio di Francescone Masotti da Brisighella. 

2 Ottaviano Riario figliuolo di Caterina Sforza. 

3 II ViLLARi ha pubblicate le deliberazioni della Signoria del 
29 giugno, che ordinano la consegna di questa campana, prima 
alla chiesa di San Lorenzo e poi a quella dei Frati di San Fran- 
cesco fuori di Porta a San Miniato. 



1S2 [1498 

E a dì 26 di luglio 1498, vlnsono in Palagio, in 
Oonsiglio maggiore, di fare una imborsazione di tutti 
gli oflci èsL 600 lire in giù, tutti chi à beneficio dal 
padre o dall'avo o dall'arcavo, da 50 anni in su per 3 
polizze, e da 40 a 50 per due, da 30 a 40 per una e 
da indi in giù insino a 25. 

E a di 27 di luglio 1498, ci fu come el nostro Ca- 
pitano aveva preso 150 cavagli e '1 cariaggio e vetto- 
vaglia ch'andavano in Cascina, e morti molti fanti e 
morto un fratello del Governatore di Pisa, eh' era gen- 
tile uomo di Vinegia : ' e dissesi che '1 Capitano l'aveva 
fatto per iscaltri modi, che gli aveva mandati alcuni a 
predare per cavare fuori quei di Cascina , e così fu , 
che, uscendo fuora, el Capitano gli tramezzò e da più 
luoghi gli mise in mezzo ; e non ne scampò ninno di que- 
^i eh' uscirono di Cascina. 

E in questo anno fu una abbondanzia di frutte, la 
maggiore. 

E a dì 6 d'agosto 1498, mandorono due ambascia- 
dori a Vinegia, che fu messer Guidantonio Vespucci e 
Bernardo Rucellai.* 



1 Gli Anziani di Pisa scrivevano : « Intenderete Tassauto factoci 
li inimici et la morte del mag. messer lohanni Diedo, il corpo del 
quale essendo stato la sera medesima a hore 2 di nocte reso da* 
nemici, ordinammo venisse qua a Pisa dove hieri a hore 20, con 
tutte le Regule, Capitulo et Conpagnia, lo levammo di San Mar- 
tino dove s'era posato venendo da Cascina, et lo deponemmo in 
Campo Sancto. Andò airexequie quattro di noi et quasi tutti 
li nostri cittadini. Et facemmo interim stare serrato le botteghe 
et fare uno sermone in Duomo in sua lande, tutto con più honore 
che ci fu possibile. Iddio lo abbi reducto in loco di salate. É doluto 
Bxtremamente a tutta questa terra >. Lett. cit., 1499, luglio 28« s. p. 

* Si mandarono per trattare un accomodamento delle cose di 
Pisa, ma la loro commissione non ebbe esito felice , avendo il Doge 



1498] m^ 

E a di 21 detto, ci fu come e nostri avevano {)i>eso 
Buti a patti, a discrezione, e mozzo le mani a 5 bom- 
bardieri.' £ tuttavolta si faceva spingarde nuove e man- 
dav* i' giù. £ impicco uno , e presono a* prigioni 33 uo- 
mini che ci erano, infra loro ci era de' fanciulli. Yennono 
in Firenze legati. 

E a dì 31 d'agosto 1498, ci fu come e nostri ave- 
vano preso el bastione di Vico, e morti tanti quanti ve 
n' era dentro ; e anche de' nostri ne morì e feriti assai. ■ 

E a dì 3 di settenbre 1498, si bombardava Vico Pi- 
sano, e sentivasi di su' ponti tale eh' annoverò 150 colpi. 

E a dì 5 di settenbre, ci fu come gli avevano avuto 
Vico a patti, salvo l' avere e le persone. • 

E a dì 10 di settenbre 1498, ci fu come e nostri 
avevano rotto e Pisani, e preso 200 cavagli e morto 
centinaia di uomini, e anche de' nostri morì. E questo 



dichiarato di voler continuare a dare aiuto ai Pisani, sebbene gli 
altri gli avessero abbandonati. 

1 « Hyeri li nimici nostri espugnarono per forsa il castello di 
Buti, nel quale usorono quella crudeltà che è solita la inhumana 
loro sevitia et iniquità, ritenendo prigione et stratiando con di- 
verse torture li homini di quel loco, repulse le donne, et quale 
strupata; et tagliorono le mani a tucti li bonbardieri con tant» 
crudeltà che poca più ne porriano usare li barbari et Turchi ». 
Leti, cit.^ 1499, agosto 22, s. p. 

s Dai documenti pisani resulta invece che il 30 si bombar- 
dava il bastione di Vico, il quale poco potea tenere perchè era 
vecchio, e che il 31 era già preso perchè rovinato dairartiglierie 
e abbandonato dai difensori, « acquali crediamo ch^ntrasse paura 
per la crudeltà facta dagli inimici a Buti ». Sicché non sembra 
vero quello che dice il Cronista dei morti fatti nei bastioni. 

^ Era tale lo sgomento della Signoria Pisana in questi giorni, 
che Vico l'avevano ftitto perduto fino del 31 agosto e, dopo Vico, 
il resto, « adeo che vediamo la ruina nostra totale senza poter- 
cene aiutare di cosa alcuna ». Lett. cit.^ 31 agosto 1499, s. p. 



184 [149^ 

fu a Pietra Dolorosa, a un nostro bastione che loro vo- 
levano pigliare eh' è presso alla Verrucola; e '1 Ca- 
pitano, avendone sentore, cavalcò per piano e girò el 
monte verso Pisa e rinchiusegli. 

E a di 11 di settenbre 1498, ci fu come Siena era 
in arme e come quello de'Petrucci aveva preso el Pa- 
lagio e la piazza e teneva la parte nostra; e noi gli 
mandammo aiuto e mandammo el conte Rinuccio no- 
stro soldato, e prese una porta di Siena e aiutò que' 
de' Petrucci. 

E a dì 11 di settenbre 1498, ci fu come el Conte 
d'Urbino veniva con giente in aiuto alla contraria parte 
a Siena ; uscirono di Perugia e Baglioni e assaltorongli 
6 non gli lasciarono passare. ' 

E più ci fu, come e Viniziani avevano avuto una 
rotta da' nostri in Val di Lamona e presi di molti uo» 
mini d'arme : queste quattro nuove in manco di 24 ore.. 

E più venne in Firenze 12 prigioni Pisani, e tutti 
dicevano eh' erano connestaboli. * 

E a dì 13 detto, si fece l'accordo tra'Sanesi.* 



1 Neiragosto i Veneziani avevano portate le loro armi contro- 
Ferii città della contessa Caterina Sforza, al doppio fine di far 
dispetto al Duca di Milano, del quale era sorella, e di fare una 
diversione alla guerra di Pisa passando ai danni dei Fiorentini- 
tenendo la via alla volta di Siena. Firenze fu sollecita a spedir 
le sue genti in aiuto della Contessa, perchè questa non dovesse 
richiamare il figliuolo che era andato al campo di Pisa. Guido- 
baldo della Rovere duca d'Urbino era stato condotto al soldo dei 
Veneziani insieme con Bartolommeo d'Alviano, Astorre Baglioni» 
i Signori di Camerino, di Rimini, di Faenza ed uno degli Orsini. 

2 Di un capitano e quattro connestabili fanno menzione anche 
le lettere citate (10 settembre 1499), s. p. 

3 Fu fatta una tregua di cinque anni, obbligandosi i Fioren- 
tini di disfare il bastione del Ponte a Valiano, e facendo ai Se- 
nesi aUre concessioni. 



1498] 185 

E a dì 23, sonò a martello tutta la valle di Dico- 
mano, perchè giente de' Viniziani avevano preso el Borgo 
di Marradi. Era co' loro Giuliano de' Medici. Ebbono el 
pass(» da Faenza, ch'andava co' Viniziani e lasciò noi ; du- 
bitossi non passassino in Mugello, e posono el campo a 
Castiglione di Marradi. 

E a di 24 di settenbre 1498, lunedì, alloggiò a Di- 
comano el signor Rinuccio con otto isquadre di cavagli 
e molti balestrieri a cavallo, e l' altro dì andò in Mu- 
gello. E in questi dì si faceva in Firenze molta fanteria, 
e mandava in Mugello e in Romagna 4 o 5 migliaia di 
persone; e anche si diceva che v'era venuto Piero 
de' Medici nel campo de' Viniziani. E questo facevano e 
Viniziani per levarci da Pisa; e loro furono sempre 
quegli che sostenevano e Pisani, e quali non potevano 
durare alla spesa se non fussi e Viniziani e quali face- 
vano contro a ogni dovere : ma non sanno quello abbia 
a intervenire a loro.' 

E a dì 27 di settenbre 1498, ci fu come s'ebbe certe 
bastìe di Librafatta. Pensa che c'era da fare assai, avere 
a riparare in più luoghi. Iddio ci à sempre aiutati per- 
chè le nostre guerre sono lecite, ma non così quelle 
degli ambiziosi e invidiosi Viniziani. 

E a dì 28 di settenbre 1498, passò per Firenze el 
Signore di Piombino, con molte squadre di cavagli a 
cavallo e fanti assai, condotto al nostro soldo, e andò 
in Mugello dall' Ucoellatoio ; e dicevasi che in Faenza 
vi era garbuglio, chi voleva Firenze e chi Vinegia. 

E in questo dì valeva el grano soldi 22 lo staio. 



1 Un veneziano venuto coUe galere assicurava i Pisani che 
la Signoria veneta aveva a cuore la impresa di Pisa come il pro- 
prio Stato. Lett. ciu^ 10 settembre 1499, s. p. 



186 [1498 

E a dì 30 di settei^re 1498, tuttarolta si soldava 
giente; chiunque veniva toccava danari e andava via. 

E a dì 3 d'ottobre, bonbardavano Marradi e Ylni- 
ziani, ma pure vi si mise vettovaglia per foi*za, che fu 
un bel fatto. 

E a dì 4 d' ottobre 1498, ci fu come e nostri ave- 
vano avuto Librafatta, che s'ebbe ieri a ore 22. 

E a dì 5 detto, tuttavolta strignevano Marradi con 
bonbarde. 

E a dì 6 d'ottobre 1498, ci fu come el campo no- 
stro è ito in Casaglìa, presso a Marradi, et è ben prov- 
veduto : stimasi s' andranno a trovare tra pochi dì, e 
dicesi che s' andranno con Dìo se potranno ; s' aspetta 
gli rinchiugghino e nostri. E in detto dì avvenne que- 
sto miracolo da Dio, che sondo assediati d'acqua quegli 
della ròcca di Marradi e stati più dì sanza acqua e non 
potevano più stare, si botorono alla Vergine Maria di 
fare un castello d'ariento, se pioveva; e fatto el boto, 
intanto si raccoglieva e danari, in un tratto rannugolò 
e piovve tanto che raccolsono 50 barili d' acqua. 

E in questo anno fu una ricolta grande e d*ogni e 
qualunche cosa, e di frutte e d'olio, vino e grano. Fu ogni 
cosa a buona derrata. Iddio non abbandona e poveri. 

E a dì 11 d'ottobre 1498, Marradi si stava pure 
così e non aveva più paura, ch'avevano avut^ l'acqua 
miracolosamente. 

E a dì 12 d'ottobre 1498, mandarono a Pisa al Ca- 
pitano, che gli aveva chiesti, guanti scarpellini era in 
Firenze; di poi tomorono indietro e non andorono. ' 



* Fora© perchè quelli del campo si tròvaraiio altrove, poiché 
molti scalpellini furono dairodte fiorentina adoperati a disfaro Santa 
Maria in Castello. 



1498] 187 

E a dì 13 d'ottobre 1498, ci fu come el Capitano 
nostro aveva due porte di Pisa, e che vi si gridava 
Marzocco} 

E a dì 14 detto, ci fu come el Capitano aveva avuto 
la torre di Foce e dato al Castellano 2000 ducati e l'abi- 
tazione in sul nostro dove voleva, e che gli aveva trat- 
tato accordo co' Pisani e presto sarebbe, e ch'egli aveva 
mandato un bando che tutti e contadini pisani potessino 
uscire fuori a seminare sicuramente e feciono le viste 
di volere accordo, ma feciono perchè potessino andare 
a seminare.' 

E a dì 17, uscì di Pisa certi che chiamano Ghin- 
gherli, che corsone insino a Montetopoli e predorono 120 
capi di bestie e buoi e bifolchi, e furono assaltati dal 
paese e tolti loro tutta la preda e presono uno di loro. 

E a dì 21 d'ottobre, entrò in Firenze el Capitano 
di Firenze e non quello della guerra; e levossi el Bar- 
gello , eh' eravamo stati buon tempo sanza Capitano , 
avàmo fatto col Bargello. Era romano, stette nella me- 
desima casa del Capitano. * 

E a dì 24 d'ottobre 1498, ci fu come Piero de'Me- 
dici era passato la Pieve Santo Stefano, ed era presso a 
Bibbiena, e poi preso, col campo eh' era a Marradi de' Vi- 
niziani ; e fecionsi forti a Bibbiena , e dissesi che Piero 
vi aveva degli amici, 

E a dì 27 d' ottobre 1498 , questo campo de' Vini- 



1 Ne'documenti pisani non si fa menzione di questa cosa, ed 
altrove se ne ricordano altre che la mostrano inverosimile. 

* In Val di Serchio, agli 8 di novembre, non si era fatta al- 
cuna sementa, 6on dispiacere de' Pisani che di là ricavavano il 
pane per sei mesi. Leu, cit. , 8 novembre 1499, s. p. 

3 II Capitano del Popolo, che fu un messer Mario Salamoni 
degli Alberte&chi, patrizio romano. 



188 [1498 

ziani, ch'era con Piero de' Medici in Bibbiena, presono 
uno altro castellucciò che si chiama Fronzoli. 

E dice vasi per ognuno eh' e nostri, se si voleva, che 
gli erano rinchiusi e che non se ne potevano andare; e 
già vi era giunto el Signore di Piombino co' sua cavagli, 
e potevano esservi tutti e nostri caporali e pigliavano 
ognuno. Donde si venisse, non seguitoron la vittoria; 
mandorono alle stanze e soldati. 

E a dì 5 di novenbre 1498, passò di qua el Fra- 
cassa che veniva di San Benedetto, e alloggiò a Dico- 
mano con 400 cavagli e poi al Ponte a Sieve e per 
Valdarno, e andò a Arezzo. 

E a dì 6 detto, alloggiò a Dicomano uno altro Conte 
con 300 cavagli, tutti di quegli del Duca di Milano, e 
andò per la medesima via. 

E a di 8 di novenbre 1498, passò el conte Rinuccio 
a Dicomano con 400 cavagli, e andò alloggiare per Val 
di Sieve e non s'appresentò in Casentino dov'era il Si- 
gnore di Piombino; e però si partì da Prato vecchio el 
Signore di Piombino, con la sua giente, e venne allog- 
giare a San Lorino e a Calano e insino a Londa, e fe- 
ciono spaventare tutto '1 paese stimando fussino e ni- 
mici, poi andorono alloggiare a Dicomano. 

E a dì 24 di novenbre 1498, venne Arno molta 
grosso e fece danno assai, e fece rovinare un ponte che 
era tra la Porta al Prato e la Porticciuola, in sul Mu- 
gnione ; el quale Mugnone venne molto grosso e entrò 
per Borgo di fuori e affogò un mugnaio col cavallo e 
la farina, e una donna eh' ^ra in su detto ponte e fece 
molti danni. 

E a dì detto, intervenne eh' a Ricorboli, essendo 
alloggiati vetturali con 10 muli carichi di polvere da 
bombarda e artiglierie, alcuni giovani volendo provare 



1498] 189 

uno scoppietto , s' appiccò el fuoco a quella polvere e 
arse la casa e muli ; e' vetturali ne fu guasti dal fuoco 
cinque in modo che furono portati allo spedale. Credo 
ne morissi alcuni. 

E a di 25 di novenbre, el Capitano nostro alloggiò 
in questi piani del Poggio a Caiano, che si partì di quel 
di Pisa, e mandavanlo in Casentino. 

E a di 27 detto, ci fu come e nimici in Casentino 
avevano preso un castelluccio che si chiama Santerma, 
nel quale era fuggito molto grano e robe, e missonlo a 
sacco, ammazzorono ogniuno. 

E a di 30 detto, e nimici avevano posto el campo a 
Pratovecchio. E in questo tempo pioveva assai, e biso- 
gnò andassino alle stanze per tutto insino a Ticchio, 
consumando tutto '1 paese. E dubitavasi tuttavolta d'un 
trattato, e non si vinceva più danari e avevasi gran so- 
spetto. Chi ci lasciava, de'soldati, e chi minacciava, e 
massime chi era alla guardia delle castella e massime 
le castella di Pisa. 

E a dì 20 di dicenbre 1498, ci fu come e nimici 
in Casentino avevano fatto una preda, e' nostri di Ca- 
maldoli la tolsono loro e presono di loro. Era piovuto 
molti dì e neve in su Y Alpe. Stimava fussi per noi , 
perchè la neve serrava loro el passo. Per gli inten- 
denti si stimava avergli tutti prigioni, e cosi era; ma 
dove si fussi el male, e' non voUono una grande vitto- 
ria avere vituperato e Viniziani. 

E a di 18 di dicenbre 1498, ci fu come e nostri 
avevano ripreso Marciano e preso 70 o 80 uomini d'arme 
e molti fanti e preso tutti e passi; e tutti quegli del paese 
gridavano: lasciate fare a noi che non anno rimedio; 
Ognuno si disperava qui a Firenze. Perchè non vogliono 
costoro, e che vuol dire ? E vedovasi la cosa chiara sanza 



190 P498 

dubbio e nondimeno assediorono Bibbiena,, e presa di 
nuovo assai cavagli e fanti, in moda che si facevano 
tnttavolta spacciati; e pensavano in che modo se ne por 
tessino andare. 

E a dì 23 di dicenbre 1498, si diceva eh' e nostri 
non volevano guastare Y arte loro , e; non vollono fare 
quello che potevano , eh' erano vincitori sanza dubbio. 

£ a dì 25 di dicenbre 1498, la notte dalla Pasqua, 
fu fatto questa isceleranza nel popolo di Dio. e in Fi- 
renze e in Santa Maria del Fiore: la notte quando si 
diceva la prima messa della mezza notte, certi, non so 
s'io mi dico uomini o demoni, che missono in detto tem- 
pio un certo cavallaccio facendolo correre per la chiesa 
con molte grida, vituperando e facendo cose innomi- 
nabile nel postribolo, ferendo con arme il cavallo, e co' 
bastoni, mettendo e bastooi nelle parte di dietro, facendo 
agni iniquità, facendolo cadere per terra in chiesa, in- 
sanguinando e imbrattando el tempio del Signore; e per 
modo guasto e straziato detto cavallo caduto quasi morto 
a terra delle scalee di Santa Maria del Fiore, e quivi 
stette tutto il dì, che ognuno potè vedere, così come 
morto e lacerato. Per la qual cosa e buoni e savi uo- 
mini tremavano di paura di giudizio ^ Dio grande, ri- 
cordandosi anco di quello fu fatto pochi anni innanzi 
che furono aperte sepolture a Santa Maria Novella « 
fuori della chiesa,, in dispregio della resurrezione ìa nella 
notte della Resurrezione; e più fu messo inchiostro in 
9ulle acque benedette in Santa Maria del Fiore, e eh' è 
peggio, fu rotta la porta della chiesa di notte, e salito 
in pergamo e inbrattato el pergamo e violato innanzi 
a Cristo dove si dice la parola di Dio, e molte altre 
iniquità sanza timcH^e di Dio. E dissesi che gli era stato 
tolto la corona alla Nostra Donna di San Marop e dato 



1499] 191 

a una meretrice : non ebbi la verità di questo della co- 
rena, ma per molti si disse. E più in questa notte della 
Natività, missono in su* foconi, per le chiese, in molte, 
azafetica in luogo d'incenso e feciono correre capre per 
Santa Maria Novella.* 

E a dì 27 di dicembre 1498, in questi dì, el nostro 
Capitano prese per forza un castello di là dalla Vernia 
ohe chiama Mónte Fatucchìo, eh* è di là dalla Vernia 
7 miglia, e morivvi molte persone oravi fuggito. El mo- 
glioramento de* nemici, eh* erano in sul passo, restorno 
€ome assediati, avevano fuggito qui per andarsene a*lor 
posti. 

E a dì 28 di dlcenbre 1498, e nimici di Pisa ave* 
vano avuto per forza Montetopoli» e saccheggiato e preso 
prigioni e arse molte case.' 

E a dì 11 di giennaio 149S„ el Capitano nostro at- 
tendeva tutta volta a serrare e passi a nimici di là 
da la Vernia, e dicevasi che faceva una bastìa a Monte 
Lione. 

E a dì 14 di giennaio 1498, ci fu conio e nimici di 
Casentino avevano messo in Bibbiena 1000 fanti e quali 



1 Anche Giovanni Cambi nelle sue Istorie, narra questi fatti, 
aifgiungendo : « E tutto facievano, perchè sendo morto el Frate 
pareva fussi lecito fare ogni male in tal notte, perchj lui col pre- 
dicare aveva levato via tali peccati » ecc. 

* « Li nostri soldati (scrivevano gli Anziani di Pisa al loro 
ambasciatore a Venezia) andando Tautra nocte, ooè govedi, in 
cavalcata, la mattina al far del giorno asaltorono quelli di Moi^ 
topori et tandem preseno et misseno a saccho il castello et parte 
ii*al»*ugìonna. Vero ò che si salvò molta gente et etiam robbe 
manesche, le quali si rlnchiuseso nella rócha; alla quale non 
demio batiaglia perchè, avendo saccheggiato il castello, erano 
iucti oharichi di robbe. Fuvi £ariti alchuni de'nostri et se ne tor- 
nonno la nocte seguente». Leti, cit.y 28 dicembre 1499, s. p. 



192 [1499 

erano venuti secreti e arrecorono uno staio di farina in 
collo per uno. Così si disse, che fu lo scampo loro. 

E a di 19 di gìennaio 1498, ci fu come el nostro 
Capitano aveva preso circa 70 muli carichi d* artiglierie 
e vettovaglia che veniva a Bibbiena e circa a 60 ca- 
vagli leggieri e molti fanti , e un Commissario Viniziano 
che portava buona somma di danari a Bibbiena. Fu te- 
nuta una grande novella. Erano i nimici per ogni modo 
ispacciati, e non seguitorono la vittoria. Donde si venisse 
si diceva da'nostri cittadini. E quali chi fussi, fece gra- 
vissimo peccato, perocché Firenze aveva el maggiore 
onore eh' ella avessi mai, a vituperare e Yiniziani, ma 
non è la prima volta che l'hanno fatto e Fiorentini.' 

E a dì 21 di giennaio 1498, ci fu come e Pisani 
erano corsi in Valdinievole e predato bestiame assai. E 
a questo modo n'avàmo una calda e una fredda, avàmo 
a riparare in due luoghi. 

E a dì 26 di giennaio 1498, ci fu come e nostri 
avevano presi in Casentino, a Montefatucchio, circa 200 
cavagli leggieri che si fuggivano. E cosi di Montalone 
si fuggì giente e arsono el castello ; e funne anche presi 
e dicevano che in Bibbiena non era più vettovaglia di 
ninna ragione e che gli stavano male. 

E a di 13 di febraio 1498, ci fu come egl'avevano 
lasciato andare el Duca d' Urbino e Giuliano de' Medici, 
con 40 cavagli e lasciato forse 400 fanti a guardia. * 

E a dì 15 di febraio 1498, ci fu che feciono amba- 



1 Queste censure facevansi egualmente che al Capitano de^Fio- 
rentini anche a quello de'Veneziani, che era il Conte di Pitigliano. 

' Il duca d' Urbino, essendo ammalato ebbe il salvacondotto 
dal Vitelli senza consenso dei Commissari» e Giuliano se n*andò 
col Duca. 



1499] 193 

sciadori a Vinegia, che fu Pagoloantonio Sederini e Giovan 
Battista Ridolfi, e uno ne feciono a Roma che fu mes- 
sere Antonio Malegonnelle. Stimavasi si dovessi far pace. 

E a dì 17 di febraio 1498, ci feciono venire la Ta- 
vola di Nostra Donna di Santa Maria Inpruneta, per 
pigliare buon partito di lega e di lasciare el Re di 
Francia. ' 

E a di 19 di febraio 1498, ci fu come el Conte di 
Pitigliano, mandato da' Viniziani, scorse e predò in Ga- 
leata e quivi si fermò. E qui si stava pure a vedere, e 
non si poneva el campo a Bibbiena, che non si poteva 
tenere un'ora; in modo ch'ognuno mormorava e dice- 
vasi che gli era qui chi non voleva che si vincessi. E 
sarebbe paruto a ognuno, a vedere non seguitare la 
vittoria certa. Insino a' contadini del paese venivano a 
dire : E' sono in prigione , lasciate fare a noi. E qui 
non si dava mai licenza, in modo che ognuno si ma- 
ravigliava. 

E a di 5 d'aprile 1499, ci fu lettere dagli ambascia- 
dori di Vinegia, e lessonsi in Consiglio ; e quali avisavano 
che le chieste de'Viniziani erano disoneste e perdevasi 
la speranza dello accordo. E '1 Re di Francia scrive, che 
noi abbiam tempo pochi di a entrare in lega con lui. E 
molto si diceva sopra pigliare partito di lasciare el Re 
'1 Duca, e mostrossi molti pericoli per l'una parte e per 
r altra. 

E a di 8 d'aprile 1499, venne el cavallaro coll'ulivo 
da Vinegia, dell'accordo fatto co' Viniziani e Pisani in 



1 Vuol dire per essere inspirati, se dovessero entrare nella 
Lega o stare «ol Re. Il Parenti, contrario ai Piagnoni, attribuisce 
a questi Taver procurato tale venuta, col. segreto scopo di « fare 
più risurgere la loro secta e farsi risentire ». 

13 



194 [1499 

questa forma; che noi abbiamo a dare a'Viniziani, in dieci 
anni, fiorini 180 migliaia, e eh' e Pisani tenghino certe 
fortezze di Pisa e abbino a chiamare un podestà a lor 
modo, di nostra giurisdizione. E questo dispiacque assai 
al popolo, perchè dovevano dare a noi, ch'erano in pri- 
gione a Bibbiena e vituperati ; e furono molto biasimati 
gli ambasciadori. ' 

E a di 12 d'aprile 1499, ci fu come fu morto e ta- 
gliato a pezzi, a San Benedetto, un garzone che aveva 
nome Ottaviano, che s'apparteneva la signoria di Faenza. 
Era stato qui in Firenze. Era un poco guercio. E dissesi 
che l'aveva fatto morire messer Giovanni Bentivogli; e 
forse che non fu vero. » 

E a dì 14 d'aprile 1499, venne qui el cavallaro da 
Vinegia, e arrecò la retificazione dell'accordo. E fucci 
come in Pisa s'era fatto rumore per alcuni che non 
piaceva l'accordo^ e per modo che '1 Commissario Vini- 
ziano fu di bisogno andassi a Pisa, e fece morire da 
5 uomini, di tale discordia.' 



1 Fiorentini e Veneziani avevano fatto compromesso nel Duca 
di Ferrara, e in questo giorno venne la notizia del lodo da esso 
proferito, come ne abbiamo anche la testimonianza nel Cambi; il 
quale aggiunge, che fu dato « benché asente e nostri oratori che 
non si voUono trovare » : il che non s^accorda col biasimo che dà 
loro il Landucci. 

^ Ottaviano Manfredi sopraccennato, figliuolo di Carlo II, che 
era al soldo di Firenze, fu assaltato ed ucciso sull'Alpe di San 
Godenzo da' suoi nemici di Val di Lamona. Ved. Parenti cit. 

3 Per il lodo sopraccitato, i Veneziani dovevano, dentro il 24 
di aprile , ritirare le genti che tenevano contro i Fiorentini ; ma 
i Pisani scontenti della sentenza , appena conosciutala , rimossero 
le genti dei Veneziani dalla guardia delle loro porte e fortezze. 
Guicciardini, Storia d'Italia, Libro IV. E questo è il rumore di 
cui qui si parla. 



1499] 195 

E a dì 17 di aprile 1499, ci fu come e Pisani ave- 
vano ritte le bandiere del Re di Francia, e che a gnun 
modo non volevano tale accordo, né stare mai sotto e Fio- 
rentini ; e come e' s' erano deliberati di disfare gli arienti 
delle chiese e aiutarsi, e mettere la vita prima che darsi 
a' Fiorentini ; e non voUono l'accordo ch'avevano fatto 
e Viniziani. 

E a dì 23 d' aprile 1499, gli Otto dettone bando a 
Simone Tornabuoni e al Grasso de' Medici, e più dì fa 
dettono bando a uno Marcuccio Salviati el quale andò 
al soldo de' Viniziani e tenne pratica con Piero de' Me- 
dici; e per questo medesimo errore lo dettono al detto 
Simone e al Grasso. ' 

E a dì 24 d'aprile, si riebbe Bibbiena tutta disfatta. 

E a dì 26 d'aprile 1499, ci fu come el Duca di Fer- 
rara aveva giudicato e dato la sentenza dell'accordo 
in favore de' Pisani, e che gli avessino a tenere, oltre 
le cose dette , ancora le torre delle porte , e che risco- 
tessino le gabelle. E finalmente fu consultato nel Consi- 
glio degli Ottanta, cheperniun modo non si accetti; e 
a questo modo non se ne fece nuUa. ' 

E a dì 3 di maggio 1499, ci fu come e Pistoiesi ave- 
vano fatto scandolo, le parte dentro; e moriwi circa 
16 uomini, e feriti più di 40, con artiglierie e altro. 



1 Sotto questa data riscontrasi nel Libro di Partiti degli 
Otto di Guardia e Balia la sentenza contro il Tornabuoni e con- 
tro Andrea d'Alamanno de' Medici soprannominato il Grasso; e 
15 giorni prima vi si legge Taltra di Marco di Bernardo di Marco 
di Forese Salviati chiamato Marcuccio. 

2 Neanche i Pisani, non ostante che il Duca riducesse anche 
più favorevoli per loro le condizioni dell'accordo, non vollero mai 
accettarlo ; e a questo credo voglia riferirsi quel « non se ne fece 
nulla ». 



196 ^^. 

Arsone due porte per mettere dentro le lor parte de' con- 
tadini. ' 

E in questi dì valse el grano soldi 15 in 16 lo staio. 

E in questi dì facevano e Fiorentini clisfare le mura 
di Bibbiena. 

E a dì 15 di maggio 1499, ci fu come gii era morto 
el Soldano, e morinne quattro innanzi che fussi fatto la 
lezione. E andò a sacco e magazzini de' Viniziani. 

E a dì 19 di maggio 1499, ci fu come el Duca di 
Milano mandava a dire di renderci Pisa ; ma voleva che 
ci obbrigassimo, al suo bisogno, pagargli ' uomini d'arme.. 

E a dì 2 di giugno 1499, mandorono pe' Capitano 
in Casentino per mandarlo a Pisa.® 

E a dì 3 di giugno 1499, fu un fornaciaio di mattoni, 
a Settimo, che in questo dì prese due sue figliuoli, uno 
di 3 anni, uno di 7, e sì gli scannò con un coltellino, 
come si fa un caveretto. 

E a dì 5 di giugno 1499, passò di qui el Capitano 
e '1 signor Rinuccio, e andorono in quel di Pisa. Non 
entrò in Firenze. Andorono guastatori di questi piani per 
dare el guasto a' Pisani. 

E a dì 12 detto, dettono el guasto a' grani; e '1 campo 
era tra Cascina e Pisa. 

E in questo dì vinsono una gravezza che la chiama- 
rono la Graziosa, e feciono danari. * 



1 Questi disordini, tra le antiche fazioni de'Cancellieri e Pan- 
ciatichi, erano incominciati anco avanti ; e sono estesamente nar* 
rati dal Salvi, Historia di Pistoia^ T. III. 

2 A questo punto è un bianco nel codice ; il Guicciardini però 
dà il numero di 300 uomini d'arme e 2000 fanti. 

3 Cessata la guerra in Casentino, il Vitelli era andato a Città 
di Castello, e il Conte Rinuccio nel contado d'Arezzo. A chiamare 
il Vitelli fu inviato Piero Corsini. 

* « Per fare qualche provvedimento di danari; per dar fine 



1499] 197 

E in questi tempi appari in Firenze moltitudine di 
bruchi neri e piccoli e pilosi; entravano per le case e 
mordevano le persone e facevano male e enfiava dove 
mordevano. Mostravano d'aver veleno. 

E a di 17 di giugno 1499, caricorono bombarde per a 
Pisa, e mandaronle in su le scafo per Arno. 

E a di 21 di giugno 1499, piantarono le bombarde 
a Cascina. 

E a di 26 di giugno 1499, ci fu il cavallaro coll'ulivo 
dell'avuta di Cascina. Giunse alle 20 ore, ed ebbesi 
a ore 17 a discrezione della Signoria e del Capitano. 
E venneci molti prigioni di Cascina, e missongli in sul 
ballatoio, in Palagio. 

E a di 2 di luglio 1499, ci fu come el Turco era 
corso insino a Zara, per terra, e predato 200 anime e 
bestiame, e arso e dibruciato tutto el paese; e che la 
persona del Turco era per terra e veniva verso Raugia, 
e coU'armata sua era fuori dello stretto, nell'Arcipelago. 
E fucci lettere da Vinegia, che parevano tutti smarriti 
e Viniziani. E più ci fu come el Re di Francia passava 
di qua, e che gli aveva in Turino molte gran rote d'ar- 
tiglierie e tuttavolta ne faceva gittare. 

E a di 12 di luglio 1499, tornorono qui l' artiglierie 
ch'andorono in Casentino, per mandarle a Pisa. 

E a di 13 di luglio 1499, passò di qui sconosciuto 
messer Ascànio cardinale, ' e andava a Milano al Duca ; 
che cominciavano a credere che '1 Re veniva a'danni loro. 



alla presente guerra et expedi re la impresa della Città di Pisa », 
fu imposta, con provvisione deiril giugno, una Quintina e mezzo 
ai cittadini fiorentini. Da un'altra provvisione del 21 gennaio 1500 
abbiamo che detta gravezza fu chiamata volgarmente el Piacente, 
e credo sia la stessa che il Landucci, errando, chiama la Graziosa, 
1 Ascanio Sforza, fratello di Lodovico il Moro. 



198 • — ,_^ 

E a di 18 di luglio 1499, andorono in campo a Pisa 
due Collegi con 30,000 fiorini numerati. 

E a dì 19 di luglio 1499, ci fu da Roma, come 'IDuca 
di Milano rimetteva Piero de'Medici in punto, e davagli 
10,000 fiorini, e che venissi a'danni nostri, perchè Pisa 
non s'abbia. 

E a dì 31 di luglio 1499, si pose el campo a Pisa^ 
la sera a ore 3, con ordine grande e forza, 

E a dì primo d'agosto 1499, presono una torre che 
si chiama Asciano, e mozzo le mane a 6 uomini ch'erano 
dentro, e che non si voUono dare. ' Aspettorono le bom- 
barde, 

E a dì 3 d'agosto 1499, ci fu come avevano rotto 
un pezzo di muro di più di 40 braccia, colle bombarde, 
e entrorono dentro molti fanti, e furono ripinti fuori 
con morte d'uomini, perchè facevano la guerra dispe- 
rata. 

E a dì 5 d'agosto 1499, venne di Pisa un contadina 
che avisò come gli avevano fatto dentro fosse cieche, e 
come saettavano medicame. Credo venissi in benefizio 
de' Pisani, per mettere più paura a chi volessi entrare 
dentro. 

E a dì 7 d'agosto 1499, ci fu come el Capitano aveva 
preso la Porta a Mare e la Torre Stainpace. 

E a dì 11 d'agosto, si partì di qui uno ambascia- 
dorè lucchese, di furia, perchè s'intese qui com' e Lucchesi 
avevano mandato soccorso a' Pisani; perchè fu trovata 
dal nostro Capitano uno ch'aveva una lettera in una 



1 Anche il Portoveneri, col quale s'accorda mirabilmente iì 
presente Diario, registra questa crudeltà ; e aggiunge che per detta 
cagione furono tagliate dai Pisani le mani a uno dei fiorentini 
che avevano prigioni. 



1499] 199 

palla di cera, che mandavano e Lucchesi a proferire 
danari a' Pisani. 

E a dì 15 d'agosto 1499, ci fu come el Capitano 
aveva preso, dentro, la chiesa di San Pagolo. 

E a dì 19 d'agosto 1499, si vinse, tra'Signori e Col- 
legi, che Pisa andassi a sacco, e di poi non si vinse in 
Consiglio. E in questi dì ci tornava molti amalati e fe- 
riti di campo, e non tanto soldati quanto cittadini che 
erano andati a vedere ; e molti ne moriva, e feriti quasi 
tutti, ch'erano feriti dal medicamo. E fu bisogno man- 
dare altri Commessari. 

E a dì 24 d'agosto 1499, feciono venire in Firenze 
la Tavola di Nostra Donna di Santa Maria Impruneta, 
e fecesi molti doni.' E intervenne questo che passando, 
nel venire, sotto uno ulivo, s'appiccò un ramicino di quello 
ulivo a una stella del mantello di Nostra Donna e ri- 
mase appiccato alla detta stella ; e alcuni di quegli che 
portavano voUono con una canna farlo cadere, e provan- 
dosi più volte, noUo potè spiccare ; onde chi era da lato, 
vedendo , giudicorono che fussi per miracolo (perchè fu 
deliberata perchè noi avessimo vettoria di Pisa, che se 
gli dava tuttavolta la battaglia), dicendo: questo è buono 
pronostico, ella porta l'ulivo a Firenze. E molto fu di- 
vulgato per la città. E quando giunse a San Felice, gli 
levorono quel mantello e spiccorono l' ulivo, e appicco- 
ronlo in quel luogo medesimo ch'era, in su la spalla ritta, 
che ognuno lo potè vedere nel venire e nell' andare. 



1 II 19 agosto la Signoria ordinò che il di 25 si conducesse 
in Firenze il Tabernacolo ; ma avendo il Vitelli chiesto che si fa- 
cesse venire il 24, perchè in tal giorno voleva dar battaglia a Pisa, 
si trova un'altra deliberazione del 21 che ordina di anticipare di 
un giorno quella venuta. 



200 [1499 

Era una forchettina di dua ramicini, lunga circa una 
spanna. 

E a dì 27 d'agosto, ci fu come el Re di Francia 
aveva preso 7 castella, che fu Tortona, Razza, Nori, 
Valenza, Castelnuovo, Pontecorona e Bovera, e andava 
a Pavia. ' 

E a dì 29 d'agosto 1499, venne un nostro commis- 
sario da Pisa in furia per staffetta. Si dubitava di tra- 
dimento. 

E a dì primo di settenbre 1499, ci fu come el Re 
di Francia aveva avuto Alessandria. Aveva di fatto, dove 
egli andava, ogni cosa. 

E a dì 2 di settenbre 1499, passò per Firenze un 
Cardinale legato, ambasciadore del Papa al Re di Francia. 

E a dì 3 di settenbre 1499, ci fu come '1 Duca di 
Milano s'era andato con Dio e lasciato Milano, e dentro 
si gridava Traii ' e Francia, Lasciò el Castelletto fornito 
d'uomini e di vettovaglia per 6 anni o più. El Cardi- 
nale Ascanio aveva portato via el tesoro verso la Magna. 
E più ci fu, come e Gienovesi avevano levato la ban- 
diera di Francia. 

E a dì 5 di settenbre, si levò el campo da Pisa, e 
fu grande mormorio per Firenze : ognuno si maravigliava. 

E in detto dì, si dirizzò la croce in su la Cupola, 
ch'era stata torta molti anni per gran venti. 

E a dì 12 di settenbre 1499, ci fu come el Duca 
e' figliuoli era stato preso , e tolto el tesoro ; e che si 



1 Razza e Bovera sono Rocca dì Arazzo e Voghera. 

2 Giovanniacopo Trivulzìo ribelle del Duca di Milano e co- 
mandante deirarmi francesi in quella guerra. Quel cognome si 
storpiava malamente in quel tempo: il Rinuccini nei Ricordi lo 
dice da Treuzo ed il Portoveneri da Treussi. 



1499] 201 

compilò lega tra el Re , e Viniziani, el Papa , e' Fioren- 
tini. Non fu vero. 

E a dì 13, el Capitano volle mandare le bombarde 
a Livorno, e misele in mare, e affondonne due grosse 
e uno altro dragonetto, che fu una perdita grande. 

E a dì 17 di settenbre 1499, ci fu come e Pisani 
avevano ripescato quel dragonetto che cascò in mare 
di nostro, e che gl'era entrato in Pisa Franciosi. 

E a dì 19 di settenbre 1499, ci fu come el Re di 
Francia aveva avuto el Castelletto di Milano e insigno- 
ritosi di tutto '1 Ducato; e giunse qui alle 22 ore el 
cavallaro, e immediate si sonò a gloria e fecesi fuochi 
per la città, e fecesi e panegli in Palagio e per tutto. 
Fu grandissima allegrezza per la città. 

E a dì 21 di settenbre 1499, si mandò .al Re di 
Francia 3 ambasciadori , che fu messer Francesco Gual- 
terotti e Lorenzo Lenzi e Alamanno Salviati, per ral- 
legrarsi col Re. 

E a dì 26 di settenbre 1499, ci fu come '1 Turco 
aveva preso Corfù e che faceva gran patti a' Cristiani: 
la prima, chi si dava d'accordo, non toccava la Fede, la- 
sciava credere ognuno a suo modo, e non voleva da 
loro se non la metà di quello pagavano a' Viniziani Tanno; 
e facevagli esenti per 5 anni , e da 5 anni in là voleva 
la detta metà. 

E a dì 27 di settenbre 1499 , ci fu come el Re di 
Napoli aveva mandato al Papa, dicendogli che se non 
riparava che '1 Re di Francia non venissi a' danni sua, 
che metterebbe il Turco in Italia. E sarebbe riuscito 
se '1 Re di Francia voleva andare più innanzi verso e 
danni suoi; ed era da credere, perchè el Turco aveva 
preso un modo d'acquistare, al non toccare la Fede. Iddio 
non volle tanto male alla povera Italia. 



202 [149^ 

E a dì 29 di settenbre 1499, ci fu come noi avàmo 
preso el nostro Capitano in Cascina c^me traditore della 
patria. E l'altro di venne preso in Firenze e giunse 
alle due ore e tre quarti di notte, con molti torchi. B 
questo fu el Re di Francia ch'avvisò la Signoria che 
fussi preso, s' egli era traditore. E più fu avisato la 
Signoria da quello de' Traù, che prese un cavallaro del 
Duca, el quale rivelò come el Duca era d'accordo col 
nostro Capitano, e come el Duca spendeva lui in Pisa. 
E fucci, come un nostro cittadino, essendo a Milano col 
Re e dicendo come avevano levato el campo da Pisa,, 
el Re dimandò perchè, e lui gli disse : noi siamo ingan- 
nati dal nostro Capitano; allora disse: fatelo pigliare^ 
E venne qui per staffetta a recare questa nuova, che 
fu un pignoro la pedina a torgli la vita. 

E a dì primo d'ottobre 1499, in martedì, fu tagliata 
la testa al Capitano, cioè Pagolo Vitegli, in Palagio 
de' Signori, su alto, in sul ballatoio ; e fu alle 23 ore e 
tre quarti, ch'era la Piazza molto piena di popolo. Aspet- 
tavano lo gittassino giù a terra del Palagio; nollo git- 
torono, ma mostrorono la testa alle finestre del balla- 
toio, con un torchio acceso, mostrandolo al popolo in 
su'n una mazza. Allora el popolo si partì, giudicando che 
si fussi fatto giustizia e grande onore alla città. Ebbe 
prima molta colla , e prima gli dettone bando di rubello , 
innanzi 2 ore, e mandarono el bando per la città.' E 
nota ch'eli era gonfaloniere Giovacchino Guasconi, el 



1 Nel Parenti leggesi questo temale, pubblicato in quella 
occasione : 

< Paolo sono che venni, vidi e finsi 
Di dar Pisa a Marzocco et exaltarlo, 
Ma quel di gloria e me di fama extinsi >. 



1499] 203 

quale seppe molto segretanoiente mettere le mani addosso 
a questo Capitano. Fu molto òommendato da questo po- 
polo per uomo savio e buono e di grande animo. 

E tuttavoltsL facevano confessare certi cancellieri del 
Capitano, per avere la verità. 

E a dì 11 d'ottobre 1499, fu impiccato alle finestre 
del Podestà un messer Cherubino, ch'era dal Borgo, che 
teneva le mani col Capitano del tradimento voleva fare. ' 

E a dì 19 d'ottobre, ci fu da Vinegia come el Turco 
era scorso presso a Vinegia a 20 miglia, e arsone circa 
17 ville e presono 8 mila anime e altrettante n'ammaz- 
zorono; per modo che tutti paesi fuggivano a Vinegia 
insino alle vicine terre. E perchè certi loro commissari 
e capitani de'Vinizìani non feciono el dovere a resistere 
a'Turchi, n'andorono così presi e detti commissari. N'an- 
darono presi a Vinegia; che vi fu un messer Barto- 
lomeo da Lutiano e un Carlo Orsini, che ci feciono contro 
a Bibbiena. E fu, questa preda, el dì di San Girolamo. 

E a dì 22 d'ottobre 1499, ci fu e capitoli della Lega 
tra noi e 'IRe di Francia e'Viniziani e 'IPapa e'Sa- 
nesi. Fecesi gran festa e fuochi e panegli.' 

E a dì 23 d'ottobre, si bandì detta Lega, e come pro- 
metteva bene a' Fiorentini , e come volevano che noi 
riavessimo le cose nostre innanzi che noi fussimo obbri- 
gati a pagare niente. E poi voleva che noi l'aiutassimo 
di giente d'arme, quando passassi all'acquisto di Napoli, 



1 II Parenti chiaftia questo Cherubino dal Borgo a San Se- 
polcro, « capo di parte e connestabile del Vitelli » ; ed aggiunge 
che furono presi Gerbone del Monte Santa Maria uno dei suoi can- 
cellieri, messer Antonio da Castello suo confederato , e il medico. 

* La convenzione tra il Re di Francia e i Fiorentini fu pub- 
plicata dal Molini, nel T. I. dei Documenti di Storia Italiana, a 
pag. 32. 



204 [1499 

E a dì 25 d'ottobre, ci fu come era alla Velona 
20 mila Turchi ; e chi diceva eh' egli erano in Puglia. 

E a dì primo di novenbre 1499, la Madonna d'Imola 
isgombrava la roba sua e mandavala a Firenze, e mandò 
sue fanciulle e missele nelle Murate; perchè 'IPapa, 
co' caldo del Re di Francia , voleva torgli la signoria e 
darla a un suo figliuolo. Onde la Madonna diliberò di 
stare lei a difendersi. 

E a dì 10 di novenbre 1499, ci fu come '1 Re di 
Francia s'era partito da Milano e ritornava in Francia, e 
dimandava 30 mila fiorini che '1 Duca diceva ci aveva 
prestati , come suo creda. E non dimeno Pisa non ci 
rendeva. 

E a dì 27 di novenbre 1499, ci fu come el figliuolo 
del Papa aveva preso Imola, ma non aveva avuto la 
ròcca; e bombardava la ròcca in modo che io sentivo 
le bombarde insino da Dicomano, al mio luogo, che stri- 
gnevano la fortezza ; e que'della fortezza travano per la 
terra e disfacevano tutte le case. La Madonna s'era par- 
tita e andata a Furlì , e quivi s' affortifìcava ; e dissesi 
ch'ella aveva lasciato nella fortezza uno che gli aveva 
dato per statichi e figliuoli e la sua donna, se dava 
mai la fortezza, che Lei ammazzassi la detta donna e 
figliuoli. 

E a di 29 di novenbre 1499, si vinse in Consiglio 
di cavare di prigione ser Giovanni, ch'era in prigione 
a Volterra. ' 



1 Per questo Giovanni di ser Bartolommeo Guidi, rammen- 
tato anche a pag. 76 e 96, fu chiesta grazia di uscire dal fondo 
della rócca vecchia di Volterra, dove stava fino dal 1494. Nella 
petizione dice di essere di anni 65, « infermo, si per la stanza 
ha facto in decto luogo, si etiam pe'molti tormenti et affictioni di 
corpo ebbe innanzi fusse mandato in detta prigione ». Con prov- 



1499-500] 205 

E a dì 2 di dicenbre, si cominciò a cavar el cam- 
panile di San Miniato, per dirizzarlo, da un maestro di 
murare. 

E a di 10 di dicenbre 1499, ci fu come ' aveva avuto 
la fortezza d'Imola e morti molti uomini. 

E a dì 13 di dicenbre 1499, ci fu come el campo 
era a Furlì. 

E a dì 16 di dicenbre 1499, ci fu come la Madonna 
d'Imola s'era accordata col Papa di dargli Furlì, e che 
'1 Papa gli facessi cardinale un figliuolo, e anche dargli 
danari. 

E a dì 21 di dicenbre 1499, ci fu come Furlì s'era 
perduta , e non restava se non la ròcca, che v'era den- 
tro la Madonna. 

E a dì 25 di dicenbre 1499 , fu la santa Pasqua ; e 
cominciò el giubileo a Roma, e passava assai Tramontani. 

E a dì 9 di giennaio 1499, ci fu come la Madonna 
chiedeva la sua dota al Papa, e come la Regina di 
Francia voleva ch'ella l'avessi. 

E a dì 13 di giennaio, ci fu come la Madonna aveva 
perduto la fortezza di Furlì, dove ella era, ed era rimasta 
prigione. E morivvi circa 500 uomini, e ammazzorono 
tutti quegli della ròcca, eccetto lei ch'era ferita. 

E a dì 14 di giennaio 1499, fu rotta la strada presso 
a Viterbo da certi Còrsi, e ruborono un oste con un 
carriaggio d' un certo signore eh' egli aveva alloggiato , 
ch'aveva bene 16 muli, e andava al Perdono. E fug- 
gendo Toste e gridando, fu corso dietro a'detti Còrsi e 
tolto loro la preda, e presono di loro 8, e giunti in Vi- 



visione de'6 dicembre, ebbe permutata la pena nel confine perpetua 
nel Vicariato di Mugello. 
1 Intendi il Valentino. 



206 1500] 

terbo gli impiccorono di fatto, e tuttavolta correva la 
strada. 

E a dì 16 di giennaio 1499, ci fu come la Madonna 
era mandata al Papa, e poi fu ritolta da' Franciosi ; e 
cavorono fuora detti Franciosi, come el Papa aveva fatto 
la lega co'Viniziani e col Duca, e ch'egli era contro al 
Re; e non volevano dare le fortezze al figliuolo del Papa. 

E a dì 5 di febraio 1499, ci fu come messer Ascanio 
e '1 Cardinale di San Severino, erano entrati in Milano ; 
e '1 Duca era indietro con molta giente Tedeschi, e come 
el popolo lo chiamava, e che gli avevano preso la città; 
e '1 castelletto si teneva pe' Franciosi. E entrorono in 
Milano a dì 3, il di di San Biagio. 

E a dì 6 di febraio 1499, ci fu che 'IPapa s'era 
fuggito in Castello Sant'Agnolo, che Roma era in arme, 
erano rotte le strade. 

E a dì 9 di febraio 1499, ci fu come el Duca di 
Milano era entrato in Milano, a di 5 detto, alle 16 ore. 

E a di 12 di febraio 1499, ci fu come e Franciosi 
che si partirono di Romagna, passando da Tortona, es- 
sendo assaltati per isvaligiarli , si strinsono insieme e 
missono a sacco la terra e ammazzarono insino a' fan- 
ciugli, e feciono gran crudeltà come sono usi. 

E a di 15 di febraio 1499, ci fu come 'IDuca s'era 
partito di Milano , che '1 Castelletto traeva per la terra 
e faceva danno. 

E più si disse, che l'ambasceria del Turco era ve- 
nuta a Napoli, e che '1 Re gli aveva fatto grande onore 
e giostre. 

E a dì 16 di febraio 1499, venne in Firenze la Du- 
chessa di Milano che se andava a Napoli, la quale fu 
donna del Duca giovanetto che fu avvelenato ; e lei era 
figliuola del Duca di Calavria; e menonne seco due figliuole 



1500] 207 

femmìiie; e '1 figliuolo maschio gli tolse el Re di Francia 
e mandollo in Francia. E a dì 19 detto si parti di qui ; 
e £Eicemole le spese per tutto el nostro territorio. ' 

E in questi tempi era cessato il morbo e non se ne 
ragionava. 

E a dì 25 di febraio 1499, ci fu come el Duca aveva 
acquistato molte terre, Bergamo e altre. 

E a dì 27 di febraio 1499, ci fu come l'ambasceria 
del Turco era venuta a Roma al Papa , a chiedere el passo 
per andare a Milano contro al Re di Francia. Non V ebbe. 

E a dì 11 di marzo 1499, ci fu come el Re di 
Francia era già giunto a Lione, e veniva con molta giente. 

E a dì 12 di marzo 1499, fu impiccato due da Bru- 
scoli, e quali avevano morto quel commissario de' Cani- 
giani che n' è ricordo indietro. E andorono in sul carro 
e furono attanagliati per tutta la città, e uno di loro fu 
isquartato e appiccati e quarti in su le forche. ^ Furono 
presi alla Castellina ch'andavano al Giubileo. 

E a dì 25 di marzo 1500, ci fu come el Re di Francia 
aveva mandato di qua 1500 lancio, e appressavi forte. 

E a dì 26 di marzo 1500, ci fu come el Duca aveva 
avuto Novara e morto molta giente, e non aveva avuto 
la fortezza. 

E a dì 3 d'aprile 1500, ci fu come s'era fatto una 
lega, el Re d'Ungheria, el Re di Napoli, el Papa e'Vi- 



i Lo stesso giorno 16, i Priori deliberarono che si prestassero 
ì loro argenti a Stefano Parenti massaio della Camera dell' Armi 
per onorare la Duchessa. 

* Carlo di Piero di Carlo Canigiani fu ucciso, come si è letto 
a pag. 136. 1 suoi uccisori, che furono Lodovico di Santi di Vico 
alias Vico da Bruscoli, Michele di Antonio del Chierico e altri, 
non si fecero prendere allora; e solo dopo tre anni e mezzo 
caddero nelle mani della giustìzia questi due, il primo de' quali, in 
esecuzione della sentenza degli Otto, del 10 marzo 1500, fu squartato. 



208 [1500 

niziani e Ferrara, e lasciato lo spazio a noi. E non vo- 
lemo mai lasciare el Re, che do verrebbe conoscere la 
grande fedeltà de' Fiorentini, che siamo diventati nimici 
di tutta la Italia e con grandissimi pericoli. 

E a dì 12 di aprile 1500, ci fu come '1 Duca di Mi- 
lano era stato preso dal Re di Francia; e fucci alle 4 
ore di notte. E dissesi che quegli del Duca l'avevano 
dato preso, e che non si travava di quegli del Duca 
che volessino andare più innanzi alla guerra per paura ; 
e anche dicevano, eh' e soldati non erano pagati. 

E a dì 14 d'aprile, ci fu el vero com'era stato preso, 
e come vi era stato morto 12 mila persone. E qui si 
fece una gran festa ; sorressi le botteghe, arsesi panegli 
e mólti gran fuochi e colpi d'artiglieria, e posesi le spal- 
liere in su la ringhiera, e la corona al Lione ; ' e posesi 
alla porta de' Signori un Cristo di rilievo molto bello, 
come parve che noi volessimo dire Non abbiamo altro 
re che Cristo, Credo fussi una permissione divina, come 
più volte aveva detto frate Girolamo, che Firenze non 
aveva altro re che Cristo. E in questa sera, andando 
un fabbro a porre e panegli alle porte di Firenze, quando 
fu in sulla Porta a Pinti per acconciare e detti panegli, 



1 Riguardo a questo costume di coronare il Marzocco reputo 
opportuno riportare V appresso notizia estratta dal Diario dJ' Ago- 
stino Lapini che fiori nel secolo XVI. « 1564 , a di 5 di marzo, in 
lunedi mattina circa a ore 7 1|2, si levò il Leone di Piazza di sul 
canto della Ringhiera a dove oggi è la fontana, che fu il lunedi 
del carnevale, dove detto Leone era stato dimolti anni. Messesi in 
verso il gigante David un 20 braccia, e li sta e forse starà sem- 
pre. Solevasi per T allegrezze e per le festività grande mettere in 
capo a detto Leone una corona; ma adesso si è dimessa detta 
usanza. Messesi a dove egli è oggi a di 6 detto, il di proprio del 
<^arnevale, di veduta ». 



1500] 209 

e non s' avedendo d' una certa piombatoia , cascò per 
quella insino in terra, e sfracellossi- e morì di fatto. 

E a dì 18 d'aprile 1500, ci fu da' nostri ambascia- 
dori al Re, come el Re scriveva che le gienti sua e la 
sua artiglieria era messa a nostra posta e nostra stanza, 
per andare a Pisa. 

E a dì 23 d'aprile 1500, vinsono un balzello aperto 
a chi non aveva stato,' che fu tenuta una cosa tirannesca. 

E a dì 25 d'aprile 1500, venne in Firenze un man- 
datario dal Re di Francia, el quale veniva per andare 
a Siena a farci rendere Montepuliciano, e andare a Pisa 
per farcela rendere, e a Lucca a notificare che ci fussi 
penduto le cose nostre ; e benché gli andassi per tutto, 
non giovò niente. ' 

E dì 26 d'aprile 1500, feciono venire la Nostra 
Donna di Santa Maria Impruneta, e fecesi grande onore 
perch'olla ci aiutassi. * 

E a dì 9 di maggio 1500, ci fu che '1 Turco aveva 
messo in terra in Puglia molta giente ; e come e Vini- 
ziani, per paura e per fare piacere, gli mandòrono mes- 
ser Ascanio e molti altri cittadini milanesi figgiti a 
Vinegia , e avevano da loro salvacondotto ; e nondimeno 



1 Cioè a coloro che non erano abili agli Uffici. Nel Registro 
di Provvisioni ad an. trovasi, sotto questa data, una provvisione 
che impone « a qualunque descripto o compreso nelle gravez© 
de' cittadini fiorentini o matricolati, o che exercitassino alchuna 
delle XXI Arti nella città o ne' sobborghi della città di Firenze, 
uno achatto o vero impositione che getti almeno la somma di 
fiorini 40 njila larghi ». 

* Dal partito della Signoria per onorare, secondo il solito, 
questo mandatario resulta che era già arrivato il di 24. 

3 Fu fatta venire in Firenze questa immagine, per riavere Pisa, 
insieme colle cose perdute nella venuta di Carlo Vili. La delibe- 
razione della Signoria che vi si riferisce, è del di 20. 

14 



210 L1500 

fecìono questa ìnfideltà, che furono molto biasimati da 
chi lo intese. 

E a dì 10 di maggio 1500, ci fu come e nostri am- 
basciadori di Francia avevano fatto col Re di Francia, 
che lui ci facessi rendere Pisa, Pietrasanta, Serezzana, 
Montepulciano; e che gli avesse avere da noi 30 mila 
fiorini. 

E a dì 19 di maggio 1500, ci fu da Roma come gli 
era venuto da Napoli una processione, con un taberna- 
colo el quale dicevano aver fatto molti miracoli per la 
via, ralluminare ciechi , rattratti e molte altre infermità ; 
e venne con gran divozione, e molti battuti che s'ave- 
vano tutte le reni insanguinate dalle discipline. 

E a dì 23 di maggio 1500, ci fu come Lucca s'era 
levata in arme, e eh' el popolo era contro a' grandi, perchè 
e grandi avevano preso per partito di renderci le cose 
nostre, e facevano per obidire al Re che gli aveva mi- 
nacciati; e non volle ubidire loro ambasciadori. E final- 
mente non fu mai ubidito per nostro conto ; credo pure 
ch'egli arebbe voluto, ma non potè mandare giente 
perch' ebbe da fare. 

E a dì 24 dì maggio, noi Speziali di Firenze ci ra- 
gù nammo, circa 40 maestri, in San Gillo, per risuscitare 
una nostra Compagnia, cominciata insino 1477, e avànla 
abbandonata; e facemo certi uomini che facessino el 
bisogno. 

E a dì 6 di giugno 1500, ci fu come in Mugiello, 
alla Collina, fu un contadino ch'ammazzò 4 fanciugli da 
otto anni in giù, ch'erano sua nipoti, e fedì un vecchio 
a morte. El Podestà lassù lo prese. 

E a dì 8 detto, ci fu com' e Pisani s'erano dati al Re 
di Francia e levate le sue bandiere ; e in questo venne 
un mandatario del Re e disse loro se si volevano dare: 



1500] 211 

dissono che sì, al Re, ma non volevano essere sotto i 
Fiorentini. Rispose che non aveva quella commissione, 
ma che si dessino liberi ; e così si dettone liberi, e non- 
dimeno non ne fu nulla. 

E a dì 10 di giugno 1500, mandarne ambasciadori 
incontro a'Franciosi inverso Librafatta, che ne cominciava 
a venire, che fu uno degli ambasciadori Luca degli Al- 
bizi. ' E fucci come Pietrasanta avea ritto le bandiere 
del Re, e che vi si gridava anche Marzocco; e questi 
Franciosi venivano per farci riavere Pisa e Pietrasanta * 
e Serezzana. E fucci com' e Pisani si volevano difendersi 
e stavano duri, e fu anche un dondolo. 

E in questi dì, ci fu come a Bologna era cascato in 
un dì 5 saette, una in San Michele e una ne'Servi, una 
a' Crociati e due per la terra, e feciono gran danno. 

E a dì 20 di giugno, ci fu come Montepulciano gri- 
dava Marzocco, 

E a dì 21 di giugno 1500, ci fu come e Franciosi 
erano andati co'nostri a campo a Pisa, e come e Pisani 
traevano a'Franciosi, e morto parecchi uomini. E venne 
qui el Capitano de' Franciosi , e dicevasi che Franciosi 
andavano e uscivano di Pisa a lor posta. Dubitavasi non 
e' ingannassimo, e così fu. 

E in questi dì ci era delle case di morbo e dèlie 
bolle assai. 

E a dì 2 di luglio 1500, ci fu come a Roma era 
venuta una gragniuola che alzò due braccia, con tanto 
empito di vento e tempesta che fece rovinare el palazzo 



1 L'altro fu Giovan Batista Rìdolfi. Ammirato. 

2 II Beaumont, comandante francese, si fece dai Lucchesi re- 
stituire Pietrasanta, ma la ritenne per il Re e non la rese ai Fio- 
rentini. Al^MIRATO. 



212 -^ 

del Papa, dove era certa parte d' una sala dove era el 
Papa in sedia, e cascogli addosso; e come piacque a 
Dio , rimase sotto un legno che s' appoggiò al muro e 
sostenne el resto del palco per modo che non vi morì. 
Fecesi un poco di male al capo e a una mano e alla 
gota; e morivvi 12 o 13 persone ch'erano in quella sala. 
E fu el dì di San Piero, circa a ore 20. E al Papa fe- 
ciono cavare un poco di sangue. Fu tenuto un grande 
segno e pronostico per detto Papa. * 

E in questi dì si mandava al campo di Pisa quanto 
pane si poteva fare in Firenze ; pigliavano quante bestie 
venivano in Firenze e caricavanle di pane. E mandorono 
loro 8 mila fiorini d'oro. Avevasi buona speranza di 
Pisa. 

E in detto dì usciva certe donne di Pisa in camicia, 
e' nostri le presano ; e dubitando non portassino amba- 
sciate, deliberorono di cercarle; e furono tanto disonesti 
e soldati che voUono cercarle insino nella natura a 
quelle donne , e finalmente fu trovato loro in detto 
luogo lettere ch'andavano al figliuolo del Papa. Pensa 
quello che fanno le guerre e' casi che intervengono in- 
numerabili, e '1 peccato di chi l'ordina. 

E in questi dì si scoprì in Firenze da 15 case di 
morbo. 

E a di 8 di luglio 1500, ci fu come nel campo no- 
stro di Pisa v'era venuti con que' Guasconi insieme co' 
Franciosi, e come quei Guasconi cominciorono a mettere 
a sacco la vettovaglia del campo, e '1 Capitano loro 
détte loro licenza, e loro andorono per la Val Nievole 
e mìssono a sacco qualche casa pel paese, onde qui si 



1 II ToMASi, nella Vita del Duca Valentino^ dà i particolari 
di questo fatto avvenuto il 29 giugno. 



1500] 213 

fece roniore assai, parendo che noi fussimo dondolati da 
questo Capitano francioso. 

E a dì 9 di luglio 1500, ci fu come Luca degli Albizi, 
commissario in campo, fu preso dal Capitano francioso 
nostro in campo, ch'avàmo condotto con 700 fanti ; in modo 
che si scrisse di fatto al Re e modi di questi bestiali e 
pazzi Franciosi, in modo che se n'andavano da loro , pa- 
rendo loro avere servito male. ' 

E a di 12 di luglio 1500, si levò il campo e andorono 
in quello di Lucca, e missono a sacco certe castella di 
quelle di Lucca. ^ 

E '1 Re di Francia scriveva a* suoi Franciosi che 
facessino d'avere Pisa in ogni modo e che poi tornassino 
indietro. E scrissono e nostri ambasciadori di Francia 
che '1 Re aveva avuto per male che '1 campo si fussi 
levato da Pisa, e che voleva s'avessi in ogni modo, e 
ch'e sua Franciosi tornassino, * a pena di bando di rubello. 
E a questo modo ogni di era quel medesimo. 

E in questi dì ci fu come Perugia aveva romoreg- 
giato é mandato fuori e Baglioni, colla morte di 100 
uomini. E più ci fu com' e Sanesi erano in arme ; e fu 
morto un suocero del Petruccio. * 

E in questi di si fornì di porre le mensole del cor- 
nicione del Palagio delli Strozzi, cioè la metà del Pa- 
lagio, di verso Mercato vecchio. 



1 L'Albizzi fu preso dagli Svìzzeri che erano nel campo, e dovè 
pagare 1300 scudi di taglia. È vero però che si era anche opposto 
al Beaumont per la levata del campo. Ammirato. 

2 Sotto questo stesso giorno scrive: il Portoveneri « E Fran- 
zesi passano sul contado di Lucca, e' Luchesi danno loro la vitto* 
varia, e per paura sopportano da loro grande ingiuria ». 

3 Tornassero indietro, come dice sopra, cioè air impresa di Pisa. 
* Niccolò Borghesi. 



214 [1500 

E in questo, tempo valse el grano manco di soldi 20 
lo staio. 

E a dì 9 d'agosto, non s'acquistava nulla, e sanza 
danari e anche con poca prudenzia. Ognuno si mara- 
.vigliava che nostri ambasciadori sempre dietro al Re, e 
che non abbino mai veduto se '1 Re va di buòne gambe 
no all'aiuto nostro. 

E a dì 11 d'agosto 1500, Pistoia si levò in arme 
per loro differenze. 

E in questi tempi si stava qui di mala voglia tutto 
'1 popolo, e massime pe'balzello ch'era stato molto aspro,. 
e per vedere non acquistare nulla e stare in sulla spesa 
grande.' E Pisani vennono a saccheggiare l'Altopascio, 
e come gli avevano preso Librafatta. 

E a dì 17 d'agosto 1500, ci fu come e Pistoiesi 
erano in arme, e come v'era morti 150 uomini, e ar- 
devano le case, e arsone San Domenico ; e come v' era 
corso tutto il contado e la montagna. E più si disse che 
messer Giovanni Bentivogli aveva mandato giente a pie 
e a cavallo. 

E a dì 19 d'agosto 1500, ci fu come e Pisani ave- 
vano avuto la bastìa e morto ognuno che v' era, e come 
gli erano a campo a Rosignano; e nostri non soccorre- 
vano nulla, e pareva eh' ognuno fussi sbigottito. Ci tro- 
vavamo senza soldati, o veramente con pochi che non 



» Il RiNucciNi, nei citati Ricordi scrive in proposito: « Questi 
Signori si portorono molto male, in questo loro magistrato, perchè 
non attesono mai se non a fare denari, sforzando disonestissima- 
mente i cittadini a prestar denari al Comune, e facendo loro per 
forza pagare molte gravezze innanzi al tempo, che uscirono con 
disgrazia di tutto questo popolo dal detto magistrato, il quale ten- 
nono questi due mesi (luglio e agosto), con poca anzi con nulla 
reputazione ». 



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1500] . 215 

erono sofficienti a potere soccorrere el bisogno, in modo 
che ci pareva essere tra '1 monte e '1 mare. Era molto 
affannoso tempo e pericoloso, in modo che a dì 20 detto, 
el di di san Bernardo, non lasciorono sonare campane 
in Palagio per sospetti dentro e di fuori : * pure Iddio 
ha sempre aiutato questa città. 

E a di 30 d'agosto 1500, si faceva giente e manda- 
vasi a Pistoia e a Livorno e alle castella. 

E a dì primo di settenbre 1500, ci passava molta 
giente al Giubileo. 

E a di 5 di settenbre 1500, ci fu come '1 Turco aveva 
preso Corfù e Modone e morto ognuno, e spianato Mo- 
done. E più si disse che '1 Turco aveva rotto Tarmata 
de'Viniziani e presa, e morto 30 mila persone tra l'ar^ 
mata, e le città e' Turchi. 

E a dì 15 di settenbre 1500, fu finito di porre el 
cornicione del palagio degli Strozzi della metà del pa- 
lagio verso Mercato. 

E a di 18 di settenbre 1500, ci fu come e Pistoiesi 
s'erano azzuffati di nuovo e morti assai, e come e Pan- 
ciatichi ebbono el meglio. 

E a di 19 di settenbre 1500, piovve tanto forte e 
continuo che e' venne grosso Arno, e fece molto danno 
per questi piani; ma ove fu la gran piova fu a Dico- 
mano, e in Mugello venne la Sieve più grossa che mai, 
ma maggiore cose fece el Dicommio e la Moscia, la quale 



^ Nel nome di S. Bernardo era intitolata la cappella del Pa- 
lazzo della Signoria, ed in questo giorno vi offerivano tutti gli 
anni un censo di cera i monaci della Badia fiorentina, e lo Spedale 
degli Innocenti ; e vi si faceva una bellissima festa. Era ancora co- 
stume di suonare per tutto quel giorno le campane del Palazzo, 
costume che durò anche sotto il governo dei Lorenesi. 



216 [1500 

Moscia rovinò el ponte di Londa e quanti difici era in 
sul fiume. E in Turicchi menorono giù quei fossati mon- 
tagne di sassi alla riva della Sieve, e fece per tutti quei 
paesi rovinare le terre e mondare e campi insino in sul 
masso. E possolo dire perchè a me toccò, che guastai 
molti campi, fra gli altri un mio chiamato Chiassala 
m'andò per un mezzo una certa chiassaiuola che ne 
menò insino al masso, che lo peggiorò 25 ducati. 

E a dì 8 d'ottobre 1500, ci fu come Valentino par- 
tiva di Roma con molta giente e artiglierie, e andava 
alla volta di Faenza o di Peserò. 

E a dì 13 d'ottobre 1500, ci fu come Valentino era 
colla sua giente verso el Borgo, e aveva seco Vitellozzo 
e dubita vasi che non andassi a' danni nostri. 

E a dì 16 d'ottobre 1500, ci fu come Rimine s'era 
dato a Valentino, e che '1 popolo aveva dato lOmila du- 
cati al Signore e che lui se n'andassi. 

E a dì 16 d'ottobre 1500, ci fu come Peserò aveva 
fatto el simile, e che '1 Signore se ne veniva qui. 

E a dì 29 d'ottobre 1500, ci fu da Murano lettere 
che ci era su disegnato un bue* come gli era stato tro- 
vato sotterra, di rame, ch'aveva queste condizioni : aveva 
in capo una città, dalla zampa ritta aveva una testa 
d'uomo, che la teneva colla zampa; dalla manca aveva 
una banderuola colla croce, e allato aveva tre campane 
a rovescio; nel mezzo -del corpo uno uomo, e sotto le 
parte di dietro un calice con una ostia ; dal lato manco 
del corpo aveva un Cristo molto strano, aveva più let- 
tere, una giù dal corpo che diceva: quarto liùce. Era 
interpretato in molti modi, ma, perchè era l'arme del 
Papa, si dava a lui : questo sa el Signore. Tanto è che 
'1 mondo è troppo gravido de' peccati. N'ò fatto me- 
moria perchè io vidi la lettera così disegnata. 



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1500] 217 

E a di 9 di novenbre 1500, Valentino aveva preso 
Berzighella ed era colle sue giente in quel di Furlì. 

E a dì 16 di novenbre 1500, si pose le lumiere al 
palagio degli Strozzi, che furono 4, a ogni canto una, 
che costò runa, la manifattura sola, fiorini 100 d'oro. 

E a dì 21 di novenbre 1500, sabato, e a dì 22 do- 
menica, e a dì 23 lunedì, e a dì 24 martedì, e a dì 25 
mercoledì, nevicò continuamente in Firenze, e ghiacciò, 
che stette insino alla domenica che non gocciolò mai 
tetti, che non fu mai veduto in Firenze la maggiore 
neve e stare più. Fecesi molti lioni e cose per Firenze. 

E a dì 29 di novenbre 1500, noi Speziali ridiriz- 
zammo la nostra Compagnia, ch'era quasi dimenticata, 
che fu fondata insino 1477, e rifacemo e Capitoli, e fa- 
cemo Capitani e ciò che bisognò. 

E a dì 15 di dicenbre 1500, fu sostenuto qui un 
Frate di san Francesco, osservante, e vicario della Pro- 
vincia ch'aveva predicato a Pisa in questi tempi della 
guerra e avevagli molto confortati che stessine forti, che 
Iddio gli aveva liberati, e tenevanlo per intendere se 
gli aveva errato, o av^ va secreto veruno. Non s'intese 
altro; lascioronlo. 

E a dì 29 di dicenbre 1500 , tagliorono la testa a due 
uomini da Castiglione Aretino, capi di parte, ch'avevano 
disubidito alla Signoria. ' 



1 II 28 dicembre i Signori, iuoctis ut dixerunt causis moti et 
prò conservatione eorum regiminis , deliberano di scrivere agli 
Otto di Guardia e Balia un Bullettino perchè, omesse tutte le so- 
lennità e sostanzialità della legge e degli statuti, subito condan- 
nino alla pena del taglio della testa. Dino di Tonio di Giovanni 
dell'Agnello e Mariotto, alias Totto di Matteo di Francesco, tutti 
e due di Castiglion Fiorentino, tamquam omicidas et homines male 
conditionis. Castiglione Arentino diventò Castiglion Fiorentino dopo 
l'acquisto d'Arezzo nel 1384. 



218 [1500-1501 

E a dì 30 di dicenbre 1500, la sera circa à ore tre, 
rovinò l'albergo delle Bertucce, e rovinò la volta di sotto, 
prima, e poi una altra volta di sopra, e venne dietro poi 
el tetto e coprì molte persone ch'erano a bere, circa di 
16 uomini. Funne trovati tre morti e molti pericolati, 
trovati sotto certi cantucci dove si sostenne certe alie di 
volte. Perdette tutto el vino e le botte. Fu una grande 
rovina. Fu tenuto un miracolo che non ne morissi se non 
tre di 16. 

E a dì 2 di giennaio 1500, si bandì qui un Giu- 
bileo che mandò el Papa per chi non potessi andare a 
Roma; e dettelo con questo si facessi visitazioni in Santa 
Maria del Fiore e in Santo Spirito e in Santa Croce e 
in Santa Maria Novella, co' penitenzieri ch'avevano la 
medesima autorità eh' è come andare a Roma, d'ogni que- 
lunche caso, e comunemente dicevano che, chi poteva, 
dessi la limosina di tanto quanto uno logorassi la set- 
timana, e più v'era dispensazioni di boti, che v'era una 
cassetta secondo e penitenzieri. 

E a dì 6 di giennaio 1500, ci fu come e Pisani pre- 
dorono insino al Ponte ad Era; e j^resono circa 27 uomini, 
e 5 n' affogò che si giettorono in Arno ; e menoronne 
bestiame assai. 

E a dì 14 di giennaio 1500, andorono di notte per 
la città certi nostri giovani de' principali con arme, e 
riscontrandosi col cavaliere del Podestà, si ferirono e 
morì due birri, e furono fediti parecchi de' nostri, e an- 
dorono insino al Palagio del Podestà per tórre e pri- 
gioni. Fu tenuta cosa mal fatta e superba. 

E a dì 16 di giennaio 1500, ci fu come Faenza 
aveva dato una rotta a Valentino. 

E a dì 7 di febbraio 1500, ci fu come e Pistoiesi 
s' erano affrontati di fuori, e morivvi 200 uomini. Ave- 



1501] 219 

vano e Cancellieri 1600 uomini, e' Panciatichi n'avevano 
800 e nondimeno vi morì manco de' Panciatichi che de' 
Cancellieri. Furono al di sopra e Panciatichi, si disse. 

E a di 24 di febbraio 1500, fu morto un Sanese, 
ch'era medico, del casato de' Belanti, di Siena, da tre 
mandati da Pandolfo Petruccì, si disse, e quali gli det- 
tono dal beccaio ch'è in sul canto di Via Ghibellina, dalle 
Stinche; e funne preso uno dal popolo, allora, e poi la 
sera ne fu preso uno altro che fu trovato di verso Sant' 
Ambruogio, l'altro si fuggì e scampò, perchè si disse che 
l'aveva fatto con grande astuzia, che fu el primo che gli 
détte, poi disse agli altri: dategli; e détte a gambe e 
lasciò loro, in modo ch'el popolo badò a loro, e lascia- 
rono andare cului. Si disse che gli aveva ingannati. ^ 

E a dì 26 detto, furono impiccati in sul Canto delle 
Stinche, dove feciono el male. Andorono in sul carro, 
attanagliati per tutta la terra molto crudelmente ; e qui 
a' Tornaquinci si spezzò el caldano dove affocava le ta- 
naglie. E non v'essendo molto fuoco, che non isfavillava, 
el cavaliere, minacciando il manigoldo, fece fermare el 
carro, e '1 manigoldo scese del carro e andò pe' carboni 
al calderaio, e per fuoco al Malcinto fornaio, e tolse un 
paiuolo per caldano, onde fece grande fuoco. El Cavaliere 
gridava sempre: falle roventi; e così tutto '1 popolo di- 
siderava fare loro grande male sanza compassione. E 
fanciugli volevano assassinare el manigoldo se non gli 
toccava bene, onde gli fece molto gridare terribilissima- 
mente. E tutto questo vidi qui a' Tornaquinci. 



1 L'uccìso fu Luzio Sellanti, «uomo letterato e di stima» (come 
lo chiama il Parenti); e gli uccisori, come rilevasi dalla sentenza pro- 
ferita dagli Otto il di 25 febbraio, furono Guasparri di Batista da 
Modena, Giampietro di Conte d'Astolfo chiamato Bagone da Carpi, 
e un certo Giorgio pure da Carpi. Quest'ultimo si salvò colla fuga. 



220 [1501 

E a di 2 di giennaio 1500,' ci fu come e Pisani git- 
torono a terra delle finestre de' Signori due uomini eh' 
erano uomini d' un loro caporale che si chiamava el Bian- 
chine, perchè andarono a rammaricarsegli di certe in- 
giustizie che gli avevano ricevute. Furono sempre uomini 
crudeli. E per questo el detto Bianchine si parti da lóro 
e venne dal nostro, benché molti non se ne fidavano. 

E a di 5 di marzo 1500, ci fu come certi Pistoiesi 
Cancellieri vennono dietro a tre Panciatichi che si parti- 
rono da Pistoia e venivano qui, e quando furono a San 
Piero a Ponte, e detti Cancellieri gli assaltorono, e loro si 
fuggirono in una casa, e loro ruppono l'uscio e presongli 
e menorongli discosto un miglio, e qui gli ammazzorono. 
Tanto possono le passioni delle parti in una città! Io 
sono sanza passione di parte o di stati, e non desidero 
se non la volontà di Dio. 

E in questo tempo ci ritoccò la moria. Era in Fi- 
renze in più di 10 case. 

E a di 10 di marzo, ci fu come e Pistoiesi s'arde- 
vano le case Tuna parte all'altra, per il contado, e come 
s'affrontorono, a di 12 detto, e ammazzorono del una parte 
e dell'altra, assai pur più de' Cancellieri, secondo si diceva. 

E a di 9 di marzo 1500, la moria ci ritoccava forte, in 
questo fondo' della luna, e scopersesi in più luoghi molte 
case, e massime nella Via della Scala vi si scopri in un 
di in 4 case, che vi fu tal casa che in una notte vi 
mori tre persone, che non vi rimase ninno vivo. Ebbesi 
a rompere l'uscio di fuori e cavarne detti morti. 



* La cronologia confusa, e il vedere che questo fatto trovasi 
registrato nelle Istorie di Giovanni Cambi e in quelle di Pietro 
Parenti, come avvenuto a Pistoia nel febbraio, e' inducono a cre- 
dere che qui abbia errato lo scrittore dei Cod. Marucelliano. 



1501] 221 

E a dì 24 di marzo 1500, e Pistoiesi ammazzorono 
Un capo di parte che si chiamava el Zavaglia. * 

E a dì 2 d'aprile 1501, s'azzufforono i Pistoiesi, e 
rnorivvi 64 uomini ; e a questo modo si disfacevano l'uno 
l'altro, e non si rimediava a nulla de' casi loro. Non si 
trovava rimedio: pure ne incresceva a ognuno. 

E a dì 13 d'aprile 1501, ci fu come Valentino aveva 
gittato a terra delle mura di Faenza. Stimavasi l'arebbe. 

E a dì 15 d'aprile 1501, venne in Firenze dieci cit- 
tadini di Pistoia, de' principali, a dire e tristi casi loro. 
E quivi si mandò nn nostro commissario: entrò in Pi- 
stoia e impiccò certi disubidienti; e nondimeno presono 
l'arme e non vollono ubidire. ' 

E a dì 21 d'aprile 1501, ci fu come Faenza aveva 
morti dimolti Franciosi, circa 400, e come Valentino era 
entrato dentro, e fu ripinto fuori con vergogna. 

E a dì 23 d'aprile 1501, ci fu nuove che '1 Re di 
Francia aveva licenziati e nostri ambasciadori , e dubi- 
tavasi che non fussi nimico. 

E a dì 26 d'aprile 1501, ci fu come Valentino aveva 
messo a sacco Faenza ; ma la terra si ricomperò e détte 
40 mila fiorini e non andare a sacco. 

E a dì 27 d'aprile 1501, non s'era preso altro par- 
tito di Pistoia: stavasi così. La morìa ci era in assai 
case, el grano valeva soldi 40 lo staio, e qui non si la- 
vorava, e massime di seta, e massime e poveri stenta- 
vano e dolevansi. 

E a dì 29 d'aprile 1501, ci fu come messer Giovanni 
Bentivogli s'era fuggito di Bologna per paura di Va- 



1 II Salvi cit. Io dice de' Gherardini. 

2 II Commissario mandato dalla Signoria fu Niccolò di Tom- 
maso Antinorì. 



222 [1501 

lentino, e poi ci fu come s' era accordato con Valentino, 
e cosi fu. 

E a dì 2 di maggio 1501, ci fu come Valentino era 
a campo a Firenzuola, in modo tale che si sgomberava 
insino qui presso alle porte, in Firenze ; e qui si stava con 
sospetto di romoreggiare la città. 

E a dì 3 di maggio 1501, si mandò al Re di Francia 
20 mila fiorini; che v'andò Lorenzo di Pierfrancesco. 

E a dì 6 di maggio 1501, ci fu come Valentino chie- 
deva el passo, e U Papa ci mandò un mandatario e 
fugli concesso. 

E a di 8 di maggio 1501, feciono venire in Firenze 
Tartiglierie ch'erano in Empoli, che furono 90 paia di 
buoi. 

E a dì 9 di maggio 1501, si mandò Piero Sederini 
e Benedetto de' Nerli come ambasciadori a Valentino. 
E in questi dì isgombrava tutti questi piani. Vedevasi 
tutte le povertà de' poveri contadini, tutte calcate le 
strade di carri e di bestie cariche. 

E a di 12 di maggio 1501, ci fu come Valentino 
era giunto a Barberino di Mugello, e faceva ogni danno, 
e ardeva e rubava, e tagliava grano. E in queste notte 
per Firenze si faceva guardie ; lumi su per le finestre. ' 

E a dì 13 di maggio 1501 , giunse la giente di Va- 
lentino a Carmignano, e scorse insino a Peretola e a 
Sesto, E questa mattina, circa a ora di desinare, e Si- 
gnori mandorono un bando che quando e' facessino que- 
gli segni cioè due colpi d'artiglierie e sei tocchi di cam- 
pana, in due volte, ognuno atto a portare arme vadi al 
suo gonfalone; e che ninno porti arme fuori del gonfa- 



1 Con un bando della Signorìa dì questo giorno fu comandato 
che tutti tenessero la notte il lume acceso sulle finestre. 



1501] 223 

ione, a pena d'essere rubello. ' Onde ognuno serrava le 
botteghe e isgombepava e portava a casa, stimando que- 
sta cosa grande perìcolo; e ognuno di fuori s' ingegnava 
di mettere dentro in Firenze. 

E a dì detto, alloggiorono a Campi, e quivi intorno 
e feciono assai danno : alcuni contadini ne presono di loro 
parecchi a cavallo e menorogli in Firenze. E in questo dì 
andorono ambasciadori a Valentino, a Campi, che fu el 
Vescovo de' Pazzi e Francesco de' Nerli, e tornorono ; e 
nel passare dissono che le cose andrebbono bene, e ognuno 
si maravigliava, e dicevasi : che abbiamo noi a fare con 
Valentino? non abbiamo guerra con lui. E ognuno de- 
siderava di andarlo a isvaligiare, che non era per uno 
asciolvere solo a' contadini ; che non fu mai la semplice 
cosa e cattiva a lasciargli guastare el nostro contado 
con tante iniquità, eh' è da vergognarsi d' essere fioren- 
tino, avere a fare compromesso delle cose sue in uno 
che non valeva tre quattrini. Ebbe tanto animo che 
disse volere Campi; é aveva dato tempo insino alle 18 
ore a darsi se none lo saccheggerebbono, onde qui s'ac- 
cordorono di dargli 300 uomini d'arme, e non gli dare 
noia all'acquisto di Piombino. 

E a di 15 di maggio 1501," si fece l'accordo che se 
gli dovesse -*dare 36 migliaia di fiorini Tanno, per tre 
anni, e che fussi nostro Capitano, cominciando questo 



1 I colpi d'artiglierie dovevano tirarsi dal ballatoio del Pa- 
lazzo; e gli armati dei Gonfaloni dovevano con quelli ire, come 
dice la Deliberazione della Signoria, contra inimicos Reipublice 
Fiorentine et ad tuendam civitatem ab hostibus eam opprimere 
volentibus, 

* La Signoria questo giorno détte licenza ai suoi suonatori 
d'andare ad onorare il Duca Valentino ch'era allora presso Firenze 
(Delib, ad ann.) 



224 [1501 

di primo di maggio 1501^ e che se gli dovessi dare al 
presente 9 mila fiorini, e lui voleva che non si conoscessi 
ninno ch'avessi fatto contro allo Stato dal di che lui si 
partì d'Imola in qua; e questo perchè si diceva per molti, 
che c'erano alcuni cittadini ch'avevano ordinato che ve- 
nissi a lor proposito, che forse erano cascati in tale errore.* 
E in questo di intervenne più cose: uno di loro volendo 
entrare in Firenze per forza, per la Porta a Faenza, colla 
spada ignuda in mano , le guardie ch'erano poste alla 
porta lo passarono da l'uno lato all'altro con una lancia 
e mori di fatto. E molti altri intorno alle porti e in- 
torno al campo gli spogliavano e toglievano loro e ca- 
vagli, e chi uno e chi quattro, in modo che non pote- 
vano andare punto spicciolati ; e loro facevano el simile 
rubando e facendo ogni male. 

E a di 16 di maggio 1501, mandò la Signoria due 
mazzieri e due comandatori a dire che si partissino, e 
ordinare che gli avessino e buoi che gli aveva chiesti, 
bene 80 paia ; ed ebbono tanto animo che gli spogliorono 
e tolsono loro le mazze e ferirono uno loro di molto male, 
e non si vollono partire dicendo che volevano danari. 

E a di 17 di maggio 1501, si mutò el c^mpo e pas- 
sorono a Signa e alloggi crono di là d'Arno verso Ugnano 
e al luogo de' Pandolfìni, e scorrendo insino a Montelupo, 
rubando e facendo ogni gran male. A chi arrandella- 
vano la testa, e chi impiccavano pe' testicoli , quando po- 
tevano, qualcuno, perchè insegnassi la roba; perchè molto 
trovorono le case vuote. E qui si diceva tutto il con- 



1 Sono di concorde parere gli storici, nel dichiarare che vi 
fossero in Firenze alcuni che tenevano segrete intelligenze col Va- 
lentino ; e nel biasimare la condotta pusillanime dei magistrati, che 
il Nardi chiama « pazienza asinina ». 



1501] 225 

trario. Se gli détte e buoi ch'egli aveva di bisogno, cioè 
se gli prestarono; e più si mandò un bando che niuno 
facessi danno a lui, e chi lo avessi fatto lo debba ren- 
dere a pena delle forche. E più si condussono andare 
^li Otto in persona, questa mattina, per tutti questi piani; 
e pigliavano chi stava alla strada. 

E a dì 17 di maggio 1501, ci fu lettere dal Re di 
Prancia, come e' non era volere del Re che questo Va- 
lentino ci facessi danno e ponessi taglie, e che si man- 
dassi via; e se non si partissi, ordinava a Milano ' che 
ci fussi mandato aiuto ; per modo che si pensava di non 
^li osservar quello che gli era stato promesso. 

E a di 18 di maggio 1501, s'intendeva tutta mat- 
tina le iniquità di costoro: infra l'altre, missono Car- 
mignano a sacco e menoronne quante fanciulle vi tro- 
vorono, ch'erano ragunate in una chiesa, di tutto '1 
paese. E più si disse che furono parecchi, peggiori che 
^1 diavolo dell'inferno, e quali trovando una donna con 
un suo fratello di circa 17 anni. (Non so se mi potrò 
scrivere questa isceleranza, che al sentirla dire tremavo 
del timore di Dio. Un tal peccato merita la dissoluzione 
d'una città ; e ben si legge nel Testamento vecchio, per 
tal peccato fu distrutta una città, disfatta insino ne' fon- 
damenti. Guai a coloro che ne sono stati cagione, e an- 
che a quegli che non anno punito un tal eccesso, a chi 
poteva ; che si poteva struggere Valentino con più giente 
che non aveva tre volte. Ma a me non è nuovo quello 
sanno fare e nostri cittadini ; non si curano d'ogni gran 
male per un lor commodo. E questo s'è veduto più volte, 
potere vincere e avere un grande onore, non avere vo- 



1 Cioè alle sue genti che erano in Lombardia. 

15 



226 [1501 

luto, solo per discordia). El quale peccato fu questo : tro- 
vato quella donna e quel fanciullo di 17 anni, come è 
detto, e isforzando e l'una e l'altro disonestamente, e 
più di loro guastando el fanciullo, e lei lasciando come» 
morta. Alcuni altri trovando la donna e '1 marito gio- 
vani, legando el marito a una colonna, e in presenza sua 
vituperare la donna da più ribaldi, e bastonare. E così 
si sentiva a ogn'ora cose che non si sentiron più. Quando 
ci passò el Re di Francia, non si sentì pure un caso 
di donne ben piccolo; anzi stettono insieme colle gen- 
tildonne, in molte case de' cittadini, e non feciono mai un 
cattivo cenno. 

E in questo dì ci fu come Pisani avevano preso Ponte 
di Sacco e che gli scorrevano per tutto ; e tuttavolta si 
diceva che venivano 4mila Guasconi di dietro a questo 
serpente. E in questo dì andò a remore tre volte la 
Piazza de'Signori. La prima volta el Cavaliere volle pi- 
gliare uno isbandito, e ponendogli le mani addosso, fa 
aiutato da certi bravi, e fedito un famiglio d'Otto; e 
fedito quello isbandito, fuggissi e passò di qui da'Tor- 
naquinci fuggendo, tutto sangue el viso. Si comincia a 
serrare per tutto. Una altra volta uno de' Baroncegli 
détte a uno de' Cambi una coltellata in su la testa e 
mandogli giù uno orecchio e un pezzo di capo; e questo 
fu perchè questo de' Cambi si trovò degli Otto quando 
fu fatto morire un figliuolo di questo de' Baroncegli ; che 
dicevano ch'era un certo bravo che faceva ogni malo 
per contado : ' e questo caso fece serrare una altra volta 
le botteghe per tutto. Un'altra volta si levò sanza altro 
caso, ch'era sollevata la città. 



1 ÀDche il Parenti narra questo caso di Piero Cambi e Gio- 
vanni Baroncelli, al quale fu dato bando di ribelle. 



1501] 227 

E in questo dì Valentino chiedeva Tartiglierie nostre 
ch'erano in Empoli, in prestanza; e danari. Fugli risposto 
che non volevamo fare né l'uno né l'altro: ch'e danari, 
^ avevamo a dare per tutto agosto, e così volevamo 
osservare, e che dovessi partire. 

E a dì 19 di n^aggìo 1501, si partì Valentino da Signa 
e andò tra Montelupo e Empoli, sempre predando e fa- 
ciendo ogni iniquità; e in questa sera se gli mandò Piero^ 
^derini ambasciadore. 

E a dì 20 di maggio 1501, e poveri contadini colle 
loro famiglie e loro povertà si ritornavano difuori, e in 
su la sera si levò el remore di verso Malmantile^ che Va- 
lentino tornava indietro, e corse el romore fino a Firenze; 
per modo che quei contadini ch'erano tornati difuori, 
f& di bisogno ritornassino in Firenze, con molti pianti 
e affanni. E crebbe tanto el sospetto di tornare indietro, 
che per tutti questi piani rifuggivano dentro ; e pitì an- 
cora crescevano perchè Vitellozzo aveva menato e no&tri 
buoi a Pisa per artiglierie, e non gli voUono rendere. 
E stimavasi non volessino porre el campo a Empoli. 
Parevano gli uomini ismarriti, non vedendo pigliare ninno 
partito alla Signoria. Facevano come e Turchi, mette- 
vano a fuoco e fiamma tutti e paesi, e pigliavano fan- 
ciulle e donne; e fu chi trovò per la via di Roma le 
some di fanciulle che mandavano a Roma a presentarle, 
e forse venderle, come fanno e Turchi de' Cristiani. K 
non mi pare maraviglia , che gli era condotto quel campo 
da due uomini crudeli, Valentino e Vitellozzo. Se Vitel- 
lozzo somigliò suo padre fu troppo crudele, che venen- 
dogli innanzi un fanciullo della parte contraria , mandato 
dalla sua madre, e gittandosi ginocchioni chiedendo per- 
donanza e misericordia, si cavò da lato un coltello e 
ammazzollo di sua mano : e arse le torri piene di donne 



228 [1501 

e di fanciugli e molte gienti colla roba, che non vi campò 
niente vivi, con grandissime urla e strida. ' E questo suo 
figliuolo imparò da suo padre, che non anno temuto 
Iddio, anno mandato accattando le centinaia di conta- 
dini per vendicare le loro passioni, e sensi vendicati con 
chi non à fatto loro male veruno, come uomini vili che 
non temono la mano del Signore, né conoscono come ella 
è grande, e come è presso a loro. 

E a dì 22 di maggio 1501, si stavano intorno a 
Empoli alloggiati e scorrevano per tutto la Valdelsa e 
paesi, rubando e predando. Non si sentiva se non cru- 
deltà. E tuttavolta si vedeva empiere qui la città di poveri 
contadini colle loro povertà e loro famiglie, piccoli e 
grandi, con molta amaritudine. 

E a dì 23 di maggio 1501, si partì Valentino da- 
Empoli e andonne inverso Castello Fiorentino colle ar-- 
tiglierie ; e tuttavolta si diceva che tornerebbe indietro , 
é questo sospetto nasceva dalle intelligenzie che ci erano^- 
E che sia el vero, ognuno attendeva a mettersi in casa- 
pane, per modo che in questa sera non si trovava pan^ 
a' fornai ; e andò el grano a soldi 53 lo staio. * Firenze 
era ripiena di maninconia e pareva s'affogassi in un 
bicchiere d'acqua. 

E a dì 24 di maggio 1501, Valentino mandava a 
dire non si volere partire se non gli era dato almeno 
Smila fiorini. Ogni dì si sentiva cose crudeli de' fatti sua. 



^ Il LiTTA pure registra questa crudeltà. Il fanciullo era della 
famiglia Fucci di Città di Castello, della quale Niccolò Vitelli, padre 
di Vitellozzo, voleva TestermiDio. 

2 La Signoria prendeva straorclinarie disposizioni per provve- 
dere il pane, e quietare il popolo tumultuante per la mancanza 
di esso. 



r 



1501] 229 

E missono a sacco Castel Fiorentino e poi Barbialla, che 
v'ammazzorono più di 60 uomini e 6 donne, e ruborono 
ogni cosa. Dicevasi di loro cose più non sentite ; e nondi- 
meno gli era mandato di qui vettovaglia, e tutti e nostri 
Commissari tuttavolta comandavano che non si offendes- 
sino di nulla, e facevano rendere a chi toglieva loro nulla, 
e facevano disperare ogni nostro suddito : e chi era ru- 
bato e morto s'aveva el danno. ' 

E a dì 26 di maggio 1501, ci fu come el Re di 
Francia mandava SOmila persone per a Napoli, e che gli 
erano mezzi di verso Pontremoli, e mezzi venivano di 
quassù di Romagna, e questa sera erano a Castrocaro, 
eh' era con loro el Signore Begnì. 

E a dì 27 di maggio 1501, si partì Valentino e andò 
verso Colle, e que'di Colle gli feciono resistenza e am- 
mazzorono di loro una brigata; e Taltro dì andorono 
verso Gasoli di Volterra, disfeciono tutto el paese. Dove 
egli andorono andò male mezza la ricolta; segavano el 
grano a' cavagli; e per ristoro s'aspettava e Franciosi di 
sotto e di sopra, di dì in dì. 

E a dì 2 di giugno 1501, ci fu come e nostri di Pisa 
avevano preso tre Pisani, e balestrieri del Prefetto. " 

E a dì 3 detto, vennono in Firenze, che v'era un 
messer Piero Gambacorti e altri cittadini. ' 



1 Non son queste esagerazioni dello scrittore, ma la pura ve- 
rità, come si rileva dai bandi allora pubblicati, e dalle sdegnose 
parole colle quali tutti gli scrittori fiorentini contemporanei stigma- 
tizzano quel vile procedere dei governanti. 

2 I Pisani si fecero arditi di scorrere vicino a Cascina credendola 
sguernita, ma vi erano tornate le genti di Giovanni Della Rovere 
Prefetto di Roma, signore di Sinigaglia e condottiere dei fiorentini. 

3 Molto caso si fece della cattura del Gambacorti che si de- 
siderava avere nelle mani per esaminarlo e intendere da lui molti 



230 [1501 

E a di 4 di giugno 1501, ci fu come certi nostri 
contadini da Ronta avevano morto un francioso per la 
strada di Ronta, el quale era parente del Signore Begnì; 
ohe fu tenuta mala nuova, perchè passava di quk col 
<5ampo, ed era religioso. Fu poi seppellito a' Servi e fé- 
cesi grande onore, perchè el Signore Begni non Ta vessi 
preso da noi tale maleficio; e fugli fatto grande scusa. ' 
Sempre qualche bestiuolo mette a pericolo una città; 
ma, secondo molti, quello era un uomo savio, buono e^ 
un bello uomo; ognuno Tamava, e non riprese tal cosa, 
per odio. 

E dì 6 di giugno 1501, giunse a Dicomano la fanterìa, 
de' Franciosi col Signore Begnì; portaronsi bene assai^ 
E in questo medesimo tempo passavano di quaggiù da^ 
Empoli e per la Yaldelsa molto più numero, in mod(^ 
che dissono di 30mila tra di quassù e di quaggiù, e di — 
eevasi che ne veniva di nuovo. 

E a dì 10 di giugno 1501, giunse a Dicomano 40010.- 



segreti appartenenti alla ci^ La Signoria ne scriveva il 2 giugno^ 
al Commissario Vespucci rallegrandosi e ordinandogli di mandarle^- 
a Firenze con buona scorta. Il Valentino con lettera del 3 lo rac^ 
comandava, scrivendo che gli si facessero graziosi trattamenti, po- 
tendo servire d* intermediario per far la pace con Vitellozso cto 
gli era molto benevolo. 

1 II Magistrato degli Otto scrisse subito al Vicario di Scar- 
peria e ai Capitano di Marradi di cercare con ogni diligenza i rei. 
Il di 11 la Repubblica ordinava al Tosinghi commissario presso 
r esercito francese di mostrare T innocenza dd Fiorentini circa a 
questi assassinamenti che non erano punto rari sui confini; e di 
significare « che al corpo di quello prelato che si dice nipote di 
Monsignore d*Ubigni, si feciono quelli onori a pubbliche spese che 
parvono convenienti in questi tempi ». Un altro documento lo chiama 
il Protonotario di Scozia, Finalmente la Repubblica scriveva an- 
cora airAubigny condolendosi. 



1501] 231 

cavagli e quali feciono el oontrario che la fanteria. Fe- 
«iono ogni male: segorono e grani pe' cavagli per tutto 
dove passorono, e missono a sacco le canove, dando ba- 
stonate ; né stimavano Commissari né persona. E in sul- 
l^'Alpe voUono tor polli a certi contadini, e loro rivolgen- 
dosi e' non se gli lasciò torre; in modo che l'ammazzo- 
rono. E levandosi su altri contadini si fece una mischia 
« morivvi 20 uomini. * 

E a dì 11 di giugno 1501, vennono in Valdisieve 
inaino al Ponte a Sieve, e poi si andarono per Valdarno. 

E a dì 14 di giugno 1501, ci fu come erano entrati 
in Siena e che se n'erano insignoriti; e mandoronne e 
Signori a casa, e Pandolfo Petrucci si nascose. 

E a dì 18 di giugno 1501, ci fu come era presso a 
Roma, * e come di quaggiù n'era venuti per mare, e che 
gli smontavono a Livorno per andare per terra, e che 
veniva in Firenze el Cardinale di Roana, che veniva da 
Milano ; e dicevasi che '1 Re di Francia era di pensiero 
di farlo Papa; era così in oppinione. E più ci fu come 
el Papa s'era partito di Roma e andato a Orvieto. 

E a dì 19 di giugno 1501, ci fu come Federigo re di 
Napoli aveva fatto, el dì del Corpo di Cristo, una pro- 
cessione molto grande e divota, e che lui andò dietro 
scalzo, e quando fu in chiesa fece una orazione a tutto 
'1 popolo, e disse che credeva a Cristo e al Sagramento; 
e che così voleva. E testificò a tutto il popolo che non 



^ Di questo fatto pure si scriveva al Commissario che facesse 
le scuse, ordinandogli di provvedere ai Francesi più vettovaglie che 
fosse possibile perchè non dovessero cercarle, e si aggiungeva che 
facesse di tutto per procurare che uscissero presto dal territorio 
fiorentino. 

* Parla sempre dell' esercito Francese. 



232 [1501 

metteva in Italia Turchi per fave contro alla fede, ma 
per aiutarsi; e che se '1 popolo non lo volevano per 
Signore, che se ne andrebbe, e se lo volevano aiutare, 
che rispondessino. E tutti a una boce, el popolo, grido- 
rono volerlo aiutare ; per modo che ^i dice che venne 
verso Roma. 

E a dì 22 di giugno 1501, ci fu come aModona era 
venuti tremuoti grandi in modo ch'era caduto molte case 
e morti molti uomini, e infra l'altre una chiesa profondata. 

E in detto dì 22 di giugno 1501, qui in Firenze, 
tirando su le tende di San Giovanni, e intraversando ca- 
napi, s'appiccorono alla croce eh' era in su la colonna di 
San Giovanni, che rappresenta el miracolo di San Zanobi, 
e tirella in terra ; e più si ravvilupporono e detti canapi 
e feciono cadere embrici da un tetto e ammazzorono 
uno uomo ; e a un fanciullo ruppono una gamba. Fu te- 
nuto tristo pronostico. 

E a dì 24 di giugno 1501, ci fu come el Signore 
Begnì colle sua giente era entrato in Roma, e ognindì 
pigliavano l'armi que' Romani : pensa come stava Roma l 

E a dì 3 di luglio 1501, e Franciosi erano passati 
Roma e affrontatosi con don Federigo, e morti ben 5mila 
persone. 

E a dì 4 di luglio 1501, e Pistoiesi s'erano di nuovo 
affrontati, e morti bene 200 uomini ; e furono quasi tutti 
soldati forestieri. E l'altro dì si raffrontorono e moriv- 
vene 100; e andò dentro nella povera e isventurata 
città forse 12 teste d'uomini in su le lancio; e face- 
vano alla palla co' capi degli uomini di fuora e dentro. '• 



1 Anche il Parenti dà questi particolari, cioè che furono po^ 
tate in Pistoia sulle lance le teste dei Panciatichi uccisi nei com- 
battimenti seguiti nel contado. 



1501] 233 

E a dì 7 di luglio 1501, ci fu come e Franciosi 
avevano trovato certe botte di vino sotterrate e avve- 
lenate, e avevanle beute. 

E in questo tempo valeva el grano soldi 36, e non 
ci era quasi nulla di morìa. 

E a dì 13 di luglio 1501, ci fu come a Piombino era 
venuto 60 vele di Turchi. * 

E a dì 14 di luglio 1501, ci fu come e Franciosi 
avevano avuto un poco di rotta, e nondimeno c'era come 
gli erano passati Capeva e seguitavano. 

E a dì 21 di luglio 1501, fu preso uno che à nome 
Rinaldo, fiorentino, ch'era giucatore;* el quale, perchè 
aveva perduto, gittò sterco di cavallo a una Vergine 
Maria eh' è dal Canto de' Ricci in uno chiassolino da 
quella Chiesa eh' è in su una piazzuola di dietro alle 
case ; e dettegli nella diadema. E vedendolo un fanciullo 
disse come egli era stato un uomo; e fugli andato dietro 
e codiato, e fu preso all'Osservanza di San Miniato, e 
quando e famigli degli Otto gli furono presso si détte 
d'un coltellino nella poppa manca, e loro lo presono 
e menoronlo al Podestà, e confessò averlo gittate per 
passione d'avere perduto, e la notte lo impiccorono alle 
finestre del Podestà, e fu la mattina di Santa Maria Mad- 
dalena, che fu una festa doppia. ' Vi venne tutto Firenze 



1 Questa flotta turca era comandata dal Capitauo Camallo, e 
venne per impedire Tarmate francese e spagnuola che andavano 
contro al Re di Napoli. 

2 Qui lo scrittore ha confuso il cognome col nome: T autore 
del delitto qui narrato si chiamava Antonio di Giovanni Rinal- 
deschi come rilevasi dalla sentenza dei Signori Otto pronunziata 
Io stesso, giorno 21. 

3 Per intendere il significato delle parole fu una festa doppia, 
giova avvertire che la cappella del palazzo del Potestà era inti- 



234 [1501 

a vedere, per modo che venendo el Vescovo a vedere 
questa Vergine Maria, levò detto sterco da lei, in modo 
che non fu sera che vi fu appiccato molte libbre di cera, 
e tutta volta crescendo la divozione. E in pochi dì vi 
venne tante immagini come si vedrà col tempo. 

E a dì 22 di luglio 1501, si ripose su ciuella croce 
in su la colonna da San Giovanni, che fece cadere el 
canapo. 

E a dì 24 di luglio 1501, ci fu come Franciosi si 
avevano avuto rotta presso a Napoli : pure seguitavano 
la vittoria animosamente. 

E a di 25 di loglio 1501, venne qui a Castello la 
Madonna d' Imola, che sì partì da Roma; che la chiese 
al Papa Monsignore Begnì, e lei se ne venne a stare qui. * 

E a dì 28 di luglio 1501, ci fu come Franciosi ave- 
vano preso Capeva e messo a sacco e a fll di spada 
ognuno. E fu a'24, la villa di Sant' Jacopo. 

E a di detto, ci fu come e Pistoiesi s'erono ap^àc- 



tolata a S. Maria Maddalena penitente, e che quel Magistrato so- 
steneva la spesa delle feste cosi sacre come profane che in tal 
giorno faceva fare. Quando poi al medesimo fu sostituito il Tri- 
bunale della Rota, che in appresso si trasferi nel palazzo dei Ca- 
stellani detto già Altatronte, la festa si faceva nella cappella della 
nuova residenza di quei Giudici, continuandosi a suonare in quel 
giorno le campane dell'antico palazzo, e a correre un palio di 
cavalli, dairOpera del Duomo all'Arno. Dell'altra festa^ che fu Tete- 
cuzione del Rinaldeschi, si è conservata la memoria fino ai mo- 
derni tempi, esponendosi tutti gli anni in quel giorno, sotto le loggie 
della Chiesa della Madonna de' Ricci, un' antica tavola rappresen- 
tante il fatto. 

^ Caterina Sforza (liberata secondo altri per favore di Mon- 
signor d'Allegri), rimasta vedova di Girolamo Riario, sposò Gio- 
vanni di Pier Francesco de' Medici, al quale aj^punto apparteneva 
la villa di Castello. 



1501] 235 

cati, e' Panciatichi avevano avuto el peggio, e die n'ave- 
vano impiccati parecchi Panciatichi in Pistoia alle fine- 
stre, e die gli feciono impiccare a un prete, e poi vollono 
che '1 prete s' impiccassi da sé ; e furono circa 7 Pan- 
ciatichi. 

E a dì 2 d'agosto, ci fu come Franciosi avevano 
avuto Napoli per primo fante. 

E a dì 4 d'agosto 1501, si vinse in Consiglio che 
'1 detto Consiglio grande tornassi, e bastassi almeno 600» 



uomini. ' 



E a dì 6 d'agosto 1501, ci fu el vero come el Re 
di Napoli aveva perduto lo Stato e prese pel Re di 
Francia. E qui, in questo dì, si fece gran festa, sonossi 
a gloria, e arsesi e panegli e molte scope per la terra, 
con molti colpi d'artiglierie. Ebbe Napoli insino a dì 
detto, entrorono e Franciosi in Napoli; che '1 Re don 
Federigo, e chi si voleva partire, potessi portarne la 
roba; avessi tempo due dì. 

E a dì 21 d'agosto 1501, venne in Firenze un fran- 
cioso con molti cavagli, el quale andava a Napoli in 
luogotenente per Re di Frauda. 

E a dì 29 d'agosto 1501, ci fu come e Pistoiesi ave- 
vano fatto la pace, e fatto la Signoria, 4 d'una parte e 
4 dall'altra, e '1 Gonfaloniere s'imborsò due dell'una e 
due dell'altra, e trarre ; e così rimasono in pace dopo la 
morte di tanti e tanti uomini: e fussi almeno fine! 

E in questi dì e Pisani presono de' nostri soldati. * 



^ Questo provvedimento fu preso perchè quel Consiglio, attesa 
la difficoltà del ragunarsi un gran numero di cittadini, teneva ad- 
dietro tutte le faccende. 

* Presero di quelli che «rano andati a predare a Limone* 

PORTOVENERI. 



236 [1501 

E a di 5 dì settenbre 1501, e Pistoiesi ammazzorono 
2 3 di loro. 

E a dì 7 di settenbre 1501, e Pistoiesi ammazzorono 
uno altro de' Cancellieri, qui alla Porta al Prato di Fi- 
renze. Vegga ognuno la bella pace che gli anno fatto. 

E a dì 8 di settenbre 1501, ci fu come Piombino 
era in pace dalle giente di Valentino, e lui era amma- 
lato in Roma. ' 

E a dì 9 di settenbre 1501, ci fu come lo'mpera- 
dore era in sul Lago maggiore, ch'aveva preso Navarra 
con molta crudeltà, et altri castelli. 

E a dì 11 di settenbre 1501, ci passava assai Te- 
deschi di quelli che erano col Re a Napoli, perchè Y Im- 
peradore aveva mandato un bando che tutti e Tedeschi 
ch'erano al soldo tornassino a lui, a pena d' essere rubello. 

E a dì 17 di settenbre, passò per Firenze forse mille 
fanti e forse 600 cavagli, che venivano da Napoli e an- 
davano in Lombardia, per il Re di Francia. 

E a dì 18 di settenbre 1501, ci fu come Piombino 
s'era dato al Papa liberamente. 

E in questi tempi non c'era infermità di corpo, ma 
bene era inferma la città e impoverita; non si rendeva 
Monte di niuna ragione, né dote, nò guasti; ognuno 
si doleva. Valeva el grano soldi 33 lo staio, el vino un 
ducato la soma, l'olio lire 16 el barile, e non si lavo- 
rava molto. 

E a dì 9 d'ottobre 1501, noi Speziali facemo all'Arte 
degli speziali che noi non potessimo fare più candele di 
due danari. 



1 II Signore di Piombino essendo fuggito già da del tempo, 
gli uomini della terra si dettero alle genti del Valentino il 3 set- 
tembre. 



■^ 



1501] 237 

E a dì 10 d'ottobre 1501, fu un tempo molto brusco 
d'acqua, di tuoni, e venne molte saette, infra le quali ne 
venne una in sul campanile della chiesa da Legri, la 
mattina quando el popolo era in chiesa; e fu in dome- 
nica, e il prete apunto parato per andare all'altare, e 
fece cadere una parte del campanile in su la chiesa e 
morivvi 5 persone, e più di 40 se ne fece gran male. 

E a dì 14 d'ottobre 1501, venne in Firenze un tre- 
muoto alle 2 ore di notte, e non fece rovinar nulla. 

E a dì 25 d'ottobre 1501, si vinse in Palagio che 
si dovessi mercatare a Fiorini d'oro e Lire. * 

E a dì 2 d'ottobre 1501, si bandì la pace de' Pisto- 
iesi con sodamente : chi la rompessi , pena assai. ' 

E a dì 3 di novenbre 1501, e nostri di quel di Pisa 
presono 57 cavagli e prigioni, ch'erano scorsi in verso 
Volterra, di quei Pisani : e' nostri gli tramezzorono. 

E a dì 14 di dicenbre 1501, venne in Firenze il 
Cardinale di Ferrara con molti cavagli, che andava a 
Roma per la figliola del Papa, e menarla a marito al 
fratello a Ferrara; e aveva 150 muli di carriaggio. Fu- 



1 1501, 14 ottobre. La Provvisione dice che « Inteso i Priori ec. 
quanto disordine sìa nato et continuamente sia per nascere nella 
città per la varietà delle monete, et per essere quelle tose et di 
cattiva lega, et desiderando a tale cosa porre qualche conveniente 
rimedio ; ordinano, che tutti e mercati, etiandio di qualunque Monte, 
Cambi, et og^i contratto o obbligho di qualunque ragione o qualità 
si sia, che per Tadvenire si faranno, excepto i contratti delle con- 
fessioni delle dote, si debbono fare a fiorini larghi d'oro in oro, 
buoni, et di peso come batte la Zecha del Comune di Firenze, o 
a lire di quattrini fiorentini , bianchi o neri , et non altrimenti ». 

2 Questa data del 2 ottobre è evidentemente sbagliata, forse 
dallo scrittore del codice Marucelliano. Il Salvi scrive che i ca- 
pitoli della pace furono pubblicati il 21 di detto mese. 



238 [1501-2 

gli fatto un grande onore ; molti giovani di Firenze gli 
andorono [incontro], E alloggiò in casa sua al Canio 
de' Pazzi, * e i cavagli alle stalle del Papa. E a di 15 si 
partì. 

E a dì 27 di dicenbre 1501, venne in Firenze la ta- 
vola di Nostra Donna di Santa Maria Impruneta, e fecesi 
solenne precessione e grande onore; e dissesi per cagione 
che 'I Re di Francia chiedeva cose inoneste, di volere 
rimettere usciti e governatori a suo modo. 

E a dì primo di giennaio 1501, molto si ragionava 
dello Imperadore che voleva passar qua con gran giente. 

E a dì 23 di giennaio 1501, mandò la Signoria am- 
basciatori a presentare la figliola del Papa ch'era giunta 
a marito a Ferrara,, e mandorono gran presente. * Non 
ritornò da Firenze quando andò a marito. 

E a dì 11 di febbraio 1501, venne in Firenze Tarn- 
basciatore dell' Imperatore ; alloggiò in casa i Portinari. 
Andò alla Signoria. ' 

E a dì 23 di febbraio 1501, ci fu come e Pistoiesi 
s'erano azzuffati, come e Cancellieri avevano cacciati 
fuori tutti e Panciatichi e arse loro le case, con la morte 
di molti uomini. Ora si può dire che a' casi loro non v'à 
più riparo : non giova sodare la pace, né altra medicina. 
Firenze è scusata, perchè non può far bene a chi non 
vuole: bisogna lasciar rompersi il capo da loro: e' sono 
vaghi del sangue. 



1 II Duca di Ferrara aveva in Firenze la casa che era af)par- 
tenuta ai discendènti di messer Piero de* Pazzia 

* A questa ambasceria fu deputato Tommaso Soderini, e portò 
un donativo di drappi d'oro e d'argento per il valore di 800 ducati. 
BoNAccoRsi, Diario, 

3 Due furono gli ambasciatori inviati dall'Imperatore: il mar- 
chese Ermes Sforza e Giovanni Graismer. 



1502] 239 

B a di 10 di marzo 1501, ci fa come el Turco era 
nel Golfo con grande armata, e come e Yinìziani gli 
avevano affrontati con danno dell'una parte e Taltra. 

E a dì l^ di marzo 1501, andò di qui a Pistoia nostri 
eommissari, e impiccorono una brigata di quei capi. 

E a dì 23 di marzo 1501, ci fu come e Pisani ave- 
vano preso la terra di Vico Pisano, e poi s'intese che 
gli avevano avuto la ròcca, che l'aveva data el nostro 
Commissario ch'era de' Pucci , e '1 Castellano eh' era 
de' Ceffi, e uno certo conestabìle di Piamente. 

E a dì 4 d'aprile 1502, dettone bando di rubello al 
sopradetto Commissario e al Castellano di Vico, e con- 
fiscato lor beni. E in questa sera venne preso un certo 
Francesco di mona Tarsìa, ch'era stato in detta ròcca 
di Vico. 

E a dì 23 d'aprile 1502, si vinse di dare el guasto 
a' Pisani ; e valeva el grano in questo tempo soldi 25 
lo staio. 

E a dì 30 d'aprile 1502, mandarono a Pisa l'arti- 
glierie e bombarde assai, e facevano tuttavolta gienle per 
Pisa, e fu fatto commessane Antonio Giacominì. ' 

E a dì 10 di maggio 1502, si cominciò a dare el 
guasto a' Pisani, di grano è di vigne e frutti e ciò che 
si trovava; e feciono che contadini pisani fussino esenti, 
(chi veniva dal nostro), e non fussi dato el guasto a lui. 

E a dì 15 di maggio 1502, cadde una pietra dalla 
casa dell'Arte della Lana, in sul canto di quel chiasso- 
lino dirimpetto a Orto San Michele, che si spiccò da sé 



^ Giovanni Cambi cosi lo descrive : « Uomo popolano spicio- 
lato e non di molta riputazione appresso agli uomini grandi, ma 
di credito e fede grande inverso el popolo; e mai non volle il po- 
polo fidarsi d^altri che di lui in tale impresa del guasto »« 



240 [1502 

ch'era fessa e cadde in suUa testa d'un povero uomo e 
morì. ' 

E a di 16 di maggio 1502, ci fu dal Re di Francia 
mandatari, e quali andavano al Papa , e a tutte potenzio, 
che non fussi chi facessi contro a' Fiorentini, sotto la 
sua disgrazia, e mostrocci grande amore e amico. 

E a di 17 di maggio 1502, ci fu come e Pisani ave- 
vano presi certi contadini marraiuoli, e avevangli impic- 
cati e isquartati e scorticati. 

E a dì 18 di maggio 1502, venne in Firenze certi 
prigioni pisani , e quali mandò Giovacchino Guasconi da 
Volterra, che portavano lettere inverso Roma. 

E a di 19 di maggio 1502, ci fu come e nostri ci 
mandorono una brigata di prigioni pisani, che ci era un 
capo de' principali el quale era ferito e non poteva an- 
dare ; e que' di Vicopisano davano el guasto anche a noi 
in quel di Bientina : e a questo modo andava male ogni 
cosa. 

E a di 20 di maggio 1502, ci fu come quei di Barga 
avevano preso el Fracassa con molti compagni ch'an- 
davano in Pisa. 

E a di 22 di maggio 1502, ci fu come e nostri ave- 
vano presi 28 pisani* e impiccatigli tutti. * 

E a di 26 di maggio 1502, ci fu come e nostri ave- 
vano fatto una preda di 100 muli carichi di robe, e 130 
pisani co'cavagli loro. 



^ Quando nel 1569 fu istituito rArchivìo dei contratti gli fu 
destinato il posto sopra la loggia d'Or S. Michele, e colla nuova 
scala per accedervi si occupò questo chìassolino, che nel 1571 fu 
serrato totalnaente colla costruzione di una bottega in faccia alla 
loggia stessa. 

2 II PoRTOYENERi ne dà 24, che furono di quelli di Vicopisano, 
usciti a predare tra Pontedera e Cascina. 



1502] 241 

E a di 29 di maggio 1502, venne preso el Fracassa 
con molti fanti, ed era preso con lui el figliuolo del conte 
Jacopo. ' E in questo dì venne qui Antonio Giacomini 
ch'era commessario, e andò alla Signoria. 

E in detto di, ci fu come e nostri avevano in patti 
Vicopisano e la ròcca per tutto di d'oggi. 

E a dì 2 di giugno 1502, uno maestro Lorenzo Lo- 
renzi medico, che leggeva in Studio, e stimato assai, sti- 
gato dal dimenio, si gittò in un pozzo e morì. 

E a di 5 di giugno 1502, ci fu come Arezzo s'era 
ribellato. * 

E a di 6 detto, ci fu come non s'era perduto la cit- 
tadella, e che gli erano in tutto 12 o 14 case che s'erano 
levate in arme ; e di fatto costoro levorono il campo da 
Vico e mandarono 'Arezzo, e passarono di qui questo di 
detto. 



* La Signoria, in questo stesso giorno, deputò Piero Popo- 
leschi e Luca di Maso degli Albizi perchè esaminassero il Fra- 
cassa e gli altri prigioni condotti dagli uomini di Barga; e del 
loro esame le rendessero conto. Il 4 giugno ordinò la liberazione 
di Alessandro camarlingo del suddetto, del barbiere e di due fa- 
migli; il jQQedesimo capitano fu poi rilasciato (purché non uscisse 
dalla città) il primo luglio, e il 4 fu liberato del tutto, previo 
giuramento di non fare contro la Repubblica per due anni. Il 
figliuolo del conte Iacopo, che era Niccolò Piccinino, fu sostenuto 
in Palazzo fino al 7 giugno. Deliberazioni ad an. 

* Secondo quello che scrisse Iacopo Pitti nella sua Istoria 
Fiorentina^ la nuova di questa ribellione giunse a Firenze a ore 5 
la notte del di 4. Per i particolari vedi il Racconto di Arcàngelo 
VisDOMiNi pubblicato nel 1755 in aggiunta alla Relazione di Gio- 
vanni RoNDiNELLi sopra lo stato antico e moderno della città 
di Arezzo, il Diario di Francesco Pezzati edito neìV Archivio 
Storico Italiano, T. I, e la Vita del Giacomini scritta da I. Pitti, 
e pubblicata neW Archivio detto, T. IV, parte IL 

16 



242 [1502 

E a dì 8 di giugno, si partì di qui Antonio Giaco- 
mini,' che l'avevano fatto governatore del campo, e andò 
'Arezzo. 

E a dì 9 di giugno 1502, ci fu come gli avevano 
preso Guglielmo de' Pazzi, ' e come Vitellozzo s'accostava 
'Arezzo, e come e contadini loro stavano sospesi per ve- 
dere come le cose andavano, e se v' era fondamento. E 
più ci fu, come s'era ribellata Rassina. 

E a dì 10 di giugno 1502, ci fu come Vitellozzo era 
entrato in Arezzo con molti fanti e artiglierie, e come 
Valentino veniva con molta giente; era di là da Siena. 
Onde parve qui ismarrito el popolo, dubitando avessi 
maggior fondamento; e pareva che fussi questo male, 
come egli era, in su la ricolta. 

E in detti dì, e Pisani iscorrevano e predavano e 
ammazzavano, che pareva loro avere el campo libero; 
e così avàno el fuoco di intorno intorno, benché a' più 
intendenti parve leggierezza rimuovere el campo sì di 
leggiero. E in questo dì, si vinse gravezze assai, decime 
e condizioni di paghe,* 

E a dì 11 di giugno 1502, ci fu come non era vero 
di Vitellozzo fussi entrato in Arezzo, né di Valentino; 
che feciono per vincere danari. 

E a dì 12 di giugno 1502, ci fu come e Pisani erano 
a campo a Bientina, benché fussino da' nostri ributtati. 



* Commissario generale ia Arezzo. 

2 II proemio della Provvisione di questo giorno, colla quale 
si ordinavano le gravezze di cui qui si parla, ne dichiara la ra- 
gione, che JTu di provvedere danari pei bisogni della città, e « alli 
imminenti e repentini pericoli che si veggono soprastare » ; e la 
parola condizioni è posta a significare i vari modi d'imporre e 
di pagare che furono stabiliti. 



1502] 243 

E a di 13 di giugno 1502, ci fu come Vitellozzo aveva 
preso un certo monte ch'e nostri non potevano soccor- 
rere la cittadella. 

E a di 15 di giugno 1502, ci fu come Castiglione 
Aretino avevano preso 40 muli carichi di farina eh' an- 
davano 'Arezzo, e come e nostri avevano guaste le mu- 
lina d'Arezzo. 

E a di 16 di giugno 1502, andò Piero Sederini a Mi- 
lano per la giente del Re di Francia. 

E a dì 18 di giugno 1502, ci fu come Arezzo ave- 
vano preso la cittadella e mozzo el capo al Vescovo 
de' Pazzi ' e certi altri uficiali eh' erano in Arezzo ; ma non 
fu vero del mozzare le teste, ma bene gli mandarono 
prigioni in Città di Castello, Guglielmo de'Pazzi e '1 Ve- 
scovo e alcuni altri; e gli altri fu salvo l'avere e le 
persone. 

E a di 19 di giugno 1502, ci fu come el campo no- 
stro si tornò indietro a Montevarchi. 

E a di 20 di giugno 1502, ci fu come Piero de' Me- 
dici era entrato in Arezzo , e che vi si gridava Marzocco 
e Palle, 

E a dì detto, si fece qui in Firenze 50 uomini per 
gonfalone che stessine qui a' Tornaquinci, un gonfalo- 
niere, a guardia della città; in modo entrò la paura, 
che di sotto e di sopra ognuno isgomberava, che fu cosa 
spaventevole.' 



1 Cosimo de* Pazzi figliuolo del Commissario. Dopo che il padre 
fa preso dagli Aretini, si ritirò nella cittadella e ne diresse la va- 
lorosa difesa. 

2 II Landucci aveva la sua bottega di speziale al Canto dei 
Tornaquinci. Circa a questi provvedimenti il Parenti scrive: «Si 
raddoppiorono le guardie in Firenze, mutoronsi le toppe alle porte» 



244 [1502 

E a dì 21 di giugno 1502, ci fu come Valentino aveva 
morto el garzone eh' era signore di Faenza, eh' egli aveva 
a Roma, e tre altri tali; fecegli strangolare e gittare nel 
Tevere, e fecelo quando e' giucava alla palla con altri 
giovanetti come lui, ch'era ancora fanciullo.' Credo che 
si mosse perchè lo vedeva troppo amato dal popolo, per 
gelosia della signoria, come un uomo diabolico. 

E a di 22 di giugno 1502, ci fu come el Re di 
Francia aveva mandato un suo mandatario a protestare, 
come gli era rubello a tutti quegli che facevano contro 
a' Fiorentini. 

E a dì 23 di giugno 1502, ci fu come Valentino 
aveva preso Urbino e poi Città di Castello; e più, questo 
dì giugnevano e Franciosi in Mugiello, che venivano in 
nostro aiuto ;* e più si disse che Vitellozzo aveva preso 
Cortona. Andava tante cose attorno. 

E a dì 24 di giugno J.502, non si corse palio per 
non ragunare giente, per sospetto. 

E a di 26 di giugno 1502, ci fu come Valentino 



fermoroDsi 50 fanti forestieri per quartiere e^ quali obbedissino ai 
Gonfalonieri delle compagnie del popolo. Giudicossi fatto cosi per 
non fare armare i popolani acciò non si volgessino verso i grandi, 
stimando da loro essere male condotti in prova per mutare il go- 
verno e trarlo dalle mani delP universale ». 

1 La morte di Astorre III Manfredi, di Giovanni Evangelista 
suo fratello naturale e di altri loro aderenti è con diversi parti* 
colari narrata dagli storici; il nostro ha di più il momento nel 
quale furono strangolati. Antonio Giustinian , ambasciatore veneto 
a Roma , fino del 6 di quel mese scriveva al Doge : « È stato 
detto che zuoba, de notte, sono stati buttati in Tevere et anne- 
gati quelli due signorotti de Faenza, insieme con el loro mastro 
di casa ». Dispacci di A, Giustinian, pubblicati dal prof. Pa- 
squale Villari (Firenze, 1876), T. I, pag. 18. 

2 Gli aiuti sollecitati a Milano da Piero Soderini. Era lor capi- 
tano Monsignore d'Imbault. 



1502] 245 

aveva mandato a dire che voleva fare lega con noi, al- 
trimenti verrebbe a' danni nostri: davaci tempo 4 di.' 

E a dì 27 di giugno 1502, si serrò 5 porte di Fi- 
renze, che fu San Giorgio, San Miniato, la Giustizia, 
Pinti e la Porticciuola al Prato delle mulina ; e fecionlo 
per sospetto che non entrassi giente e lettere. E coman- 
darono alle case lungo Arno che non porgessino scale 
a ninno in Arno. 

E a di 2 di luglio 1502, ci fu, el Borgo s'era ribel- 
lato,* e Anghiari s'era dato a patti, e la Pieve stava male.' 
E cosi pareva eh' e Fiorentini avessi le budella in un 
catino. Ognuno vicino si rideva de' Fiorentini. 

E a di detto, gìunsono qui e Franciosi e alloggiorono 
da Sesto insino qui alla Porta a San Gallo e a Faenza.* 

E a di 3 luglio 1502, ci fu come Cortona era tor- 
nata sotto e Fiorentini. 



1 Su questo proposito può non essere inutile il sapere che 
quattro giorni innanzi, il 22, la Signoria aveva decretate pene 
severissime contro quei cittadini che, intervenendo alia pratica, 
avessero rivelato qualche cosa circa alle lettere del Duca Valentino. 
Anche il 25 fu imposto il segreto sulle lettere venute nella notte. 

^ Il Borgo a San Sepolcro. 

3 Castel della Pieve. 

^ Per avere un'idea del modo col quale si provvedeva allora 
agli alloggiamenti di queste genti di passaggio, dirò come la Si- 
gnoria fino del 29 giugno ordinò ad un ta velaccino di andare fuori 
della Porta a Faenza, con Bernardo Portinari commissario depu- 
tato per preparare le vettovaglie ai Francesi che erano per giun- 
gere; e il di primo luglio ordinò a molti cittadini di riporre nelle 
loro ville fuori delle Porte a San Gallo e "Faenza le masserizie 
che per timore avevano sgomberate , affinchè i detti Francesi po^ 
tessero dormire e mangiare. Il di 3 poi dette licenza ai suoi so- 
natori di andare a onorare il Capitano francese, e il di appresso 
si ordinò che un trombetto andasse seco a servirlo in campo. 
Delio, ad an. 



246 [1052 

E a di 4 di luglio 1502, feciono la mostra de' fanti 
avevano fatti qui in pochi dì, che furono 250. E ordi- 
narono tutta questa settimana processioni e predicare 
ogni mattina in ogni Quartiere. 

E a di detto, la notte alle 7 ore, andarono via le gienti 
de' Franciosi inverso V Ancisa, che furono 100 uomini 
d'arme e fanteria assai. 

E in detta notte fu fatto alla casa del Gonfaloniere 
e alla casa di Piero Sederini, e madonna Selvaggia 
Strozzi, dipinto forche e cose disoneste, da uomini che 
non temano Iddio, che non sanno che sono ubrigati alla 
ristituzione della fama, altrimenti sono dannati. Iddio 
ne gli guardi.' 

E a dì 5 di luglio 1502, ci fu come e nimici erano 
a campo a Poppi e a Chiusi: pareva che noi fussimo in 
preda. 

E a di 6 di luglio 1502, ci fu come el Re di Francia 
aveva giurato sopra la sua corona di vendicare tutte 
le ingiurie fatte a' Fiorentini e farci gran bene, e come 
veniva in Italia ed era già a' confini. 

E a di 7 di luglio 1502, ci fu come el campo de' ni- 
mici s'era partito da Poppi e tiratosi indietro, e '1 nostro 
campo era venuto al Ponte a Sieve per andare in Ca- 



^ Il Parenti vide la cagione di questi insulti nella diffidenza 
che era tra la parte che propendeva agli accordi col Valentino, 
la quale comprendeva il forte dei primati , e quella dei popolani, 
che si assicurava con Tesser gran numero e confidarsi in Dio e 
aver ragione. Questa egli scrive, « minacciava i primati latente- 
mente, non potendo alla scoperta, et già di notte furon dipinte 
forche et capresti alli usci di Piero Soderini et de* Salviati, benché 
ancora fu fatto il simile a casa di Francesco d'Antonio di Taddeo 
uscito gonfaloniere di giustizia , il quale mirabilmente aveva te- 
nuta la parte popolare ». 



1502] 247 

sentine, e come quei Franciosi pareva loro mille anni 
d'affrontare e nimici. 

E in questi di, e Pistoiesi andavano rubando per tutti 
questi piani insino a Campi. 

E a dì 11 di luglio 1502, tornarono in Firenze e pri- 
gioni che noi avàmo 'Arezzo, che si scambiorono con que- 
gli che noi avàmo qui di loro, che fu fatto el baratto 
a Siena, infra 'quali vi fu Guglielmo de' Pazzi, e '1 Ve- 
scovo suo figliuolo, e rimandossi 'Arezzo un certo are- 
tino genero di Bernardino d' Arezzo J 

E a di 14 di luglio 1502, ci fu come el Re di Francia 
avea soldati tutti e signori d'Italia e gli usciti di Ro- 
magna, e '1 Marchese di Mantova e messer Giovanni.* E 
dissesi che Valentino s'aveva rotto una coscia, che gli 
era caduto un cavallo addosso. 

E a dì 15 di luglio 1502, feciono costoro qui un bar- 
gello per Pistoia e uno altro per Valdinievole, con molti 
balestrieri a cavallo. E in questa notte, venne un tremuoto 
in Firenze alle 3 ore di notte: non fu molto grande. 

E a dì 16 di luglio 1502, venne in Firenze el Ca- 
pitano della giente franciosa con pochi cavagli; e la 
giente d' arme eh' era ancora con lui andorono per Mu- 
giello ed a Dicomano. El Capitano alloggiò in casa 
e Pazzi, e '1 di dopo desinare andò a vicitare la Si- 
gnoria.' 



^ La Signoria deliberò il di 4 di consegnare tutti i prigionieri 
aretini al Vescovo d'Arezzo e a Guglielmo de' Pazzi, affinchè si 
scambiassero con quelli di Firenze che erano in mano degli Are- 
tini. Delio, ad an. 

> Il Bentivogli. 

3 In questo stesso giorno, per onorarlo, 1 Signori ordinarono 
al loro Canovaio di prestare ai Pazzi quegli argenti che avessero 
voluto. Delio, citate. 



248 [1502 

E in questo dì, ci fu come Vitellozzo s' era fuggito. 

E a dì 17 di luglio 1502, giunsono la giente de' Fran- 
ciosi al Ponte a Sieve all'altro campo. 

E a dì 18 di luglio 1502, si parti di qui el Capi- 
tano de' Franciosi, e caricoronsi l'artiglierie, e manda- 
vansi su in campo in Valdarno. 

E a dì 21 di luglio 1502, ci fu come el Capitano era 
andato in Arezzo e parlato con loro. 

E a dì 25 di luglio 1502, ci fu come el Capitano 
de' Franciosi aveva fatto che noi riavessimo tutte le cose 
di là, eccetto ch'Arezzo. Parve al popolo non molta buona 
novella: pareva una cosa fuori d'ogni ragione. 

E a dì 28 di luglio 1502, ci fu come el Re di Fran- 
cia aveva citato tre uomini, Vitellozzo, Valentino e Pan- 
dolfo Petrucci di Siena. 

E a dì 29 di luglio 1502, s'ammazzorono 150 Pi- 
stoiesi fra uomini, donne e fanciugli. Non è mai giovato 
nulla con loro. 

E a di 30 di luglio 1502, ci fu come Vitellozzo aveva 
messo a sacco Arezzo.' 

E a di 31 di luglio 1502, ci fu come Valentino con- 
tro a Vitellozzo. 

E a di 7 d'agosto 1502, s'impiccò un fanciullo da 
sé, in casa sua, ch'era de' Vettori. 

E a dì 9 d'agosto 1502, mandorono commessari 'Arezzo 
che pigliassino le cose nostre eh' erano smarrite. ' 

E a dì 11 d'agosto 1502, mandorono un bando che 
comparissi qui 50 Pistoiesi d'una parte e 50 dell'altra, 



1 II Parenti invece racconta che Vitellozzo portò seco le 
campane della cittadella e parte delle robe del Monte di Pietà, per 
pagarsi di quello che erano tenuti di dargli gli Aretini. 

^ Piero Soderini e Luca degli Albizi. 



1502] , 249 

sotto pena di rubello e d'essere confiscati e beni loro, 
fra quattro di.' 

E a di 12 d'agosto 1502, e Franciosi ch'erano in 
Arezzo e in quelle altre terre, facevano molte avanie, 
e in Arezzo tolsono loro l'arme e comandorono loro che 
non si partissino d'Arezzo sanza loro licenzia, e chi si 
volessi partire pagassi 200 fiorini. E fuvvi chi gli pagò 
e caricò 9 some e andavansene ; e quando fu alla porta 
gli tolsono otto some e mandaronlo via con una sola. 
Vedi se le loro pazzie sono per esempio d'altri l 

E a dì 15 d'agosto 1502, comparirono qui 100 Pi- 
stoiesi e mandavasi là nostri fanti, e loro non avevano 
licenzia di partirsi di qui. Valeva el grano, in questo 
tempo, soldi 40. 

E a di 22 d'agosto 1502, ci venne un francioso 
mandatario del Re di Francia, per farci rendere le nostre 
cose ; e a di 24 andorono insieme co' nostri commessari.* 

E a di 26 d'agosto, ci fu come gli avevano ripreso 
Arezzo, e come quegli principali aretini s' erano andati 
con Dio a Siena e altrove. 

E a di 26 d'agosto 1502, si vinse in Consiglio Mag- 
giore SI facessi un Doge a uso viniziano." 

E a di 27 d'agosto, s'accordorono e Pistoiesi e tolsonsi 
loro le gabelle ; e questo guadagnarono delle lor pazzie. 



1 Questo bando, dove sono i nomi dei citati, leggesi nel solito 
Libro di Deliberazioni dei Signori e Collegi ad an. 

' Il 23 i Signori promessero di pagare franchi mille a Mon- 
signor di Mei un, se facesse rendere alla Repubblica le artiglierie, 
munizioni, campane ecc., che avevano portate via da Arezzo, Cortona 
e Borgo San Sepolcro il Vitelli, il Baglioni, l'Orsini e Piero 
de' Medici. Delih. citate. 

s Cioè il Gonfaloniere a vita, affine d'evitare i molti inconve- 
nienti che portava seco la spessa mutazione dei magistrati. 



\ 



250 [1502 

E a dì 2 di settenbre, venne una saetta in villa mia 
in su uno cerro , allato alla mia casa a 50 passi ; e mon- 
doUo tutto e seccossi insino nelle barbe, né mai rimisse. 

E a dì 8 di settenbre 1502, si partirono e Franciosi 
d' Arezzo e andorono per la Valdelsa facendo danno assai. 

E a dì 20 di settenbre, a questi dì e Franciosi erano 
ancora a San Miniato al Tedesco, e disfacevano per tutto 
dove passavano e non pareva che volessino uscire del 
nostro.' 

E a di 21 di settenbre, ci feciono venire la Tavola 
di Nostra Donna di Santa Maria Impruneta a fine che 
Dio ci concedessi un Doge buono e savio. 

E a dì 22 di settenbre 1502, si ragunò el Consiglio, e 
feciono un Gonfaloniere a vita, che fu Piero di messer 
Tommaso Sederini; andò a partito più di 150, e vin- 
sono solo tre, che fu messer Antonio Malegonnelle, e 
Giovacchino Guasconi e '1 detto Piero, e nell'ultimo par- 
tito rimase Piero di messer Tommaso Sederini detto, a 
laude di Dio ; e di fatto mandorono per lui ch'era 'Arezzo 
e statovi tutta la guerra. Fu quello ch'andò a Milano 
per la giente del Re e condussela lui di qua, come uomo 
valente e buono. E quanto bene fu assunto a questa 
degnità, e quanto bene giudicò el magno Consiglio ! Ve- 
ramente fu da Dio tale opera. 



1 I Dieci scrivevano TU settembre ai Commissari fiorentini 
in Arezzo : « La Maestà del Re è contenta che Monsignore di 
Lancre con la sua compagnia, insieme con quella di Meslun e 
Foìs, rimanghino qua alli servizi nostri per 15 di o 3 settimane ». 
Essendo questa cosa trattata con grande segreto, è naturale che 
il Landuccì , non conoscendolo , pensasse a male dei Francesi per 
questo ritardo. Vedi Scritti inediti di Niccolò Machiavelli risguar- 
danti la storia e la milizia, illustrati da G. Canestrini ^ Fi- 
renze, 1857. 



1502] 251 

E a dì 7 d'ottobre 1502, venne in Firenze Piero 
Sederini ch'era stato 'Arezzo, come è detto. 

E a di 12 d'ottobre 1502, in questi dì ci fu come 
'1 Papa a Roma era in discordia cogli Orsini e que' ca- 
sati, in modo che '1 Papa s'era fuggito in Castel Sant' 
Agnolo ; e a Bologna faceva gìente per sospetto del Papa ; 
e' Viniziani ne facevano a Ravenna. 

E a dì 16 d'ottobre 1502, si fece certa lega contro 
al Papa e a Valentino, che fu messer Giovanni Benti- 
voglio e Vitellozzo e gli Orsini.^ E ripresone Urbino e 
sua castella. 

E a dì 24 d'ottobre 1502, ci fu come molte castella 
di Romagna s'erano ribellate da Valentino, che fu Ca- 
merino e altre castella. 

E a dì 31 d'ottobre, entrò el Cardinale di San Seve- 
rino con molti cavagli; fugli fatto onore assai. 

E a dì primo di novenbre 1502, in martedì, entrò 
Piero Sederini, gonfaloniere a vita, in Palagio insieme 
colla nuova Signoria. Fu in piazza tutto Firenze, come 
cosa nuova, mai più non fatta a Firenze. Parve che 
ognuno avessi speranza d'avere a vivere bene. 

E a dì 13 di dicembre 1502, la notte, arse el tetto 
e' deschi de' beccai in Mercato Vecchio, e non fece danno 
alle botteghe. 

E a dì 29 di dicembre 1502, fu riformato certe sante 
leggi contro al vizio innominabile e contro alla bestem- 
mia; e altre buone leggi. E feciono che quando non fus- 
sino conosciute o punite dagli Otto o Conservadori , in 



^ Gli storici parlano dell'accordo stabilito fra questi ed altri 
Signori nella dieta tenuta alla Magione in quel di Perugia, ma i 
Fiorentini si astennero dal prendervi parte. 



252 [1503 

tal caso si debba andare innanzi a' Signori e Collegi e 
Dodici.' 

E a di 3 di giennaio 1502, ci fu come Vitellozzo era 
stato morto in Città di Castello, e che Valentino' aveva 
preso Sinigaglia; e più, che gli avisava qui di certi trattati. 

E a di 5 di giennaio 1502, ci fu come Valentino 
aveva preso Città di Castello e aveva morto Vitellozzo 
e un suo fratello ch'era prete notaio, e altri sua amici 
e parenti di Vitellozzo. Guarda come la divina giustizia 
paga alle volte el Sabato! vedi lo sterminio di questa 
casa: Pagolo qui tagliatogli la testa, e ora tutto el resto 
de'frategli. Non vi maravigliate: e' mi ricordo che messer 
Niccolò loro padre, essendo el principale della città e 
avendo vinto tutti e sua aversi della parte contraria, 
v'era restata una povera madre co' un fanciullo, la quale 
disse a questo suo figliuolo: Io voglio che tu vada in- 
nanzi a messer Niccolò e che tu ti getti ginocchioni e 
chiedigli perdonanza e misericordia, credendo che gli 
avessi misericordia alla purità del fanciullo; e fu tanto 
crudele e scelerato che si cavò da lato un coltello e di 
sua mano si lo scannò e ammazzò. E più si disse che, 
essendo fuggiti in certe fortezze suoi nimici, che v'arse 
dentro donne e fanciugli e molta giente, che non volle 
n' uscissi persona.* Guai a chi è crudele e non teme Dio. 

E a di 5 di giennaio 1502, ci fu come a Siena s^era 
scoperto trattato, e che Pandolfo aveva mozzo la testa a 
due cittadini, a uno de' Tagliacci, e preso uno degli Sci- 



^ Con uùa Provvisione di questo giorno si fissò il mQdo di 
giudicare sollecitamente chi fosse tamburato, accusato o inquisito 
presso il Magistrato degli Otto o i Conservatori di Legge; e con 
altra si stabili V apertura di un terzo Monte di Pietà. Libro di Prov- 
visioni ad an. Queste sono le buone leggi cui accenna il Landucci. 

2 Sono gli stessi fatti che si leggono a pag. 227. 



1503] 253 

pioni. A questo modo fanno le maladette parte che non 
temono Iddio e credono avere a vivere sempre e essere 
loro quegli che anno a redare el mondo : quest* è la 
maggiore ignoranza che sia, che pensano contro allo spe- 
rimento che non anno bisogno di fede, e forse che n' è 
in Italia uno di questa ragione! 

E a dì detto, ci fu come el Papa aveva preso el 
Cardinale Orsino e' 1 Vescovo di Firenze eh' è degli Or- 
sini.' 

E a dì 11 di giennaio 1502, ci fu ambasceria Sanese 
alla Signoria, a dimandare aiuto perchè Valentino ve- 
niva a' danni loro ; e fu risposto che noi non possiamo 
muovere contro al Re, e che noi siamo in un medesimo 
caso di loro. 

E a dì 15 di giennaio 1502, ci fu come Pandolfo 
s'era partito di Siena e' suoi figliuoli. 

E a dì 22 di giennaio 1502, ci fu come Valentino 
era in quel di Siena presso a Buonconvento. 

E a dì 30 di giennaio 1502, si bandì una proces- 
sione che si dovessi fare per reverenza della Cappa di 
San Francesco che s'era avuta dal castello di Monte 
Aguto, pychè se gli era tolto el castello e disfatto da' Fio- 
rentini perchè ci fd contro ne' casi d'Arezzo. Onde, ve- 
nendo nelle mani de' Frati Osservanti di San Miniato, 
s'ordinò detta processione per Firenze, innanzi detta 
Cappa la quale era molto vecchia e consumata. Fu fatta 
con grande divozione, gli andò dietro tutto Firenze, e 
poi si portò all' Osservanza di San Francesco di San Mi- 
niato, e qui sta.* 



1 Rinaldo di Iacopo OrsiDÌ. 

2 Quest'abito del Santo lo aveva ricevuto da lui medesimo nel 
XIII secolo, il conte Alberto signore del castello; e i suoi discen- 



254 [1503 

E a di 30 di giennaio 1502, ci fu come Pandolfo 
Petrucci se n'era andato a Lucca, e che Valentino stava 
fermo alla 'mpresa di Siena, benché, con disagio di vet- 
tovaglia , a disagio. 

E a dì 2 di febbraio 1502, ci passò 400 fanti di 
quei di Valentino ch'erano tedeschi, ch'erano licenziati 
da lui: e lui aveva rimessi in Siena usciti e fatto ac- 
cordo, e che lui se n'andava alla volta di Roma. 

E a dì 3 di febbraio 1502, andò a procissione la Cappa 
di San Fancesco; fuglf fatto grande onore, tutte le 
compagnie e regole di Firenze ; e fu posata alla Piazza 
de' Mozzi e fatto quivi un palco con colonne grandi come 
si fa a San Felice quando viene Nostra Donna di Santa 
Maria Impruneta. E quivi gli andò incontro la proces- 
sione ; e portata a San Miniato all' Osservanza, dove si 
debbo riposare e stare. 

E a di 8 di febbraio 1502, fu fornito el tetto de' beccai 
di Mercato Vecchio, e fattovi intorno le botteguzze. 

E a di 19 di febbraio 1502, andò la donna del Gonfa- 
loniere, ch'à nome madonna Argentina,* in Palagio de' Si- 
gnori, albergo e per stanza, la prima volta. E parve cosa 
molto nuova vedere abitare donne in Palagio. 

E a di primo di marzo, arsone tutte le scritture de' 
Cinque del Contado: fu grande danno e scandolo. Valeva 
el grano soldi 35 lo staio. In questi tempi fu gran piove, 
che durò 4 mesi alla fila. 



denti lo conservarono religiosamente fino a quest'anno, nel quale 
fu dai Fiorentini rovinato Monte Acuto, perchè il conte Francesco 
aveva aiutato gli Aretini ribelli. Tal reliquia conservasi oggi nella 
chiesa dì Ognissanti di Firenze, dove fu portata nel 1571. Com- 
pendio delle divozioni e maraviglie del Sacro Monte della Verna. 
Firenze, 1756. 

1 Argentina di Gabbriello Malaspina. 



1503] 255 

E a dì 7 di marzo 1502, ci fu la lega fatta tra 'Ire 
di Francia e di Spagna e Inperatore e Papa; e fecesi 
festa. * 

E a dì 11 di marzo 1502, ci fu come Valentino aveva 
preso un castelluccio degli Orsini, che v' ammazzò parec- 
chi Signori con una artiglieria che fece rovinare una casa, 
e morironvi sotto. 

E a dì primo di maggio 1503, qui si faceva giente 
per Pisa. 

E a dì 7 di maggio 1503, ci fu come gli Spagniuoli 
avevano ripreso nel Reame ogni cosa, che non restava 
se non Napoli. 

E a dì 13 di maggio 1503, si faceva qui molta giente 
per a Pisa; e questa mattina fece la mostra in piazza 
Giampagolo Baglioni con 40 uomini d'arme, e andarono 
a Pisa. E tuttavolta mandavano fanti assai e facevano 
la mostra molti conestaboli, e più mandavano molti gua- 
statori. El grano se n'andò in lire 3. 

E a dì 24 di maggio 1503, ci fu come la Badia a 
San Savino era rovinata addosso a circa 60 guastatori, 
e dissesi eh' e Pisani l'avevano messa in puntegli a que- 
sto fine per giugnere questi alla schiaccia. 

E a dì 29 di maggio 1503, fu morto el manigoldo dal 
popolo co' sassi al luogo della giustizia. Intervenne questo,, 
che un certo banderaio, giovanetto, avendo morto un altro 
banderaio per una certa invidia, andò questa mattina a 
giustizia, e questo manigoldo non gli tagliò el capo né 
al primo né al secondo né al terzo colpo; el cavaliere 
che gli era a lato gli dette due bastonate; e perchè egli 



1 È certo un errore del copiatore T avere scritta sotto questa 
•data la notizia della Lega che è probabilmente quella del 1501. 
"Vedi Muratori, Annali ad an. 



256 [1503 

era un giovanetto di circa 20 anni quello che moriva, 
venne al popolo sì grande compassione che si levò un 
tumulto fra 'Ipopolo: A' sassi ^ ansassi; per modo eh' e 
Battuti ebbono alquanti colpi di sassi , e '1 cavaliere e chi 
v'era ebbe delle fatiche di scampare a gittarsi a terra 
del muro, in modo tale fu la furia del popolo che lo 
ammazzorono, e poi e fanciugli lo stracinorono insino a 
Santa ^. Alcuni voUono dire che gli era intervenuto 
perchè gli impiccò e arse quei 3 Frati.' 

E a di 30 di maggio 1503, si vinse in Palagio che 
'1 sale si comperassi 7 quattrini la libbra, bianchi, che 
dolse a' poveri assai : pure anno pazienzia perchè si fiisse 
men gravezze. 

E a dì primo di giugno 1503, ci fu come el Vescovo 
de' Sederini era fatto cardinale,' e fecesi gran festa e 
fuochi, panegli. E focene el Papa circa 9 Cardinali. 

E a dì 3 di giugno, passò di quaggiù da Campi la 
giente del Marchese di Mantova condotte da noi per a 
Pisa, che furono 100 uomini d'arme. 

E a dì 4 di giugno 1503, ci fu come e Franciosi 
erano giunti a Pisa in nostro aiuto per modo eh' e Pi- 
sani stavano male. Valeva el grano in Pisa lire 4, 
soldi 15 lo staio, e non avevano potuto ricorne ch'era 
stato loro guasto. 

E a dì 14 di giugno 1503, ci fu come avàmo Vico 
a patti. 

E a dì 19 di giugno 1503, ci fu come avevano preso 
la Verrucola. 



1 Nella Vita del Savonarola scritta dal Burlàmacchi e pub- 
blicata dal Baluzio nel T. I. della sua Miscellanea a p. 576, si 
trova notato questo fatto. 

* Francesco, vescovo di Volterra, fratello del Gonfaloniere. 



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i503] 257 

E a. di 25 di giugno 1503, in sul correre del palio 
xii Santo Lo/ venne una acqua con tanta gragniuola in 
Firenze, e massime di là d'Arno, e ruppe tutte le tende 
di San Giovanni ed e canapi: fece gran danno. 

E a dì primo di luglio 1503, rompemo e Pisani eh' 
avevano fatto una preda, e tolsonla loro. E poveretti 
stavano male. 

E a dì 15 di luglio 1503, si mandò el cappello al 
^Cardinale de' Sederini alla Badia di Fiesole, con molti 
cavagli e giovani ; e a dì 16 entrò el Cardinale in Fi- 
(renze, e dìssesi la messa in Santa Maria del Fiore molto 
adornato, e divota.* 

E a dì 19 di luglio 1503, si cominciò a battere quat- 
trini bianchi, e grossonì di 20 quattrini.' 

E a dì 28 di luglio 1503, ci fu come in Roma fu 



1 II 26 giugno si celebra la festa di Sant* Eligio vescovo, in 
Firenze detto volgarmente S. Lo, protettore degli Orefici, Calderai 
« Manescalchi, che posero la sua statua in una nicchia d^ Or San 
Michele. In questo di facevasi una corsa di cavalli, e premio al 
vincitore era il palio che la città d^Arezzo offeriva il giorno del 
Battista. Una deliberazione della Repubblica ordinò alPArte dei 
Mercatanti di consegnarlo alla Camera del Comune, nonostante le 
proteste eh* essa fece per la perdita che ne veniva air Oratorio di 
di S. Giovanni da lei amministrato, ed a profitto del quale andavano 
i palli portati ad offerta. 

^ Tornava di Francia dove era ambasciatore, e si posò alla 
Badia per indi muovere con pompa verso la città per farvi solenne 
ingresso, che è minutamente descritto dal Cabibi. 

3 Per queste nuove monete vedi Orsini, Storia delle monete 
•della repubblica fiorentina a pag. 279, dove si legge la Provvisione 
del 22 giugno 1503 che ordina siano coniate, per rimediare air in- 
conveniente dello spendersi da qualche tempo « diverse monete 
« d* ariento false et tose, et quattrini di qualità che ne va lire lE 

« o più per un fiorino largo d*oro ». 

17 






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258 [1503 

assaltato el Cardinale di San Severino e lo Ambasciadore 
del Re di Francia da circa 40 travestiti colle maschere^ 
e fu morto uno staffiere del Cardinale e ferito la mula 
del Cardinale/ 

E a dì 30 di luglio 1503, levorono la giente da 
quello di Pisa e mandoronle in quello d'Arezzo, perchè 
si diceva che Valentino veniva in qua. Furono troppo 
leggieri a muovere. 

E a dì 4 d^agosto 1503, giunse e Franciosi in quello 
di Pescia, e poi qui a San Donnino, eh' erano Franciosi, 
Mantovani e Ferraresi, mandati dal Re a soccorrere el 
Reame. 

E a dì 13 d'agosto 1503, giunse a Dicomano 4mila 
cavagli franciosi per andare nel Reame: alloggiorono 
per le ville, e io n'ebbi al luogo mio ; avemo tra me e 
al Moro 24 cavagli, ch'ebbi a dare le spese a tutti. An- 
dovvi Benedetto, e fece loro onore el meglio che potette, 
con pericolo della vita a sopportargli : gli voUono dare 
più volte,* 

E a dì 14 d'agosto, si partirono e alloggiorono al 
Ponte a Sieve. Andavano via presto, che bisognava loro. 

E a dì 19 d'agosto 1503, ci fu come el Papa era 
morto alle 23 ore; e a dì 20 si sonò le campane per 
la sua morte. 

E a dì 21 d'agosto 1503, ci fu come Valentino era 
morto con 4 Cardinali. Non fu vero, non mori se none 



^ Federigo Sanseverino cardinale del titolo di S. Teodoro. Se- 
condo quello che racconta il Nardi, furono assaltati alcuni gen- 
tiluomini francesi che uscivano da casa del cardinale. 

* Il Landucci possedeva nella potesteria di Dicomano e pre- 
cisamente nel popolo di S. Martino a Poggio. Una parte di questi 
beni gli aveva comprati da una famìglia di quel luogo denominata 
Dal Moro, Benedetto è un figliuolo dello stesso Landucci. 



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1503] 259 

un Cardinale ; e dissesi che Valentino aveva avvelenato 
f aschi di vino, e che quello Cardinale morì di quello : e 
più s' è detto, che '1 Papa n'aveva bevuto anche lui, in 
iscambio d'altri fiaschi. Per avvelenare e Cardinali, av- 
velenò el suo padre. Se fu vero o no, lo sa Iddio ; tant' è, 
che fu un dì o dua da l'uno all'altro a morire. Vedi que- 
sto Valentino dove si truova al presente, con tanti nimici 
che gli verranno addosso ! 

E a dì 26 d'agosto 1503, ci passava più Cardinali 
ch'andavano via a Roma per staffetta: infra gli altri, 
uno gli cadde un cavallo addosso, e ruppesi una gamba 
a Montebuoni, e rimase qui in Firenze a medicarsi. 

E a dì 29 d'agosto 1503, giunse qui 4 mila fanti 
Svizzeri, e alloggiorono alle porte, di fuori; mandati dal 
Re di Francia per soccorrere el Reame: e ogni dì pas- 
sava giente del Re di Francia pe' reame. 

E a dì 31 d'agosto 1503, ci fu come el Signiore di 
Piombino* aveva ripreso Piombino. 

E a dì primo di settenbre 1503, ci venne el Signiore 
di Mantova,* e alloggiò in casa quegli del Tovaglia , sol- 
dato dal Re. E a dì dua si partì, e andò verso el Reame 
di .... Faceva el Re grande isforzo di giente, che man- 
dava ogni dì. 

E a dì 4 di settenbre 1503, ci passò el Cardinale di San 

Giorgio, e non si fermò in Firenze : andava via in furia.' 

E a dì 5 di settenbre 1503, giunse qui monsignore 

della Tramoia; alloggiò in casa e Salviati. Andava via 

con furia nel Reame, mandato dal Re. 



1 Jacopo IV AppìaDÌ, richiamato dal popolo. 

2 Giacfrancesco Gonzaga. 

3 Giovaoni Antonio Sangiorgio milanese, vescovo Alessandrino, 
cardinale del titolo dei SS. Nereo ed Achilleo. 



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260 [1503 

E a di 7 di settenbre 1503, giunse qui tre Cardinali ; 
che fu Ascanio, Roano e Aragona: alloggiorono in casa 
Giovanni Tornabuoni; e desinato, cavalcorono via.^ 

E a di 12 di settenbre 1503, venne in Firenze, in 
manco di mezz' ora, 6 o 7 saette : infra F altre, ne venne 
una in su la Porta di San Piero Gattolino, e détte in 
su uno San Giovanni e mandogli la croce per terra, e 
in Via Gora ne venne un'altra, e in più luoghi della 
città ; e non tanto dentro, quanto ancora di fuori. A Pe- 
retola, sondo per la strada uno Bartolommeo Nelli, a ca- 
vallo, gli cadde addosso la saetta, e ammazzò lui e *1 ca- 
vallo; e uno altro cavallo, che gli era un poco adietro, 
isbalordì ; e 1 cavallo diventò zoppo : e dissesi di due altri 
morti, uno al Poggio a Caiano, e uno a Calenzano ; e in 
Mugiello, in una casa, uno uomo e una donna e fan- 
ciugli mori. 

E a di 16 di settenbre 1503, entrorono e Cardinali in* 
conclave; e prima disse una messa dello Spirito Santo 
un Cardinale innanzi al corpo di San Piero; e fatto un 
bello sermone si rinchiusone; e furono 38 Cardinali. 

E a di 23 di settenbre 1503, fu fatto el Papa el 
Cardinale di Siena.* Fu creato a di 21 a ore 14, e chia- 
mossi Papa Clemente; poi si disse Papa Pio terzo. 



1 Questi tre cardinali sono lo Sforza ricordato ; Giorgio d*Am- 
boise arcivescovo dì Rouen, cardinale di S. Sisto, legato pontifìcio 
in Francia, che veniva a Roma con grande speranza di divenir 
papa; P ultimo è Luigi d^Aragona dei reali di Sicilia, diacono car-, 
dinaie di S. Maria in Cosmedin. Prima sMnviò ad incontrarli Fran- 
cesco Pepi, e il di 6 la Signoria comandò ad alcuni cittadini di 
cavalcare la mattina susseguente ad honorandum R.mo8 Cardino- 
les Florentiam proooime venturosa sotto pena della relegazione 
per un mese nella città, a chi mancasse; ma nessuno mancò. 

' Francesco Todeschini Piccolomini senese. 



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1503] 261 

E a di primo d' ottobre, ci fu come e Franciosi erano 
passati Roma, e come Valentino aveva dato a' Franciosi 
200 uomini d'arme, e altrettanti se n' aveva serbati. El 
canpo degli Spagniuoli si faceva incontro, ed erano 
appresso, Aspettavasi ogni dì sentire qualche grande 
rotta. 

E a di 6 d'ottobre 1503, venne Valentino in Roma, 
ammalato in cataletto, col resto di sua giente.* 

E in questo tempo valeva el grano soldi 36 lo staio , 
e '1 vino valeva di fuori soldi 15 el barile. 

E a di 15 d' ottobre 1503 , ci fu come gli Orsini ave- 
vano voluto ammazzare Valentino in Roma; e che pre- 
sono uno Raffaellino de' Pazzi, ch'era con lui, fiorentino, 
ch'era a cavallo armato, e legatolo in sul cavallo, lo 
gittorono nel Tevere. Valentino fu avisato e messo in 
Castello Sant'Agnolo.' E dicevasi che tutti e romani Or- 
sini erano dagli Spagniuoli, e che '1 Marchese di Man- 
tova s' era tornato indietro in Roma ; e come e Franciosi 
si morivano di fame, e chi si fuggiva di qua e chi di 
là: el canpo loro indeboliva, e gli Spagniuoli pigliavano 
animo assai. Pensa dove si trovavano e Franciosi ! 



1 II Valentino bramava di ritirarsi in Roma per paura del- 
TAlviano che faceva di tutto per averlo nelle mani, e vi giunse 
la sera del 3 ottobre. Il Papa consenti il suo ritorno forse per com- 
passione (come scrive il Giustinian), ma più per la speranza che, 
essendo ammalato, vi morisse, e cosi « metter man ne la robba e 
« denari che lui ha portati fora de Roma ». 

2 Tentando il Duca di fuggirsene dalla città, gli Orsini si 
prepararono per inseguirlo; ma abbandonato, appena, uscito di 
casa, dalla maggior parte dei suoi, fu costretto, per assicurarsi, ad 
entrare in Vaticano da dove fu portato in Castel San t* Angelo. 
Della morte del Pazzi non fu vero : nel giugno 1504 era a Napoli. 
Giustinian, tom. II, a pag. 244, e tom. Ili, a, pag. 521. 



262 [1503 

E a di 20 d' ottobre 1503 , ci fu come Papa Pio era 
morto, e morì ieri a di 19 a ore 18; e in detto di si 
sonò le campane. Visse manco d'un mese, 

E a di 24 d'ottobre 1503, andò Antonio mio figliuolo 
a Studio a Bologna per farsi dottore in medicina. 

E a dì 30 d'ottobre 1503, entrorono é Cardinali in 
conclavi per fare el Papa. 

E a di 2 di novenbre 1503, ci fu come '1 Papa era 
fatto, e fu San Piero in Vincola gienovese.* Fu qui le nuove 
a ore 18, e sonossi le campane all'ave maria; e fu fatto 
ieri a ore 3, e chiamossi Papa Giulio II. Fecesi gran festa. 

E a dì 14 di novenbre 1503, ci fu come e Vini- 
ziani avevano preso tutta Val di Lamona, e come gli 
avevano una ròcca di Faenza. 

E a di 17 di novenbre 1503 , ci fu come e Franciosi 
s'erano appiccati cogli Spagniuoli, e come v'era morta 
molta giente, ma più de' Franciosi, 

E a di 21 di novenbre 1503, ci fu come e Vini- 
ziani avevano avuto Faenza, e feciono loro questi patti: 
esenti 10 anni la città, e 20 anni el contado. 

E a di 28 di novenbre 1503 , ci fu come Valentino era 
stato preso ad Ostia e mòzzogli la testa; e dicevasi che 
voleva dare la Romagna a' Viniziani , e passare di qua 
colla sua giente , perchè si vedeva spacciato , sanza aiuto, 
e nimico d'ogniuno. Non fu vero che fussi morto. * 



1 Giuliano della Rovere, d'Albizzola presso Sayona, arcive- 
scovo e legato d'Avignone e cardinale di S. Pietro in Vincoli. 

^ Non volendo il Borgia consegnare i contrassegni delle for- 
tezze di Cesena e Forlì che il papa richiedeva, questi ordinò al 
comandante delle navi in Ostia di ritenerlo prigione. Altri scrit- 
tori oltre il Landucci registrarono la voce della sua morte che 
corse in quei giorni. Villìwri, N. Machiavelli e i suoi tempii 
tom. I, a pag. 465. 



'sxjài 



1503] 263 

E a dì 29 di novenbre 1503, ci fu come don Mi- 
chele, conduttore delle gienti di Valentino, era stato preso 
qua in verso Città di Castello e '1 Borgo, e svaligiato 
tutta sua giente d'arme.* 

E a di 5 di dicenbre 1503, venne don Michele 
preso in Firenze. Vedi se Valentino rovinava affatto! 
e se gli era pagato del lume e de' dadi delle sue cru- 
deltà. 

E più c'era eh' e Viniziani avevano preso Imola, e 
cosi gli toglievano ogni cosa di Romagna. Halla goduta 
manco del conte Girolamo. Queste povere città della 
Chiesa, di Romagna, ogni dì anno queste rivoluzioni, e 
non si possono riposare. 

E a dì 9 di dicenbre 1503, venne in Firenze el 
Marchese di Mantova, che veniva del Reame: aveva 
lasciati e Franciosi, perchè vedeva gran pericolo nella 
fame e aspra guerra; e andossene a Mantova l'altro 
di. Dicevano ch'avevano fatto tregua el Re e gli Spa- 
linoli. 

E a dì 18 di dicenbre 1503, venne in Firenze el Car- 
dinale di Roano,* con un suo nipote fatto cavaliere di 



1 Don Michele Goriglia spagnuolo condottiere di fanterie al 
servizio del Valentino e « strumento fidatissimo in tutte le sue 
« azioni come che fatte si fussero ». Cosi lo qualifica il Nardi. Il 
Machiavelli scrivendo da Roma il 18 novembre avvisava del pas- 
saggio per la Toscana delle genti condotte da don Michele, e con- 
sigliava di svaligiarle. 

* Per mostrarsi amici del Re di Francia, e per rivestire questo 
Cardinale il grado di legato pontificio, i Fiorentini gli resero onori 
specialissimi. Prima gli si mandò incontro a San Caseiano Giovanni 
Tomabuoni con un tavolaccino della Signoria ; quindi fu ordinato 
agli operai di S. Maria del Fiore di ornare quel tempio con drap- 
pelloni ed altro, come si costumava fare per la venuta dei Legati 
pontifici, successivamente furono eletti, sempre per onorarlo nel 



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264 [150a 

nuovo: alloggiorono in casa Giovanni Tornabuoni; e quali 
se n'andavano in Francia: e più si tornava a Ferrara 
el Cardinale di Ferrara.* 

E a di 28 di dicenbre 1503, si partirono di qui e- 
nostri Ambasciadori eh' andavano a Roma al Papa nuovo^ 
che furono, el Vescovo de' Pazzi, el Maggiore dell'Ai- 
topascio, e Matteo Strozzi, e Tommaso Sederini, uno^ 
de'Girolami, e messer Antonio Malegonnelle.' 

E a di detto, ci fu come a Roma avevano isquar- 
tati due uomini ch'erano stati avelenare quel Cardinale. 
E cosi s' era fuggito dua Cardinali , che fu uno quel man- 
datario che venne qui ammazzare quei tre Frati e ar^ 
dergli. E cosi Valentino era stato collato a Roma.' E 
qui si teneva ancora don Michele. 



suo passaggio per il territorio della repubblica, Francesco Man- 
nelli, Girolamo Bettini e Giovanni Gondi, tutti accompagnati o da 
un tavolaccìno o da un famiglio del Rotellino. Non si mancò di 
mettere, al solito, a sua disposizione le argenterie della Signoria.. 
Deliberazioni dei Signori e Collegi ad an. 

^ Ippolito d^Este, dei Duchi di Ferrara, cardinale del titolo di 
S. Lucia in Selci, chiamato anche il Cardinale d^Este. 

2 Questi ambasciatori furono eletti il 4 e 6 di novembre nel 
Consiglio degli Ottanta, ed il 29 furono dalla Signoria date loro 
le istruzioni. Il Maggiore dell'Ai topascio è Guglielmo Capponi;, 
quello de'Girolami, Francesco di Zanobi. 

3 I carteggi degli ambasciatori veneto e fiorentino a Roma ci 
agevolano l'intelligenza di questo punto. Da quelli rilevasi essere, 
nella notte dall' 11 al 12 aprile, morto di veleno Giovanni Michiek 
veneto cardinale del titolo dì Santa Maria in Septifolio, vescovo 
Portuense, chiamato comunemente il Cardinale di Sant'Angelo. Il 
Papa ne procurò la morte per impadronirsi delle sue ricchezze.. 
Nel dicembre, l'avvelenatore, Asquino da CoUoredo nel Friuli, 
segretario del cardinale, fu imprigionato e processato: due suoi 
compagni, il cuoco e il cameriere, si salvarono colia fuga. La notte- 
dei 19 di detto mese il Remolino catalano, cardinale del titola 



1504] 265 

£ a di 5 di giennaio 1503, ci fa come e Franciosi 
erano stati rotti e morti gran quantità, e perduto Gaieta, 
che l'ebbono per forza. 

E in detto di , affogò Piero di Lorenzo de* Medici con 
molti baroni franciosi,. nel fuggire di Gaieta, eh* era in 
Gaieta; e capitorono male tutti e Franciosi.^ 

E a di 7 di giennaio 1503 , venne in Firenze 50 ca- 
vagli mandati dal Papa per menarne don Michele: e 
alli 9 ne lo menorono, el detto don Michele, a Roma. 
E più si disse ch'era preso quel Cardinale, che si chia- 
mava Niccoletto, el quale venne qui innanzi fussi car- 
dinale, mandato da Papa Alessandro a giustiziare quei 
tre Frati di San Marco, dell'Ordine di San Domenico, 
che fa fra Girolamo da Ferrara, e frate Domenico da 
Pescia, e uno altro fra Salvestro; e fecegli ardere. E 
dissesi che per avere fatto tal benefìzio al Papa diventò 
cardinale; e forse non fu vero. 

E a di 10 di giennaio 1503, ci fu come e Pisani pre- 
sono una brigata di fanti, di quegli di Livorno, e fuvvi 
un Borgo Rinaldi fiorentino; e questo fu che gli andò- 
reno aizzare tanto gli trassono fuori, e, rinculando, gli 
missono in mezzo; e furono tutti presi. 

E in questi tempi freddi, s'era fuggiti del Reame 
molti Franciosi, chi aveva potuto, tutti isvaligiati e 
ignudi: n'era in quel di Roma molte migliaia che mo- 



del SS. Giovanni e Paolo, e arcivescovo di Sorrento; e Lodovico^ 
chiamato anche Pierluigi, Borgia nipote di papa Alessandro arrù 
puerunt fugam^ scrive il Giustinian, e si credè ciò facessero in 
conseguenza delle rivelazioni delfÀsquino che nominò alcuni car- 
dinali coneenzientt a quel misfatto. 

1 £ noto avere il Medici trovata la morte neir acque del Ga- 
rigliano dopo la celebre battaglia combattuta sulle rive di quel 
fiume; e come i Fiorentini si rallegrassero molto di questa morte. 






266 [1504 

rivano per le fosse dì fame e di freddo, che non trova- 
vano chi gli aiutassi, per le loro crudeltà che gli avevano 
fatto di mettere le città a filo di spada e saccheggiare 
ogni cosa; e per permissione divina morivano in Roma 
ne' monti del letame; ignudi entravano nel letame per 
fi^eddo: e se non fussi che U Papa fece fare 300 o 400 sal- 
tamharca, e dettene a ognuno uno, e détte loro danari e 
misegli in galea che passavano di là in Francia, sareb- 
bono tutti morti. A ogni modo, ci fu come n'era morti più 
di 500 di freddo : ne' monti del letame ignudi si trovavano 
morti la mattina. Per Roma entravano nelle case, quando 
ne trovavano una aperta, e non se ne potevano cavare: 
davano loro delle mazzate, non ne gli potevano cavare; 
dicevano : ammazzaci. Non fu mai fatto tale sterminio. E 
nondimeno el Re non gli mandava aiutare, s'era dimen- 
ticato di loro; perchè cosi fa la giustizia di Dio, perchè 
vanno per ammazzare altri e rubare ; e sono tutti bestem- 
miatori con tutti e vizi, sanza fede o timore di Iddio.* 

E a dì 4 di febbraio 1503, ci fu come e Viniziani 
avevano preso Furlì, e così non v'era contradizione. 

E a dì 7 di febbraio 1503, ghiacciò Amo; fu gi*an freddo. 

E a dì 12 di febbraio 1503, venne un Cardinale in 
Firenze, ch'era nipote del Papa, eh' aveva avuto el suo 
cappello; e aUoggiò in casa Guglielmo de' Pazzi.* 



1 I dispacci del Giustinian de* 6 e 8 gennaio confermano la 
narrazione del Landucci cosi per.ì soccorsi del Papa, che « in 
« questa rotta si ha scoperto tutto per loro », come per le mole- 
stie che ricevevano dalle popolazioni della città e del contado 
memori dei danni che fecero quelle soldatesche quando andavano 
nel Reame; e del ricoverarsi in fine nei* monti del letame, per 
cagione del gran freddo che li prendeva, giungendo a Roma spo- 
gliati « anzi nudi ». 

2 Galeotto Della Rovere cardinale di S. Pietro in Vincoli 
creato da Giulio II il 29 novembre 1503. 



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1504] 267 

E a dì primo di marzo 1503, ci fu come la lega del 
Re di Francia col Re di Napoli era rotta. 

E a di 14 di marzo 1503, andò a giustizia una fan- 
ciulla che stava per fante con uno miniatore; la quale 
ingravidò e fece una fanciulla femmina, e ammazzoUa e 
gittoUa giù per un cesso. El votacesso, che fu Bardoc- 
cio, trovò questa bambina e portolla agli Otto; e di fatto 
fu presa detta fanticella: e colui eh* aveva usato con lei 
si fuggì ; e la detta fanciulla andò in su uno carro, e fuUe 
tagliata la testa.^ 

E a dì 31 di marzo 1504, si vinse che le robbe che 
venivano di quel di Lucca pagassino 20 per cento.' 

E a dì 21 d'aprile 1504, si consecrò la chiesa di 
San Francesco da San Miniato, ch'era fornita di tutto.* 

E a dì 28 d'aprile 1504, ci passò una ambasceria 
del Re d'Inghilterra eh* andava al Papa.* 



1 La sentenza degli Otto di Guardia e Balia del 13 marzo ci 
dà i nomi della disgraziata fanciulla e del seduttore. Quella si 
«hiamava Ginevra di Nardo di Piero del Prete della Piacentina, 
questi Luigi di Mariotto Biffoli, ed era miniatore come rilevasi 
da alcuni documenti veduti dal eh. cav. Gaetano Milanesi. 

s Dal generale aumento di gabelle fatto con questa provvi- 
gione, che doveva andare in vigore due mesi dopo, furono eccet- 
tuati solamente i sali e i ferri. 

3 A carte 27 del Libro di Deliberazioni e Partiti dell' Arte 
-de* Mercatanti che soprintendeva alla fabbrica di questa chiesa e 
convento leggesi: Nota qualiter hoc presenti suprascripta die 
■ecclesia Sanati Salvatoris de Observantia fratrùm Minorum Sancii 
Franciseiy sita prope januam sancti Miniatis <xd Montem^ cum 
•massima solempnitate et devotione et per epischopum de Pagan- 
:gnottÌ8^ fuit consecrata ; et similiter altare maius de novo hedi- 
ficatum in dieta ecclesia fuit consecratum, et cappa serafici Sancti 
Franeisd fuit missa in dieta altari, 

* Giunsero a Roma il 13 maggio, ed erano mandati da En- 






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268 [1504 

E a dì 3 di maggio 1504, giunse qui molti cavagli 
romani, ch'avevano soldati costoro, e facievano molti fanti 
per a Pisa. 

E a di 11 di maggio 1504, fece la mostra Giampa- 
golo Baglioni con, 100 uomini d' arme e molti balestrieri 
a cavallo : e ghindoli I è bella compagnia; e andò via a Pisa» 

E a dì 14 di maggio 1504, si trasse dell'Opera el 
l gigante di marmo ;^ uscì fuori alle 24 ore, e ruppono el 

i muro sopra la porta tanto che ne potessi uscire. E in 

j questa notte fu gittate certi sassi al gigante per far male; 

,' bisognò fare la guardia la notte: e andava molto adagio, 

1 così ritto legato che ispenzolava, che non toccava co' piedi; 

con fortissimi legni, e con grande ingegno; e penò 4 dì 
a giugnere in Piazza, giunse a dì 18 in su la Piazza a 
ore 12: aveva più di 40 uomini a farlo andare: aveva 
sotto 14 legni unti, e quali si mutavano di mano in mano;, 
e penossi insino a dì 8 di giugno 1504 a posarlo in su 
la ringhiera, dov'era la Giuditta, la quale s'ebbe a le- 
vare e porre in Palagio in terra. El detto gigante aveva 
fatto Michelagnolo Buonarroti. 

E a dì 23 di maggio 1504, venne in Firenze una in- 
fluenza d'una tossa con freddo, che, de' cento, e novanta 
dentro e di fuori tossivano ed avàno la febbre : pochi ne 
mon: bastò più mesi. Non si trovava medicina che la 
guarissi, se non col tempo.* 

E a dì 30 di maggio 1504, ci fu come noi averne 
Librafratta a patti, salvo l'avere e le persone; e Pisai 



rìco VII a prestare obbedienza al Pontefice, e a portare Tordine de^ 
Giarrettiera al Duca d'Urbino. 

1 Intendi il David che Michelangiolo lavorò in una stanza 
r Opera di S. Maria del Fiore. 

^ Dal Cambi abbiamo che quella influenza di tosse incoi 
n Roma, e si diffuse per tutta Italia e fuori. 



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1504] 269 

<;he v' erano drente rimasono nostri prigioni, con patto di 
scambiare quegli avevano in Pisa de' nostri. 

E a dì primo di giugno 1504, si pose a la colonna 
di Mercato Vecchio un ferro da mettere in gogna e tristi , 
che non v' era più stato. 

E a dì 16 di giugno 1504, fu finito questo palagio 
degli Strozzi, questa mezza parte; e menovvi moglie den- 
tro Lorenzo di Filippo Strozzi, e fece molte belle nozze 
« begli apparati.* 

E a dì 29 di giugno 1504, ci fu come e nostri di 
Pisa avevano fatto una preda a' Pisani, e presi 35 cavagli 
ch'erano usciti di Pisa, e fu preso loro uomini di capo, che 
fu el Berzighella; e ferito Rinieri della Sassetta e altri.* 

E a dì primo di luglio 1504, e nostri di Pisa feciono 
una grande preda in quello di Lucca, e morti molti uo- 
mini lucchesi; e tolsono loro una preda di vettovaglia 
che portavano a' Pisani; e corsone a' magazzini de' Luc- 
chesi a Viareggio, e ruborono e arsone tutti, e feciono 
una preda di 25 migliaia di fiorini.' 

E a dì 3 di luglio 1504 , venne in Firenze 5 prigioni 
de' Pisani ; e ve ne fu uno che si chiamava el Berzighella 
che détte avviso come stavano e Pisani. 



1 Cioè quella parte rispondente sulla piazza degli Strozzi, la 
«ola compiuta, mancando air altra il cornicione. Che le nozze di 
Lorenzo colla Lucrezia dì Bernardo Rucellai fossero festeggiatissime 
io mostra il vedere che in quella occasione i suonatori e gli argenti 
della Signoria furono messi dai Priori a sua disposizione. Luigi 
Passerini, spesse volte inesatto, nella sua Genealogia e storia 
-della famiglia Rucellai pone questo matrimonio erroneamente 
all'anno 1508. 

2 Rinieri della Sassetta era capitano a servigio dei Pisani. 

3 I Lucchesi in quel tempo davano grandi aiuti ai Pisani, e 
il commissario fiorentino Antonio Giacomini fece, per punirli, 
varie scorrerie nel loro territorio. 






270 [1504 

E a dì 3 di luglio 1504, giunse a Livorno 3 galee, 
che venivano di Francia in nostro benefìzio.* 

E a di 7 di luglio 1504, venne in Firenze el Duca 
di Ferrara e alloggiò in casa sua.' Veniva alla Nunziata, 
e non volle presenti; e a di 8 detto se n'andò. 

E a di 19 di luglio 1504, ci fu come le nostre galee 
di Livorno avevano combattuto co'navili gienovesi che 
portavano grano in Pisa, e ruppongli in modo che non 
vi andorono, eccetto eh' un brigantino che portò biscotto 
ch'era fracido. E poverini stavano male, perchè valeva 
qui el grano soldi 48 lo staio; loro l'avevano a lire 4. 

E a di 28 di luglio 1504, ci fu come e Pisani man- 
davano a pascere loro bestiame un poco di fuori, e come 
e nostri lo tolsono loro. Stavano male ; e nondimeno più 
ostinati che mai; e non potevano uscire di fuori a fare 
nulla, né poterono ricorre e loro grani. 

E a di 29 di luglio 1504, ci fu una cosa da non la 
seri vere,, pure si diceva espressamente molti di, tanto e 
da molti, ch'i' la dirò; e quest'è, che gli era veduto da 
molti apparire in sun un prato presso a Bolognia molta 
giente d'arme; e mandando messer Giovanni a sapere 
quello che volevano, uno andò a loro e lasciò gli altri. 
Fu veduto, come giunse, tagliarlo a pezzi; e poco stante 
colui tornare, e dire non avere veduto nulla. E chi ve- 
deva , vedevano d' un bosco uscire prima un trombetto e 
poi la fanteria, e poi la giente d'arme; e giunti in sul 



1 Dal Nardi sappiamo che furono coDdotte « tre galee sottili, 
«ch'erano in Provenza, del Re Federigo già re di Napoli, per 
« capitano delle quali venne un suo uomo fidatissimo e eccellente 
«in mare chiamato don Dimas Richasene, le quali giunsero a 
« di 2 di luglio del 1504 ». 

' 2 Questa casa era in Borgo degli Albizzi al principio, e confi- 
nava col palazzo Pazzi. Vedi nota 1 a pag. 238. 



1504-5] 271 

prato s'azzuffavano e morivavi molta giente: dì poi tor- 
navano nel bosco ; di poi uscire di quel bosco molte car- 
rette e ricoglievano e morti e portavangli al bosco. Que- 
sto vedeva molta giente discosto una occhiata; e come 
andavano presso, non vedevano nulla: e questo fu veduto 
più volte. Si disse che significava grande uccisione di 
coltello. 

E a di 22 d'agosto 1504, si mise mano a volgere 
Amo a Livorno, poi si lasciò stare. *■ 

E a di 8 di settenbre 1504, fu fornito el gigante in 
Piazza, e scoperto di tutto. 

E a di 28 di settenbre, valse el grano lire 3 lo staio. 

E a di 19 d'ottobre 1504, andava una bella sementa ; 
tornò el grano a soldi 50. 

E a di 21 d'ottobre 1504, ci fu come costoro leva- 
vano la giente da Pisa, e Pisani attendevano a' ripari. 

E a di primo di novenbre 1504, venne a Bibbiena 
un tremuoto si grande che fece rovinare più case, e mo- 
ri vvi due uomini e molti ne guastò; e disse, alcuni che 
vi si trovorono, che in sul mercato che si rompevano 
l'uova e le stoviglie. 

E a di 12 d'ottobre 1505, ci fu come quegli di Barga 
dettone una rotta a' Pisani, e presono di loro molti ca- 
vagli e molti uomini pisani. 

E a di 20 di novenbre 1505, si pose una Santa Ca- 
terina con una ruota in capo in su la porta eh' è a mezzo 
la scala nel palagio del Podestà, che va su nel palagio, 
partendosi della corte; in memoria dell'ordine avevano 



1 II Gonfaloniere e il Machiavelli si messero in testa di 
deviare TÀrno presso Pisa gettandolo in uno stagno vicino a 
Livorno per lasciare a secco quella città e toglierle ogni comu- 
nicazione col mare. Questa impresa, alla quale le persone com- 
petenti si erano mostrate contrarie, non riuscì. 



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272 [1505-6 

di tenere 4 dottori a giudicare e casi del palagio del Po- 
destà, che si chiamavano la Ruota: e in questo dì si 
cominciò un tale ordine. 

E a dì 20 di dicenbre 1505, détti a Simone del Pol- 
laiuolo un ricordo e un disegno, perchè egli era archi- 
tettore, e parvemi che lui fussi atto a conducere questa 
mia invenzione; e questo fu, che in quello luogo dov'è 
San Giovanni Evangelista in Firenze ,* si dovessi fare un 
bello tempio e una bella cupola a onore di San Giovanni 
Vangiolista, e per gloria di Dio e della nostra città, dan- 
dogli questo disegno, che levando tutte le case e botte- 
ghe, quanto tiene la Piazza di San Lorenzo, eh' è un 
quadro di circa 100 braccia per ogni verso, si farebbe 
un bello tempio che arebbe queste condizioni : dirimpetto 
a San Lorenzo e in su la strada , e che noi avessimo un 
avvocato in paradiso con San Giovanni Batista che fu el 
diletto di Cristo e suo fratello, secondo la carne, che in 
vita etema non è manco. E così gli détti ad intendere 
tutta mia fantasia, onde gli piacque assai e dissemi più 
volte non aver mai avuto più bella invenzione; e disse 
come credeva di poterla mettere innanzi a chi potessi: 
gli pareva mille anni. 

E a dì 9 di giennaio 1505, cadde una colonna di sul 
campanile di Santa Maria del Fiore da una finestra delle 
più basse di verso la cupola, e presso non dette a uno 
cittadino; dissono avergU tocco e panni. 

E a dì 14 di giennaio 1505, ghiacciò Arno in modo 
che vi si fece su alla palla, e giovani. 

E a dì 24 detto, andò a giustizia un giovane, e fu 
inpiccato; e medici e scolari dello Studio, che c'era 
molto copioso di dottori e valentuomini, lo chiosano agli 



Ora detto S. GiovanniDO degli Scolopi. 



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1L506] 273 

Otto per fare una notomia, e fu conceduto loro; e fe- 
cionla in Santa ^ in certe loro stanze, e durò insino a 
di primo di febbraio 1505, ogni dì due volte. Vi furono 
e medici e fuvvi anche il mio maestro Antonio, ogni di, 
a vedere. * 

E a di 24 di giennaio 1505, si scopri la gravezza. 

E a dì 15 di febbraio 1505 , fece la mostra in Piazza 
400 fanti e quali aveva ordinati el Gonfaloniere, di no- 
stri contadini , e dava loro a ogniuno un farsetto bianco, 
un pàio di calze alla divisa, bianche e rosse, e una ber- 
retta bianca, e le scarpette e un petto di ferro e le lance, 
e a chi scoppietti; e questi si chiamorono battaglioni; e 
dava loro un conestabole che gli guidassi e insegnassi 
adoperare Tarme. E questi erano soldati e stavansi a 
casa loro obrigati, quando bisognassi che sieno mossi; 
« a questo modo ordinava di farne molte migliaia per tutto 
^1 contado in modo che non bisognassi avere de' forestieri. 
E così fu tenuto la più bella cosa che si ordinassi mai 
per la città di Firenze.' 

E in questo tempo si fece e muricciuoli intomo alla 
piazza di Mercato Vecchio ; benché non piacessi a molti. 
Tornò el grano a soldi 28 lo staio. 

E a dì 17 di marzo 1505, gli Otto dettone bando 
-della testa a uno eh' aveva fatto questa sceleranza , e fu- 
rono più, se non compariva., e quali ebbono animo a mi- 



1 Con deliberazione di questo giorno gli Otto di guardia e 
balia concesserunt Medicis et Artium et Medicine doctorihus 
corpus etseu cadaver Bernardonis Belledonne, qui prò fure fuit 
-laqueo suspensus^ quod de eo possint facere notomiam^ cutn 
hoc quod dici fadant et celebrari, prò ipsius Bernardonis anima, 
missam et alia divina officia et consueta in predictis, eorum sum- 
ptibus, 

2 È la milizia ordinata dal Machiavelli. 

18 



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274 [1506 

nacciare un padre se non dava loro el figliuolo. Non al- 
trimenti feciono e giovani di Soddoma a Lotto , che 
chiedevano gli angeli a Lotto. E anche a questo meri- 
terebbono quel medesimo che seguitò loro. Mal volentieri 
n' ò fatto ricordo, perch' è '1 vizio innominabile. Dio mi 
perdoni.* 

E a di 18 di marzo 1505, si bandì el perdono di 
Santa Maria del Fiore, raffermato da papa Giulio Se- 
condo, come fu di prima, 1481, di colpa e pena. * 

E a di primo d'aprile 1506, tolsono al soldo don 
Michele, che fu condottiero di Valentino, e fu qui in 
prigione. 

E a di 10 d'aprile 1506, fu el giubileo a' Servi, 
alla Nunziata: e cominciò a di detto, el Venerdi Santo, 
a vespro, insino a vespro del Sabato Santo. 

E a di 11 detta, cominciò el giubileo anche a Santa '^, 
el Sabato Santo, e dura tre di, insino a lunedi al tra- 
montare del sole ; pure da papa Giulio. ' 



1 Nel Libro di Partiti di quel magistrato, sotto questa data^ 
si trova che fu pubblicamente bandita la deliberazione presa il 
giorno precedente colla quale cond.annavansi nel capo Piero di Felice 
rivenditore, Andrea di Lodovico Martini, Girolamo di Lorenzo d'An- 
gelo Biliotti e Giovanni di Guglielmo di Paolo alias il Nano Alto- 
viti. Credo che il Landucci voglia qui appunto indicare l' Altoviti 
che gli scrittori dipingono come uomo malvagio, terribile ed astu- 
tissimo. I primi tre, essendosi presentati, furono sciolti dalia con- 
danna e forse più tardi sarà stato assoluto anco T ultimo. 

•* Vedi addietro a pag. 37. 

3 II 26 marzo la Signoria ordinò che un suo banditore nei 
luoghi pubblici della città bandisse questo giubbileo concesso dal 
Papa alla chiesa di S. Maria de' Servi. Con altre deliberazioni 
dell* 8 e 10 aprile si dette licenza a due mazzieri e a due tavo- 
laccini di andare alla chiesa predetta e air altra di S. Croce, ad 
standum et serviendum indulgentiis^ appunto per i giorni 10, 11 
e 12 di quel mese. 



1506] 275 

E a dì 19 d'aprile 1506, fece la mostra don Michele 
con 100 fanti e 50 cavagli, di balestrieri e stradiotti. 

E a dì primo di maggio, lo mandorono in Casentino 
e arse case; e più lo mandorono a Dicomano per certe 
"brighe, e arse le case e rovinò a que' dalla Nave. * 

E a di 2 di maggio 1506, valse el grano soldi 20. 

E a dì 18 di maggio 1506, fece la mostra qui Luzip 
Savelli con 50 uomini d' arme e altri cavagli leggieri per 
andare a Pisa a dare el guasto. 

E a dì 4 di giugno 1506, feciono la mostra e fanti 
da Dicomano e dal Ponte a Sieve, che furono 800. 

E a dì 4 di detto, andorono e fanti da Dicomano a 
Pisa. 



1 La Repubblica il 15 aprile dette a don Michele la commis- 
sione in iscritto di cavalcare quanto prima con la sua compagnia 
per tutte le provincie per correggere quei sudditi che rendevano 
poca obbedienza ai rettori, e farli ubbidire; e per purgarle dai 
ladri e da quelli che avevano bando delle forche, del capo, o di 
ribelle. Si avvertiva che i luoghi che avevano più bisogno del- 
l'opera sua erano parte del Mugello^ cioè luoghi di montagna, 
et maaime la podesteria di Dicomano et la montagna di San 
Godenzo, dove ciascuno dì si fanno armate et homicidi; doveva 
ancora visitare le mostre delle bandiere, cioè le compagnie della 
Milizia. Don Michele non intese a sordo, che aveva fatte le prati- 
che con Cesare Borgia, ed aggravò la mano ; sicché il 5 maggio gli 
siscriveva: Noi intendiamo haver e nelle forze tue uno No fri di 
Domenico dalla Nave, sta a Dicomano, el quale ci è facto inten- 
dere, per chi parla per lui, essere innocente', quando e' sia cosi 
in verità, non gli farai oltraggio alcuno. Quando fusse delin- 
quente, che farai d'intenderlo bene, lo punirai secondo el de^ 
lieto suo, et secondo la iustitia richiede. E il di 7 con altra lettera 
gli si comandava di mandare agli Otto, bene accompagnato e con 
gli atti del processo, il detto Nofri, maravigliandosi nello stesso 
tempo che avesse dato bando di ribelle ad altri cinque di quei 
dalla Nave, mentre non aveva tale autorità, ma solo quella di 
punire chi fussi in bando di ribelle ecc. 



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276 [1506 

E in questo dì, mi venne al luogo mio a Vegna^ 
una saetta appresso alla casa, e passò in su una quercia 
molto grande, la quale non se n' avide persona, né gli 
fece graffio veruno ; non si vide. E in fra pochi di si co- 
minciò a vedere le cime di sopra, ch'era piena di ghiande, 
a diventare passe, e ogni di si vedeva seccare più giù, 
in modo che in manco d' un mese si seccò insino nelle 
barhe, che mai più non à rimesso dal piede. 

E a di 10 di maggio 1506, fu finito di porre la Giu- 
ditta in sulla Loggia de' Signori, sotto el primo arco verso 
Vacchereccia. ' 

E a di 22 di giugno, si stracciorono le^tende di San 
Giovanni e rovinorono un tetto in su quel canto de' Cial- 
donai, per grandi venti. 

E a di 24 di giugno, il di di San Giovanni, si ruppe 
una ruota al carro del palio di San Giovanni, quando 
andava alle mosse; e la mattina, quando andò a offerire 
el palio in su la piazza, cadde la crocellina di mano a 
San Giovanni che sta in su la stanga del palio. Parve a 
molti cattivo segni». ' 

E in questi di fu novità in Gienova, el popolo ne 
mandò e ammazzorono molti de' grandi, e molti se ne 
fuggi. 



* Vegna è il nome di uno dei poderi del Landucci, come ci 
mostrano i libri delle Decime. 

2 Tolta dalia ringhiera nel 1504 per porre nel suo luogo il 
Davida come ho detto a pag. 121, nota 2, fu qui collocata e poi 
remossa nuovamente per far posto al Ratto delle Sabine di Gian- 
bologna, e situata sotto Parco della Loggia che guarda la via della 
Ninna. 

3 Quest^anno il palio si corse con cavalli montati da fantini 
(ragazzi), come dice una deliberazione de* Priori del 10 dello 
stesso mese. 



X506] 277 

E a di primo d'agosto 1506, valse el grano soldi 17 
lo staio. 

E a di 5 d'agosto 1506, ci fu come e Pisani fiirono 
i*otti e presi di loro assai, e ben 40 cavagli; e vennono 
in Firenze molti prigioni pisani. 

E a di 4 di settenbre 1506, ci fu come el Papa era 
giunto a Perugia con molti cardinali e giente d' arme ; e 
mandò qui un suo mandatario a chiedere. ^ 

E a di 6 di settenbre 1506, si parti di qui el Car- 
dinale di Roana ch'andava al Papa e veniva di Francia; 
alloggiò in casa Giovanni Tomabuoni. 

E a di 8 di settenbre 1506, s'ammazzò uno da sé, 
che si tagliò el capo, perchè aveva perduto 18 ducat,j. 

E a di 11 di settenbre 1506, si parti di qui nostri 
ambasciadori e andorono a Piombino a vicitare el Re di 
Napoli eh' andava a pigliare el regno. ' 



1 Papa Giulio, inteso a rivendicare le terre occupate alla Santa 
Sede dai pìccoli signori e dai Veneziani, incominciò da Perugia, 
e il 13 settembre vi entrò accompagnato da ventiquattro cardi-' 
nali e da quattrocento nomini d'arme, dopo un accordo fatto col 
Baglìoni che gli era andato incontro, conoscendosi inabile a resi- 
stergli. I Fiorentini, che erano stati richiesti d* aiuti, presero tem- 
po, e il 25 agosto dettero commissione al Machiavelli di recarsi 
alla corte pontificia; più tardi elessero quattro oratori per andare 
al Papa in Perugia, e furono Francesco Pepi, Antonio Strozzi, 
Ouglielmo de' Pazzi e Alessandro Acciaioli, ma essendosene presto 
partito, la Signorìa il 18 dello stesso mese revocò questa amba- 
sceria. 

^ Gli ambasciatori mandati a visitare e onorare il re Ferdi- 
nando d'Aragona in questa sua passata furono Giovanvettorio 
Soderini, Giovanbattista Ridolfi, Niccolò del Nero e Alamanno 
Salviati. I Fiorentini avevano fondate su questo re molte spe- 
ranze, specialmente per le cose di Pisa, e perciò lo accarezzarono 
molto e gli mandarono « oltre alle confezioni di più sorti e varie 
« delicature, un grosso provvedimento di vltegli e castroni e sei- 



-^Jt"^" 



278 [1506 

E a di detto , si riammattonò la chiesa della Nunziata 
de' Servi, e misono le sepolture da lato per ordine, e nel 
mezzo alzorono un poco, con certi compassi triangolati 
missona per mezzo della chiesa.* 

E ili questi tenpi si faceva el cornicione intorno al 
tetto della chiesa di Santa Maria del Fiore dal lato del 
campanile, alto alla gronda del tetto. 

E a dì 20 di settenbre 1506, ci fu come el Papa era 
giunto a Urbino, e '1 Re di Napoli era giunto a Napoli. * 

E a dì 24 di settenbre, si vinse in Palagio che le 
gabelle di Dogana e de' Contratti pagassi più.' 

E a di primo d'ottobre 1506, ci fu come el Papa 
era giunto a Cesena, e come gli aveva bandito la guerra 
contro a' Viniziani. * 



4c vaggiumi, e molte botti di vino bianco e vermiglio di varie 
« sorti, molte moggia di pan bianco, centoventi libbre di cera 
« bianca e molte cantara di biscotto per le ciurme, e altre cose 
« secondo l'opportunità. » (Nardi cit.). Commissario sopra i prov- 
vedimenti fu Bartolommeo Bartolini. 

1 Fino dal 2 novembre 1501 i frati fecero una convenzione 
con Tommaso e Valente Del Chiaro, i quali si obbligarono, con 
certe condizioni, a fornire 700 o 800 sesangholi d'alberese per 
questo pavimento {Ricordanze del Convento, a pag. 98); com- 
piuto il qual lavoro, certo Frate Angelo da Firenze scrisse nei 1506 
un diligentissimo Ricordo di tutte le sepolture che sono nella 
Chiesa^ notando le iscrizioni, gli stemmi e le figure, quando ne 
erano adornate {Ricordanze dette). 

2 Colle lettere che il Machiavelli scriveva ai Dieci di Libertà 
possiamo stabilire T itinerario del Papa, che é il seguente: il 21 
di settembre giunse alla Fratta, il 22 a Gubbio, il 25 a Urbino, 
il 29 a Macerata, il 2 di ottobre a Cesena, il 9 a Forlì, il 19 a 
Palazzolo e il 20 a Imola. 

3 Questi aumenti di gravezze furono imposti colla provvisione 
del 18 di questo mese, a fine di poter sicuramente pagare la gente 
d' arme e i creditori del Comune. 

^ Vedi sopra, nota 2. 



1506] 279 

E a dì 29 d'ottobre 1506, ci fu come inesser Gio- 
vanni Bentivogli fu cacciato da Bologna e^ andossene a 
Mantova, e fu preso da' Franciosi, sotto la fede del sal- 
vocondotto; si disse. 

E a di 3 di novenbre 1506, ci fu come el Papa era 
entrato in Bologna d'accordo. Non fu vero. 

E a di 4 di novenbre 1506 , venne una saetta in sul 
monasterio di Santa Caterina e ammazzò una monaca , e 
due altre stettono per morire; e cosi uno cittadino che 
era alla porta sbalordi, cioè alla grata; e poi ne mori una 
altra di quelle monache, che fu una figliuola di Niccolò 
Michelozzi; e l'altra fu figliuola di Bartolommeo Ric- 
ciardi, le quali erano all'orazioni. 

E a di 11 di novenbre 1506, venne un tremuoto in 
Firenze alle 9 ore. Non fu molto grande. 

E a dì detto, el di di San Martino, entrò el Papa in 
Bologna d'accordo. 

E a di 12 di novenbre 1506, venne 2 altri tremuoti 
alle 9 10 ore. 

E a di 13 di novenbre 1506 , cioè la sera circa a 24 
ore, qui a San Michele Bertoldi, una figura di Nostra 
Donna, eh' è sopra uno uscio, si cominciò a dire ch'ella 
aveva fatto miracoli e serrato gli occhi, ch'era dirim- 
petto all' uscio della stufa. Parve eh' ella dicessi non vo- 
lere vedere le disonestà che e' vi si fa, in modo che non 
fu l'altro di che vi si accese tante candele e venne in gran 
reverenza per modo che vi si fece un muro e come una 
chiesa; e se non fussi che '1 luogo di quella stufa è disone- 
sto alle donne andarvi, sarebbe andato più donne; e nondi- 
meno vi venne molte immagini di cera e dimolte vota.* 

1 Qaesta stufa era detta dì Piazza Padella, o anche degli Obizzi 
dalla famiglia che la possedeva, e fu incorporata nel 1592 nel con- 
vento dei Teatini che allora si fabbricava. Le disonestà che si com- 



■'r^%- 



280 [1506-T 

E a di 27 di novenbre 1506, fu inpiccato qui due 
pisani alle finestre del Bargello, che v' era un certo capo- 
di Pisa degli Orlandi, ch'erano stati qui prigioni più 
mesi; e perchè a Pisa presono un nostro caporale vol- 
terrano e fu tagliato a pezzi in Pisa e stracinato per la 
città, e per questo si messone qui a inpiccare questi due» 

E a di 31 di dicenbre 1506, ci fu come gli usciti 
di Gienova erano entrati dentro e morto molta giente po- 
polani; a questo modo va el mondo. 

E a di primo di giennaio 1506, uscirono fuori e quat- 
trini neri che gli avevano battuto di nuovo, e feciono 
che non si potessi spendere ninna moneta forestiera ec- 
cetto eh' arienti di peso. * 

E a di 15 di febbraio 1506, el di di carnasciale, alla 
Piazza di Madonna, rizzando uno stile per cappannuccio,. 
cadde e ammazzò di fatto due garzonetti. 

E a di 17 di febbraio 1506 , venne in Firenze cinque 
pisani che furono presi in mare in su uno brigantino a 
Livorno, de' principali di Pisa. 

E a di 22 di febbraio 1506, venne in Firenze el Car- 
dinale de' Sederini che veniva da Bologna dalla Corte. 
E in questi di si parti el Papa da Bologna e andò per 
la Romagna a vicitare l'altre terre della Chiesa. 

E a di 25 di febbraio 1506, venne in Firenze el Car- 
dinale di San Giorgio, che veniva da Bologna; alloggiò 



mettevano nelle stufe o bagni, sono in parte gaiamente rappresen» 
tate in quella commedia del Cbcchi che porta il titolo Lo Stufatolo. 
^ Il citato libro dell* Orsini non ci dà notizie circa queste- 
monete coniate di nuovo, ma alle cose notate nel presente ricordo 
si riferisce probabilmente la deliberazione de* Priori del 30 del 
mese stesso, colla quale un famiglio del roteliino è posto a dispo- 
sizione dei Signori della Zecca per il mese di febbraio, solum prò 
inveniendis pecuniis prohibitis. 



1507] 281 

in Cestello. E l'altro dì venne due altri Cardinali che 
venivano da Bologna, che fu Santa Pressedia e Sanmalò. * 

E a dì primo di marzo 1506, si mostrò e scoperse 
la IJunziata de' Servi a questi 4 Cardinali, la sera alle 
24 ore, con grande divozione e grida misericordia^ per- 
chè vi [era] piena la chiesa, ancora che si facessi molto 
secretamente, che se si sapessi per la terra, sarebbe cosa 
da affogarvi el popolo. 

E a di 22 di marzo 1506, venne in Firenze 2 pri- 
gioni pisani, e avevano preso dimolti altri prigioni e be- 
stiame assai, e ogni dì ne pigliavano. 

E a dì 29 d'aprile 1507, ci fu come el Re di Francia 
aveva preso Gienova per forza, con aiuto degli usciti di 
Gienova. 

E in questi dì el Papa si partì da Viterbo e andò a 
Roma. 

E a dì 29 d'aprile 1507, ci fu cóme e Pisani ave- 
vano avuto da' nostri una scorreria e preso molto be- 
stiame, in modo eh' e poveretti stavano male. 

E in detto dì, ci fu come el Re di Francia si par- 
tiva da Gienova e andava a Milano, e come pose a' Gieno- 
vesi 300 migliaia di fiorini di taglia e che dovessino fare 
un muro dal Castelletto alla marina, e alla marina ùha 
fortezza; e che lui vi avessi a mandare uno governatore 
pagato da loro, e pagare 200 provigionati continuamente, 
e come lasciava loro 100 mila ducati e non ne voleva 
se non 200 migliaia. 

E a dì 18 di maggio 1507, ci passò uno Cardinale 



1 Antonio Pallavicini genovese, cardinale del titolo di S. Pras- 
sede, e Guglielmo Bri^onnet, signore de la Touraine e vescovo di 
San Malo. 



JfsF^^- 



282 [1507 

che portava 3 cappegli al Re di Francia a Milano per 
dargli a' sua amici. * 

E a di 23 di maggio 1507, entrò el Re di Francia 
in Milano e fece fare giostre e feste, e andogli incontro 
mille giovani armati di tutte arme, eccetto che gli el- 
metti in testa, co' cavagli grossi. 

E in questo di si cominciò a mattonare la Piazza de' Si- 
gnori, cioè a rammattonare. * 

E in questo di ci furono e capitoli dell'accordo de' Pi- 
sani, se sarà da dovere. 

E a di 15 di luglio 1507, andò el Re di Francia a 
Savona e quivi s' accozzorono insieme col Re di Napoli 
e intesonsi insieme; e dicevasi che lo 'mperadore passava 
di qua, e come e Viniziani facevano giente, e che gli 
avevano gran sospetto. 

E a dì 15 di luglio 1507, ci fu come l'Imperadore 
aveva fatto una dieta e consiglio di molti Signori , e come 



^ Il 4 dì gennaio in Bologna, per compiacere il cardinal Gior- 
gio d'Amboise, il Papa promosse al cardinalato tre suoi nipoti 
che furono Giovanni visconte di Thourat de la Trémouille arci- 
vescovo d*Auch, figliuolo di quel Luigi de la Trémouille che aveva 
comandata T armata francese in Italia, e di Margherita d'Ara- 
bolse; Renato o Reginaldo de Prie vescovo di Bayeux, figliuolo 
di Antonio barone di Busangais e di Maddalena d'Amboise; e 
Luigi di Carlo d'Amboise vescovo d'Albi, governatore di Bordeaux 
e di Guyenne. La promulgazione però fu fatta in Roma il 17 di 
maggio. 

2 Di questo lavoro fa il Cambi nelle sue Istorie l'appresso 
ricordo : « L' anno 1507 gli Operai di S. Maria del Fiore, per ri- 
« cordo de' nostri magnifici Signori, feciono e cominciorono a ram- 
« mattonare la piazza del Palazzo de' magnifici Signori, e chomin- 
« ciorono da la porta del Palazzo di verso la Loggia de' magnifici 
«Signori, e feciesene ognanno dua quadri, perchè l'Opera di 
« S. Maria del Fiore, a chi tocca per leggio acconciarla, aveva 
« male el modo ». 



1507] 283 

s' era fermo che per niente si mancassi che e' non ve- 
nissi per la corona; e che quei Signori facevan 160 mi- 
gliaia di combattenti e 22 migliaia di cavagli, e eh' e Vi- 
niziani e '1 Papa s' intendevano con lui, e eh' e Viniziani 
facevano molta giente. 

E a dì 25 di luglio 1507, non si potè correre el palio 
<3elle navi perchè non era quasi punto d'acqua in Arno. 
Era stato parecchi mesi sanza piovere, non si poteva ma- 
cinare; e ricolsesi poche biade, e per il contado erano 
mancate molte fonte vive. * 

E a dì 2 d'agosto 1507, come piacque a Dio mio, 
arse la casa mia dove abitavo, appresso alla l^ottega, che 
vi è in mezzo una casa, e perdetti tutte le mie camere, 
che v' avevo dentro ogni mia cose , che perdetti più di 
250 ducati d'oro. Ebbi a rifare tutte le mie masserizie 
di panni e di legniamo, 3 camere fornite di tutto, che 
toccò a perdere, solo a maestro Antonio mio, più di 50 
o 60 ducati; un mantello rosato, una cioppa pagonazza, 
nuovi, e tutti sua altri panni e farsetti di seta, e tutto 
el suo studio di tutti sua libri che valevano più di 25 du- 
cati. E io con tre altri mia figliuoli rimanemmo in ca- 
micia; e più forte, che Batista uscì del letto ignudo come 
nacque, perchè s'appiccò el fuoco nel letto do v' egli era 
a dormire, e andò fuori per la vicinanza a farsi dare una 
camicia. Non iscampai nulla senone quello eh' avevano le 
donne in villa e maestro Antonio ch'era con loro, e non 
si trovorono a vedere sì fatto dolore circa la nostra sen- 
sualità. Ma perchè io accetto l' avversità come la prospe- 
rità, e così dico gran mercè dell'una come dell'altra al 



1 Fin presso la fine del passato secolo contiDuò il costume 
di correre in Arno il palio dei navicelli, il giorno di S. Iacopo 
apostolo, e di farvi talvolta anche altri spettacoli. 



■^<l^1 



284 [1507 

Signiore; pertanto io prego che mi perdoni e miei pec- 
cati e mandimi tutte quelle cose che sono per sua gloria. 
Sia sempre laudato Iddio da tutte le creature; e con 
questa medicina ognuno può curare ogni infermità e pene; 
si può imparare dal santo Giobbe che disse : quel mede- 
Simo Signiore che me le die, quel medesimo me V à tolte : 
sia laudato Iddio. 

E a di 18 d' agosto 1507, venne in Firenze el Cardi- 
nale di Santa •$>,^ ch'era legato e andava ambasciadore 
all'Imperatore: fugli fatto onore assai. 

E a dì 24 d'agosto 1507, venne presi in Firenze 
20 pisani e mettevangli nelle Stinche, e chi mandavano 
a lavorare al Poggio Inperiale.* /{ 

E a dì 28 d'agosto 1507, ne venne presi altri 40 pi- 
sani e mandavangli legati insino al Poggio a lavorare. 

E a dì 13 d'ottobre 1507, cadde la saetta in su la 
Porta al Prato e cavò una pietra dell'arco della portai 



1 È Bernardino Carvajal spagnuolo, cardinale di S. Croce in 
Gerusalemme. Appena giunse la nnova a Firenze della spedizione 
di questo ambasciatore, si mandò a Siena, da dove passava, Nic- 
colò Machiavelli a fine di conoscere con che treno e seguito fa- 
cesse il viaggio, e forse ancl^e per saperne di più sul conto del 
suo mandato. 

2 Questi e più altri prigioni pisani vennero in Firenze da Ca- 
scina, in questo e nei giorni precedenti e successivi; e per deli- 
berazione dei Dieci erano prima rinchiusi nelle Stinche, poi man- 
dati al Poggio Imperiale, cioè a Poggibonsi, ed altrove, a lavorare 
a quelle fortificazioni. Alcuni si rendevano a istanza di parenti o 
di amici ; altri se n* andavano da sé, D* una ventina mandati ad 
Arezzo il 25 agosto, « ad lavorare in quella muraglia », in calce 
al relativo ordine dei Dieci si legge : « Fuggiti tutti a di ... di 
dicembre 1508». Vedi neirArchivio di Stato di Firenze il libro 
di Deliberazioni dei Dieci di Balia dal 1506 al 1511 a e. 32 e 
segg. passim. 



>^'JBbU 



1507-8] 285 

■che v' era scolpito dentro la croce, e appiccò el fuoco 
nella porta, e fu poi spento. 

E a dì 14 d'ottobre, cadde una casetta appresso a 
Santa Trinità, e ammaccò tre persone, che ve ne fu uno 
legnaiuolo, figliuolo del Cortopasso, che vi faceva bottega. 

E a dì primo di novenbre 1507, fu fornito el corni- 
•cione di marmo al tetto di Santa Maria del Fiore, verso 
«1 campanile, eh' è lungo el tetto. 

E a dì 20 di febbraio 1507, ci fu come lo 'mperadore 
aveva preso una terra de'Viniziani e messola a sacco e 
^ filo di spada, e ogni male. 

E a di 31 di marzo 1508, ci fu lettere alla Signioria 
come, nelle montane di Lucca e di Pistoia, s' era veduto 
la sera fuochi, e che pareva che di quei fuochi uscissi 
cavagli e giente d' arme. Non ci do fede a queste cose.* 

E a dì primo d' aprile 1508, si bandì qui un giubileo 
molto grande, che s' aveva a cominciare a di 9. * 

E a dì 2 d'aprile 1508, c'era molti predicatori, che 
la maggior parte gridorno grande tribulazione, e la no- 
vazione della Chiesa, e molto si parlava deUo 'mperadore. 

E a dì 7 d' aprile 1508, ci fu come è Viniziani erano 
stati rotti dallo 'mperadore, e morto 50 uomini d'arme 
'e 300 della fanteria. 



1 Abbiamo inutilmente cercato intorno a questo tempo queste 
-lettere; ma ciò non pro?a che la notìzia sia falsa, attesoché sia 
scarsissimo il carteggio rimastoci delia Signoria in questo tempo. 

2 E addi 9 riparla della festa con Ta quale si cominciò in Fi- 
renze il giubbileo. Il di primo meramente fu bandito d'ordine dei 
Signori questo giubbileo o indulgenza plenaria concessa dal Papa 
•corifessis et contritis visitantibus ecclesiam Sanctae Mariae Fio- 
Tts et Sancti Salvatorts extra portam Sancii Miniatisi et eis 
€cclesiis offerentihus prò constructione Sancti Petri de Roma, dal 
eli 8 al 26 del mese. Ved. Deliberazioni dei Signori e Collegi ad an. 



nm 



286 ^ [1508 

E a di 9 detto, ci mandò el Papa un giubileo di colpa 
e pena, e cominciò detto di. E fecesi uno altare in Piazza 
de' Signiori a pie delle scalee della Loggia, e uno in Santa 
Maria del Fiore, dove s'aveva a offerire e all'uno e al- 
l'altro; e fecesi una processione grande a vicitare detti 
altari. E fu di tanta autorità che conteneva ogni caso e 
di ristituzione e di chiese, chi l'avessi per simonia; e 
ancora, chi offeriva per e morti, valeva in forma di suf- 
fragio. 

E a di 22 d'aprile, passorono qui un condottiero 
di que' della Colonna* con giente d'arme, e andò a Pisa. 

E a di 5 di maggio 1508, si cominciò a mandare giù 
fanti di quegli del battaglione per dare el guasto. 

E a di 4 di giugno 1508, ci venne un Cardinale le- 
gato eh' andava a Bologna. * 

E in questi di fu disposto el Podestà di Firenze, e 
toltogli r ufìcio, per certe cattività che gli aveva fatto.' 



1 Marcantonio. 

2 Francesco Aiidosi, cardinale e vescovo di Pavia. Venne per 
le cose di Pisa e per ottenere aiuti di gente d'arnae per il Papa. 
I Fiorentini cercarono dargli parole, come si rileva dal carteggio 
de* Dieci con Roberto Acciaioli loro oratore a Roma; facendogli 
in pari tempo una onoranza straordinaria. Il quaderno del MaS' 
saio della Camera dell'Armi ad an. , neirArchivio citato, è pieno 
per parecchie carte di spese fatte per lui, nei due giorni (4 e 5 
giugno ) eh' egli si trattenne in Firenze, e poi anche nell* accom- 
pagnarlo per il dominio della Repubblica. 

3 Era un messer Piero Lodovico Saraceni di Fano, uno dei 
cinque giudici del Consiglio di giustizia, e allora per turno pote- 
stà; e fu deposto con deliberazione de* Signori e Collegi del 30 
maggio, sentito prima il parere di molti dottori e spettabili cit- 
tadini, tra* quali fu Francesco Guicciardini. Le incolpazioni erano 
in genere di cattivi e disonesti costumi e di mala amministrazione 
della giustizia. Delio, cit. ad annum. 



^.^dÉÙ 



1508] 287 

E a dì 5 di giugno 1508, quello Cardinale legato fece 
scoprire la Nunziata de' Servi; e fucci tanta giente che 
per la calca vi tramorti giente, e una donna partorì in 
San Bastiano, cavata della calca con grande diflBcultà. 

E a dì 11 di giugno 1508, s'appiccò el fuoco nel Pa- 
lagio de'Signiori, e fu la notte dello Spirito Santo. Fé 
danno; morivvi una guardia di fuoco. 

E a di 12 di giugno 1508, ci fu come e battaglioni 
si tornavano indietro, ch'avevano dato el guasto. 

E a dì primo di luglio 1508, ci fu come a Bologna 
era stata novità, perchè quello Cardinale legato fece mo- 
rire parecchi uomini. 

E a dì 6 di luglio 1508, ci fu come el nostro Arci- 
vescovo, eh' era a Roma, aveva rinunziato el vescovado di 
Firenze e datolo al Vescovo de' Pazzi, el quale rinunziò 

anche lui el Vescovado d'Arezzo e dettelo ; * e 

fecesi festa assai. 

E a di 13 di luglio 1508, ci fu come in Candia era 
venuti grandi tremuoti eh' avevano rovinato molte case ; 
e, non so che luogo, profondato e fatto uno lago grande. 

E in questi dì si cominciò e fondamenti della Nun- 
ziata da' Ricci, che si dice Santa Maria Alberighi , quella 
che si cominciò da quello che gli gittò nel viso bruttura 
e fu. inpiccato.' 

E a dì 22 d'agosto 1508, si cominciò a ronpere el 



1 In questo punto è nel codice uno spazio vuoto. Da Rinaldo 
Orsini romano passò T arcivescovado di Firenze in Cosimo de' Pazzi, 
cui successe, nel vescovado d'Arezzo, Raffaele Riario. 

2 L'immagine che fu lordata dal Rinaldeschi, come è detto in 
questo a pag. 233, rappresentava TAnnunziazione, e nel 1508 s' in- 
cominciò a murare un oratorio che poi fu ampliato e ridotto a 
chiesa parrocchiale detta tuttora la Madonna de' Ricci. 



•■ Z!',4'- 



288 [1508 

muro del Palagio de' Signori, per fare la porta eh' andava 
nella sala grande per la Dogana. 

E a di 24 d'agosto 1508, la notte che seguita dopo 
San Bartolommeo, venne Amo grosso in modo che gli 
affogò molte persone quaggiù a Brezzi, e a S. Donnino 
circa quattro uomini e muli ; e in fra l' altre cose menò 
via un tesoro di lino e legname, perchè venne che qui 
non e' era piovuto, e accozzossi la Sieve e Arno, e venne 
qui inprovviso. 

E in questi dì, si gittò dalle finestre una fanciulla in 
pruova, e mori di fatto. 

E a di 27 di settenbre 1508, entrò in Firenze e in 
possessione l'Arcivescovo di Firenze fatto di nuovo, che 
fu figliuolo di Guglielmo de' Pazzi ed era vescovo d'Arezzo, 
prima. Fecesegli un grande onore e, per una preminenza, 
fu mandato una sella a Alfonso Strozzi, colle tronbe in- 
nanzi. * 

E in questi dì si murava una cappella in Santa Maria 
Novella, allato alla cappeDa maggiore, dal lato manco, 
cioè si faceva più bella di marmi e d' altre cose. 

E a di 12 di novenbre 1508, ci fu come e nostri di 
Pisa avevano andato a' danni de' Lucchesi e predato Via- 
reggio e arsone ciò che vi restò; che fu un bottino di 
diecimila fiorini, perchè è el porto di Lucca. E poi scor- 
sone insino presso a Lucca, in modo che '1 popolo di 



1 Non che fosse mandata la sella a Alfonso Strozzi, ma egli 
stesso e il fratello Lorenzo, per vigore di un antico diritto della 
lor casa, la chiesero ed ottennero, insieme col freno, dallo stesso 
Arcivescovo, smontato che fu sulla pisizza di S. Pier Maggiore; 
come resulta da un pubblico istramento quivi fatto in quello stesso 
di 27 di settembre, pubblicato dall' Uqhblli, Italia Sacra^ t III, 
a pag. 182. 



..^^.^ 



1508-9] 289 

Lucca uscì fuori ; é furono rotti e morti circa 40 uomini 
di loro con grandissimo loro danno. E questo e poveretti 
si sono andati cercando el male, senpre tenendo la parte 
pisana e aiutatogli; dovevano pensare che Marzocco era 
atto a fare loro male: pigliavano la fallace. 

E a dì 8 di dicenbre 1508, si disse d'uno acquisto 
eh' avea fatto el Re di Portogallo d' un' isola che gli 
aveva trovata di là da l'Equinozio 34 gradi, dirinpetto 
Alessandria. 

E a dì 14 di dicenbre 1508, ci passò el Cardinale di 
Santa Croce legato, che tornava dall' Inperatore a fare 
l'accordo; e qui si disse che l'Inperadore e '1 Re di 
Francia e '1 Re di Spagna e '1 Papa e ' Fiorentini e tutti 
gli aderenti avevano fatto lega e accordo. 

E'I detto Cardinale volle dire messa lui proprio in 
Santa Maria del Fiore questa mattina della Pasqua, e 
détte r indulgenza a tutti quegli eh' udirono la sua messa 
in detta chiesa. Fuwi un grande popolo. 

E a dì 6 di giennaio 1508, disse la messa in Santa 
Maria del Fiore l'Arcivescovo nostro, e détte la 'ndulgenzia 
plenaria per tutto el detto dì dal levare di sole insino 
al coricare, con una autorità a lui concessa. * 

E a dì 20 di giennaio 1508, si bandì la lega tra noi 

e ' Lucchesi per anni , che non dovessino porgere aiuto 

a' Pisani nò in palese nò in segreto.* 

E a dì 20 di febraio 1508, ci fu come e Pisani ave- 
vano presi circa 87 de' nostri scoppiettieri. 



1 Di queste due Messe solenni del Cardinale e deirArcivescovo 
e delie indulgenze da essi concesse si ha. conferma per il bando 
mandato dalla Signoria, che assistè anche alla prima di dette Messe 
con tutti 1 magistrati. 

2 La lega fu fatta per tre anni; e Tatto, di cui un esemplare 
si conserva neir Archivio Diplomatico fiorentino, è del 12 gennaio. 

19 



290 [1509 

E a dì 2 di marzo 1508, si fece due commessari per 
a Pisa, che fu Alamanno Salviati e Iacopo suo jfratello.* 

E a dì 10 di marzo 1508, andorono e detti amba- 
sciadori a Pisa; e ordìnorono qui di mandar giù tutti e 
battaglioni. E in questi dì missono e piò ne' ceppi a tutti 
e prigioni che noi avàmo nelle Stinche, perchè s'intese 
eh' e Pisani facevano el simile a' nostri. 

E a dì 21 di marzo 1508, ci fu come egli era arso 
l'arzanà de'Viniziani e mortovi uomini, che fu loro cat- 
tivo segno, e massime sondo fuori della lega: vedovasi 
apparecchiare grande ruina sopra loro. 

E a dì 5 di aprile 1509, ci fu come e Pisani, e' no- 
stri, avevano presi circa 60 cavagli e morto e presi molti 
uomini che conducevano grano in Pisa: si disse l'avevano 
tratto di Lucca secretamente. E in detto dì ci giunsono 
54 uomini di quei presi, legati a una fune tutti ; e mis- 
songli nel palagio del Podestà, e dicevano che n' era morti 
' circa 60. Andorono a mostra che gli potò vedere ogniuno. 

E a dì 9 di aprile 1509, ci fu come e' fu un certo 
Alfonso del Mutolo, che mandò a dire a' nostri Commes- 
sari che dava loro una porta a entrare dentro, e quando 
ebbe dentro un numero d' uomini che volle, lasciò cadere 



1 Nel Consiglio degli Ottanta furono veramente eletti, il 2 marzo, 
per commissari generali in agro pisano. Alamanno d*Averardo e 
Iacopo di Giovanni Salviati. Ma poiché una legge sui divieti, del- 
Tanno 1444, proibiva che due della stessa famiglia si trovassero 
insieme in un medesimo ufficio, lo stesso giorno fu sostituito a 
Alamanno, che aveva ottenuto un minor numero di voti, Antonio 
da Filicaia. Poi, il 6 marzo, avendo Iacopo Salviati allegato certi 
suoi impedimenti, fu nel luogo suo rimesso Alamanno; che il 10 
marzo, come appresso scrive il Landucci, parti difatti col Filicaia 
per la sua commissione. Vedi neir Archivio di Stato Fiorentino il 
registro delle Legazioni e Commissarie, Eles, Istruz. e Lettere 
ad an. 



[1509 291 

la saracinesca e rìmasono presi molti uomini; e in un 
tratto dettone fuoco a molte artiglierie, a quelli che -rì- 
masono fuorì, e ammazzaronne molti. 

E a dì 21 d'aprile 1509, ci fu come el Papa aveva 
posto el canpo a Faenza, e '1 Re di Francia V aveva posto 
a Cremona, e '1 Re di Spagna l'aveva posto alle terre 
de' Viniziani in Puglia, e '1 Gran Maestro di Rodi l' aveva 
posto in Cipri. poveri Viniziani, che farete voi? avete 
el jeanpo in quattro luoghi! Non credo vi ridiate più 
de' Fiorentini quando anno avuto le loro tribulazioni , e 
anche pensiate più a sostenere Pisa, come avete fatto 
insino a qui : bisogna adoperare la pecunia altrove. Non 
sapevi voi che facevi contro a coscienza di fare contro a 
chi non fa ingiuria a voi, e anche tórre le terre al 
Santo Padre? Vi doveva bastare avere Ravenna tenuta 
tanto tenpo; ma così conducono e peccati, e chi fa contro 
a coscienza e non teme Iddio. Siete stati cagione di tutti 
e mali ch'anno avuto e Pisani, perchè sarebbono tornati 
é[ primo dì a noi se non fussino stati sostenuti dalle vo- 
stre persuasioni; e così in Casentino, a Bibbiena^ tutto 
per vostra cagione: e tutta è stata stolta inpresa, che, 
se non fussi la discordia de' Fiorentini, rimanevi vituperati 
affatto; benché ve n'andassi con vergogna a ogni modo. 

E a dì 6 di maggio 1509, ci feciono venire la tavola di 
Madonna di Santa Maria Inpruneta, per essere stato buon 
tenpo sanza piovere: e l' altro dì piovve, come piacque a Dio, 
che ci fa grazia senpre pe' prieghi della Vergine benedetta.* 



1 Nel Priorista di Iacopo de* Rossi leggesi una più estesa re- 
lazione della venuta di questo tabernacolo, deliberata perchè era 
stato cinque mesi senza piovere; e quivi pure leggesi essersi ot- 
tenuta subito la desiderata grazia. Casotti Q. B. Memorie {sto- 
riche della miracolosa immagine di S, M, V, dell' Impruneta, 
Firenze 1714, a pag. 141. 



292 [1509 

E a di 8 di maggio 1509, la giente del Papa avevano 
messo a sacco Berzighella, e preso e morto molti prigioni, 
insino alle donne. 

E in questi dì Pisa era molto stretta dallo assedio e 
stavano molto male ; tuttodì si sentiva di loro cose molte 
ostinate, e, infra l'altre, venne una donna di Pisa con due 
sue figliuoli, e andò innanzi al Commissario dicendo che 
si moriva di fame e aveva lasciata sua madre in Pisa 
che stava male deUa fame ; e '1 Commissario comandò che 
le fussi dato del pane per sé e per la madre e figliuoli; 
e tornando col pane in Pisa ne détte a sua madre che 
stava già male, e quella vecchia vedendo quel pane bianco 
disse: Che pane è questo ì e la figliuola gli disse che 
l'aveva avuto di fuori da' Fiorentini ; ond'ella gridò e 
disse: portatelo via el pane de'maladetti Fiorentini ^ 
voglio prima morire; e non ne volle. Pensa quanto odio 
portavano le povere persone a questa città, trovandosi a 
cosi dure sorte sanza lor colpa. quanto gran peccato a 
ordinare le guerre! Guai a chi la causa. Iddio ci perdoni; 
benché questa nostra inpresa é presa lecitamente: pensa 
che peccato fa chi la piglia inlecitamente ! 

E a dì 16 di maggio 1509, ci fu come e Viniziani fu- 
rono rotti dal Re di Francia, insino a dì 14 detto, presso 
a Carafaggio nel piano dell'Alberello ; e morivvi 12 mila 
uomini , e cosi si raffermò molte volte di 12 mila. E qui 
si fece fuochi e festa assai. Viniziani! di quattro canpi 
n'avete già uno in poco tenpo al disotto. 

E a dì 25 di maggio 1509, venne in Firenze otto 
anbasciadori pisani,* e a dì 26 ebbono udienza; e a di 28 
ne tornò due a Pisa a fermare e capitoli. 



1 Anche dal Cambi è registrata la venuta di questi ambascia* 
tori che furono accompagnati da Alamanno Salviati. Aggiunge che 



^Aim 



1509] 293 

E in questi di ci fu come el Re di Francia aveva 
mandato a dire a' Viniziani che s' eleggessìno un principe 
sopra loro, chi e' volevano ; e tuttavolta acquistava tutte 
le terre di Lonbardia. Guarda se la superbia à el paga- 
mento, che gli è mandato a dire che da loro si levino a 
cavallo 1 

E insino a questo di el Papa aveva avuto Ravenna, 
Faenza e più altre cose di Romagna, che toccano alla 
Chiesa, sanza difficultà. 

E '1 Re di Spagna faceva in Puglia, con V armata, la 
parte sua alle terre de' Viniziani. 

E a di 28 di maggio 1509, ci fu come el Turco aveva 
mandato fuori una grossa armata, e '1 Papa faceva pro- 
cessioni per pigliare partito di fare la crociata. 

E in questo tenpo e Viniziani erano come balordi e 
isbigottiti vedendosi avere contro tutte le potenze. 

El Marchese di Ferrara era andato a racquistare el 
Pulesine, e di fatto V ebbe. E poveri Viniziani non pote- 
vano più soccorrere nulla ; non restava più nulla loro in 
terra, rimanevano solo col guscio in capo, presso ch'as- 
settato la pecunia. 

E a di 2 di giugno 1509, e Pisani ratifìcorono all' ac- 
cordo alle 14 ore: e come, quasi un miracolo, che alle 
dette 14 ore, entrò in Palagio una colonba per la porta 
del Palagio de' Signori, e girò per tutta la corte, e di poi 



la Signoria « ordinò non fussi loro parlato sanza loro licenzia, e 
« non andavano fuori, benché non fu tanto la guardia, che uno di 
« detti inbasciadori pisani, per conto dei contado, disse al nostro 
« magnifico Gonfaloniere : Auto eh' arete Pisa vi voglio mostrare 
« lettere di più di 40 ciptadini che mi chonfortano che io ghuasti 
« Tachordo, et che io non dubiti di niente, ma voglio esser fedele ». 
Nel volume HI deir Opere del Machiavelli (Firenze, 1876), si tpo- 
vauo alcune lettere del Salviati relative a questo fatto. 



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294 [1509 

volò sopra el capo d'una parte de' Dieci, che' erano per 
l'androne del Palagio; e volendosi appiccare nel muro, 
cadde giù a' piedi di detti Dieci, in modo che '1 proposto,, 
ch'era Giovacchino Guasconi, la prese in mano e nella 
tenne, ma rimasegli delle penne in mano. Fu giudicato 
un buon segno, e massime che in quell'ora ch'avevano 
ratificato l' accordo e Pisani, che fu segno che gli era da 
dovere, e che s'era posto fine a tanto male, e ch'ella sa- 
rebbe buona pace : benché molti dicono sono cose naturali» 
Nondimeno fu pure gran cosa ch'andassi a' Dieci che fa- 
cevano r accordo, e, più forte, in mano al preposto ; e non 
è ninno che n'abbi veduto andare più in quel Palagio, 
in quel modo. Gli uomini buoni dissono eh' era da Dìo ; e 
che sia el vero, permesse Iddio eh' e Viniziani avessino 
perdute tutte le forze; che come e Pisani viddono così 
al disotto e Viniziani, di fatto vennono all'accordo, e di 
qui si può vedere che loro gli tenevano così ostinati e 
feciongli tanti anni pericolare. 

E a dì 6 di giugno 1509, mandorono e Signori la can- 
pana a San Marco, la quale canpana fu tolta a San Marco 
insino al tenpo che fu preso frate Girolamo; perchè c'era 
chi poteva, eh' aveva molto in odio San Marco, e volen- 
tieri arebbono disfatto quella chiesa per tanto odio eh' ave* 
vano conceputo per questo frate Girolamo: onde parve ad 
alcuni di dover dar bando a questa canpana fuora di 
Firenze, e mandoronla confinata all'Osservanza; e stette 
quivi insino al dì d'oggi, e però la rimandorono da loro.* 



1 Non fu solamente levata da San Marco V unica campana» 
come è detto a pag. 181, ma fu per di più esiliata per cinquan- 
tanni dalla città, sotto pena a chi ve la riportasse di esser di- 
chiarato ribelle. La deliberazione è stata pubblicata dal mio ca^ 
rissimo amico Alessandro Gherardi a pag. 205 dei Nuovi documenti 



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1509] 295 

E a dì 7 di giugno 1509, el di del Corpo di Cristo, 
s'aspettava T avuta di Pisa. E venendo un cavallaro^ circa 
a ore 21, e credendo la brigata ch'elle fussino buone, in 
modo tutte le chiese dove si diceva el Vespro fu una 
commozione che si lasciò el Vespro e andavasi in piazza; 
e quegli ch'erano nelle Stinche ronpevano forte, e in 
modo ruppono che non fu un' ora di notte che si usciron 
tutti ; benché ne cavassino alquanti prima di buone poste, 
come fu quel Podestà di Firenze eh' era in prigione nelle 
Stinche per mancamenti eh' egli aveva fatti ; e fu da Fano, 
e fu molto vituperato da non tornare mai più a casa sua : 
era vizioso, secondo che si disse. ^ 

E a di 8 di giugno 1509, in venerdi, circa a ore 18 , 
giunse el cavallaro con l'ulivo dell'avuta di Pisa; e fe- 
cesi gran festa e sorressi le botteghe, e fecesi molti fuochi 
e panegli a tutte le torri e Palazzo.' 

E a di detto ci venne l' anbasciadore dello Inperadore, 
« a di 10 gli fu dato udienza, e chiedeva 100 mila fio- 
rini ; e più tosto si disse che veniva per inpedire che noi 
non avessimo Pisa, come quegli ch'erano ricorsi là, ve- 
dendo e Viniziani che non gli potevano aiutare. Come 
piacque a Dio non giunse a tenpo, che s'era avuta el dì 
medesimo. 



e studi intomo a Girolomo Savonarola (Firenze 1878), insieme 
con un ricordo del cronista del Convento, e una lettera di fra Ste- 
fano da Castrocaro; dai quali documenti resulta il merito princi- 
pale di questa restituzione appartenere al gonfaloniere Sederini 
e r occasione esserne stata T allegrezza pel riacquisto di Pisa. 

' Quello stesso rammentato a pag. 286. 

2 Tutti gli ordini dei cittadini veramente festeggiarono questo 
fatto; in un libro del Convento della SS. Annunziata leggo che 
« fecionsi feste grandi », e che quel Convento spese in quel giorno 
lire tre e soldi dieci « in polvere per fare razzi ». 



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296 [1509 

E insino a questo dì 8 di giugno 1509, aveva avuto 
el Papa quattro città, che fu Faenza, Rimini, C^via, Ra- 
venna. 

E '1 Re di Francia n' aveva avute, insino a questo di 8 
di giugno 1509, circa nove, che fu Crissale, Trevigi, Ca- 
rafaggio, Cremona, Crema, Brescia, Bergamo, Peschiera, 
Estri. 

E r Imperadore n' aveva avute otto insino a detto di 9 
di giugno 1509, che fu Gorizia, Triesti, Fiume, Piacenza, 
Verona, Udine, Civitale, Padova. 

E 1 Re di Spagna in Puglia n'aveva avute sette, in- 
sino a questo di 8 di giugno 1509, che fu Otranto, Cut- 
tone, Brandizio, Trani, Napoli, Fulignano, Nola. 

E '1 Marchese di Ferrara n'aveva avute tre, insino a 
questo di 8 di giugno 1509, chefuRovico, el Pulesine, 
la Saliera. 

Vedi dove si truovano e Vinizianil avere perduto tutte 
queste terre erano loro. Doveva cadere loro un poco di 
superbia. 

E a di 20 di giugno 1509, ci fu come l'Inperatore 
aveva venduto tutte le terre eh' egli aveva acquistate in 
Lonbardia a' Vìniziani, e loro davano a lui 500 mila fiorini 
e ogni anno 50 mila fiorini, per 20 anni. Cosi s'è detto; 
se sarà vero, bisognerà loro la cava dell'oro. Fanno le 
faccende co' danari. 

E a di 4 di Luglio 1509, io Luca détti una noda in- 
venzione a Giovanni piffero di Palagio,* la quale détti, più 
tenpo fa, a Simone del Pollaiuolo, che poi si morì, e al 
presente l' ho data al detto Giovanni perché la metta 
innanzi a chi la potrà mettere in opera, se piacerà a Dio. 



1 Giovanni Cellini padre di Benvenuto scultore, uomo non prò. 
fano alle arti del disegno. 



1509] 297 

E questo è un disegno dì fare un tenpio a San Giovanni 
Vangiolista, in quel luogo dove egli è, dirinpetto a San Lo- 
renzo ; cioè pigliare un quadro quanto tiene la piazza di 
Santo Lorenzo, eh' è circa cento braccia per ogni verso, 
come per una scritta Tò avisato. 

E a di 22 di luglio 1509, ci fu come Padova si levò 
in arme, chi voleva Vinegia e chi l'Inperadore, in modo 
eh' e Yiniziani entrorono dentro e corsonla per loro e mo- 
rivvi giente assai ; e anche feciono morire di quegli par- 
tigiani deir imperio, da' Yiniziani, e dissesi che facevano 
un canpo di quarantamila persone. 

E a dì 18 d' agosto 1509, ci fu come e Mori di Bar- 
beria avevano ripreso la città d' Orano, la quale s' acquistò 
quando el Re di Spagna prese Granata. 

E a dì 24 d'agosto 1509, l'Inperadore s'appressava 
a Padova col canpo suo e colle giente del Re di Francia. 

E a dì 4 di settenbre 1509, ci fu come l'Inpera- 
dore si ritirò indietro, perchè non gli parve essere ba- 
stante. 

E a dì 10 di settenbre 1509, passò di qui 500 spa- 
gniuoli eh' andavano a Padova in aiuto dello 'Nperadore, 
mandati dal Re di Spagna da Napoli. E più si diceva che 
ne mandava ancora migliaia ; e questo fu che fece tirare 
indietro l'Inperadore per aspettare questa giente. E in 
questo di ci passò due Cardinali franciosi, eh' andavano a 
Roma, che ve n'era uno ch'andava per il cappello. 

E a dì 15 di settenbre 1509, ci fu come l'Inperadore 
aveva dato la battaglia a Padova, ed oravi morto molta 
giente dell' una parte e dell' altra, e tuttavolta giugneva 
giente dell' Inperadore ; e come el Papa aveva coman- 
dato a' Vescovi di Francia e della Magna che venissino 
aU' aiuto dello Inperadore, e chi non veniva gli era tolto 
e benefizi e rimanevano scomunicati. E più si disse ch'egli 



"""^^r^ 



298 [1509 

aveva levato el battesimo a* Yiniziani. E tuttavolta ci 
passava molti Spagniuoli ch^ andavano alF Inperadore ; 
tanti che furono più di dumila. 

E a dì 24 di settenbre 1509, ci fa come *1 canpo del- 
r Inperadore era molto ingrossato, e come gli avevano tolto 
el fiume della Brenta a Padova, e come facevano molte 
scorrerie per tutti quei paesi ; in modo che e detti paesi 
fuggivano in Yinegia colle robe e colle donne e figliuoli. 

E a dì 15 d'ottobre 1509, l' Inperadore levò el canpo 
da Padova e tirossi indietro. Pensa come &cevano quei 
paesi ! 

E a dì 28 di ottobre 1509, ci fu come in Gostanti- 
nopoli era stati tremuoti sì grandi ch'avevano rovinato 
quattromila case ed eravi morto settemila persone, e fat- 
tosi male innumerabile giente; e moriwi de' nostri fio- 
rentini, che fu uno Antonio Miniati nostro fiorentino, e 
più fiorentini si feciono male. E venne tale tremuoto a 
dì 10 di settenbre 1509 alle 4 ore; e, per quello mede- 
simo tremuoto, era in Candia e quivi appresso rovinato 
una città, e fatto un lago; come poc|ii anni fu un' altra 
volta in quei medesimi paesi circunstanti in Grecia e in 
Andrinopoli e in più città molti grandi danni e rovine ; e 
delle mura di Gostantinopoli rovinò una buona parte oltre 
alle case. E '1 Turco si partì di quivi e andossene in 
Bursia: la qual cosa non fu più sentita, e, secondo la 
buona giente, era segno a' Cristiani e al Santo Padre di 
dovere muoversi a conquistare tutto il Levante. Ma il ni- 
mico della umana natura aveva ordinato loro e ordito 
una altra tela in Italia, per e nostri peccati, e perchò 
non è venuto ancora la plenitudine del tenpo ; perchò bi« 
sognia prima purgare la malizia de'cattivi cristiani, de' tanti 
infedeli cristiani bestemmiatori, adulteri, involti nel vizio 
innominabile, micidiali sanza ignuno timore dello onnipo- 



1509] 299 

tenie Iddio, che non si curano di guastare le creature sue 
nò penson mai che si è fatti da lui. ignoranzia grande, 
che si truova tanti che non si fanno mai coscienza d' am- 
mazzare r uomo, di mettere a sacco la roba e le persone 
de* poveri che si stanno alle loro povertà e non anno fatto 
ingiuria loro veruna I ammazzare, rubare, ardere le case, 
menar via le vergini al postribolo, tagliare le vignie, ta- 
gliare tanti mirabili frutti che manda Iddìo a V uomo, e 
guastare grani e biade e tutto quello che manda Iddio 
pe' nostri bisogni. grande miracolo che si truovi tanti 
di sì perversa natura che par loro andare a oflferire l Si- 
gnore mio io vi priego che voi perdoniate loro perchè e 
sono nella profonda notte della ignoranzia, non anno mai 
pensato che cosa sia le gran maraviglie degli effetti di 
Dio ; perdona a me che n' ò maggiore bisogno che veruno, 
fatemi misericordia. 

E a dì 12 di novenbre 1509, fu finito di porre e 
conci della porta di Palagio che va in dogana, per andare 
in su la sala maggiore. 

E a dì 15 novenbre 1509, ci fu un certo Spagniuolo 
el quale montava in panca come ciurmatore, per vendere 
sue orazioni, e diceva : Acciocché voi crediate eh' eli' è d' una 
santa che fa miracoli, e ch'egli è vero quello che io vi 
dico, venite e menatemi a un forno che sia caldo, e io 
v'entrerò dentro con questa orazione. E finalmente fu 
menato a questo forno, da Santa Trinità, col popolo dietro e 
molti cittadini de' principali; perchè si partì di Mercato 
nuovo dove egli montò in panca. E giunto al fornaio disse: 
Datemi un pane crudo; e gittollo nel forno per mostrare 
ch'egli era caldo, e poi si spogliò in camicia e mandò giù 
le calze a pie del ginocchio, e così entrò nel forno insino 
lassù alto, e stettevi un poco, e recò quel pane in mano, 
e voltolovvisi dentro: E nota eh '1 forno era caldo, aveva 



300 [1509-10 

cavato el pane allora, e non si fece male veruno. E uscito 
del forno, si fece dare un torchio e acceselo, e così acceso 
se lo mise in bocca e tennelo tanto che lo spense; e più 
molte volte in panca, e in più dì, toglieva una menata 
di moccoli accesi e tenevavi su la mano per buono spazio 
di tenpo, e poi se gli metteva in bocca così accesi, tanto 
che si spegnevano. E fu veduto fare molte altre cose del 
fuoco; lavarsi le mani in una padella d'olio che bolliva 
sopra '1 fuoco, fu veduto molte volte da tutto il popolo. 
E così vendeva di quelle orazioni quante ne poteva fare; 
e io dico che, fra tutte le cose che io ò mai vedute, non 
ò veduto el maggiore miracolo che questo, se miracolo è. 

E a di primo di dicenbre 1509, si cominciò a non 
pigliare più se non monete fiorentine. * 

E a di 20 di dicenbre 1509, ci fu come e Ferraresi 
avevano dato una gran rotta alle galee de' Vini^iani 
nel Po. 

E a di 24 di febbraio 1509, ci fu come el Papa aveva 
ribenedetti e Viniziani; e dissesi che non ne fu contento 
lo 'Nperadore né *1 Re di Francia nò di Spagna, perchè 
non si voUono trovare col Papa e loro anbasciadori 
ch'erano in Roma. 

E a di primo di maggio 1510, ci fu come el Re di 
Franqia aveva preso un castello in Lonbardia, che si 



1 Sotto questa data leggesi nel Cambi: « Si chominciò a spen- 
de dere quattrini nuovi neri, che se n^era fatti di nuovo, e davonne 
« lire 7 per scudo d*oro, e si dicie avevano mezza oncia d*ariento 
« per libbra, e gli altri quattrini neri degli altri coni si misse el 
« pregio di danari due 1* uno, e battevasi grossoni che valevano 
% soldi 7 di quattrini neri 1* uno, cioè grossi 20 per scudo d* oro, 
« e sbandissi tutti gli arienti toxi d' ogni ciptà, e messesi el peso 
« che aveano a essere, e per quanto s* avea a spendere; e taglia- 
te vano tutti e toxi ». 



1510] - 301 

chiama Lignaco, per forza, ed era vi morto circa mille 
franciosi, e loro missono a sacco el castello e ammazzonvi 
ogni giente insino a^ fanciugli. E più si disse eh' egli era 
rifuggito giente in su uno monticello molto forte e, non 
potendolo avere né salirvi, eh' e Franciosi avevono tatto 
certa buca in quel monte, e messovi buona quantità dì 
polvere da bonbarda, e poi datogli fuoco, e fattolo ro- 
vinare buona parte del monte. 

E a dì 11 di giugno 1510, venne una saetta a San Don- 
nino e ammazzò un padre e un figliuolo, e due altri 
figliuoli ch'egli aveva tramortirono e stettono male. 

E in questi dì fu trovato una fanciulla in un pozzo 
affogata, e non si trovò mai chi la fusse, nò chi la co- 
noscessi, e non si seppe mai chi se l' avessi meno in tutti 
quei paesi. 

E a dì 15 di giugno 1510, si cominciò a murare le 
case della Via de' Servi, dell'Arte della Lana, cioè quelle 
che sono fatte dov' era el tiratoio, e disfacevano el tira- 
toio di mano in mano che facevano le case. E comin- 
ciorono la prima di verso e Servi. * 

E a dì 18 di giugno 1510, si cominciò a votare la 
volta della Loggia de' Signori, la quale era in volta sotto, 
e fu fatta quando si murò la Loggia, e non si sapeva; 
ma volendo fare neUa Loggia un pezzo di fondamento per 



1 DimÌDuito notevolmente in Firenze il commercio dei panni 
di lana si poterono, senza danno, disfare in questo tempo alcuni 
tiratoi. Uno fu quello detto dell'aquila, in Via de' Servi, e vi si 
fecero nove case per ornamento della vìa medesima. Due armi 
deir Arte, in pietra, si vedono ancora sulle case di numero 12 e 
28, e segnano i confini delP antico tiratoio. La forma originale di 
quelle «bene aggiustate case », tutte di «un soP ordine», come 
scriveva il Cinelli, è sempre conservata esternamente da quella 
di numero 22. 



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302 [1510 

porvi la Giuletta di bronzo, trovorono che v'era la volta; 
e notificato al Gonfaloniere n' ebbe allegrezza assai , e, 
come valente uomo, disegnò di fatto farla votare pensando 
fussi utile a tenere l'artiglierie. 

E a dì 19 giugno 1510, e festaiuoli di San Giovanni 
mandorono un bando che non fussi ninno artefice ch'aprissi 
botteghe da di 20 detto insino fatto San Giovanni, a 
pena di lire 25, sanza loro segno; e chi aveva el segno 
costava a chi due grossi e chi tre e chi quattro. E fe- 
ciono grande avanìe a' poveri, perochè '1 bando disse che 
non s' intendeva pe' lanaiuoli, nò setaiuoli, né banchi ; che 
fu tenuta una ingiusta e infamatoria cosa e vile a far 
fare la festa di San Giovanni agli artefici. 

E in questo tenpo venn« in Firenze e per tutta Italia 
una influenza di una tossa con la febbre, che l'ebbe la 
maggior parte del popolo. Bastava la febbre quattro o 
cinque dì e fu chiamato in Firenze el male del tiro. Per- 
chè feciono la festa di San Giovanni e feciono molte cose; 
la prima si giostrò in Piazza, cioè feciono fare fatti d'arme 
a molti uomini d'arme, armati di tutte ai:mi, colle lancia 
come se fussino in canpo, e uno andò in sul canapo; e 
per ultimo feciono la caccia di un toro. E fu quel di caldo 
grande e poi piovve una grande acqua che si immollò 
ogniuno eh' era scoperto ; che fu fatto grande numero di 
palchetti, che v' era tutta Firenze e gran numero di fore- 
stieri ; e per questa cagione dell' essersi molle col grande 
caldo si chiamava el male del tiro, 

E a dì 7 d'agosto 1510, venne due tremuoti alle 6 
ore, e alle 7 ne venne uno altro, e l'altra notte ne venne 
due altri nel medesimo tenpo di notte. 

E in questi dì ci fu come nel contado di Bologna 
venne un si grande vento che rovinò molte case per il 
contado. Pensa de' frutti quello potò fere! 



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1510] 303 

E in queisto tenpo feciono rifondare e rilasiricare 
sotto el ponte a Rubaconte. ^ 

E a dì 24 di settenbre 1510, giunse el Papa a Bo- 
logna. 

E a dì 26 di settenbre 1510, veiuie in Firenze due 
Cardinali, cioè 3 Cardinali ch'andavano a Bologna al 
Papa. Alloggiorono in Santa Croce. 

E a di 30 di settenbre 1510, ne venne due altri Car- 
dinali per andare a Bologna. Alloggiorono ne' Servi. ' 

E a dì 17 d'ottobre 1510, si partirono di qui e an- 
dorono verso Pisa e Lucca per passare in Francia e non 
andare al Papa, perchè erano franciosi e avevano sospetto 
del Papa; e per non fare ingiuria al Re. 

E in questi di si diceva, che '1 Re di Francia veniva 
con due canpi a Bologna per assediare el Papa, in modo 
che si diceva che '1 Papa stava con sospetto. E anche 
si diceva che verrebbe abitare in Firenze. 

E in detti di venne el Re e scorse insino a Bologna, 
guidato da' figliuoli di messer Giovanni ' , che credettono 
che '1 popolo facessi novità a loro stanza, e non si mosse 
nulla; per modo che se '1 Papa voleva, ronpeva el Re 



1 La provvisione con la quale si ordinava agli Ufficiali delia 
Torre di far riparare questo ponte, eh* era ridotto in istato da 
minacciare prossima rovina, è del 26 aprile 1509. Ved. il Re- 
gistro di Provvisioni ad an. 

2 Le date della venuta e della partenza di questi cinque Car- 
dinali combinano a capello coi documenti. Vedi le Deliberazioni 
dei Signori e Collegi e il Copialettere dei Dieci ad an. Prima 
vennero San Malo, Bayeux e Sanseverino; indi Santa Croce e 
Cosenza; e partirono poi tutti insieme, per la via di Pisa. Curiosi 
particolari della loro prolungata dimora in Firenze si hanno nel 
citato copialettere de' Dieci, a e. 96 e seg. 

3 Bentivogli. 



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304 [1510 

appena si ritrasse e scostossi assai indietro: in modo che 1 
Papa non à più sospetto e stimasi ara Ferrara presto. 

E a dì 2 di novenbre 1510, intervenne questo caso 

che al ponte a Rubaconte, traila porticciuola e '1 ponte, 

facevano rifondare el muro. Perchè* v' era acqua assai, 

forse 12 braccia, facievano venire la ghiaia e calcina per 

r acqua in su certi navicegli. Avevano fatto un palco in 

su detti navicegli, e portavano in sul palchetto a lato 

al muro con forse 25 uomini ; e quando s' accostorono al 

i muro e detti navicegli s'enpierono d'acqua, per il peso 

j grande, e tirorono giù el palco e gli uomini, in modo 

[ che n'affogò da 3 o 4 uomini. E cosi avevano una nave 

grossa con un palco eh' andò bene sanza pericolo ; e io ne 

vidi ripescare. 

E a dì 4 di dicenbre 1510, arse la bottega di in sul 
Canto de' Tornaquinci deDo speziale, la quale facevano 
e figliuoli di Giampiero speziale a San Felice , e '1 sito 
era di Cardinale Rucellai; la quale arse tutta che non si 
scanpò nuUa se non qualche rame che si trovò sotto el 
fuoco tutti guasti ; e spianossi le mura fino a' fondamenti. 

E a dì 22 di dicenbre 1510, si scopri un trattai 
del Gonfaloniere, di chi lo voleva ammazzare; che fu 
figliuolo di Luigi della Stufa ch'era a Bologna, che 
chiamava Prinzivalle. Si disse ch'egli aveva disegni 
3 modi d' ammazzarlo ; el primo, d'ammazzarlo in Coi 
glie; el secondo, in camera sua; el terzo, quando and« 
fuori. E questo scoperse una donna; e fu conferito a 
lippe Strozzi, el quale, come lo seppe, l'andò di fatj 
notificare alla Signoria: e difatto mandorono per 
della Stufa suo padre e sostenuto in Palagio.* 



1 Nella vita di Filippo Strozzi, scritta da Lorenzo suo fij 
si parla distesamente di questo trattato di Prinzivalle delh 



Be'. 



1510-11] 305 

E a dì 30 di dicenbre 1510, fu confinato per 5 anni 
in quel d' Enpoli, e ronpendo e confini s' intendeva bando 
di rubello; e '1 figliuolo s'andò con Dio. 

E a dì 3 di giennaio 1510, gli Otto mandorono un 
bando che chi fussi fiorentino e stessi in casa el Cardi- 
nale de' Medici , o del fratello o di ninno de' suoi, havessino 
bando di rubello se infra tre dì non fussi partito da loro ; 
e tutti quegli eh' andassino a parlare e stare in casa loro 
per conto veruno, s' intendine avere bando di rubello, se 
non fussi notificato fra tanti di qui alla Signoria.* 

E in questi dì ci fu un Cardinale' sanza timore di Dio 
che per forza di danari fece corronpere una fanciulla fio- 
rentina figliuola d'uno uomo da bene, buon cittadino e 
d'antico casato, e maritata a uno altro uomo da bene; 
e quali non voglio nominare per salvare el loro onore. E 
furtivamente la fece menare via a lui a Bologna, ch'era 
quivi col Papa, con dispiacere di suo padre e madre e sua 
parenti: e fu molto odiosa a tutta la città. E finalmente 
fra pochi dì fu rimenata, con molti n¥)rmoramenti e infa- 
mia per tutta la città, perchè fu molto manifesto a tutto '1 



ma noQ vi si fa parola che una donna lo scoprisse: vi si dice 
bensì che Filippo sdegnosamente ne conferi con la sua suocera 
Alfonsina Orsini nei Medici. 

1 Fino dal 21 gennaio 1497 era stata fatta una provvisione 
colla quale si ordinava ai cittadini, contadini e distrettuali che 
erano « al servizio et in compagnia de*rubelli et inimici » cioò 
de* Medici, di restituirsi al proprio luogo entro un mese: il 30 di- 
cembre 1510, la repubblica richiamò in vigore quella legge co- 
mandando agli Otto di Guardia e Balia di farla pubblicamente 
bandire dentro i primi tre giorni del loro ufficio. Quest* ordine fu 
da quel Magistrato portato ad effetto con deliberazione de' 2 gen- 
naio. {Libro de' Partiti ad an.). 

2 Francesco Alidosi, già vescovo di Pavia e perciò chiamato, 
comunemente, il cardinale di .Pavia. Vedi appresso sotto di 23 
maggio. 



20 



"'^S^T 



306 [1511 

popolo. E benché sia stato un caso particulare, fu sti- 
mato universale, quando si diceva fiorentina. 

E a dì 13 di giennaio 1510, cominciò a nevicare in 
Firenze e per tutto el contado, e nevicò 4 dì alla fila, 
che mai restò, per modo che l'alzò per tutto Firenze 
mezzo braccio , e ghiacciò in modo che bastò in Firenze 
insino a dì 22 che nevicò di nuovo sopra quella, in modo 
ch'ella alzò in Firenze in molti luoghi un braccio. E 
fecesi per Firenze molti lioni di neve molto begli, e da 
buon maestri; infra gli altri se ne fece uno dal canpa- 
nile di Santa Maria del Fiore, grandissimo e molto bello, 
e a S. Trinità; e molte altre figure fu fatto al Canto 
de' Pazzi, igniudi, da buon maestri ; e in Borgo S. Lorenzo 
si fece città con fortezze e molte galee : e questo fu per 
tutto Firenze. 

E a dì 23 detto, si cominciò a struggere e addolcare in 
modo che fece per tutte le vie un tal macco che per tutto 
non si poteva passare nò andare a fare ninna sua fac- 
cenda ; per un dì o, due, non e' era rimedio a potere pas- 
sare le vie sanza fare ponti , e però n' ò fatto ricordo. 

E a dì 23 di giennaio 1510, ci fu come el Papa aveva 
avuto la Mirandola a patti, salvo l'avere e le persone. 

E a dì 15 di marzo 1510, ci fu come el Papa aveva 
avuto un poco di rotta a Ferrara. 

E in dì detto ci fu come a Cortona si faceva una certa 
festa, e rovinò palchetti e la sala dove si faceva detta 
festa ; e morivvi circa 20 persone tra maschi e femmine, 
e più di cento se ne guastò; e fuvvi qualcuno fiorentino. 

E a dì 5 d' aprile 1511, si pose giù una figura di marmo 
ch'era sopra la porta di San Giovanni, di verso l'Opera, 
per porvi figure di bronzo fatte di nuovo. * 



^ Vedi appresso sotto di 21 giugno. 



.-J/'-MÈI^oi 



1511] 307 

E a dì 11 d'aprile 1511, si vinse in Consiglio che 
le dote delle fanciulle non si potessino fare in sul Monte, 
né dare più di dota, che millesecento fiorini. * 



1 A fiorini 1600 di suggello si riduceva e limitava veramente 
il quantitativo della dote di ciascuna « figliuola di cittadino fioren- 
tino»; ma non già che non v* entrasse anche il Monte; che anzi 
i 1600 fiorini si doveano formare cosi : fiorini 800 larghi di grossi, 
guadagnati sul Monte in nome della fanciulla, che ridotti a fio- 
rini di suggello facevano fiorini 960; e ogni restante tra denari 
contanti e donora, non potendo queste però oltrepassare fiorini 
150 di stima. Solamente nel caso che la fanciulla « non avessi detto 
Monte o i usino a detta somma di fiorini 800 larghi », si poteva 
dare « la valuta e stima di detti fiorini 800 larghi, o di quelli che 
mancassino, in danari contanti » ec. (Vedi la riformagione del 
Consiglio maggiore del suddetto di 11 d'aprile nel Registro 202 
^elle Provvisioni^ a e. 12). Degne di essere riferite sono*le con- 
siderazioni per cui il governo della Repubblica si muoveva a pren- 
dere questa deliberazione, riassunte nel seguente proemio alla de-* 
liberazione stessa: « Considerando e magnifici et excelsi Signori 
« in quanto disordine sia transcorsa la nostra città, e con quanto 
« disagio e danno de' sua particulari cittadini et delle loro figliuole 
« non maritate, per la dannabile consuetudine da non molto tempo 
4c in qua introdocta nel dare le grandi et excessi ve dote, di che 
* ne è seguito e ne segue che molti cittadini antichi e nobili, non 
« potendo dare tali e tante dote, sono stati necessitati fare paren- 
te tado con persone assai dissimili alla qualità e conditione loro; 
« e cosi e converso molti giovani da bene, per desiderio di gran 
« dota, hanno tolto le figliuole di uomini danarosi ma molto infe- 
re riori al grado e dignità loro; e desiderando ritornare alla buona 
« consuetudine de' vostri antichi e savi cittadini, e dare materia 
« che le fanciulle si possino più facilmente maritare; avuto etiamdio 
« sopra di ciò lungo e maturo colloquio, examine e parere da' loro 
« venerabili Collegi, e da buon numero d'altri prudenti e savi cit- 
« tadini, giudicano esser bene nello infrascritto modo provedere. » 
Nel Cambi pure è notato questo provvedimento e le ragioni che 
lo provocarono: tra l'altre cose narra che le doti erano giunte 
anche a fiorini 3000, solamente di contanti, e che in città erano più 
di 3000 fanciulle da' 18 a' 30 anni che non si potevano maritare. 



[ 



i 

i 



308 [1511 

E a di 17 di maggio 1511, ci fu come el canpo del 
Re di Francia s'era appiccato con quello del Papa, e 
erasi accostato a Bologna a due miglia. 

E a di 21 di maggio 1511, entrò in Firenze un Gap» 
dinaie fatto di nuovo, eh' era fiorentino, che si chiamava 
messer Piero Accolti.* 

E a di 22 di maggio 1511, feciono venire la Tavola di 
Nostra Donna di Santa Maria Inpruneta perchè restassi 
di piovere ; perchè pareva in questo tenpo troppa acqua. 
Et ebbe molti doni, eh' avanzò tutte l' altre volte ; e ebbe 
8 mantegh molto ricchi, e cosi molte pianete e paliotti 



j e cose di drappi, numero 24, e cerati bianchi e gialli 

furono numero 90, e una bella croce d'ariento. ' 

E a di 23 di maggio 1511, ci fu come le giente del 
Re di 'Francia erano entrate in Bologna, e le giente del 
Papa s' erano isbaragliate e andato col Papa a Ravenna. 
E '1 Cardinale di Pavia si fuggi di Bologna, el quale era 
legato della Chiesa e a guardia di Bologna, e andò a Ra- 
venna dov'era el Papa; e '1 Prefettino,' ch'era Signore 
d' Urbino e Capitano della Chiesa, se gli fece inconti 
e dissegli: traditore! tu ài rovinato la Santa Chiesa ;J 
dettegli d'uno stocco nel petto e passollo da l'un h 
all'altro in modo che mori in poche ore. Vedi che fa^ 



1 Era stato creato cardinale del tìtolo di Sanf Eusebii 
Giulio II in Ravenna, a* di 10 marzo di queir anno. 

2 Nel Registro delle Deliberazioni dei SS. e Collegi 
è una deliberazione del giorno innanzi che stabilisce ed ei 
i luoghi, oltre i consueti, nei quali si dovea processioni 
portare ih tabernacolo. E in un quaderno del Massaio df 
mera delPArme di quest anno, a e. 75, si trova una noH 
parte delle spese occorse per quest'onoranza. 

s Francesco Maria della Rovere. 



1511] 309 

giustizia di Dio ! che questo Cardinale fu quello che tolse 
quella fanciulla fiorentina; e pensa quello faceva in Bo- 
logna eh' era governatore di Bologna. Secondo che si di- 
<;eva, aveva fatto molte cose di quelle medesime e più 
cattive. 

« 

E a di 20 di giugno 1511, ci fu come el Papa era 
giunto a Roma, che si partì da Ravenna; e giunto a 
Roma scomunicò Bologna e tutti quegli che gli dessino 
aiuto favore, d'una scomunica molto forte, ch'era sco- 
municato el Re di Francia con tutta sua giente e chiunche 
-dava loro aiuto. 

E a dì 21 di giugno 1511, si scoprirono quelle tre 
figure di bronzo sopra la porta di San Giovanni di verso 
l'Opera, donde si levorono quelle di marmo antiche, e fu- 
rono fornite di tutto. * 

E insino a dì 13 di giugno 1511, circa a ore 20, venne 
in Firenze una fortuna d'acqua, e per tutto insino in Mu- 
rielle; e in Firenze venne in manco d'un' ora parecchi 
«aette; una a San Giorgio e ammazzò un fanciullo, e una 
^1 Ponte vecchio in su la torre della Parte, e fece isba- 
lordire parecchi che sedevano in sulla panca, e, infi'a gli 
altri, uno de'Ridolfi ne fu portato a braccia a casa, non 
vi mori. Una altra ne cadde in Sitorno e ammazzò 
una donna; una altra ne cadde a Bellosguardo fuori 
di Firenze, e ammazzò una donna eh' era maritata a uno 
^e' Tosinghi eh' era quivi in villa ; e anche morì una sua 
fante eh' era su di sopra a uno altro palco ; una altra ne 



* Queste tre figure dì bronzo furono opera di Gio. Francesco 
Rustici, stategli allogate dalPArte dei Mercatanti fino da* 3 di- 
cembre del 1506. Vedi i relativi documenti, pubblicati dal cav. Gae- 
tano Milanesi nel Giornate Storico degli Archivi Toscani, IV, 
•,pag. 63 e segg. 






i' 



i 310 [1511' 

venne a Montebuoni in sul canpanile della chiesa, e am- 
mazzò una mula; una altra ne venne a San Benedetto 
fuori della Porta a Pinti e cadde sopra la cappella mag- 
giore e passò la volta, e poi in due luoghi forò la tavola 
dell'altare, poi si ficcò in terra tra due mattoni. La quale 
vidi tutti questi segni, e fu tanta acqua grande ch'al- 
lagò tutto el Mugiello e '1 Valdisieve , e qui a San Salvi 
e tutti questi piani. Menò via molto legniamo. 

E a dì 16 di luglio 1511, cavorono le nostre arti- 
glierie di Santa Maria Novella, dalle stalle del Papa, e 
misonle sotto la loggia de' Signori che gli avevano cavata 
e acconcia ; e la prima vi missono con difficultà per modo 
che, ronpendosi el canapo, scorse giù per lo sdrucciolo 
della volta, e fu per ammazzare e buoi e gli uomini. 

E a di 17 di luglio 1511, ci fu come la giente del 
Papa avevano preso un figliuolo di messer Giovanni Ben- 
tivogli, e come la giente del Re di Francia gli corsono 
dietro e riscattoronlo, e come in Bologna si gridava: Papa^ 
e come fu mozzo la testa a più cittadini che volevano 
rimettere e figliuoli di messer Giovanni e colla forza] 
del Re. 

E a di 26 di luglio 1511, furono e primi poponi eh 
si vendessino in Firenze, e non si maturava nulla qu 
st' anno : e fu la causa che gli andò tutta la prima v( 
fresca, e piove cosi insino a questo tenpo, però ne| 
ricordo. 

E a di 8 d'agosto 1511, ci fu come noi avàmo pj 
la tenuta di Montepulciano. 

E a di 4 d'agosto 1511, affogò 3 uomini vuoti 
in un certo pozzo néro presso alla Porta a San 
Gattolino, alle Monache di San Giovanni. 

E a di 7 d'agosto 1511, ci fu ambasciadori ài 
tepulciano, e fermoronsi e capitoli fra noi e loro : e 



1511] 311 

si sonò a gloria e fecesi fuochi e festa assai. Fu una 
cosa sanza saputa di persona, e massime del popolo. * 

E a di 3 di settenbre 1511, ci fu come el Papa 
aveva interdetto Pisa, perchè ritenevano e Cardinali che 
volevano fare^ el concilio quivi. * 

E a di 4 di settenbre 1511, ci fu come a Crema in 
Lonbardia era venuta una gragniuola con pietre arsiccie 
di peso di libbre 150 l' una, la maggiore, e la gragniuola 
vi fu pezzo di libbre 30 l' una , che ruppe e tetti e am- 
mazzò più giente e bestiame assai. Cosi si disse da più 
gìente. 

E in questi di medesimi fu veduto la sera in aria, al 
castello di Carpi, fuochi grandissimi, e poi vedevano ispar- 
tire el fuoco in tre parti e fare grandissimi tuoni; e venne 
in un tratto gragniuola e venti che ne portava e tetti 
e'canpanili, e fecie grandissime cose. 

E a di 23 di settenbre 1511, venne dal Papa la'nter- 
dizione a Firenze, pure per quello medesimo, che credeva 
che noi tenessimo le mani al Concilio. 

E a di 23 d'ottobre 1511, fummo ribenedetti insino a 
mezzo questo altro mese di novenbre. 

E in questi di fu fornito di coprire la chiesa della 
Vergine Maria di Por San Piero, cioè '1 corpo della 
chiesa. ' 



1 I capitoli della sottomissione di Montepulciano alla Repub- 
blica furono stipulati in Firenze il 10 agosto; e se ne conserva 
una copia originale nelPArchivio delle Rìformagionì, provenienza 
degli Atti pubblici, con in fine la ratificazione originale della Co- 
munita di Montepulciano. 

^ Giulio II nella sua elezione aveva promesso di adunare entro 
due anni il Concilio, ma non ne fece nulla. Questo che si voleva 
fare a Pisa era contro di lui promosso dal Re di Francia e dal- 
l' Imperatore. 

3 SMntende sempre di Santa Maria degli Alberighi o de' Ricci. 



312 [1511 

E a di 4 di novenbre 1511, venne in Firenze la notte 
che seguita, circa a mezza notte, due saette, Tuna détte 
in sul palagio de' Signori, la quale détte su dall' orivolo, 
e venne giù nella corte e levò una certa coreggia di 
bronzo eh' era per basa al Da vitto della corte ,* e più 
ismosse un pilastro della porta che comincia andare su 
per la scala, e ruppe certi scaglioni ancora su per la 
sala, poi su fece el simile; e di fuori giunse giù per la 
porta, e tinse e guastò tre gigli sopra, pure de' Signori; 
che fu tenuto tristo segnio per il Re di Francia. E quella 
che venne in su la cupola ismosse circa tre nicchi, 
benché non caddono; e anche questo significava qualche 
incomodo della Chiesa. 

E a di 12 di novenbre 1511, si partirono e Cardinali 
da Pisa che volevano fare el Concilio. * 

E a di primo di dicenbre' 1511, riavemo dal Papa di 
potere dire le messe, che ce n'aveva privati già tanti 
mesi. 

E a di 15 detto, ci ritolse le messe e ritornammo 
nelle interdizione. 



1 Nel Cambi è pure registrata la caduta di queste saette, e 
come ne fosse investita la statua ricordata qui a pag. 119, cioè « uq 
« Davitte di bronzo, di mano di Donatello, in sur una colonna che 
«e posa in sur una baxe eh' avea 4 fogliami a* pie di detta colonna 
« nel mezzo de la corte del Palazzo, e roppe uno de* 4 fogliami in 
« tre parti. » 

2 Perchè, dopo tenute tre sessioni in Pisa, deliberarono di te- 
nere la quarta a Milano. ( Yillari, Niccolò Machiavelli e i smùì 
tempii tom. II pag. 153). 

3 II codice marucelliano ha Ottóbre^ ma deve dire Dicembre. 
Ce ne assicura il Cambi che scrisse : « Addi p.^ di Dicembre, il di 
« di S. Andrea, che venne in domenicha, cheffù il primo di del- 
« TAvento, Papa lulio mandò sospensione per 15 giorni che lo 
« 'nterdetto fussi sospeso. » 



.%àJì 



1512] 313 

E più ci fu come la giente del Papa erano in Ro- 
magna e verso Bologna e verso Ferrara. 

E in questi dì pose el Papa el canpo alla bastia di 
Ferrara, e presto V ebbono per il Papa. 

E in pochi dì la recuperorono e perderono di gien- 
naio; e come s'era tirato indietro, e che '1 Re di Francia 
aveva messo in Bologna 400 lance. E tuttavolta noi sta- 
vamo interdetti insino tutto giennaio. 

E a dì 15 di febbraio 1511, ci fu come Brescia s'era 
ribellata dal Re e data a'Viniziani, benché la fortezza 
«i teneva per il Re, e bisognò che '1 Re levassi la mag- 
gior parte della giente da Bologna e andò a Brescia. E '1 
canpo del Papa si stava, benché si disse che '1 Cardi- 
nale de' Medici era entrato in Bologna: non fu vero. 

E a di 19 di febbraio 1511, si fece qui 300 bale- 
strieri e scoppiettieri a cavallo, tutti di nostro contado. 
Feciono la mostra. 

E in detto dì si disse che li Viniziani avevano avuto 
una rotta dal Re presso a Parma. 

E a dì 23 di febbraio 1511, ci fu come el Re aveva 
ripreso Brescia e morto quasi ogniuno ; in modo si disse 
18 migliaia d' uomini , poi si ridussono a 4 o 5 migliaia. 
Dipoi scrisse qui Francesco Pandolfìni, che v'era amba- 
sciadore, che se n'era sotterrati novemila; e qui si fecie 
fuochi e festa della vittoria del Re. * 

E a dì 2 di marzo 1511 , nevicò e fu grande freddo; 
e a dì 5 detto rinevicò di nuovo una altra grande. La 



1 Nel libro ad an. del citato Massaio della Camera si vede che 
le spese per questa festa ammontarono a lire 69. 9. 4 per 420 panelli 
<oggi si dice padelle) per i ballatoi del Palazzo, 40 fastella di 
scope arse sulla Piazza de' Signori, 65 razzi tratti da* detti balla- 
toi e 25 a casa deir ambasciatore francese, e altre cose. 



i 



314 [1512 

notte era gran freddi. Pensa come stava el canpo di Bo- 
logna che n'è camera. 

E in questi di ci fu come el Concilio aveva coman- 
dato in Bologna che niuno ubbidissi al Papa, e che di- 
cessino le messe; e aspettavasi che facessino uno altro 
Papa di corti dì.* 

E a di 11 di marzo 1511, ci fu come a Ravenna 
era nato d' una donna un mostro, el quale venne qui di- 
segnato; e aveva in su la testa un corno ritto in su che 
pareva una spada, e in iscanbio di braccia aveva due 
ali a modo di pilpistrello, e dove sono le poppe, aveva 
dal lato ritto un fio,* e dall'altra aveva una croce, e più 
giù, nella cintola, due serpe, e dove è la natura era di 
femmina e di maschio ; di femmina era di sopra nel corpo, 
e '1 maschio di sotto; e nel ginocchio ritto aveva uno 
occhio, e '1 pie manco aveva d'aquila. Lo vidi io dipinto, 
e chi lo volle vedere, in Firenze. 

E a dì 17 di marzo 1511, ci fu come e Franciosi, 
eh' erano nella ròcca di Brescia, avevano di nuovo messo 
a sacco tutti e monasteri e frati di Brescia, e morta 
molti frati e donne, e rubato ogni resto che v'era. 

E a dì 18 di marzo 1511 , si parti di qui l' anbasciadora 
francioso , e fecegli la Signoria un presente di circa 2 mila 
ducati, d'una pezza di broccato e molte altre cose di drappi. 
Avevasi in secreto sospetto ch'el Re non ci avessi per 
nimici, come andava parole attorno, che voleva mettere 



^ Questa non è che la conseguenza della deliberazione presa 
a Milano nella quinta sessione tenuta il di 11 febbraio, di nomi- 
nare cioè il Cardinale di San Severino legato in Bologna. Dumb- 
SNiL, Histoire de Jules II etc, Paris 1873, pag. 197. 

2 Fio si chiama uno dei segni della Crocesanta cosiffatto y. 
Anticamente si usava di porlo innanzi a quei nomi o partite di 
libro che volevansi contrassegnare. 



'^. 'n~A,.mJÉA 



1512] 315 

a sacco Firenze e Siena. E più se gli donò una tavola 
d'altare di Nostra Donna, molto ricca, ch'era posta in 
San Marco. * 

E a dì 21 di marzo 1511, riavemo dal Papa le messe; 
però 'n sino all'ottava di Pasqua; e venne un suo am- 
basciadore a liberarci per senpre. ' 

E a di 29 di marzo 1512, ci fu come el canpo del 
Papa e degli Spagniuoli con quello del Re di Francia 
avevano fatto una spianata di circa 4 miglia per fare 
fatti d'arme. E in questi dì presono Ravenna e saccheg- 
gioronla e feciono molte crudeltà: non ebbono la ròcca 
allora. Vedi se '1 mostro indovinava loro qualche gran 
malel e pare che senpre seguiti qualche gran cosa a 
quella città dove nascono tal cose : così intervenne a Vol- 
terra ch'andò a sacco, e poco tenpo innanzi vi nacque 
un simile mostro. 

E a dì 3 d'aprile, si bandì un perdono alle Murate 
per 3 dì, cioè Venerdì, Sabato Santo e la Pasqua, dì 
colpa e pena. 

E a dì 12 d'aprile 1512, ci fu come el canpo della 
Chiesa e gli Spagniuoli furono rotti dal Re e morivvi 
10 mila persone, e' due terzi spagniuoli e '1 terzo spa- 



1 Nei documenti quest' ambasciatore è detto Monsignore Dot' 
ton o Di Uthon^ cioè D'Autun. La Repubblica il 18 stesso scrìveva 
a Roberto Acciaioli suo residente presso il Re Cristianissimo perchè 
Io ringraziasse di aver tenuto presso di lei (dal 25 di giugno 1511) 
un uomo di tanto merito. 

^ Gìovannantonio Gozzadini di Bologna, cherico della Camera 
Apostolica, che giunse il 23 di detto mese e fu alloggiato in Ognìs- 
santi. La Signoria àpese nel presente che gli mandò, cioè in con* 
fatti, torte, marzapani, vino vermiglio, trebbiano, tinche e anguille 
grosse di Perugia e di Bientina, quadroni e candele di cera ecc. 
L. 92. 15. 8 {^Lihro del Massaio cit. ) 



-^^tm 



316 [1512 

gniuoli.* Morì circa 22 signori franciosi, fra' quali vi morì 
un nipote del Re,' il quale si diceva per molti eh' era nostro 
nimico: forse non era. E dissesi che se non fussi eh' e 
Franciosi adoperorono molte artiglierie, che feciono mo- 
rire molte centinaia d'uomini d'arme e cavagli, areb- 
bono avuto el peggio. E questo fii a di 11 detto, el dì 
della Pasqua di Resurresso, appresso a Ravenna dove 
feciono la spianata, e concipronsi in modo che benché e 
Franciosi fussino al disopra, nondimìeno si disolvè l'un 
canpo e ,V altro per modo che non poterono niuno fare 
male a Firenze, anzi ebbono di grazia gli Spagniuoli po- 
tersene andare che non fussino isvaligiati. Chi se n' andò 
per la Romagna, molti ne furono isvaligiati e morti; ma 
tutti quegli che vennono per le nostre terre non fu torto 
loro un pelo. Passorono tutti a Roma; e' Franciosi se 
n'andavano alla volta di Milano. 

E ogni dì s'intendeva molte crudeltà de' Franciosi e 
Spagniuoli di vituperare, ammazzare e vendere monache 
e frati e ogni generazione di giente; rubare gli arienti 
dove stava el Corpo di Cristo, e reliquie, sanza paura o 
timore o riverenza. Non si dice nulla delle vergini; che 
si trovò padri, infra gli altri, che volendo nascondere 
le sue figliuole, el quale n'aveva cinque grande, per la 
paura, fece una certa caverna e missele dentro con cibo 
d'alquanti di , stimando tornare a loro e porgere loro più 
cibo; e venendo la tribulazione fu morto, e ancora chiun- 
que n'aveva notizia; in modo, che non potendo uscire 



^ Qui sbagliò lo scrittore del codice Marucélliano; il Landucci 
deve certameDte avere scritto franciosi, imperocché da tutti gli 
storici abbiamo elessi soffrirono perdite minori della metà di 
quelle dei confederati. 

^ Gastone di Foix, nipote di Luigi XII. 



1512] 317 

per via alcuna, vi morirono dentro ; e trovata che fu la 
detta caverna, trovorono le dette fanciulle tutte morte e 
mangiatesi le braccia l'una a l'altra. E non si potrebbe 
narrare le grandi crudeltà che ognora si sentiva. E dis- 
sesi ancora che un certo capitano del Re, entrando in 
Brescia, tolse a un gentiluomo di Brescia una sua figliuola 
molto bella, e tenendola molti dì, el suo padre glie ne 
fecie chiedere più volte che gliene dovessi rendere, e final- 
mente nello volle fare. E dopo molte volte gli mandò a 
dire, che se la voleva, che gli dessi mille ducati; e '1 detto 
cittadino fecie e detti danari e portogli, e lui gli tolse, e 
poi disse che la voleva ancora quella notte. E '1 povero 
cittadino vinto dalla passione disse: signore! poiché tu 
noQ me la vuoi rendere to'mi anche la vita ; e '1 detto non 
timente Iddio, si cavò l'arme da lato e ammazzoUo. Se 
questo peccato merita punizione dallo onnipotente Iddio ^ 
chi non direbbe che gli è necessario V inferno ? Iddio nel 
guardi e perdonigli e gran peccati. 

E in questo tenpo si murava el canpanile di San Spi- 
rito, dietro alla sagrestia della chiesa. 

E a dì 22 di maggio 1512, morì a Siena un certo 
Pandolfo Petrucci che ne' sua dì occupò molto la detta 
città facendosi grande e cacciando e sua avversari, e^ 
anche togliendo la vita ad alcuni ; e finalmente si muore. 
Oh quanto è più senno a stare basso che volere sopra- 
stare agli altri 1 è manco pericolo all'anima e al corpo. 
Se gli uomini grandi e ricchi fussino savi, e' fuggirebbono' 
el volere dominare quello che à essere comune a ogniuno, 
perchè si tiene con troppo grande odio, e che si stessine con 
la loro ricchezza e stare contenti al bene comune e farsi 
grande nelle mercanzie e nello onesto vivere da cristiani,, 
e dare molti guadagni a' poveri di Dio e amare la sua 
patria con retto cuore. 



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^;^\cy^7S? 



318 [1512 

E a di 5 di giugno 1512, ci fu come e Svizzoli ave- 
vano ripreso Brescia e Peschiera e altre città di Lon- 
bardia, e come ' Franciosi si fuggivano del paese. 

E in questi dì si raflfermò e capitoli col Re di Francia, 
che noi fussimo ©brigati, a' sua bisogni, dargli 400 cavagli 
pagati di nostro, e che lui fussi ubrigato a dare a noi 
ne' nostri bisogni 600 cavagli pagati di suo ; e più tutto 
quello ci facesse di bisogno. Promise con pure parole. 

E a dì 13 di giugno 1512, ci fu come el Cardinale 
de' Medici s'era fuggito dal Re di Francia, che l'aveva 
prigione e mandavalo in Francia. E in questi dì venne 
in Bologna. * 

E a di 16 di giugno 1512, ci fu come Milano s'era 
ribellato dal Re, e più altre terre ; per modo che si diceva 
eh' e Franciosi erano a un grave partito, e che s'erano 
ristretti nel borgo, e che gli avevano difficultà di vetto- 
vaglia e con grande paura. 

E a dì 20 di giugno 1512, ci fu come e Franciosi 
s' erano partiti da Milano e scostatosi dal canpo de' Sviz- 
zoli e andato a Pavia, con grande difficultà di vettovaglia: 
e '1 Papa s'era insignorito di Bolognia; e' Bentivogli s'an- 
dorono con Dio ; e dubitavasi che e Franciosi non perdes- 
sino ogni cosa. E ancora Gienova s' era voltata e conbat- 
tevano le fortezze che tenevano e Franciosi, e anche Mi- 
lano si tenevano le fortezze pe' Franciosi. Stavansi così 
sanza essere molestate quelle di Milano. 

E a di primo di luglio 1512, passò da Bicomano la 
giente del Papa, che mandava a Bologna circa 1000 ca- 
vagli, e dicevasi eh' e Franciosi erano usciti d' Italia, quegli 
ch'erano potuti scanpare che non fussino stati morti o 



^ Era rimasto prigioniero dei Francesi V 11 aprile, alla battaglia 
di Pavia. 



1512] 319 

presi a' passi, ch'assai ne capitò male. E la giente no- 
stra, ch'erano colle giente del Re, ebbono salvocondotto 
da' Svizzoli per potere tornare di qua, e non fu osser- 
vato loro, che furono tutti isvaligiati : a fatica salvorono 
la vita. 

E a dì 11 di luglio 1512, ci fu una lettera dal Papa 
che comandava a questo popolo che dovessi mandare a 
casa el Gonfaloniere e levarlo di signoria, onde parve 
una cosa molto animosa e strana ; onde ogniuno pensava 
che voleva mutare questo stato e rimettere e Medici in 
Firenze. * 

E a di detto ci venne un suo anbasciadore, ch'era 
fiorentino, un messer Lorenzo Pucci, con bella cavalleria : 
stimavasi per questo medesimo effetto. ' 



1 Leggesi nel Cambi: « Mandò per il nostro inbasciadore el 
< Papa, e dissegli chome egli scrivessi a Firenze a' Fiorentini che 
« il Ghonfaloniere della giustitia a vita, eh' era Piero Soderini ri- 
4c nuntiassì detto a suo ufìcio, nollo faciendo minacciava la ciptà; 
« cheffù a di 10 di luglio 1512 che dette lettere si lessono negli 
« 80; ma per la sera non si chonsigliò niente, considerando la scioc- 
« chezza delle parole del Pontefice, che gli pareva di già essere 
« in tanta viptoria, di chomandare a'Fiorentini; chome quello che 
« non sa che a suo tenpo, di pocho tenpo inanzì, passò el re Charlo 
« in persona con 14 m. chavagli e non temeptono niente, e chrede 
« hora che temino lui, avendo mancho chagione, che M prefato re 
41 Charlo di fare male a'Fiorentini, che senpre gli feciono bene et 
« mai gli avevano fatto contro. E questa era la fortezza de' Fio- 
^ rentinì, la speranza aveano in Dio, che gli libereria da tanta in- 
« giustitia di Pastore ». 

2 Questo Lorenzo d'Antonio Pucci era datario del Papa; e 
4c arivato cheffù a San Ghaggio, presso a Firenze un miglio, si 
« fermò, come colui che pensò che andava a sporre inbasciata contro 
« a la ciptà*. Questo e altri particolari intorno alla sua venuta 
e alle trattative che ebbe colla Signoria narra distesamente il 
Cambi citato. 



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320 - [1512' 

E a dì 14 di luglio 1512, venne, circa a ore 21, ia 
sul canpanile di Santa ^ di Firenze, una saetta o vera* 
mente un si fatto vento o foii;una, che lo fece cadere in 
su la chiesa, e rovinò la chiesa con 7 cavalietti in modo 
tale che scoperse tutto el coro e guastollo tutto; e le travi 
in più luoghi fororono lo spazzo della chiesa, e molte se* 
polture guastorono , e le scalee dell' altare maggiore parte 
ruppono e guastorono per modo che non fu mai veduto tale 
ruina, quasi incredibile : danno di più di 20 mila fiorini. 
Stimavasi cattivo segno. Che questi principi e signori, in 
luogo di racconciare la Chiesa di Cristo e ampliarla, la rui- 
nano per loro ambizioni. Dove debbo essere l'unione di tutti 
e cristiani contro a gli infedeli e morire per la fede di 
Cristo, e al presente s'attende a versare el sangue di 
Cristo contro a ogni carità di tante miserie de' poveri 
popoli afflitti e dilaniati della povera Italia. Sia senpre 
a laude e gloria di Dio. 

E a di 26 di luglio 1512, ci fu conàe el Re di 
Francia si rifaceva gran giente, e come gli aveva posto 
a' sua sudditi due milioni di fiorini, e a' reb'giosi ; e come 
faceva grande sforzo. 

E a di 28 di luglio 1512, ci fu come gli Spagniuoli 
s' erano azzuffati colle giente della Chiesa, e eh' el Viceré 
s'era fuggito e partitosi, e che gli avevano arso el suo 
padiglione. Tutte queste cose pareva che '1 Signore aiu- 
tassi Firenze, che chi aveva in animo di farci male gli 
era tolto le forze, come più volte s'è veduto: gli Spagniuoli 
avevano tristo animo. 

E a di 21 d'agosto 1512, ci fu come el canpo della 
Chiesa e degli Spagniuoli veniva a' danni de' Fiorentini : 
per modo crebbe el sospetto, che si cominciò a isgonbe» 
rare in quello di Barberino e in Val di Marina, insino 
alle porte di Firenze, che tutta la domenica colle carra 



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1512] 321 

e muli e bestie, con tanta furia, per modo che in Palagio 
si vinse 50 mila fiorini per difendersi. E ancora non ave- 
vano tocco nulla del contado nostro. 

E a di 23 d'agosto 1512, la Signoria mandò uno bando 
che chi ammazzava un certo Ramazzotto da Bruscoli, 
guadagniava 2000 ducati, e chi lo dessi vivo ne guada- 
gnassi 3000; e, se fossi isbandito, s'intenda ribandito e 
possa ribandire due altri, e così chi lo ammazza possa 
ribandire due altri a suo modo, eccetto che di Stato.* 

E in questi dì si sgonberava tutto questo piano di 
Prato per modo che la porta di San Gallo, Faenza, el 
Prato e San Friano era per modo calcata che duravano 
le carra più d'un miglio alla fila ' aspettare di potere 
entrare dentro, che fo necessario lasciare passare dentro 
sanza gabella quasi ogni cosa in su le carra: se non vi 
era qualche soma di biada o vino, o olio, passava dentro 
le carra del lino e forzieri serrati, e nulla si guatava né 
si fermava nulla. Le povere donne colle fanciulle e fan- 
ciugli carichi di loro povertà. E chi gli vedeva era mosso 
e isforzato lacrimare. E più feciono che la farina non 
pagassi nulla di gabella. 

E a di 24 d'agosto 1512, la scorreria non aveva an- 
cora passato Barberino, e intendevasi che facevano ogni 
male. 

E in questi di ci fu nuove come a Roma era venuto 
una gragniuola tanto terribile el di di Nostra Donna di 
mezzo agosto, che fu tanto scuro che pareva di notte, e 
ammazzò molti animali, e anche percosse e venne in su una 



1 Vedi per questo bando II Sacco di Prato e il ritomo de' Me- 
dici in Firenze nel MDXII, pubblicato da Cesare Guasti; Bolo- 
gna, Romagnoli, 1880, in due volumi.^ Il secondo di questi volumi è 
tutto di documenti, e dal loro confronto resulta costantemente 
Inesattezza delle notizie registrate dal Landucci. 

21 



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322 [1512 

figura di Nostra Donna e non la maculò di nulla, e altre 
figure guastò. Era grossa come uova. 

•E a di 25 d'agosto 1512, si bandi di fare venire 
Nostra Donna di Santa Maria Inpruneta.* 

E in questi di si soldava uomini d'arme e fanteria, 
quanta ne veniva, in gran quantità, e forni vasi per tutto; 
e più si badava a Prato ch'altrove, in modo che nel 
Mugiello non si mandò aiuto , e loro presono la Scarperia 
e '1 Borgo, e non facievano troppo danno in Mugiello, 
ma volevano della vettovaglia. 

E a di 26 d'agosto 1512, ci fu anbasciadori dal Viceré 
che chiese alla Signoria tre cose : che noi entrassimo nella 
lega ; la seconda, che si rimettine in Firenze e Medici ; la 
terza, che '1 Gonfaloniere se n'andassi a casa e uscissi 
d' ufficio. 

E a di 27 d'agosto 1512, venne presi in Firenze 6 
Spagniuoli che presono e nostri fanti in Mugiello. E tuir 
tavolta s' attendeva a isgonberare per tutto; e non era 
tanta la paura de' contadini , quanto e' vedevano fare così 
a' cittadini, in modo eh' e' poveri contadini ispiritavano di 
paura, ma in verità per gli intendenti non era d'averne 
tanta ; più tosto toccava a loro avere paura, perochè, se 
gli scendevano in questi piani , tutti capitavano male. Cosi 



^ Non ci venne altrimenti fino al 26 di settembre, perchè il 
30 d' agosto i Signori scrissero a Andrea Bondelmonti pievano di 
S. Maria Impruneta: «Noi vogliamo, per la turbulentia rechano 
« seco questi tempi sinistri, voi non lasciate né permettiate che si 
« dispongha costi la intemerata Nostra Donna, per insino ad tanto 
« non havete altro da questa excelsa Signorìa. Vogliamo ci vengha 
« a tempo più quieto et più riposato, per poterla più glorìosa- 
« meute venerare. Fate con effecto quanto vi si scrive etc. ». Questa 
lettera è pubblicata per intiero nel citato Sacco di Prato, P. II, 
pag. 131. 



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1512] 323 

giudicava ogni intendente. Tanti battaglioni s'era fatto 
e giente d'arme tutti inanimati d'andare a trovargli alla 
guadagnia, con animo d' ammazzare ogniuno. Che sono in- 
sino a oggi la nostra giente 17 migliaia d'uomini, tra 
battaglioni e giente d'arme. 

E in detto di scesono e presono Canpi sanza contrasto, 
e entrorono e ammazzorono una brigata d'uomini e ru- 
borono ciò che ne poterono portare, e arsono lini e molte 
cose, menoronne molti prigioni; benché di loro ne fu 
morti 4 e feriti. E la causa che l'ebbono si presto fu 
che vi fu alcuni che apersono una porta per andarsi con 
Dio, e non riusci loro; e furono tutti presi; e entrorono 
dentro e, tolto quello che vollono, se n'uscirono e lascio- 
ronlo e andorono alla volta di Prato. 

E a di 29 d'agosto 1512, el di di Santo Giovanni 
Batista,* circa a ore diciotto, gli Spagniuoli presono Prato 
per forza di bonbarde e di battaglia. Che solo in un di aves- 
sino uiì tale castello fu cosa maravigliosa perchè v' era 
4 mila fanti e tanti contadini del paese che v'avevano 
la roba, le donne e' figliuoli, che v'era fuggito tutto el 
paese, che v' era un tesoro grande, e tutti diventassino 
come topi a non salvarlo un sol di. E la causa che fu- 
rono cosi fieri di fuora fu due cose; la prima che gli 
erano in due di assediati sanza vettovaglia; e la seconda 
che sapevano che v' era un grande tesoro, benché e' ci fussi 
una causa più potente, che non si mandò di qui el soc- 
corso che si poteva. Da qual negligenza si fussi io noi 
so, ma io vedevo tenere le giente qui dall' una porta al- 
l' altra, e ninno le moveva a mandarle via, e tuttavolta 
sentivano strignere colle bonbarde, onde molti si mara- 
Tigliavano di questa tardità. Onde entrato dentro e cru- 



1 Vuol dire il di della Decollazione di S. Giovanni Battista. 



"f"!^!» 



324 [151^ 

deli marrani e infedeli, ammazzorono ogni uno che veniva 
loro innanzi, e non bastò loro avere un si grande bottino, 
che non perdonavano la vita a persona; e se vi rimase 
ninno vivo , lo pigliavano e ponevangli la taglia a' piccoli 
e grandi e a ogniuno, molte disoneste, in modo inpossibile, 
che non potendo farla, gli straziavano con diversi martìri. 
E missono a sacco e monisteri; e donne e fanciulle missono 
a brodetto con ogni crudeltà e vituperio; e dissesi che 
furono morti 5 mila persone. Pare che la sia una per- 
missione divina eh' e nostri principali facessino sì adagio, 
avendo 18 mila persone, ch'avàmo più giente di loro; 
avavamo già inpedita loro la vettovaglia che non pote- 
vano scanpare 3 o 4 di che non morissino di fame ; erano 
tutti morti e prigioni. E anche non furono molto prudenti 
a mandare più fanti e munizione in Prato : fu una certa 
furia quasi inpossibile, che a dì 27 abbino Canpi e a 
di 29 abbino Prato, e però sono e peccati nostri. E rima- 
sono e traditori sì fomiti di vettovaglia da stare quanta 
volevano, e divennono tutti ricchi di tal bottino, e noi per- 
demmo ogni speranza di vincere in niun modo e Pistoiesi. 

E a di 30 d'agosto 1512, portorono le chiavi e Pisto- 
iesi al canpo degli Spagniuoli, e presono accordo con loro; 
e cosi Poscia, per modo che si mandò dalla Signoria al 
Viceré, per accordo, due nostri cittadini , e dopo più volte^ 
andando e tornando, si fece un accordo col Viceré che 
noi entrassimo nella lega pagando 60 mila fiorini; e la 
seconda, che '1 Gonfaloniere ch'era a vita se n'andassi 
a casa; e la terza, che si rimettessino e Medici. 

E a di 31 detto, tornorono gli anbasciadori , e fu 
consentito tutto; e, giugnendo qui, andorono in Palagio 
circa alle 18 ore e mandoronne el detto Gonfaloniere, eh' era 
a vita, ch'aveva nome Piero Soderini, pacificamente e 
d'accordo, perchè lui disse non volere essere scandolo al 



I 



1512] 325 

suo popolo, ^ ch'era contento a tutto quello ch'era la 
volontà di Dio; onde si restò sanza Gonfaloniere; e dipoi 
s' andò con Dio di fuori. E così si parti dimolti cittadini, 
chi a Siena, chi di qua e chi di là, per loro maggiore 
sicurtà. 

E a di primo di settenbre 1512, entrò in Firenze 
Giuliano de' Medici, e in Palagio entrò la nuova Signoria 
sanza Gonfaloniere; e tutti e cittadini che gli stimavano 
amici de' Medici tenevano la porta del Palagio e della 
-piazza, tutti armati, e isbarrate tutte le vie di Piazza. 
Onde ancora el Viceré non fu d'accordo a primo accordo, 
ma mosse lite, e disse voleva 120 mila fiorini in tre 
paghe : e anche non si partiva ancora, ma tuttavolta vo- 
leva le taglie de' poveri Pratesi che gli avevano presi, 
facendo molte cose crudeli e disoneste. Non bastò loro 
avergli morti e. spogliatogli di tutto, che volevano anche 
le taglie di quelli che restorono vivi. 

E a di 3 di settenbre 1512, venne una saetta in sul 
palagio qui degli Strozzi e ammazzò uno maestro di mu- 
rare, el quale aveva murato detto palagio, e al presente 
-era venuto a vicitare un poco la cosa; e toccò a lui tale 
disgrazia che s'era trovato in tanti pericoli a murarlo, 
e peri cosi sanza quegli pericoli, come piacque a Dio. Era 
un buono uomo.* 



1 Ad Alfonso e a Lorenzo di Filippo Strozzi che trovavansl a 
Lucca scriveva lo stesso giorno da Firenze un amico: « Istamani 
« chadè una saetta in sulla vostra chasa in sul chanto di verso la 
« piaza, e amazò Mariotto da Balatro muratore, eh' era in sul tetto 
« a murare; e die in s'uno chamino, e venne poi giù in terra alla 
« basa di sotto; e quivi à lasciati più segni. Dispiacemi per la morte 
«di quello povero huomo; e anchora per il pronosticho mostra 
« Idio di buono mandi, e ghuardi chi resta. » É pubblicata nel detto 
Sacco di Prato, P. II, a pag. 176. 



326 [1512 

E in questi di ci veniva certi Spagniuoli a vendere 
robe di Prato ; e infra V altre cose venne uno con un carro 
di panni ; essendo giunto presso alla piazza de' Signori, il 
popolazzo gli misseno a sacco quei panni, e a fatica fu 
scanpato che non lo ammazzorono. E in più luoghi ne 
fu presi e morti; fra gli altri, a' Servi, capitando vene uno 
el quale un prete lo riconobbe che gli aveva morto el * 
padre in Prato, e lui lo fece ammazzare appresso a' Servi; 
uno altro gli fu mozzo una mano dalla ^ al Trebbio,^ 
volendogli ammazzare ch'erano tre insieme; e furono 
messi per le case, a fatica gli scanporono. 

B a dì 4 di settenbre 1512, n' ammazzorono uno alla 
Piazza di Madonna e dipoi lo stracinorono da Santa Maria 
Novella e per la Via de' Fossi, e finalmente lo gittorono 
in Amo. Per modo che fu necessario mandare bandi a 
pena delle forche chi dessi loro noia o alcuno inpedi- 
n^ento o male. E queste cose fanno certi ignoranti che 
sono senpre causa di fare inciprignire e fare incrudelire 
con nostro maggior danno ; che, quando era da loro sen- 
tito, straziavano e poveri prigioni che gli avevano nelle 
mani, e non si voleva partire, anzi s'ingegnava di fare 
ogni male al povero contado di Prato, e dovunche gli an- 
davano ne portavano ciò che potevano ; el resto ardevano.* 



' Gli Oratori fiorentini presso il Viceré scrissero da Prato il 
primo di settembre alla Signoria, a richiesta dei Maestri del campo^ 
« che e* saria bene che dessino el salvoconducto a qualunche vo- 
« lesse vepire o in Firenze o in altri lochi a vendere e loro boti ni 
« in fra termino di quatro o sei giorni, perchè quando questo fossi 
« loro negato et loro fussìno astricti nel partire del Campo lassar» 
« qui queste robbe, erano per brusiare le robbe et forsi la terra ». 
Il di 4 poi i Dieci stessi, dispiacenti degli inconvenienti che se- 
guivano, dettero ripetuti ordini ai Commissari in campo presso la 
porta al Prato di Firenze perchè rimediassero. Ved. il cit. voi. del 
Sacco di Prato ecc., a pag. 158 e 1T7. 



« Sj< 



1512] 327 

E in questi dì e nostri battaglioni si partivano qu* i 
tutti, e ancora non s' era rifatto el Gonfaloniere ; e secondo 
che si diceva, e cittadini erano in qualche discordia circa 
come s' avessi a governare ; ma maggior cosa era el fare 
e danari che s'erano promessi, in modo eh' e detti Spa- 
gniuoli ancora non si volevano partire da Prato, ne '1 Car- 
dinale non ci veniva. E infra l' altre crudeltà che facevano 
questi maladetti marrani si era che quegli che non ave- 
vano morti gli avevano prigioni, e posto loro taglie in- 
portabili facendo loro molti martori. E questo fu molto 
maggiore male che non fu l'enpito dell'ammazzare in su 
la furia, ma lasciare durare el sacco tanti dì quanto vi 
stettano e pigliare anche prigioni e volere le taglie da 
chi gli avevano rubato ogni cosa. Ma credo sarà guai 
assai a quel Viceré e a chi poteva riparare; e dovevasi 
chiedere nell' accordo di porre fine, e massime a' prigioni. 

E a di 6 di settenbre 1512, si vinse tra' Signori 
e' Collegi e Ottanta la provisione di limitare el Consi- 
glio maggiore.* 

E a di 7 detto, si vinse nel Consiglio maggiore. 

E a dì 8 detto, si vinse nel Consiglio un Gonfaloniere 
per 14 mesi, che fu Giovan Battista Ridolfì. * 



1 Questa provvisione stabiliva il modo deir elezione, la paga e 
gli obblighi del Gonfaloniere di giustizia, nonché degli Arroti al 
Consiglio degli Ottanta, come pure dei Signori e del loro notaro, dei 
Dieci di Libertà e pace ecc. Nel Protocollo (neirArch. di Stato 
di Firenze) si legge in pie della medesima: Dieta provisio non 
venit in usum quo ad multa^ et VeoBillifer factus intra breve 
tempus renuntiavit propter parlamentum factum de mense se- 
ptembris 1512 propter familiam de Medicis revocatam, 

* In ordine alla sopra citata provvisione, il Gonfaloniere do- 
veva durare in ufficio un anno, solamente il primo eletto doveva 
sedere fino a tutto ottobre 1513. Perciò qui è detto che fu vìnto 
per 14 mesi. 



328 [1512 

E a di 11 dì settenbre 1512, fu morto uno spagniuolo 
su la Piazza di Santa Maria Novella, e strascinato in Amo, 
e ognora era corso loro dietro; chi toglieva loro el ca- 
vallo, e chi e danari. Non si poteva riparare con bandi, 
le quali cose erano cagioni di maggior male. 

E a di 12 di settenbre 1512, si portò e danari agli 
Spagniuoli. E in questo di ci passò forse venti Spagniuoli 
che se n' andavano verso Roma , e per sospetto si feciono 
acconpagnare a un tronbetto della Signoria e non giovò 
loro, perchè furono assaltati di là da San Casciano di verso 
Roma, e furono morti e isvaligiati. E dissesi che gli 
avevano parecchi migliaia di fiorini e anche avevano let- 
tere di canbio per Spagnia di danari che loro mandavano 
là, e dissesi che quegli che gli assaltorono avevano le 
maschere e non furono conosciuti. E in questo tenpo, 
loro in quel di Prato e per tutto non facevano se non 
male , e pigliare prigioni e non osservavono patti né lega, 
e vendevono tutte cose di Prato e di Canpi, tutto el 
grano, biade, masserizie, e ciò che trovavano da vendere, 
e dicevano di volere ardere ciò che lasciavano. 

E a di 16 di settenbre 1512, giovedi, circa a ore 19, 
Giuliano de' Medici e tutte sua giente, andò in Palagio 
de' Signori armata mano e prese el Palagio avenga che 
non gli fussi fatto resistenza. Fu bisogno fare el parla- 
mento, e circa a ore 21 sonò la canpana, e la Signoria 
venne giù in ringhiera, e lessesi e capitoli e quali furono 
questi: che feciono 12 uomini per quartiere che potessino 
quanto tutto el popolo di Firenze per uno anno , che po- 
tessino fare e disfare ogni uficio della città. Mandorono 
un bando che chi voleva venire in Piazza potessi san- 
z'arme; e nondimeno la Piazza era tutta armata, e con 
giente d'arme e isbarrate tutte le vie e le bocche della 
Piazza, senpre gridando Pallet e cosi in Palagio per in- 



1512] 329 

sino alle canpane; e alcuni del popolo ch'erano entrati 
in Piazza dettene la boce essere contenti al parlamento 
e al nuovo governo. A laude di Dio. Ogniuno debbo es- 
sere contento a quello che permette la Divina bontà, per- 
chè tutti gli Stati e Signorie sono da Dio , e se in questi 
mutamenti di Stati ci accade qualche penuria, danno o 
ispesa disagio del popolo, stima ch'egli è pe' nostri 
peccati e a fine di qualche maggiore bene. 

E a di 18 di settenbre 1512, cominciorono a disfare 
gli Otto che sedevono al presente, e feciongli Capitani 
di Parte, e feciono altri Otto.* E in questo .dì venne in 
Firenze el Viceré con forse 50 cavagli, e andò vedendo 
la città e le chiese, e volle andare in su la cupola di 
Santa Maria del Fiore a vedere, e andò con alquanti 
cittadini, e andò el mio Benedetto' con loro. E a dì detto 
si partì e ritornò a Prato, e ordinò di partirsi. 

E a dì 19 di settenbre 1512, si partirono gli Spa- 
gniuoli e vennono a Calenzano e menandone e prigioni 
che non s' crono potuti riscuotere; onde e nostri conta- 
dini ch'erano rifuggiti in Firenze cominciorono a ritor- 
nare a casa, pure con sospetto. E '1 Cardinale si partì di 
qui e andò a trovare el Vocerò e vicitarlo nel suo par- 
tire. 

E a dì 20 di settenbre 1512, si partirono da Calen- 
zano quegli più crudeli che '1 diavolo, e partironsi da 
Canpi e per tutto, andorono per la via che vennono; al- 
loggiorono a Barberino; e molti contadini si partirono di 
qui e ritornorono a casa loro colle loro povertà. 



1 Cinque erano allora 1 Capitani di Parte Guelfa, e quattro 
soli di questi Otto vennero destinati a quell'ufficio: Maìnardo Ca- 
valcanti, Giovan Francesco de' Nobili, Niccolò degli Albizi e Niccolò 
del Troscia: il primo eletto, Gherardo Paganelli, non era degli Otto. 

' Uno dei figliuoli dello scrittore, ricordato anche altre volte. 



330 [1512 

E a dì 21 di settenbre 1512, si partirono da Bar- 
berino e arsono case e feciono ogni male, e noi gli demmo 
più pezzi d'artiglierie. 

E a dì 22 di settenbre 1512, si tirò su el primo ca- 
valletto del tetto di Santa ■$»•, che si tirò intero, che fu 
tirato con moltitudine perchè era grande cosa e pericolosa. 

E a dì 24 detto, si tirò su el secondo. 

E a dì 26 di settenbre 1512, ci venne l' immagine di 
Nostra Donna di Santa Maria Inpruneta, che ricevemmo 
grazia di non andare a sacco la nostra città, perchè por- 
tammo grande pericolo avendo de' nostri dentro 18 mila 
persone e di fuori altrettante, che tutta volta balenava 
ogni cosa.* 

E a di detto arresone a' 48 di balìa altri 12 uomini. 
E in questi dì arresone a' 60 di balìa altri 50 uomini per 
Quartiere, che fu la somma 260 cittadini, e quali pote- 
vano fare ogni cosa; e manda vasi el bando da parte 
della Signoria e degli uomini della balìa. 

E a dì 2 d'ottobre 1512, e Medici feciono ridipi- 
gnere Tarme loro al Palagio loro, alla Nunziata e in 
molti luoghi ; e feciono levare la immagine del Gonfalo* 
niere dalla Nunziata de' Servi.' 



1 La lettera scritta il 24 di detto mese al Pievano dell' Impru- 
seta dalla Signoria incomincia cosi: « Essendo, per gratia dello 
« omnipotente Iddio, et della sua gloriosa madre Vergine Maria^ 
« partito lo esercito delli Spagnuoli, et la ciptà nostra andandosi 
« tuctavia ordinando di bene in meglio, vi facciamo intendere come 
« questa Signoria insieme co' loro venerabili Collegi hanno delibe- 
« rato che domenica mattina proxima, che saremo a di xxvi del 
« presente, ci vengha di buona hora alla ciptà nostra el devotissimo- 
« tabernaculo » ecc. Sacco di Prato cit., voi. cit., pag. 208. 

* Per devozione costumavasi dalle persone più illustri di Fi- 
renze, ed anche da' forestieri d'ogni grado, come pontefici, car- 
dinali, principi, condottieri ecc., di porre in questo tempio i prò- 



1512] 331 

E a dì 5 d'ottobre 1512, mandorono un bando chi 
avessi de' beni della casa de' Medici li dovessi notificare, 
a pena delle forche, e ritrovossi molte cose. 

E a dì 13 d'ottobre 1512, gli Otto confìnorono Piero 
Sederini gonfaloniere passato e diposto, ch'era a vita, 
per cinque anni a Raugia, e che non si potessi partire a 
pena dell' essere rubello ; e più confìnorono e sua frategli 
per tre anni chi a Roma, e chi a Napoli, e chi a Milano, 
a pena, chi ronpessi e confini, s'intenda rubello. 

E più arresone agli uomini della baha insino alla 
somma di 500 uomini, per loro partito. 

E a dì 22 d'ottobre 1512, alloggiorono in casa Gio- 
vanni Tornabuoni, circa a 6 anbasciadori ch'andavano 
al Papa, dello 'Mperadore, del Re di Spagnia e de'Vi- 
niziani e di quello che s'aspetta Duca di Milano, chia- 
mato el Moro; oravi un vescovo della Magna* ch'andava 
per essere Cardinale. 



pri ritratti in statue di cera al naturale, vestiti in costume. Sta. 
vano su certi palchi appositamente costruiti, ma non essendo questi 
più sufficienti a contenerli tutti, si principiò nel 1448 ad appenderli 
con canapi al soffitto della chiesa. Quando qualcuna di queste im- 
magini precipitava di sotto, si presagiva che qualche disgrazia ne 
avvenisse a quella persona o alla famiglia. Per passione polìtica 
si levavano i ritratti degP invisi al partito dominante; e questo 
del Soderini è uno dei non pociii esempi. 

^ Matteo Lang vescovo di Gurk, ambasciatore dell'impera- 
tore Massimiliano. Il Papa, che gli fece grandissima accoglienza, 
mandò ad incontrarlo il Cardinale de* Medici suo legato, che lo 
ricevè a Cafaggiolo. Nella sua partita da Firenze alloggiò ad 
Uliveto, villa del datario Lorenzo Pucci, che gli fece onori straor- 
dinari; basti il dire che la camera fu parata tutta di broccati d*oro. 
Con lui erano, oltre i nominati ambasciatori, anche quello di Siena 
e di Lucca; e tutti ebbero splendido trattamento. Il Cambi, che ce 
ne ha lasciata la descrizione, dice che il Pucci « in due mangiari » 
spendesse la somma di 1000 fiorini. 



332 [1512 

E a di primo di novenbre 1512, entrò la Signoria 
nuova, e feciono gonfaloniere Filippo Buondelmonti, fatto 
dalla balìa. 

E a dì 6 di novenbre 1512, si parti di qui el Car- 
dinale de* Medici e andò a Bologna. 

E in questo tenpo si diceva che la giente del Papa 
e Viniziani ponevano el canpo a Ferrara; de' Franciosi 
non si diceva nulla, né che venissino a soccorrere Mi- 
lano , benché le fortezze si tenevano per lui. 

E a di 4 di novenbre 1512, si partirono due nostri 
cittadini anbasciadori al Papa.* 

E in detto di fu fornito el tetto di Santa -^, non 
però degli enbrici di tutto, ma di legniamo. 

E a di 11 di dicenbre 1512, venne in Firenze quei 
sopradetti Vescovi tornando da Roma. E dicevasi che gli 
era fatto Cardinale, ancoraché non portassi el cappello. 
Alloggiò in casa e Pucci, benché non fu vero poi.* 



1 Iacopo di Gìovanoi Salviati e Matteo di Lorenzo Strozzi. 

2 Parla qui del Vescovo di Gurk (Matteo Lang), di cui ha 
sopra registrata la prima venuta in Firente a* 22 d* ottobre. Il Car- 
della, nelle Vite dei Cardinali (tom. Ili, pag. 359), e il Coronelli, 
nella sua Cronologia Universale, pag. 177, pongono la promo- 
zione di questo Vescovo al cardinalato sotto di 18 dicembre 1511. 
Ma contro di loro sta in primo luogo una lettera d'Antonio Strozzi, 
oratore fiorentino a Roma ai Dieci di libertà, del 9 novembre 1512 
(Arch. di Statp di Firenze, Lettere a' Dieci, filza 112, e. 223), ìd 
cui dice eh' « el Papa darà el cappello a Qhurgense, e per ora non 
« lo darà ad altri ; et uno amico m' à detto non essere ordinato 
« più di uno cappello »; e in secondo luogo sta, che il medesimo 
Lang, scrivendo pure da Roma alla Signoria il 26 di novembre 
(Ivi, e. 296), si sottoscrive Matheus D. G. E. (cioè Dei gratia 
episcopus ) Gurcensis, imperialis in Italia locumtenens generalis. 
Finalmente, il Diario ms. di Paride de* Grassi, cerimoniere ponti- 
ficio (di cui ho notizia da Roma, per cortesia del eh. sig. cav. 
Oreste Tommasini) reca che solo il 24 di novembre 1512 ebbe 



1512] 333 

E a di 12 detto, si parti ed ebbe da noi 30 mila fio- 
rini per la lega e per la pace de'Svizzoli. 

E in questo tenpo piacque a questo governo nuovo 
di guastare la sala del Consiglio maggiore, cioè el le- 
gniamo e tante belle cose, eh' erano fatte con tanta grande 
spesa, e tante belle spalliere; e murorono certe camerette 
per soldati e feciono una entrata dal Sale ; la qual cosa 
dolse a tutto Firenze, non la mutazione dello Stato, ma 
quella bella opera del legniamo di tanta spesa. Ed era di 
grande riputazione ed onore della città avere si beUa 
residenza. Quando veniva una anbasceria a vicitare la Si- 
gnoria, facieva stupire chi la vedeva, quando entravono 
in si magna residenza e in si grande cospetto di consiglio 
de' cittadini. Sia senpre a laude e gloria di Dio ogni cosa, 
e posto nella sua volontà. * 

E a di 20 di dicenbre 1512, cominciorono a squit- 
tinare in Palagio ; * e ancora io andai a partito, come volle 



luogo la creatio novi cardinalis Gurcensis^ ac publicatio et 
datio Ululi; soggiungendo che il Gurgense accettò bene quella di- 
gnità, ma non volle assumerne! distintivi, per non sembrare d* aver 
brigato onori per sé, mentre era legato di Cesare, e interessato 
solo a rappresentarlo. Tutto questo, se non m' inganno, spiega chia- 
ramente il Landucci, e mostra come egli, anche in questo bisticcio, 
sìa, come sempre, nel vero. 

1 Gli Operai di S. Maria del Fiore ebbero ordine dai Priori, 
il 22 di novembre, di consegnare a Baccio d'Agnolo, architetto e 
capo maestro del loro Palazzo, tutti i legnami occorrenti 2>^o ^a/a 
dicti Palata reactanda, que vocàbatur Sala Consilii tnaioris. S 
il 31 di dicembre ordinarono al Camarlingo della Camera dell'Armi 
di pagare ai detti Operai tutti gli abeti ricevuti e da riceversi dal- 
l' Opera, prò conficiendis mansionibus Custodiae Salae novae, 
{Libro di Deliberazioni ad an. ). 

* Come è noto, la Balia nominò fino dal 21 settembre gli 
Arroti per fare questa imborsazione per tutti i magistrati ed uf- 
fici! , e con successive deliberazioni prese vari provvedimenti sem- 



M 



\, V*^l^ 



334 [1513 

alcuni miei amici con mia poca volontà; ma per fare a 
modo de' Signori. A laude di Dio. 

E a di 19 di giennaio 1512, venne in Firenze el Car- 
dinale de' Medici, che veniva di Bologna. 

E a di 24 detto, gli Otto confìnorono Martino dello 
Scarfa per 5 anni fuora di Firenze, e in tremila fiorini, 
pagandone la metà al presente.* E confìnorono anche un 
Pieio mazziere per 5 anni a Livorno, el quale gli ave- 
vono anche tolto l' ufìcio prima , e anche ebbe della colla, 
perchè dissono che gli aveva isparlato dello stato, et è 
da credere, perchè era uomo senplice , e lasciava andare 
le parole spesso carattando e cittadini, sanza pensare 
alcuna ingiuria. 

E a di 18 di febbraio 1512, si scoprì un poco di trat- 
tato, e inmediato alle 4 ore di notte feciono pigliare 



pre al medesimo oggetto. Degna di nota è quella del 19 di decem- 
bre che principia: « Pensando continuamente e Mag." et Ex.«» S.ri 
« et gli altri spettabili cittadini della presente Balia tutte quelle 
« vie mediante le quali si possino beneficare e cittadini et prove- 
« dere che per qualche sinistra machinatione non habbino a essere 
« tolti gli honori della città a chi ragionevolmente si convenis- 
« sino » ecc. Questa deliberazione accresceva T autorità data ai 20 
Accoppiatori, ordinando che, per il prossimo squittinio generale, 
avessero facoltà d' imborsare quei cittadini che non avessero otte- 
nuto il partito, quando i loro nomi venissero approvati da almeno 
due terzi di loro. 

1 Martino di Francesco dello Scarfa fu condannato a stare 
nelle potesterìe di Montelupo e di Empoli, come porta la sentenza 
da me veduta, e la multa riducevasi a soli 1500 fiorini, purché 
li pagasse dentro otto giorni dalla notificazione della condanna, 
come fece. Che la sua colpa fosse di far contro ai Medici lo fanno 
capire gli stessi Otto, quando dicono di pronunziare la sentenza 
jpro conservatione presentis optimi pacifici status et regiminis 
Populi fiorentini j et pluriìms aliis iustis et rationahilihus causis 
moti. 



i.'tdA 



15131 335 

circa a 14 giovani cittadini de' principali, che vi fu de' Cap- 
poni, Strozzi, Nobili, e Valori, Boscoli e altri.* 

E a di 19 detto, gli Otto mandorono un bando che 
ogniuno dessi notizia delFarme che gli avessi, per tutto di 
20 detto, a pena di fiorini 100 , e dettonsi a di 20 detto. 

E in detto di si disse che '1 Papa era morto. 

E a di 22 di febbraio 1512, andò el Cardinale de' Me- 
dici a Roma con grande prestezza. 

E a dì detto si sonò lo canpane per la morte del 
Papa, ch'era nona; e mori a di 20 detto in domenica. 

E in questa notte mozzorono el capo a due di quegli, 
presi per lo stato, che fu uno Agostino Capponi e l'altro 
un giovanetto de' Boscoli, nel Capitano ; e più confinorono 
Niccolò Valori in prigione a Volterra per due anni, e 
poi confinato per senpre a Città di Castello. ' 

E a dì 4 di marzo 1512, entrorono e Cardinali in 
conclavi per fare el Papa. 

E a dì 11 di marzo 1512, innanzi dì due ore, si levò 
ci remore per Firenze che '1. Cardinale de' Medici era Papa, 



i Diciotto o venti furono indiziati come congiurati contro la 
casa de' Medici per aver voluto liberare la città e ammazzare 
Giuliano e Lorenzo e messer Giulio. .Si scopri la congiura per essere 
stato raccolto un foglio dov' erano scritti i loro nomi, caduto di 
tasca a Piero Antonio Boscoli, che insieme con Agostino Capponi 
fu ritenuto per il capo della congiura. Il 4 aprile 1513, la Balia 
per ordine del Papa assolse dalle pene oltre al Soderini, allo 
Scarfa e altri, anche i condannati per questa congiura, cioè Nic- 
colò Valori, Giovanni Folchi, Ubertino Bonciani, Francesco Ser- 
ragli, Pandolfo Biliotti, Buccino Adimari e Giovanni Bartolommei. 
Quanto al Capponi ed al Boscoli, che erano stati giustiziati, fu di- 
chiarato il 20 dello stesso aprile che i loro beni fossero liberi dalla 
confisca. 

^ Luca di Simone della Robbia scrisse la Narrazione del 
caso di Pietro Paolo Boscoli e di Agostino Capponi, che fu pub- 
blicata nel tomo I dell' Archivio Storico Italiano. 



336 [1513 

e sonò molte canpane e fecesi fuochi in molti luoghi per 
Firenze con tanto remore e allegrezza, con tante grida, 
senpre Palle, che feciono levare ogniuno in Firenze in- 
sino alle donne , ogniuno alle finestre, eh' era innanzi dì 
più di due ore, benché cominciò alle otto ore d'uno 
ch'andò gridando per la città come gli era Papa; non- 
dimeno non ce n' era nulla , perchè andando al Palagio 
de' Signori e de' Medici dissono che non c'era ancora 
nulla. E finalmente non si potè, per tutto dì, non si potè 
mai fare altro che gridare Palle sanza sapere nulla. Pa- 
reva ch'el popolo indovinassi quello ch'era, che fu cosa 
maravigliosa ; eh' è vero el proverbio « boce di popolo, 
« boce di Dio » e nondimeno, per gli intendenti, parve 
cosa leggiera a sonare canpane e fare fuochi sanza sa- 
pere el vero. 

E a dì 11 di marzo 1512, a ore due, in venerdì, ci 
fu la nuova, e '1 vero, che gli era Papa el Cardinale 
de' Medici, e chiamato Papa Lione X™<^; e se prima s'era 
fatto fuochi e festa, si fece altrimenti e d'altra voglia^ 
per modo che s' arse innumerabili fastella di scope e fra- 
sconi, corbegli, barili e ciò che s'aveva in casa ogni po- 
vero uomo ; e per tutte le minime vie della città, sanza 
ninna masserizia; e non sondo contento el populo, corsone 
per tutto Firenze a rovinare tutti e tetti d'asse che tro- 
vavono alle botteghe e in ogni luogo, ardevano ogni cosa* 
Pericolorono tutta la città con danno grandissimo; e se 
non fussi gli Otto mandorono un bando che non si rovi- 
nassi più tetti e che non si dicessi più ingiuria a'pia- 
gnioni, a pena delle forche, arebbono rovinato quegli de- 
gli enbrici e messo mano a rubare le botteghe. E durò 
questa pestilenzia tutto venerdì e '1 sabato a fare fuochi 
e panegli in Palagio, in su la cupola, alle porte e per 
tutto, con tanti colpi d'artiglierie, senpre gridando Palle^ 



1513] 337 

Papa LionCy che pareva ch'andassi sotto soprala città, 
e chi fussi stato alto arebbe detto: Firenze arde tutta 
la città, tanto era le grida e' fuochi e '1 fumo e gli scop- 
pietti, e piccoli e grossi; e poi la domenica quel mede- 
simo, e 'llunedi poi via peggio che mai. Posono in su'canti 
del ballatoio del Palagio una botte da malvagia dorata 
a ogni canto, piene di scope e cose da ardere, e così su 
per la ringhiera molte botte dorate, e su per la Piazza, 
con tanti colpi di spingarde. Era cosa incredibile el nu- 
mero de' fuochi ch'era per la città; ogni povero aveva 
el fuoco all'uscio suo. E più feciono più trionfi, e ogni 
sera n'ardeva uno a casa e' Medici a loro proposito; che 
fu uno la discordia, la guerra, la paura; uno altro ne 
feciono della pacie, e questo non arse, come se fussi posto 
fine alle passioni, e che si rimanessi in pace e trionfi. 

E a dì 18 di marzo , venerdì , ci feciono venire la 
Nostra Donna di Santa Maria Inpruneta; fugli fatto 
grandissimo onore, ebbe nove mantegli, che ve ne fu 7 
di broccato d'oro dalla Signoria e da' Medici ; e altri 
molti e molti altri doni innanzi a tutte le altre volte.* 

E a dì 21 di marzo fu fornito di coprire una volta* 
la quale si fece in Mercato vecchio a lato a l'entrare 
de' beccai, verso la colonna, la quale si penò più mesi 
a cavarla perchè trovorono fondamenti molti difficili a 
cavare ; e nel penare assai accadde che, per pochi prov- 
vedimenti, vi cadde di notte molte persone, e chi si ruppe 
braccia e chi la coscia, e dissesi che ve n' era morti. Chi 
l'ebbe a fare non ebbe troppa carità. 



1 Questa volta il Tabernacolo fu portato in processione per 
render solenni grazie a Dio dell* essere stato creato papa un fio- 
rentino (Casotti citato, pag. 146). 

2 Cioè una cantina. 



22 



*-' T3^« 



338 [1513 

E a dì 8 d'aprile 1513, la notte, morì el nostro Arci- 
vescovo eh' era figliuolo di Guglielmo de' Pazzi ; e a di 12 
gli feciono un grande onore in Santa Maria del Fiore, 
e quivi è seppellito nel mezzo della chiesa. Dio gli per- 
doni. * 

E in questi di ci fu una copia che quando e Cardi- 
nali furono in conclavi , innanzi facessino el Papa , creo- 
rono fra loro 30 capitoli di quello fussi obbrigato el Papa 
che sarebbe creato, sotto giuramento d' osservargli ; e che 
'1 Papa che sarà fatto sia ubrigato a retifìcare a detti 
capitoli sotto giuramento, innanzi sia pubblicato: fra gli 
altri capitoli furono questi. 

1. Che non possi fare più che due cardinali di sua 
consanguinità, quando mancassi el numero di 24, senpre 
vincendo co' due terzi de' cardinali. 

2. El secondo, che fussi ubrigato a ragunare una 
congregazione di cristiani a ordinare la Santa Chiesa, e 
pensare contro a gli infedeli, e leggere due volte l'anno 
questi capitoli nella congregazione. 

3. El terzo, che non possi trarre la Corte di Roma 
per l'Italia sanza consenso della metà de' Cardinali , e 
per fuori di Italia bisogni 'Z, de' Cardinali. 

E in questo tenpo stette mesi che non piovve mai, 
ma nevicò e stette freddo per molti di come di giennaio, 
in modo che ci moriva molta giente : in pochi di morivono 
e non si sapeva di che male. 

E a di .... d' aprile 1513 , fu coronato Papa Lione 
a Roma, con grande onore e assai magnificenza e spesa. 

E a di 17 d' aprile 1513, ci fu come mesSer Giulio 
de' Medici era fatto Arcivescovo di Firenze, e fecesi molta 



^ Il Cambi dice di lui, che « era uomo grande e buono ». 



1513] 339 

festa e fuochi per tutto Firenze, in modo che s'appiccò 
el fuoco nelle case del Vescovado, di dietro, di verso 
San Giovanni, che s' appiccò a certe scope che teneva in 
un magazzino el fornaio di sotto le volte. 

E a dì 17 d' aprile 1513, andò a Roma Giuliano 
de' Medici fratello del Papa, a vicitarlo; e andò con lui 
più giovani de' Tornabuoni e altri. 

E a di 17 di maggio 1513, andorono a Roma al Papa 
anbasciadori nostri cittadini; andorono molto in punto 
e erre voli di vestimenti e cavagli, con molti giovani con 
diverse livree, e 50 muli di carriaggio. 

E a di 28 di maggio 1513, ci fu come el Re di 
Francia aveva preso Genova per forza. 

E a dì 9 di giugno 1513, ci fu come el Re di Francia 
fu rotto da'Svizzoli che venivano a Milano. 

E a dì detto ci fu come el Papa aveva fatto tre car- 
dinali, che fu messer Giulio di casa sua, el quale prima 
aveva fatto Arcivescovo di Firenze; el secondo messer 
Lorenzo Pucci ; el terzo un figliuolo di Franceschetto suo 
parente*, e un fratello di ser Piero da Bibbiena.* 

E a dì detto si disse aveva fatto 4 cavalieri fiorentini, 
ma non furono se non due, che fu Filippo Buondelmonti 
e Luigi della Stufa.' 



1 Innocenzio Cibo, figliuolo di Maddalena sorella del Papa. 
. 2 Bernardo da Bibbiena, domestico e allevato dei Medici, stato 
segretario del medesimo Papa quando egli era cardinale, e dipoi 
suo tesoriere. 

3 Degli ambasciatori fiorentini il Papa « feciene dua Chavalieri 
{scrive il Cambi). Arebene fatti più, ma per Tavaritia de'cipta- 
dini, richuxorono; che in questi tenpi era T avari tia in colmo; più 
che fussi mai stata per infino a questo di; per modo che in Fi- 
renze non era rimasto se none un Chavaliere sperondoro, chessi 
chiamava mess. Piero di Francesco Alamanni, d'età d'anni 75». 






340 [1513 

E a di 24 di giugno 1513, si fece la festa di San 
Giovanni. 

E a di 25 detto feciono in su la Piazza de' Signori 
uno castello di legniame, e fecionlo conbattere con diverse 
lance e arme e con mattoni crudi e bastoni, tutti sanz^^ 
ferro: era dentro circa 100 uomini e di fuori furono 
circa 300 ; e fu in modo bestiale la guerra che di quegli 
di fuori ebbono di quei mattoni in modo che ne andò 
assai allo Spedale, e anche ne mori.* E oltre a questo, 
vi cadde un palchetto e morivvi due donne e uno uomo, 
nel medesimo dì.' 

E a di 26 di giugno 1513, si gittò in Arno un cit- 
tadino al ponte a Rubaconte, e volontariamente volle affo- 
gare. E in detto di si gittò uno altro in un pozzo volon- 
tariamente, ma fu veduto e ripescato che non affogò. 

E a di 26 detto feciono una caccia, pure in Piazza 
de' Signori, di tre tori, e feciono dimplto male: guasto- 
rono dimolti uomini eh' andorono a Santa Maria Nuova. 
E di quei tre tori n'usci due dello steccato, uno ne corse 
per il Corso insino a San Giovanni, e l'altro corse insino 
a la Piazza del Grano, e non feciono male a persona, ed 



1 II Cambi la chiama una festa diàbolicha e tutta bestiale. 
Dentro al castello, che girava più d' 80 braccia, erano « certi bravi 
« e di mala vita, e di fuori erano 400 uomini soldati di nostro 
« tenìtorio — e in effetto quelli di fuori ne fu ghuasti assai, e di 
« que* di drento quasi nessuno ». 

^ I soldati che stavano nella sala grande del Consìglio (rilevo 
sempre dal Cambi) fecero un palchetto sporgente sopra la porta 
del Bargello, che allora era sempre li, e non al palazzo del Po- 
testà come scrisse il Polidori, annotando la citata Relazione del 
Della Robbia, « per fare vedere due meretricie, sì roppe una piana 
di detto palchetto e caschò con quelle dua meretricie, e dettono 
addosso a due fratelli » che erano sotto a vedere lo spettacolo, e 
« tuttaqquattro morirono ». 



1513] 341 

erano calcate le vie di giente; e corsone loro dietro, e 
là gli fornirono d'uccidere. 

E a di 29 di giugno 1513, venne in Firenze messer 
Luigi della Stufa fatto cavaliere dal Papa: fugli fatto 
onore. , 

E a dì 22 di luglio 1513, venne in Firenze messer 
Filippo Buondelmonti fatto cavaliere dal Papa a Roma, 
e dettongli le bandiere la Signoria e la Parte Guelfa, e 
così l'ebbe anche messer Luigi.* 

E a dì 26 di luglio 1513, venne una saetta a Bel- 
losguardo e ammazzò un famiglio di Francesco Girolami, 
el quale era dietro al detto Francesco, eh' era a cavallo, 
e Francesco fece mezzo isbalordire, e non morì se non 
el famiglio. 

E a dì 10 d'agosto 1513, tornò in Firenze Lorenzo 
di Piero de' Medici. 

E a dì 14 d'agosto 1513, venne in Firenze l'Arcive- 
scovo nuovo, che fu messer Giulio ch'era cardinale. 

E a dì 15 detto, udì la messa in Santa Maria del 
Fiore e détte l'indulgenza di colpa e pena, chi stette a 
•quella messa. 

E a dì 18 di settenbre 1513, fu confinato Francesco 
Del Pugliese per 10 anni, che non potessi appressarsi a 
Firenze a due miglia, perchè aveva isparlato della Casa 
de' Medici, d'alcune parole.' 



1 Dettagliatamente descrive il Cambi la cerimonia dell* ingresso, 
ricevimento ecc. di questi cavalieri, fatta con tutte le forme dell' an- 
tica consuetudine. 

2 La condanna è del 3 di settembre e doveva essere eseguita 
dentro venti giorni. Nel documento non son nominati i Medici, ma 
che fosse data a loro riguardo questa sentenza sMntende facile leg- 
gendovisi: Actentis quibusdam errortbus etinconvenientibus factis 

-et commissis in vilipendium et dedecus presentis pacifici Sta^ 
tus ecc. 



342 [1513 

E a di 27 di settenbre 1513, comandò la Signoria 
che questo dì si guardassi come la Domenica; e così si 
fece, che non s'aperse botteghe, a riverenza di San Cosimo 
e Damiano, e fecesi una processione.^ E in quel dì si 
pose a' Servi V immagine di Papa Lione. Aveva un breve 
che diceva: Pastorem ut me f ecisti: fammi grazia ch'io 
vinca r arme colla pace , eh' io possa riducere alla fede 
e Turchi. 

E a dì 7 di ottobre 1513, fece la Signoria che lo 
Spedale di Santa Maria Nuova non pagassi gabelle. * 

E a dì 12 d'ottobre 1513, la Signoria di Firenze si 
insignorì di Pietra Santa e di Mutrone, e in detto dì si 
prese la tenuta. A laude di Dio. ^ 

• E in questi dì ci fu come gli Spagniuoli avevano rotto 
e Viniziani e scorso per terra quanto vollono, con grande 



1 Tutto questo fu deliberato actentis et consideratis innume- 
rabilibus henefitiis et gratiis ah omnipotenti Beo huic inclite ci-- 
vitati Florentie et collatis et que cotidie conferuntur; etdemum 
nova creatione quatuor Cardinalium florentinorum ab aposto- 
lica Sede creatorum ecc. (Registro di Deliberazioni dei Signori 
e Collegi ad an). 

* La deliberazione è della Balia (Reg. cit., a e. 159 ) e de' 5 d'ot- 
tobre; e fu presa in riguardo alle benemerenze grandi di quello 
Spedale verso la città ; tantoché nel proemio si leggono queste pa- 
role : « Et volendo confessare el vero, si può assolutamente dire 
« quelli essere stati ed essere » (gli Spedali di S. Maria Nuova e 
degli Innocenti) « due ferme e solide colonne del mantenimento 
« di questa excelsa Republica e della sua libertà ». Furono per- 
tanto concessi a detto Spedale di S. Maria Nuova tutti quei « pri- 
vilegi, benefìcii, emolumenti, immunità et exemptioni » che godeva 
l'altro Spedale degli Innocenti. 

3 Restituirono ì Lucchesi ai Fiorentini questi due luoghi in vi- 
gore di una sentenza del Papa, nel quale ambe le parti, che dap- 
prima avevano prese le armi, avevano compromesse le loro que- 
stioni. 



1513] 343 

preda. Dovrebbono ricordarsi quando si ridevano de' Fioren- 
tini, e quando vennono a canpo insino a Bibbiena, e come 
tenevano mano di tórre loro Pisa, e senpre la tennano 
confortata che non tornassi sotto e Fiorentini; ora va 
per adverso: chi la fa l'aspetti. 

E a dì 18 d'ottobre 1513, ci fu come el Re di Por- 
togallo aveva mandato l'ubidienza al Papa e presentolo 
queste cose : un Papa di zucchero con 12 Cardinali tutti 
di zucchero, grandi come uomini naturali, 300 torchi di 
zucchero di 3 braccia l'uno, 100 casse di zucchero e 
molte casse di spezierie sottili , di cannella, garofani e di 
tutte altre cose, uno cavallo bianco che passa tutti gli 
altri di bellezza ; e più à mandato un moro, di quegli di 
Calicut, alto circa braccia 4, con molte gioie appiccate a 
gli orecchi e per tutto. 

E a dì 20 d'ottobre 1513, venne in Firenze uno spa- 
gniuolo el quale aveva seco un garzonetto di circa 13 
anni, el qual garzonetto era nato con questa voglia, o 
vegli dire mostro, el quale andava mostrando per la città 
e guadagnava molti danari; el quale gli usciva del corpo 
una altra creatura che aveva el capo in corpo suo e 
fuori pendevano le ganbe colla natura sua e parte del 
corpo, el quale cresceva come el garzonetto, e orinava 
col detto mostro, e non dava molto affanno al garzone. 

E in questi di si ruppe una catena alla sala grande 
sopra la Dogana, perché vi avevano murato su.* 

E a dì 12 di dicenbre 1513, morì in Santa ^ dì 
Firenze un frate eh' aveva predicato più di in detta chiesa, 
el quale predicava molte tribulazioni a Firenze, e tutto 
el popolo correva alle sue prediche, perchè egli era in 
fama e tenuto santo, perchè era uno omuccino molto abietto, 



1 Sempre la Sala del Savonarola o del Consiglio maggiore. 



•-'ìj; 



344 [1514 

f 

con una cappa sola corta, a mezza ganba e misera. Chi 
lo vedeva si maravigliava che potessi vivere per tali 
freddi. Era in grande divozione e fu seppellito in Santa <J^; 
e in pochi di vennono sua parenti eh' era da Montepul- 
ciano, e portoronlo là. * 

E a di 15 giennaio 1513, ci fu nuove come la Re- 
gina di Francia era morta. 

E a di 17 di giennaio 1513, si gittò in un pozzo uno 
de' Martegli eh' era di tenpo d' anni 50, el quale era am- 
malato gravemente e mori. Forse fu per farnetico del 
male. 

E in detto di si gittò una monaca a terra d'un tetto 
alto e mori di fatto, e fu nel monasterio di Sant'Orsola. 

E in questi di ci fu come in quel d'Arezzo era una 
fanciulla d'un contadino la quale andava a una fonte poco 
discosto da casa, e qui diceva che gli appariva la Nostra 
Donna, e non una volta ma più volte, in modo che '1 Ve- 
scovo v'andò con molti, e lei fece vedere loro questo segno: 
mostrò loro una stella in cielo di mezzodì. Ho scritto que- 
sto perchè molto se ne parlava. 

E a di 19 di giugno 1514, si bandi una giostra per 
San Giovanni. 

E a di 21 di giugno 1514, si fecie una bella mostra.* 



^ Scrive Jacopo Pitti: «In questo tempo, dodici frati (già 
conventuali) ristrettisi in poverissima vita insieme, andavano per 
Italia, ciascuno alla assegnatagli provincia, predicando e pronun- 
ziando cose avvenire. Di questi, comparse in Santa Croce di Fi- 
renze frate Francesco da Montepulciano, assai giovane; ripren- 
dendo severamente i vizii, ed affermando che Dio voleva flagellare 
Italia, e particolarmente Firenze e Roma, con tanto spaventevoli 
prediche eh* e' si gridava dagli uditori, con dirottissimi pianti: 
Misericordia. Ma sceso di pergamo tutto affannato e lasso, prese 
un mal di petto che tosto T ammazzò ». 

^ Quella solita, delle botteghe de' Setaioli, battilori ecc. 



il 



1514] 345 

E a di 22 detto la processione grande. 

E a di 23 detto, si fece otto difìci begli e la sera 
altrettanti, quando trionfò Cammillo, che rappresentava 
molti atti, come aveva menati molti prigioni e le spoglie 
e difìci da conbattere, l'ariete di legname, e molte ric- 
chezze di veste e argenterie ; e dietro al trionfo di Cam- 
millo era un canto, e dietro veniva 4 squadre d' uomini 
d'arme vestiti di tutte arme colle lancio in su la coscia; 
molto magna cosa. 

E a di 24 detto, la festa ordinaria, e '1 corso del palio, 
e la sera la girandola e, arso la girandola, arsone a' piedi 
della girandola tutti e ceri vecchi che s'offerivano per 
San Giovanni per mutare più belli difìci.* 

E a dì 25 di giugno 1514, si fecie una caccia in 
Piazza de' Signori, e feciono venir fuori due lioni, e fuvvi 
orsi, leopardi, tori, bufoli, cervi e molte altre fìere di 
diverse ragioni, e cavagli, e fìnalmente e lioni : e massi- 
niamente uno che venne prima, non fece nulla per il 
grande tumulto del popolo, eccetto che venendo a lui 
certi cani grossi ne prese uno e strinselo e lasciollo morto 
in terra, e cosi el secondo; non stimando alcuna altra 
fiera; si posava se non era molestato e andavasene più 
colà. Avevano fatto una testuggine e uno istrice dove 
stavano dentro uomini che lo facevano andare in su le 
ruote, e frugavano colle lancio le fìere per tutta la piazza. 



1 I palli delle città e terre e i ceri di carta dipinti che dona- 
TaDO le castella del contado pisano e della Valdinievole, si presen- 
tavano prima in Piazza alla Signoria, e di poi. andavano a San Gio- 
vanni. Il Cambi scrive che quest'anno « questi cieri grandi e begli 
« di carta, e festaiuoli gli feciono restare in Piazza e non andò- 
« rono a offerissi alla chiesa di S. Gio. con animo d'ardegli la 
« sera di S. Gio., ma furono rubati e guasti da' fanciulli e dalla 
« prebe ». 



" JJft. 



346 [1514 

E fu di tanta stima questa caccia che si fece tanti pal- 
chetti e tanti attorniamenti in quella piazza che non fu 
mai veduto tal cosa di legniamo, la maggior spesa al 
conducerlo e poi levarlo ; né credere che* città al mondo 
potessi avere tanta copia di legniamo. E fuwi tale legnia- 
iuolo che per potere accostarsi a una di quelle case pa- 
gava fiorini 40 d'oro, per potere appoggiare el palchetto 
alla casa, e fuwi chi pagava 3 e 4 grossoni per andare 
in sul palchetto, e enpieronsi tutti e palchetti, finestre, 
tetti, che non fu mai veduto tale popolo, perchè c'era 
venuto gran quantità di forestieri di molti paesi. E da 
Roma oraci, sconosciuti, 4 Cardinali,* e molti romani con 
molta cavalleria con loro. E finita la sera si trovò molta 
giente aversi fatto male e morti circa tre per conbattere 
con gli animah', e una bufola n'ammazzò uno. Avevono 
fatto in mezzo della piazza una fonte grande e bella che 
gittava acqua per 4 zanpilli, e intorno alla fonte un bosco 
di verzure con certi ripostigli da nascondersi le fiere molto 
bene a proposito, con truogoli bassi pieni d'acqua intomo 
alla fonte da potere bere le fiere. Fu ogni cosa ben con- 
siderata, eccetto che ci ebbe qualcuno di poco timor di Dio, 
feciono una cosa molto abominevole, che in tale piazza, 
alla presenza di 40 mila donne e fanciulle vi mettessino 
una cavalla insieme co' cavagli dove poterono vedere gli 
atti inonesti, che molto dispiacque alla buona e onesta 
giente, e credo spiacessi insino agli uomini disonesti.* E 



1 I cardinali che, non sconosciuti, come dice il Landucci, ma 
travestiti, vennero a vedere questa festa, furono sei a detta del 
Pitti e del Cambi. Quest^ultinao nomina anzi alcuni di essi dicendo 
che ci fu il nipote del Papa (Cibo) il Cardinale senese, un vene- 
ziano e il Bibbiena; e «e tutti andavano fuori d* abito vestiti di nero 
« alla spagnola colla spada allato e turati ». 

^ Anche il Cambi nota la brutta impressione prodotta dallo 



1514] 347 

finalmente e lioni non feciono altro assalto, ma avvilissorio 
dal grande rumore del popolo. E mi ricordo che una altra 
volta, che è più di 60 anni, si fece una altra volta detta 
caccia, e feciono venire ancora due lioni; e nel primo as- 
salto uno si gittò a uno cavallo e preselo nel corpo, nel 
mollame, e '1 cavallo potente, spaventato, lo strascinò 
dalla Mercatantia* insino a mezzo la Piazza, e se non che 
si spiccò tanta pelle quanta n' aveva presa colla bocca 
non lo lasciava ; e fu tanto el rumore di questo caso che 
'1 detto lione se n'andò in un canto isbigottito e non 
fece mai più assalto né egli nò l'altro. Per modo che 
non è da provarsi più per il remore del popolo. E fé- 
cesi questa caccia perchè egli era venuto a Firenze el 
Duca di Milano. 

E a dì 26 detto, lunedì, si fecie la giostra a Santa «^, 
che furono circa a 16 giostranti, tutti soldati, e giostro- 
rono due onori, un palio di broccato d'oro e uno di broc- 
cato d'ariento. 

E a dì 27 detto finirono la giostra e dettesi gli onori. 
E uno de' giostranti ebbe un colpo tale che in 3 o 4 dì 
morì. E sappi che questo fu via più maraviglia avere 
fatto e' palchetti a Santa «^, eh' erano ancora el legniamo 
in Piazza de' Signori. Avevano fornito l'una Piazza e l'altra 
in modo che si stupiva di tanto legniamo. 

E perchè e' lioni non avevano fatto prova in Piazza 
nella caccia come s' aspettava, deliberemo di mettere uno 
orso grande fra' lioni, e stettono sanza far male a l' orso 



spettacolo di questa monta, e ironicamente dice: «e questa fu la 
« più bella festa si fecie alle fanciulle erano a vedere ». 

^ La residenza del Tribunale della Mercanzia era in quel pa- 
lazzo sulla Piazza dei Signori che fa cantonata alla Via de^Gondi; 
sul quale vedonsi anc'oggi scolpite le armi delle ventuna Arti 
fiorentine. 



348 [1514 

più dì; pure un tratto un lione, di quei maschi, e grande, 
prese quello orso per la gola e arebbelo finito^ ma come 
dissono alcuni che vi si trovorono, una cosa incredibile, 
che una lionessa, veduto la quistione, andò a aiutare 
Torso, e morse el lione tanto che lo lasciò; e cosi si stet- 
tono buon tenpo insieme sanza azzuffarsi, in modo che 
l'orso crebbe in modo eh' e lioni si stavano volentieri da 
parte. 

E a dì 3 di luglio 1514, venne di mezzo di, a Dico- 
mano, una fortuna d' un vento più non udito, e cominciò 
in Val di Sieve, circa alla Rufflna, e giunse in Capraia, 
e giunse a Vico e alla chiesa di San Iacopo a Frascole, 
e al luogo mio a Vegna, e passò su pel Dicomano e al- 
l' Isola. La quale giugnendo a Vico e alla detta chiesa 
isbarbò molti noci , ulivi , querce , e scoperse la chiesa 
quasi tutta; e giunse al luogo mio e isbarbò 4 querce 
grosse ismisurate, 2 castagni grossissimi e molti alberi, e 
attorsegli come ritortole: isbarbò un noce grossissimo e 
un ciriegio e molti susini e peri e altri frutti, e sco- 
perse mezza la colonbaia e ruppe molti rami di querce 
e d'olmi, e, per miracolo, passò alta la sua via ; e all' on- 
taneto nostro attorse gli arbori come ritortole, che ve- 
nendo el vento di Val di Sieve non doveva potere là. 
Fece a Poggio marino un grande danno. 

E a dì ... di dicenbre, a' nostri cittadini piacque loro 
rimettere gli ebrei in Firenze a prestare come altre volte. 
A molti dispiacque. * 



1 lo una filza di minute e copie di documenti e ricordi con- 
cernenti agli Ebrei prestatori del dominio Fiorentino, che si con- 
serva nell'Archivio di Stato di Firenze, a e. 179, leggo questo ri- 
cordo : « A di 25 di settembre 1514 furono condotti V infrascritti 
« Hebrei per li Uficiali del Monte (seguono i nomi degli Ufficiali ) 
« per X anni da cominciare adi primo di dicembre 1514, con taxa 



1515] 349 

E in questi tenpi el Re di Francia tolse per donna 
una sorella del Re d' Inghilterra, e molto aveva assodato 
lo stato suo. Ogniuno giudicava che poteva con quella 
forza insignorirsi di Italia a sua posta. 

E a dì 9 di giennaio 1514, ci fu come el Re di Francia 
era morto. Vedi quanto poco durò tale felicità! forse un 
mese stette con lei. Vedi che felicità è l' umana vita no- 
stra, e come interronpe. Infiniti pensieri vani vengon quan* 
do altri non aspetta; messer Francesco. 

E in questo tenpo andò Giuliano de' Medici per la 
donna eh' egli aveva tolta, figliuola del Duca di Savoia.* 

E a di 11 di febbraio 1514, el Vicario dell'Arcive- 
scovo di Firenze avendo preso un certo fidate di San Fe- 
lice in Piazza,' esaminato di certi errori fatti, lo mandò 
in detto di sul pergamo di Santa Maria del Fiore, e les- 
sesi el suo processo, e fecionlo disdire e chiedere perdo- 
nanza a Dio e al popolo ; onde si ragunò tanto el popolo 
che fu in pericolo d' essere lapidato. Più volte si gridò, e 
fu necessario adoperare el bargello con fanti assai e colle 
spade, a rimetterlo nel Vescovado. 

E a dì 15 di marzo 1514, nevicò la notte e fecesi 
sì grande freddo che si perderono le mandorle tutte 
ch'erano già grosse, diventorono guaste tutte dentro; e 



« di fiorini 150 per banco, e da 3 in là, fiorini 300; a prestare in 
« Firenze: Agnolo d^ Ambra da Fano, Heredi di Moise da Rieti, 
« e m^ Salomone da Montalcino loro governatore , Heredi di Isac 
« di Vitale da Pisa et Heredi di Vitale da Pisa ». Il 13 ottobre, 
altri ne furono condotti, per gli stessi dieci anni, dal primo di di- 
cembre, a prestare nelle terre di Prato e d'Empoli. 

1 Filiberta. 

2 Si chiamava don Teodoro, se dobbiam prestar fede al Cabibi, 
che minutamente descrive questa funzione e dà molti particolari 
circa agli errori di questo frate. 



350 [1515 

nota che in tutto el verno, insino a questo di, non era mai 
nevicato né stato freddo. A ogniuno pareva essere sicuro 
di non avere più verno, e nondimeno fu freddo insino a 
mezzo aprile e rinevicò di nuovo per modo che si per- 
derono tutte le altre frutte, e le viti n' ebbono gran danno. 

E a dì 17 d'aprile 1515, nevicò di nuovo una neve 
sì grande che insino in Valdisieve e per. tutto Mugiello, 
per tutti e piani, alzò assai, e finalmente insino a dì 24 
detto s'ebbe gran freddo e ancora rinevicò di nuovo in 
su le montagne. 

E in questi dì si pose a San Giovanni di Firenze 
catene molte grosse, e posonsi in sul cornicione di mezzo, 
di fuori, intorno intorno, le quali si congiugnevano in- 
sieme con chiavarde e paletti che strignevano forte, perchè 
parve facessi segno. * 

E a dì 24 di maggio 1515, fìi vinto in Palagio che 
Lorenzo de' Medici fussi Capitano de' Fiorentini , e che 
lui potessi fare e disfare quanto può tutto el popolo. 

E a dì 4 di giugno 1515, venne in Firenze madonna 
Alfonsina madre di detto Lorenzo de' Medici. 

E a dì 17 di luglio 1515, venne in Firenze Giuliano 
de' Medici. 

E a di 12 d'agosto 1515, la Signoria dette el bastone 
a Lorenzo detto, e feciono la mostra di molti uomini 
d'arme e molti battaglioni de' nostri contadini. 



1 Per la festa del Santo coprivasi, come anche altrove ne è 
cenno, con tende di tela la Piazza di San Giovanni, ed i canapi 
che le sostenevano attaccavansi a certi ferri posti air esterno del 
tempio ; ma siccome s' incominciarono a vedere alcune fessure ca- 
gionate dal peso delle tende stesse, aumentato talvolta dalla vio- 
lenza del vento, perciò TArte dei Mercatanti determinò di far 
cingere questa fabbrica d* una cerchiatura di ferro posta sopra ai 
/ secondo cornicione. 



.^uS^m 



1515] 351 

E a dì 13 d'agosto 1515, venne in Firenze el Cardi- 
nale de' Medici che era Arcivescovo di Firenze e Legato 
della Chiesa. Fugli fatto grande onore. 

E a dì 14 d'agosto, venne in Firenze la moglie di 
Giuliano de' Medici. 

E a dì 16 d'agosto 1515, si parti di qui el Cardi- 
nale de'Medici e Lorenzo e andorono a Bologna ; e tutti 
uomini d'arme ch'erano in Firenze. 

E a di 17 di settenbre 1515, ci fu come el Re di 
Francia s' era appiccato colla giente di Milano e co' Sviz- 
zoli, e che ci era morto 20 mila persone. 

E a di 24 detto, ci fu come el Re di Francia era 
entrato Mn Milano per accordo. 

E a dì 26 di settenbre 1515, si disse che s'era fatto 
accordo, e come si bandirebbe. 

E a di 18 d'ottobre 1515, si pose quello San Gio- 
vanni Vangiolista di bronzo* in Orto San Michele, e le- 
vorno quello che v'era di marmo. 

E a di 21 d'ottobre 1515, ci fu l'accordo del Re 
di Francia, e sonossi e fecesi festa e fuochi assai. 

E in questi di si diceva che verrebbe in Firenze el 
Re e '1 Papa, in modo che si cominciò a rincarare ogni 
cosa di camangiare e vettovaglie, e andò el barile del- 
l'olio a lire 18, el grano andò a soldi 30, el vino a un 
mezzo ducato el barile, e lire 4 el meno. 

E a di 30 d' ottobre 1515 , gli Otto mandavano a se- 
gnare le case per la giente che s' aspettava del Papa e del 
Re, e presono le case de' principali e d'ogni ragione. 

E a dì 26 di novenbre 1515, alloggiò el Papa a Santa 
Maria Inpruneta. 



^ Lo fece Baccio da Montelupo per TArte della seta. Passe- 
rini, La Loggia di Or San Michele. 



n.»%^ 



352 [1515 

E a dì 27 alloggiò a Marignolle, al luogo di Iacopo 
di messer Bongianni.* Pensa che Firenze andava sottosopra 
di grande provvedimento. 

E a dì 30 di novenbre 1515, el di di Santo Andrea,' 
in venerdì, entrò el Papa in Firenze con tanto grandis- 
simo e trionfante onore, e incredibile spesa, che dire non 
si può. * Direnne qualche particina. 

Andogli incontro tutta la città di cittadini principali, 
e in fra l'altre, circa 50 giovani, pure de' più ricchi e 
principali, tutti vestiti a una livrea di veste di drappi pa- 
gonazze, con vai al collo, a piede, con certe asticciuole 
in mano darientate, molto bella cosa; poi grandissima ca- 
valleria di cittadini. E el Papa aveva molta giente appiede, 
e fra r altre aveva la -guardia del Papa, moltissimi fanti 
Tedeschi a una divisa che portavano tutte manare alla 
franciosa; e a cavallo molti balestrieri e scoppettieri tutti 
alla sua guardia. E lui fu portato per tutta la città dalla 
Signoria con ricco baldacchino, e fu posato a Santa Ma- 
ria del Fiore, e andò su per palchetto insino a l'altare 
maggiore, nella qual chiesa era tanta adorna di drappel- 
loni con un padiglione nel mezzo, con più gradi che non 
s' usa : e fu accese tante falcole, che, oltre al coro, erano 
pieno tutto l'andito primo insino alle porte, e intoma 
intorno; e poi gli altri due anditi della cupola intorna 
tutti pieni di falcole accese; poi el palchetto ch'andava 
dalla porta insino in coro pieno di detti lumi e falcole. 
E sappi ch'el coro era con travi alzato sopra le spalle 
di detto coro, e uno altare nel mezzo molto adorno. 



1 Gianfigliazzi. 

^ Di questi magnifici apparati fatti in Firenze per la venuta 
di papa Leone X, parla il Vasari nella vita di Andrea Del Sarto. 
(Vedi Vasari, ediz. Sansoni, tomo V, pag. 21). 



...M 



1515] 353 

E poi, venendo giù verso Santa Maria Novella, senpre 
dando la benedizione, con tronbe e pifferi assai, con tanto 
popolo che s' aveva fatica di vederlo. Non si raunò forse 
mai tanto popolo in Firenze. Faceva gittare danari per 
le vie, grossi e monete d'ariento. E insino qui è uno 
ordinario; ma al presente parleremo delle cose che si mis- 
sono a fare tali festaiuoli ismisurate in modo che ne ri- 
mase alcune inperfette per mancamento di tenpo. E non 
credere che ninna altra città o signoria del mondo avessi 
potuto saputo fare tale apparecchiamento; e furono tanto 
grandi quanto tu potrai conprendere, che avendo più mi- 
gliaia d' uomini a lavorare più d' un mese innanzi , dì di 
festa e dì di lavorare, non fu possibile avessino condotto 
dette opere a perfezione, ma alquante rimasono inper- 
fette, avenga che a ogni modo si vedeva la perfezione 
dell'opera, e la spesa tanta smisurata. E che sia el vero 
i' narrerò per ordine tale opere, e se io dirò le cose fatte, 
ì' non dirò quasi nulla, tanto sono maggiori. 

La prima fu alla Porta di San Piero Gattolino, la 
quale ruppono le mura dell'antiporto, per magnificenza, 
posono in terra la saracinesca, e omorono la porta di fuori 
di 4 colonne grandissime di 16 braccia alte e grossissime, 
darientate, con base e capitegli come quelle di Santo Spi- 
rito, con più altre colonne piane con grandi architrave e 
cornicioni e fi?egi, come a tale colonne si richiede, per 
modo eh' andavano alte insino a certi tabernacoli che sono 
nella faccia della porta, con tante figure in tutti e quadri 
e vani, tutti di mano di buoni maestri, che non si sareb- 
bono un'altra volta fatte con centinaia di fiorini, tutte 
a similitudine di storie magne che pascevano l'occhio 
tuttodì. * 



^ Jacopo di Sandro e Baccio da Montelupo fecero questo ador- 
namento alla Porta a S. Pier Gattolino. 



23 



354 1515] 

La seconda fu a San Filice in Piazza, a l' entrare in 
via Maggio, un arco trionfale che teneva tutta la via, 
molto ornato. Aveva intorno 8 colonne tonde grandi come 
quelle di Santo Spirito, co' molte colonne piane, co' loro 
capitegli e corniconi , che si richiede a dette colonne, sanza 
miserie d'adornamenti. E quivi era ancora molte figure 
di mano tutte di principali maestri, posate ne' lor vani e 
quadri, in modo che tenevano l' uomo a badare per inten- 
dere e loro significati e bellezza. * 

La terza fu al Ponte a S. Trinità che passò tutte 
l'altre di bellezza. All'entrare del ponte, di verso via 
Maggio, un arco trionfale, largo come el ponte, molto or- 
nato; e questo aveva 6 colonne grandi come l'altre, e 
maggiori, posate con tanto bello ordine e maesterio, che 
io giudicai allora che Firenze avea tanti degni architet- 
tori e molti, che più non si può trovare al mondo. Fa- 
cevano quelle colonne un certo portico che contentava 
tanto r occhio che non si poteva partire da tale oggetto, 
con più ornamenti di figure e di colori, inanzi ad ogn' altro. 

La quarta fu alla Chiesa di Santa Trinità: presono 
tutta la Piazza di Santa Trinità e feciono, con 22 colonne, 
un certo tondo come un castello' con quelle colonne piane 
intorno, e in que' vani tra l'una e l'altra, erano panni 
d'arazzo e cornicioni intorno intorno, sopra dette colonne, 
con certe lettere in detto fregio. Di poi con altre colonne 
volgievano la via in Porta Rossa. Fu tanta grande opera 



^ Quest'arco fii opera di Giuliano del Tasso. 

^ Il Cambi la chiama « una luna di muro e torre a uso di for- 
tezza ». In un libro poi di Condotte e stanziamenti degli Otto di 
Pratica, neir Arch. di Stato di Firenze, trovasi registrato un paga- 
mento di fiorini cccxv larghi d'oro a Jacopo vocato Baia « per 
il theatro facto alla Chiesa di S. Trinità». 



z^ 



1515] 355 

che rimase un poco inperfetta; benché fu grande spesa, 
e non sanza amirazione a mette' a fare tale spesa. 

La quinta fu in piazza de' Signori, in sul canto del 
Lione,* el quale fu tanto bello disegno che più non si po- 
trebbe agiugnere niente. Era un certo quadro ch'avea 
4 archi trionfali, che si passava in croce in qua e in là ; 
e ogni canto avea due base alte e grandi, e ogni basa 
aveva una colonna , che furono 8 colonne grandi di più 
di 16 braccia l'una con suo architrave, e cornicioni come 
si richiedeva a tali colonne.' Ogni cosa pareva marmo, con 
tanto ordine che mai si potrebbe pensare. Che solo que- 
sto dificio sarebbe difficile a città veruna farlo: e tanto 
contentava l' occhio, che doleva vederlo disfare, co' mara- 
vigliose figure di buoni maestri. 

La sesta fu al Palagio del Potestà, che furono 24 co- 
lonne, non si grandi, erano più gientili, tutte dorate, le 
quali avevano preso in verso la via del Palagio molte 
braccia, con grandi cornicioni intorno intomo, per ogni 
verso tutte le vie; molto gientile cose, dorate; e molte 
figure pure buone, pure di grandissima spesa, e molte 
gientile disegno di gran diletto. ' 

La settima fu a Canto de' Bischeri,* che, non sanza 
amirazione a vederla, aveva 27 colonne piane, le quali 
facevano un certo quadro che passava la via che va verso 
San Piero, con tanti ornamenti d'oro. Tutte quelle co- 
lonne aveano giù per mezzo loro, un festone di certe me- 



1 Cioè del Marzocco, che era air estremità della ringhiera ap- 
piè del Palazzo. 

* Questo tempio a otto faccie fa architettura d* Antonio da 
San Gallo il vecchio. 

3 La decorazione fra la Badia e il palazzo del Podestà fu la- 
vorata dal Granacci e da Aristotile da San Gallo. 

* Fu opera di Giovambattista detto il Rosso. 



356 [1515 

lagrane e pine, come s*usa, tutte dorate che pareva una, 
cosa più ricca che V altre di tante buone figure, che fa- 
cevano badare ore intomo queste cose, alte insino alle 
sommità delle case, con magni archi trionfali in croce 
come stanno le vie. 

L' ottava fu a Santa Maria del Fiore, la quale avea 
alla faccia 12 colonne di marmo alte e maggiori che quelle 
di San Lorenzo, co' magni archi trionfali alle porte, con 
tanti grandi cornicioni sopra alle colonne, come richiede 
quella grande facciata. Andavano alte presso a' primi oc* 
chi della Chiesa. Facevano stupire ogniuno con tanti qua- 
dri e ornamenti; e disaesi che gli era fatto per modello 
a fare detta faccia, perchè piaceva a ogniuno, tanto pa- 
reva superba e signorile: s'aveva dispiacere a vederlo 
disfare.* E in Chiesa si fece un palchetto dalla porta insino 
al coro, largo quanto era la porta, con ispalliere intomo; 
e '1 coro alzarono sopra le spalle del coro, e nel mezzo uno- 
altare con molti ornamenti di drappelloni, e padiglione 
di sopra con più gradi ch'altre volte intorno al coro. 
E nota che tutti questi legniami si lavororono in Chiesa 
di di festa e di lavorare: più d'un mese stettono con 
disagio le Chiese. 

La nona fu al Canto de'Carnesecchi, el quale prese 
tutte a due le vie con un magnio arco trionfale sopra la 
via maestra che va alla piazza, el quale aveva dinanzi 
4 colonne tonde e grandi come quelle di San Lorenzo, e 
6 colonne piane co' loro cornicioni e ornamenti; molta 
belle cose e grandi. Andavano alte sopra le case con tante 



1 La facciata di Santa Maria del Fiore di legname, e con di- 
verse storie di chiaro-scuro dipinte da Andrea del Sarto, fa ar- 
chitettata da Jacopo San sovino il quale vi fece alcune storie dt 
bassorilievo e figure tonde. 



1515] 357 

figure di buon maestri che facevano stupire ogniuno, che 
davano che guatare e pensare ad ogniuno. 

La decima fu a T entrare della vìa della Scala, dalla 
Tergine Maria, con un cornicione alto quanto le case. 
Teneva tutta la via, con due colonne da ogni lato, una 
di grandezza come V altare e madori con più ornamenti. 

L'undecima fu alla porta del Papa,* che fu preso la 
via tutta da l'un lato a l'altro, e lasciato solo un poco 
di via agli usci delle case, e turate tutte le case, le 
finestre ch'andavano sopra le case. Quivi era parecchi 
archi trionfali, uno sopra la via a l'entrare tra le case, 
uno nel fine, e uno ch'andava verso la sala. E teneva 
questo andito parecchi case, era di lunghezza. . . . brac- 
<5ia, lo quale andito aveva 8 colonne grande e tonde 
maggiori che l'altare, e 26 colonne piane e 12 colonne 
piccole, a certi tabernacoli. Quivi era due facciate, quanto 
tenevano le case, piene di tante figure e ornamenti che, 
chi si poneva a guatargli si smarriva, tante varie cose 
di mano di maestri principali. Vi si leggieva varie fan- 
tasie e similitudini; vi si vedeva le nove Beatitudini, 
Beati Pacifici j Beati mundo corde ^ e cosi molte belle 
fantasie di storie, che io per me stupivo de' begli dise- 
gni e belle fantasie; e non crono cose da uomini grossi 
« goflS, ma tutte perfette figure, e poste tanto bene a 
proposito da valentuomini.' E nota eh' a far queste cose 
di legname fu necessario operare queste cose Santa Ma- 



1 La porta che dava accesso al quartiere detto la Sala del 
Papa^ del quale ho fatto cenno a pag. 2, nota 2. In questo locale 
e sopra alcuni terreni già appartenenti ai frati di S. Maria Novella, 
Eleonora di Toledo moglie di Cosimo I fece fabbricare un con- 
vento di monache dedicato alla SS. Concezione. 

< Nella Sala del Papa, e nella via della Scala le storie erano 
state disegnate per la maggior parte da Baccio Bandinelli. 



■^'''m 



358 [1515 

ria del Fiore, Santa Maria Novella, la chiesa e chio- 
stri, Santo Spirito, la chiesa, chiostri e rifettorii, Santa 
Pilicita in Piazza, S. Jacopo Soprarno, Santa Croce, el 
Palagio del Podestà, lo Studio, San Michel Addomini,* 
Santo Michel Berteldi e molte altre stanze. Ed crono in 
modo occupate queste dette chiese, che bisognava dices- 
sino l'uficio per altre stanze. E di di festa e dì feriali, 
di notte e di dì, v'era magiore remore e fracasso, e tanto 
legname ch'occupava tutte le chiese, e bastò più d'un 
mese inanzi con più migliaia d'uomini. Non era in Fi- 
renze si da meno dipintorello, e d'ogni arte, che non fussi 
condottò in tale arte, diverse cose che bisognava. 

La dodecima fu un cavallo grande isfrenato sanza 
briglia, aveva fra le ganbe un Gigante, el quale era le- 
vato a correre ed era tutto dorato. Fu tenuto molto 
buona cosa, e posato nel mézzo della Piazza di Santa Ma- 
ria Novella in su 'n un quadro fatto di nuovo, alto 4 brac- 
cia, di mattoni. 

La tredecima fu d'una aguglia a similitudine e mi- 
sura di quella di Roma , pure di legname e fasciata con 
tele, e dipinta del colore di quella di Roma, e feciola 
rizzare al Ponte di Santa Trinità dal lato di qua di verso 
la Chiesa, in sul canto verso el Ponte alla Caraia. 

La quattordecima fu una colonna pure di legname 
grandissimo, alta più di 50 braccia, pure fasciata di tela 
e dipinta variate cose, e feciola rizzare nel mezzo di Mer- 
cato Nuovo; benché non parve a molti che la fussi fatta 
a proposito; piuttosto cosa sciocca.* 

La quintadecima fu un gigante nella loggia de' Si- 
gnori, che pareva di colore di bronzo, e posato in su le 



' BisdomÌDÌ. 

^ Fu fatta a similitudine di quelle storiate di Roma. 



..slM 



1515] 359 

spalliere della Loggia sotto el primo arco verso el Pala- 
gio : non fu molto stimato. * 

E perchè tu intenda che non s'è perdonato a spesa 
veruna, a Santa Maria Novella e in più luoghi, disfeciono 
quella bellissima scala eh' andava in sulla Sala del Papa, 
e feciono di nuovo un' altra, che «mdava insino in sala 
r uomo a cavallo, come si può vedere : e non bastò que- 
sto, che gittomo in terra le mura della corte e le porte; 
a molti dispiaque; e più rivoltorono drento molte stanze 
con molta grande spesa. 

E più gittorno in terra in Porta Rossa più sporti di 
case, e tutti e -tetti delle botteghe, e in più luoghi, dove 
volevano la via larga. Guastorono le scalee della Badia, 
e di que' tetti. Non si perdonava a nulla. Fracassavasi 
sanza discrezione. 

E sappi eh' io non n' ò scritto delle 10 parte una di 
quello che si potrebbe dire, e vedi, e pensa che aveamo 
più di 2 milia uomini a lavorare, che cosi si stimava, 
più d'un mese, di diverse arti, legnaiuoli, muratori, di- 
pintori, carette, portatori, segatori, e di diversi esercizi, 
in modo che si ragionava d' una spesa di settanta migliaia 
di fiorini e più, in queste cose non durabili che passorono 
com' un' onbra, che si sarebbe murato ogni bellissimo 
tenpio a onore di Dio, a groria della città. Ma pure 
giovò al guadagno ch'anno fatto e poveri artefici, che 
s'è sparso un poco el danaio. 

E a dì primo di dicenbre 1515, si partì el Papa da 
Santa Maria Novella, e andò a casa loro al palazzo 
de' Medici, in sabato. ^ 

E a dì 2 detto, andò alla messa in Sa' Lorenzo, do- 
menica. 



Anco questo gigante fu opera del Bandinelli. 



.-^r^ 



360 [1515-16 

E a dì 3 detto, in lunedì, si partì al Papa, e andò 
alla volta di Bologna, pure aconpagnìato, buon pezzo da 
molti cittadini e da que* medesimi giovani vestiti a una 
loro livrea. 

E a dì 7 detto, in venerdì, entrò el Papa in Bologna. 

E a dì 11 detto, entrò el Re di Francia in Bologna. 

E a dì 13 detto, el Re andò a vicitare el Papa e 
quivi si praticò le cose che s' anno a fere. E '1 Papa co- 
municò el Re di sua mano con molta divozione, e con 
isperanza di pace; e non di meno non si intese nulla di 
loro patti. 

E a dì 15 detto, si partì el Re di Bologna. 

E a dì 18 detto, si partì el Papa di Bologna. 

E a dì 22 detto, in sabato, giunse in Firenze el Papa 
a ore 24. 

E a dì 23 detto, andò el Papa alla Messa in Sa' Lo- 
renzo. 

E a dì 24 detto, andò el Papa al Vespro in Santa 
Maria del Fiore. 

E a dì 25 detto, andò el Papa in Santa Maria del 
Fiore, e disse la Messa lui propio, e fu ornata la chiesa 
di drappelloni e padiglione che passò ogni altra volta, e 
fra l'altre, fu accese u' numero di falcole in questa forma: 
pieni tutti gli anditi su alto tutta la Chiesa insino alle 
porte, e tutti e ballatoi della cupola intorno intorno, con 
grandissima solennità e grande populo. 

*E a dì 8 genaio 1515 venne Amo grosso in modo 
ch'alagò tuto el Prato d' Ognisanti e insino in Borgo 
Ognisanti, e fece in questi piani di gran danni; e afogò 
più persone quagiù di sotto. 



^ Qui il codice originale incomincia ad essere scritto da 
altra mano. 



'«._.«*i 



1516] 361 

E a dì 17 di genaio sopradetto, si consecrò la Chiesa 
della Nunziata de' Servi di Firenze per le mani del Car- 
dinale.* 

E in questi di fu fornito di coprire le stalle fatte dalla 
<sasa de' Medici drieto a la Sapienza, a lato alla Chiesa 
di San Marco da manritta.' 

E a dì 10 di febbraio 1515, si partì di qui più Car- 
dinali, cioè San Giorgio e altri, ch'erano colla Corte del 
Papa, per andarsene a Roma. 

E in questo tenpo rincarò el grano in pochi dì più di 
soldi 10 lo staio, andò insino a soldi 40, in modo che 
non si lavorando, e valendo ogni cosa. Vino valeva lire 5 
el barile, l'olio andò a lire 18 el barile, la carne del 
porco a soldi 2, denari 4 la libra; e tutte carne care 
e pesci. E pesci d'Arno fu venduto soldi 16 la libbra, e 
altri pesci cari, e lengne molto care. In modo eh' e' po- 
veri furono molto adolorati. Aspettavano dal Papa fa- 
cessi venire grano forestiero, non ne fece nulla. Si sbi- 
gotti ogniuno vedendo consumare la roba alla gente 
ch'era drieto alla Corte del Papa di forestieri, 

E in questi di, insino a mezzo febraio, n' andò el grano 
a soldi 47 e più, e se non che la Signoria mandò bandi 
per coloro che lo facevano alzare, andava insino in lire 3 
lo staio; lo fermorono a soldi 45. 



^ Antonio del Monte, cardinale legato di Leone X, per ordine 
del quale fece questa consacrazione, e se ne conserva memoria 
in un* epìgrafe marmorea nel chiostro grande, pubblicata dall' eru- 
ditissimo P. Pellegrino Tonini, nella sua Guida storico-illìAstra- 
tiva di quella chiesa. 

* Pare si cominciassero nel luglio 1515, leggendosi nel Cambi 
sotto questa data: «Il Magnifico Lorenzo de' Medici fecie fare 
« dua stalle, Tuna allato a T altra, di braccia 100 Tuna, con brac- 
« eia 400 di mangiatoie, drieto alla Sapienza, traila chiesa de' Servi 
« e la chiesa di S. Marco ». 






362 1516] 

E a dì 19 di febraio, si parti el Papa di Firenze, e 
andò abergo a Santa Maria Inpruneta ; e partissi a ore 18 
in martedì, e partissi di mala voglia, per conto de' mali 
cittadini che facevono rincarare el grano, e così se n' andò. 

E a dì 17 di marzo 1515, morì Giuliano di Lorenzo 
de' Medici, fratelo di Papa Lione, e morì la notte che 
seguita, alle 6 ore, nella Badia del Ponte alla Badia. *^ 

E in questo tempo si stava el grano a soldi 40 o 
quarantadua lo staio. 

E a dì 19, si sepelì el sopradetto Giuliano de' Medici 
in San Lorenzo di Firenze con grandissimo onore. 

E in questi dì giunsono e Tedeschi in Lonbardia 
presso a Milano. 

E a dì 26 di maggio 1516, si mandò le gente del' ar- 
me a pigliare el Ducato d'Urbino, e fu preso quasi tutto 
insino a' dì 4 di giugno, ecetto Peserò e Santo Leo, e 
in pochi dì fu preso ogni cosa, che non vi fu contradi- 
zione. ' 



1 « Mori nella Badia di Fiesole de' fonaci regolari, dove s'era 
« fatto portare per la lunga malattia auta, eh' era diventato tutto- 
fi perduto e chom'una lanterna seccho, e mori chon buona pa- 
« zienza, e con gratia di tutta la ciptà perch'era stato in vita 
« molto clemente ». Cambi. 

' La croce che trovasi in questo punto nel codice senese fa 
posta certamente per indicare la morte di Luca Landucci, che fu 
seppellito il 2 giugno 1516. 

3 Questa impresa era da qualche tempo vagheggiata dal Papa^ 
adducendo per ragione di voler punire quel Duca per aver ucciso 
il Cardinale di Pavia, negato le sue genti d'arme alla Chiesa da 
cui era stipendiato, tenuto pratiche segrete co'nimici, e per altri 
capi; ma veramente mirava ad acquistare questo stato per Lo" 
renzo affine d'innalzarlo di nome e di fatto alla dignità principesca. 



1516-17] 363 

E a dì 19 d'agosto, ci fu nuove come Papa Lione 
aveva coronato duca d' Urbino el Signore Lorenzo de' Me- 
dici, con tutto el Colego de' Cardinali. 

E a di primo di luglio 1517, fu fatto 31 cardinale 
da Papa Lione decimo, e' nome de' quali è questo qui 
di sotto. 

L'Arcivescovo di Como da Trauzi. 

L'Arcivescovo di Siena 

Signore Frangete Orsino 

L'Arcivescovo di Trani da Monte feltro 

El Vescovo de'Pandolfini 

El Vescovo della Valle, romano 

El Vescovo CoIona, romano 

El Vescovo Cavagliene, genovese 

El Castelano 

lacobacco 

Ivrea figliuolo del generale di Milano 

Feltrensis 

Como 

Messere Forando Puccetti 

Un franzese, J. Laudovensis 

Portughette figliuolo del Re di Portogallo 

Fiamingo ' 

Regente di Camera romana 

Ceserino Romano 

Messere Luigi de' Rossi 

Giovanni Salviati 

Mesere Antonio Ridolfi 

El conte Ercole di Rangone 

El Datario 

El figliuolo di messer Iacopo da Trauzi 

Mesere Francesco Ermelino da Perugia 

Devichi spangnólo 



1.^ ' 



364 [1517 

El Generale di San Domenico 
El Generale di Santo Agustino 
El Prete notaio pisano 
El Generale di Santo Francesco * 



^ Ci sembra necessario riferire questa nota di Cardinali, va- 
lendoci delle Memorie Storiche del Cardblla altrove citate, voi. IV, 
pag. 14 e seg. 

Scaramuccia Trivulzio 

Giovanni Piccolomini 

Franciotto Orsini 

Giandomenico de Cupis di famiglia originaria di Montefalco 

Niccolò Pandolfini, vescovo di Pistoia 

Andrea Della Valle, vescovo di Mileto 

Pompeo Colonna, vescovo di Rieti 

Giambattista Pallavicini, vescovo di Cavaillon 

Raffaello Petrucci, prefetto di Castel Sant'Angelo 

Domenico lacovaccì 

Bonifazio Ferreri, vescovo d'Ivrea 

Lorenzo Campeggi, vescovo di Feltro 

Francesco Conti, arcivescovo di Coaza 

Ferdinando Ponzetti, napoletano 

Lodovico di Borbone, vescovo di Laon 

Alfonso sestogenito figlio d'Emanuele re di Portogallo 

Adriano Fiorenzi d* Utrecht, che poi successe a Leone X col 
nome di Adriano VI 

Paolo Emilio Cesi, romano 

Alessandro Cesarini 

Luigi de* Rossi, fiorentino 

Giovanni Salviati 

Niccolò (e non Antonio) Ridolfi 

Ercole Rangonì 

Silvio Passerini di Cortona 

Agostino Trivulzio 

Francesco Armellino Medici, perugino 

Guglielmo Raimondo Vich, di Valenza 

Tommaso de Vio di Gaeta, detto il Cardinale Gaetano 

Egidio Antonini da Viterbo 

Francesco Pisani, veneto 

Cristoforo Numai, forlivese. 



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1517-21] 865 

E a di 22 d'agosto 1517, fu confìnato circa cento 
cittadini dagli Otto. 

E a dì 4 di maggio 1518, si cominciò a sonare l'Ave 
Maria a nona, perchè s'aveva a fare la crociata, a ciò 
che Dio ci frissi favorevole ; e fecesi digiuni e processioni 
asai. *• 

E a di 7 di settenbre vene a marito la Duchessa in 
Firenze al Duca Lorenzo de' Medici, e fecesi gran trionfa 
e festa, ed era franzese. * 

E a dì 4 di maggio (1519), morì el Duca Lorenza 
de' Medici, e morì la moglie in capo a sette giorni. 

E a dì 19 di maggio 1519 , s' era cominciato la 
Chiesa di Santo Josefe, e in questo dì vi si fece la fe- 
sta con grandissima devozione, al dirinpetto al Crocifìsso 
drieto a Santa Croce. ' 

E a dì ultimo di marzo si cominciò lo Spedale do- 
gi' Incurabili. * 

E a di primo di dicenbre morì Papa Lione, 1521. 



1 VAve Maria del mezzogiorno che ancora si costuma, e fu 
ordinata suonarsi da papa Leone quando pensata di muovere i 
Cristiani contro i Turchi. 

s Maddalena di Boulogne di Piccardia della casa di Bor- 
gogna. 

3 Di questa chiesa, della quale in questo giorno sembra si 
gettasse la prima pietra, scrisse una storia il P. Stefano Fioretti, 
e la pubblicò in Firenze nel 1855. 

^ Spettacolo tristissimo presentavano in quel tempo molti 
sventurati affetti dal male francese, allora creduto incurabile, 
che venivano abbandonati e lasciati languire anche per le vie di 
Firenze. Il 23 maggio 1519, predicando io S. Maria del Fiore don 
Calisto da Piacenza, canonico regolare di S. Agostino della Badìa 
di Fiesole, esortò, con buoni frutti, i suoi uditori a provvedere ai 
detti poveri infermi. Regolamenti dei Regi Spedali di S. Maria 
Nuova e di Bonifazio (Prefazione storica, a pag. xlii), Fi- 
renze, 1789. 



"■^ 



366 [1522 

E a di 9 di genaio fu fatto un Papa fìamingo eh' ebe 
nome papa Adriano.* 

E a dì 30 di maggo 1522 lo 'nperadore prese Genova 
per forza, che vi mori 14 mila persone, e andò a sacco. 

E a di 2 d' agosto, si sonò a festa e fecesi fuochi per 
la canonizazione del' Arcivescovo Antonino fiorentino. ■ 

E a di 3 detto, mio contadino da Santa Maria Inpru- 
neta amazò in casa sua tutta la brigata, cioè sette per- 
sone, la donna, e figliuoli e '1 genero, e ficcò fuoco in 
casa e andossi con Dio. 



* Adriano Boyers, detto FJorent, di Utrecht in Olanda, car- 
dinale Vescovo di Tortosa. 

< Stimo non inutile dar qui il seguente documento del PS feb- 
braio 1516 relativo alla canonizzazione di questo illustre fiorentino. 
«'E Magnifici et excelsi Signori Sig*^ Priori di libertà et Gonfa- 
« loniere di giustìtia del Popolo Fiorentino fanno noto et mani- 
« fe&to a ciascuno di qualunche grado qualità o condìtione si sia 
« come la Sanctità di nostro Signore Papa Leone, commosso dal- 
y> lo odore della buona vita et fama et miracoli facti per e meriti 
« del beato Antonio per il passato Arcivescovo Fiorentino; desi- 
li derando per le predecte cose canonizzarlo ha conmesso per la 
« exequtione di tal cosa a'Ri"' Padri Jacopo Simonecta et Gu- 
« glielmo Cassadoro Auditori di Ruota, che piglino da ogni et 
« qualunche persona sopra le cose predecte informatione onde decti 
« Auditori sono parati come figliuoli di obbedienzia benigniamente 
« ricevere ogni informatione et esaminare et altre cose fare ne- 
« cessarle, consuete et opportune, et cosi hanno mandato si pu- 
« blichi a ciascheduno: pertanto e prefati Magnìfici Signori et 
« Gonfaloniere fanno intimare per il presente bando a ciascheduna 
« persona che sappia della vita, fama e miracoli o per sé o per 
« udita d* altri, per carità, gloria et honore dUddio et de Sancti, 
« sia contencto a decti Auditori fare noto et advisarlì, in casa del 
« prefato M. Jacopo Simonecta, posta nella via de^Pandolfini di 
« Firenze, dove sarainno ad ogni bora di giorno continuamente 
« da loro benigniamente admessi ed uditi ». (Registro di Delibe- 
razioni de' Signori e Collegi ad an.). 



v>. i^B 



1522-27] 367 

E in questo anno cascò la manna quasi per tutto, che 
fu sì gran caldo che secava Tuve in su le vite. 

E a dì 14 di settembre, morì Papa Adriano 1523. 

E a dì 19 di novembre, fu fatto Papa Gremente; e 
morì a dì 25 di settenbre millecinquecentotrentaquatro. 

E a di 23 di febraio 1524, fu preso prigione el Re 
di Francia dallo Inperadore ; e morivvi circa 8000 uomini 
intorno a Pavia, e andò prigione in Ispagna. 

E a dì utimo di febraio, fu finito el pavimento in- 
tomo al coro di Santa Maria del Fiore, di marmo bianco, 
nero e rosso, che si penò circa 4 anni. 

E a dì 21 di settembre 1526, ci fu nuove come el 
Turco aveva preso V lingeria e morto el re ; in un fiume 
anegò. 

E del mese di dicenbre, fu morto el Singnore Gio- 
vanni de' Medici, da' Lanzi presso a Mantova. E face- 
vasi le bonbardiere e tutte le torre de le mura di Fi- 
reiize, che prima non s' crono fatte, e rovinavonsi le torre 
dette, insino al pari delle mura.* 

E a dì 6 di maggo andò a sacco Roma, 1527, e fugì 
el Papa in Castolo con ventidua Cardinali, e quivi furono 
tutti prigioni de' Lanzi e Spagniuoli, come piaque a Dio. 

E a dì 16 di maggo, si mutò lo stato d' acordo e 
pacificamente, e andosene e Ipolito de' Medici e '1 Cardi- 
nale di Cortona insieme. 

E del mese di dicenbre, fu liberato el Papa ch'era 
stato 7 mesi prigione in circa. 



^ Le torri delle porte furono quasi tutte mozzate e ridotte a 
cannoniere, come ancora si vedono quelle del Prato, di S. Gallo 
e della Croce, per ordine di Federigo da Bozzolo e del Conte 
Pietro Navarra mandati a fortificare la città da Papa Clemente VII; 
la qua! cosa dispiacque assai ai Fiorentini. 



368 [1527-2& 

E a di 27 di dicenbre, fu finito di scrivere l'ordi- 
nanza de' soldati cittadini di Firenze, gon£Eilone, per gon- 
falone. 

E a dì 25 di genaio, 26, 27, 28, si fece quatro ora- 
zione, una in Santo Spirito, in pergamo, una in Santa 
Maria Novella e una in Santo Lorenzo e una in Santa 
Croce, da quatro govani fiorentini, a esortazione di detta 
milizia. E a di 5 di febraio, s' apiccò 16 bandiere verde,, 
co' loro sengni de' gonfaloni, in Piazza, che crono fatte di 
nuovo pe' la sopradetta milizia. • 

E a dì 19 di settenbre (1529), ci fu nuove come 
Cortona s'era data a patti al Principe d'Arangio, capi- 
tano dello Inperadore. 

E così s'era ribelato Arezo. 

E a dì 2 d'ottobre, venne in Firenze la Vergine 
Maria, e pertossi in Santa Maria del Fiore nella Capela. 
di San Zanobi, acciò che guardasi la sua città da questa 
guera aparecchiatogli ; e poi che fu quivi fugì la paura 
e lo spavento a tutta la Città. * 

E a dì 10 d' Ottobre 1529, venne el Canpo delo' npe- 
radere e del Papa alle mura di Firenze, e col tenpa 
circundò intomo intomo tutta la città d'un grandissima 
asedio e stette cosi presso a uno anno, che fii una care- 
stia che valse lo staio del grano L. 3 e soldi 15 — che» 
così volse la Signoria 

E la libbra del Cacio L. 2. 18. — 

E uno paio di Caponi » 49. — . — 

E uno paio di Galine » 21. — . — 

E libbre una di Camesecca » 2. 15. — 



1 Narra il Varchi che affinchè questa tavola non venisse alle- 
mani de* soldati e di gente luterana (cioè degli assedianti) la Si^ 
gnoria la mandò segretamente a prendere. 



1529] 369 



E uno Cavretto 


L. 


25. 


^^". 


— 


E uno Agnello 


» 


18. 


"^"". 


— 


E una libbra d'Asino o Cavallo 


» 


— . 


10. 


— 


E uno cesto dì Lattuga 


» 


— . 


6. 


— 


E due Susine acerbe 


» 


— . 


^^"» 


4 


E una Susina matura 


» 


— . 


1. 


8 


E una Granata 


» 


— . 


6. 


— 


E uno quartuccio di Fave molle 


» 


— . 


2. 


— 


E uno mazzo di Radice 


» 


— . 


1. 


8 


E uno fiasco d'Olio 


» 


7. 


^^"» 


— 


E la libbra de le Confezioni 


» 


2. 


10. 


— 


E libbre una di Salsicciuoli bolognesi 


i » 


2. 


18. 


— 


E once una di Pepe 


> 


— . 


16. 


— 


E una coppia d'Uova 


» 


— . 


18. 


— 


E libbre una di Pere moscadelle 


» 


— . 


12. 


— 


E libbre una di Ciriege 


» 


— . 


8. 


— 


E libbre una di Castrone 


» 


2. 


10. 


— 


E un Cipolla 


» 




4. 


— 


E uno fiasco di Vino 


» 


2. 


2. 


— 


E libbre una di Pesce 


» 


2. 


2. 


— 


E una Testicciuola di caveretto 


» 


1. 


5. 


— 


E una Curatella 


» 


1. 


5. 


— 


E libbre una di Candele di cera 


» 


1. 


16. 


— 


E libbre una di Mele 


» 


1. 


'^"". 


— 


E uno Limone 


» 


— . 


7. 


— 


E una Melarancia 


» 


— . 


6. 


— 


E libbre una d'Uve secche 


» 


— . 


12. 


— 


E una Aringa 


» 


— . 


7. 


— 


E libbre una di Mandorle stiacciate 


» 


3. 


12. 


— 


E dua Noce a quatrino 










E un piccolo mazzo di Bietola 


» 


— . 


1. 


— 


E un piccolo mazzo di Cavolo 


» 


— . 


1. 


— 


E un mazzo di Cipole fresche poraie 


» 


— . 


1. 


— 



/ 



24 



370 [1529-32 

E una Zucca fresca L. 1. 15. — 

E una Albercoca » — .4. — 

E un Papero » 14. — . — 

E libbre una di Salsiccia » 2. 16. — 

E a dì 25 d'aprile 1530, si riebbe Volterra, che la 
teneva gli Spagniuoli, che la riprese per forza el Fer- 
ruccio. 

E a di 28 di maggio, si perde Enpoli. 

E a di 3 d' agosto, fece fatti d' arme el Ferruccio, tra 
San Marcello e Gavinano, e ammazzò el principe d' Oran- 
gne e morì anche lui, cioè fu morto. 

E a di 8 di settenbre, si parti el canpo 'degli Spa- 
gniuoli e Lanzi. 

E a di 12 di settenbre, si parti Malatesta con le no- 
stre gente. 

E a (^ 8 d'ottobre, venne un diluvio a Roma si 
grande che fece molto più danno che non fece el sacco. 

E a di 5 di luglio 1531, venne el Duca Alessandro 
de' Medici in Firenze a la sua ritornata. 

E del mese d'agosto 1531, si messe el ducato a 
lire 7 soldi 10, che prima valeva lire sette. E '1 barile* 
valeva soldi 12, danari 6 e andò a soldi 13, danari 4. 
E '1 grossone valeva soldi 7 e andò a soldi 7 danari 6, 
e le monete che valevano soldi 28 andarono a soldi 30; 
e 3 quattrini bianchi andarono a 4 neri. 

E a di primo di maggio 1532, aveva a entrare la 
nuova Signoria, e no' la feciono più. 

E a di 3 di dicenbre, venne in Firenze, mandate da 
Papa Clemente, 100 reliqide in quarantacinque vasi, messe 
in San Lorenzo. 



1 Barile, ovvero Gàbellotto, era una moneta cosi chiamata 
perchè tanto pagava di Gabella un barile di vino a entrare in 
Firenze. 



1533-35] 371 

E a di 17 d'Aprile 1533, venne in Firenze la Du- 
chessa moglie del Duca Alessandro, e a di 26 detto andò 
a stare a Napoli, ch'era figliuola deb Imperadore, non 
ligittima.* 

Nel 1529 , si cominciò a lasciare la portatura de' ca- 
pucci, e nel 1532 non se ne vedeva pure uno, che fu 
spenta l'usanza, e scanbio di capuccio si porta berrette 
e cappegli. E più, in detto tenpo, si cominciorono a moz- 
zare e capegli, che prima ognuno gli portava lunghi in- 
sino a le spalle , e non si trovava pure un solo sanz' essi ; 
e or cominciossi a portare la barba, che prima non si 
trovava persona che portassi barba ecetto che due, in Fi- 
renze, el Corbizo, e uno de' Martegli. 

E più in detto tenpo si cominciò a fare le calze di 
duo pezzi, che prima si facevono d'un pezzo, e sanza tagli 
veruno, che ora si tagliano per tutto e mettevisi sotto 
taffettà, e fassi uscire per tutti e tagli. 

E a dì 37 di maggio 1533, si cominciò a fare e fon- 
damenti della nuova cittadella fuora della Porta a Faenza, 
e lavoravasi dì di festa , e dì di lavorare, e più e di dola 
Pasqua. * 

E a dì 25 di settenbre 1533, morì Papa Gremente. 

E a dì 11 d'ottobre 1533, fu fatto Papa Paulo 3®. 

E a di 25 d'aprile 1535, si cominciò a stanpare mo- 
nete di soldi 40 r uno con la testa del Duca Alessandro, 
un- lato, e dal' altro San Cosimo e Damiano. 



1 Margherita d^Austria, allora in età di nove anni, che Carlo V 
aveva promessa fino dal 1529 ad Alessandro de' Medici. 

< I fondamenti si incominciarono al di fuori della porta, ma 
questa ripiase compresa nella nuova fortezza, che chiamossi di 
S. Giovanni Battista, e la torre che esiste tuttora servi d* anima 
al maschio della fortezza stessa. 



•ra^^ 



372 [1535^6 

E a dì 20 di luglio, ci fu le nuove come lo 'npera- 
dore aveva preso Tunizi di Barberia.* 

E a di 5 di dicenbre 1535, fu finito quasi afatto tutte 
le mura di fuori dela cittadella, e cantossi la messa e 
benedissesi, e messesi la guardia in detta cittadella. 

E a di 19 di dicenbre, si parti el Duca per andare 
a Napoli a vicitare lo 'nperadore ch'era tornato da Tu- 
nizi di Barberia. 

E a di 11 di marzo, tornò el Duca Alessandro de' Me- 
dici da Napoli. 

E a dì 28 d'aprile 1536 in venerdì a 21 ora, entrò 
lo 'nperadore in Firenze con 5000 fanti, e 2000 cavalli 
e 'n prima andò in Santa Maria del Fiore, e di poi nel 
Palazzo de' Medici, e a dì 29 detto andò a vedere la 
fortezza, e di poi se n'uscì e andò lungo le mura verso 
San Gallo, e volse ale stalle del Duca. E a dì primo di 
maggio andò alla messa in Santa Maria del Fiore, e 
stette in uno tabernacolo fatto di ricchi drappi. 

E a dì 2 di maggio, andò alla Nunziata alla messa, 
e scopersono la Nunziata. 

E a dì 2 di maggio 1536, venne lo 'nbasciadore del 
Re di Tunisi a lo 'nperadore e recoglì el tributo, cioè 4 
cavagli e 2 camegli e 8 falconi, e lasciò al Duca e 2 
sopradetti dormendari. E a dì 3 detto portò el detto tri- 
buto a palazzo alo 'nperadore che era qui in Firenze.* 

E a dì 4 di maggio 1536, si partì lo' nperadore di 
Firenze a 15 ore, e andò alogiare a Pistoia, 



1 QuestMmpresa di Carlo V, è stata illustrata da Damiano 
MnoNi, Cenni-Documenti-Regesti, Milano 1876. 

2 II sommario dei capitoli stabiliti fra 1* Imperatore e Maley 
Hassan, re moro di Tunisi, è pubblicato dallo stesso Maoni, a p. 88 ; 
e fra i patti vi è quello appunto di dare ogni anno alP Imperatore 
per censo sei c^yalli barberi e dodici falconi. 



^M..^M.JL.4 



1536-37] 373 

E a dì 6 detto, andò a Lucca. 

E a dì 15 di giugno 1536, venne la Duchessa a ma- 
rito al Duca Alessandro de' Medici.* 

E a dì 6 di genaio 1536, in sabato^ a 6 ore in circa, 
la notte di Befanìa, fu tagliato a pezzi, e sgozzato el 
Duca Alessandro de' Medici, e s'è sepellito che non fu 
veduto da persona, se none da coloro che lo portorono. 

Queste sono le parole quando faceva bandire : Lo inlu- 
strisimo e degnissimo Signore Duca nostro Alessandro 
de' Medici e sua Consiglieri. 

E a dì 9 di genaio 1536, fu fatto el signore Cosimo 
de' Medici Signore in luogo del Duca, in martedì. 

E a dì 20 di genaio 1536, venne tre Cardinali e uno 
Vescovo, cioè Salviati, Ridolfì e Gadi, e '1 Vescovo de' Se- 
derini, per fare acordo col popolo e non si fé nulla.* 

E a dì primo d'agosto 1537, fu rotto el Canpo de' fuo- 
rusciti di Firenze a Montemurlo, che fu tenuta cosa mi- 
racolosa, che si rinchiusane nella gabbia da loro a loro: 
e fuvvi morti assai, e presono molti prigioni. 

E Prigioni furono questi, a di 3 d'agosto 1537. 
El figliuolo del capitan Galeoto da Barga, fu in- 
piccato. 

El Sacchettino, per sopranome;' inpiccato. 
E Vico Rucellai ,* tagliato el capo. 



1 Avendo ora Tetà sufficiente per il matrimonio, ritornò in 
Firenze il 31 gaggio, e il 13 giugno « udi in S. Lorenzo la messa 
■« del congiunto insieme col Duca Alessandro suo marito » (Varchi). 

* Saputa la morte d* Alessandro , volevano procurare il rista- 
bilimento della libertà, tèb. arrivarono troppo taìrdi, e da chi fa* 
ceva spalla al Duca Cosii&o furono, dopo pochi giorni, fatti uscire 
^allo Stato. 

3 Bernardo di Giovanni Sacchetti ni. 

^ Lodovico figliuolo bastardo di Ouglielmo Rucellai. 



,.-..,.^ 



374 [1537-3S 

E Bacciotto del Sevaiuolo,* tagliato el capo. 
A dì 4 d'agosto detto. 

El capitano Gerardino,' tagliato el capo. 

E Govanbatista Giacomini, tagliato el capo. 

E Lionardo Ringnadori, tagliato el capo. 

El capitano Guera,' tagliato el capo, e 'npicato 
per un pie a la citadela de la Justizia. 
A dì 20 d'agosto. 

E a Baccio Valori, tagliato el capo. 

E a Filippo suo figliuolo, tagliato el capo. 

E a Filippo Valori di Niccolò tagliato el capo. 

E Anton Francesco degl'Albizi, tagliato el capo. 

E Alessandro Rondinegli, tagliato el capo. 

E Cecchino del Tessitore, inpiccato. 
E a dì 18 di dicenbre 1538. 

Si sgozzò Filippo Strozzi da sé con una spada, 
che era in prigione nella Cittadella. 

E Pagol' Antonio Valori, in un fondo di torre. 

E Fabaie del Benino, che s'era fuggito, fu ripreso 
e tagliatogli el capo. 

E Bernardo Canigiani. 

E Beccaccino Adimari. 

E Giovan Francesco Capponi. 

E Cecchino Tosinghi. 

E Nigi del Tarchia. 

E Gio. Francesco Giugni. 

E Sandro da Filicaia. 

E figliuolo di Gian Filippo Bartoli. 



1 Bartolommeo d'Antonio Tagi, detto Bacciotto. 
' Andrea di Ser Lorenzo Gherardini. 

3 Questo Guerra di Modigliana era capitano appunto della 
fortezza della Porta alla Giustizia presso TArno. 



^*ìkli 



1538-39] 375 

E Lepre de Rinieri. 
E Amerigo Antinori. 
E '1 capitano Bette Rinuccini. 
E Vieri da Castiglione. 
E Neri Rinuccini. 
E molti altri, che io none scrivo. 
E a di 5 di genaio 1537, fu fatto Duca di Firenze 
da uno mandatario dello 'nperadore.* 

E a di ... d'ottobre 1538, andò a Roma la Duchessa 
ch'era moglie del Duca Alessandro morto, ch'era rimari- 
tata al nipote del Papa. * 

E a di . . . di novenbre 1538 , ci vene la Vergine 
maria de la 'Npruneta, perchè era piovuto lungo tenpo. 
E subito fatto el partito cesò la piova e fessi bello tenpo, 
che fu cosa miranda. 

E a di 18 di dicenbre 1538, si sgozò o fu isgozato, 
Filippo Strozi eh' era prigione in cittadella, stato 16 mesi 
e 18 giorni, che fu cosa che merita gran considerazione. 
E a di 29 di giugno 1539, entrò la Duchessa del 
Duca Cosimo de' Medici in Firenze, che era venuta da 
Napoli a Pisa per mare.' 

E a di ... di luglio 1539, di ricolta valeva el grano 
soldi 70 lo staio. 



^ Leggo nel Diario di Francesco SettimaDoi , sotto la data del 
giorno successivo. « Dal Consiglio e Senato de'Quarantotto fu dichia- 
« rato il sig. Cosimo de'Medici Duca 2^ di Firenze con mandato del- 
« rimperator Carlo quinto, dato nella terra di Monzone T ultimo 
« giorno di settenbre prossimo passato, portato dal Conte di Si- 
« fonte spagnuolo , ambasciatore di S. M., a cui fu fatto grandis- 
« Simo onore ». 

2 La duchessa Margherita d'Austria sì rimaritò ad Ottavio 
Farnese. 

3 Eleonora figliuola di Dòn Pietro di Toledo viceré di Napoli . 



376 [1539-41 

E a dì 15 d^ottobre, fu finito di fare el pozo nel mezo 
del chiostro grande di Santa Maria Novella, che prima 
v'era un pino ch'averà 237 anni; e ponsò tutto el chio- 
stro a melaranci, che prima era prato, e di grandissimo 
piacere. 

E di settenbre andomo a stare gli Otto nel Palagio 
del Podestà, che prima stavano in Palazzo de' Signori. 

E più vi tornò el Bargello, che prima stava a lato 
alla Dogana di verso Santa Croce. 

E a dì 3 d'aprile 1540, el Duca Cosimo ebe una 
figliuola della Duchessa Leonora sua donna. 

E a dì 15 di maggio 1540, la vilia dello Spirito Santo, 
andò ad abitare el Duca Cosimo in Palazzo de' Singnori. 

E a dì 27 di febraio 1540, fu menato dua leoni in 
Piazza de' Singnori, in dua gabie come dua stie e, quando 
gli cavorono fuori delle gabie, un toro gli andò incon- 
tro e uno lione prese uno salto e saltogli in su la schiena 
e non gli fece male nessuno, e l' uno andò in là e l' al- 
tro in qua e non dissono mai più nulla l' uno a l' altro. 
E molti cani grossi che v' crono non gli dissono mai 
nulla. In modo gli rimandorono a la stanza loro per la 
via eh' crono venuti, che vi ritomorono sanza fatica ve- 
runa. E nel 1514 ve n'era stato menato un altro, che 
non fece se non che con una brancata sola amazzò un 
can corso, che non si mosse punto. 

E a dì 25 di marzo 1541, ebe el Duca Cosimo un 
figliuolo maschio della Duchessa Leonora sua donna, e 
posegli nome ^ 

E a dì primo d' agosto 1541, si batezò con gran fe- 
sta e grande aparato in San Giovanni. 



* Francesco. 



1541-42] 377 

E a di 24 d'agosto 1541, andò el Duca Cosimo a 
licitare lo 'nperadore a Genova e tornò. 

E a dì d* aprile 1542, fu mandato al Duca Co- 
simo 2 tigri dal Vece re di Napoli suo suocero, in dua 
gabie, e messogli in una stanza dove stanno e lioni. 

E a dì 12 di giugno 1542, venne uno tremuoto in 
Firenze, non mai più udito el magiore; durò tanto che 
si sarebbe detto, uno Paternostro, e molti altri piccoli. 
E non fece danno nessuno in Firenze, benché si sentissi 
in tutto el dominio fiorentino, eccetto che in Mugello 
che minò tutto el castello della Scarperia. E a l'intorno 
ruinò 1740 case e morivi 113 uomini, e più 289 feriti 
e percossi e guasti dalla ruina. 

E a dì 6 d'agosto 1542, venne una saetta in su la 
cupola e non fece quasi danno. 

E a dì 18 di settenbre, venne una saetta in su la 
cupola e non fece danno, o poco. 

E più ne venne una in Palazo de' Signori dove ogi 
abita el Duca Cosimo. 

E molte altre ne cade per Firenze. 

E a dì 14 d' ottobre 1542, venne una saetta in su 
la cupola, e una ne venne in Palazo e molte altre per 
Firenze. 

E a dì 22 di dicenbre venne una saetta in su la 
cupola, e détte in su la lanterna e ruinò e spezò tanti 
marmi che si giudicò che a raconcare si spenderebe più 
di 12 mila iscudi. 

E più ne venne una in Palazo del Duca. 



FINE 



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